Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca - Elena Aga-Rossi,Victor Zaslavsky - copertina

Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca

Elena Aga-Rossi,Victor Zaslavsky

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Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 7 giugno 2007
Pagine: 407 p., Rilegato
  • EAN: 9788815118691
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Elena Aga-Rossi,Victor Zaslavsky

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Gaia la libraia

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Questo studio affronta uno dei temi più spinosi e discussi nella storia dell'Italia repubblicana: il rapporto tra il PCI e l'URSS durante la guerra e il primo dopoguerra. Il libro si avvale di un'importante documentazione di parte sovietica; da questa, e soprattutto dai resoconti degli incontri di Togliatti e degli altri dirigenti del PCI con l'ambasciatore sovietico a Roma, emerge un quadro stupefacente dell'allineamento del partito italiano agli obiettivi della politica estera sovietica. Pubblicato con grande successo nel 1997, premio Acqui Storia nel 1998, il libro viene ripresentato oggi in un'edizione profondamente rivista e ampliata.
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    Lapo

    03/07/2018 19:21:43

    Il libro si propone di dimostrare la completa subalternità di Togliatti ai voleri di Stalin, ricalcando la tesi esposta nel 1946 da John Edgar Hoover, direttore dell’FBI. Perciò si citano ordini di Stalin e dei dirigenti russi che avrebbero manovrato il leader italiano; allo stesso tempo, come si sostiene nel volume, Tito affermava che il PCI «si lasciava guidare da Badoglio o dal conte Sforza»; sulla questione di Trieste, pur con le rituali tortuosità, Togliatti convinse Stalin e altri leader comunisti della propria visione; e nel 1947 il segretario del PCI, per la sua scelta di perseguire la via parlamentare e autonoma, fu duramente contestato da Ždanov per conto di Stalin. Evidentemente le cose sono ben più complesse di come Hoover le poteva vedere filtrate dal suo anticomunismo viscerale. La ricostruzione, che per i toni ossessivi pare scritta in piena guerra fredda, vede da un lato i tiranni comunisti e dall’altro un schiera di sprovvedute verginelle: non una parola su Gladio, sui finanziamenti americani alla DC, sulle interferenze del Vaticano nell’immediato dopoguerra, che invece avrebbero aiutato a capire il contesto. Fra le fonti brillano relazioni dell’amministrazione americana dell’epoca e perfino un rapporto del SIFAR, e anche un ameno documento del quale «non è possibile, allo stato della documentazione, stabilire l’autenticità e la provenienza». E che quindi necessita di un atto di fede. Lavoro storico? Mah…

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    Ugo Apruzzese

    29/06/2011 10:23:51

    Questo libro rende chiaro, grazie a nuova documentazione resa disponibile dagli archivi russi, ciò che è stato per lungo tempo sottaciuto: il Pci era un partito assolutamente organico all'organizzazione comunista internazionale capeggiata da Stalin. Gli obiettivi di Togliatti erano quelli stabiliti da Stalin: la costruzione di un clima favorevole all'instaurazione di una società comunista sotto la direzione dei sovietici. La presunta originalità del partito comunista italiano, così come l'accettazione dei metodi democratici, erano dettati da esigenze tattiche e non strategiche. Il Pci non ha mai rinunciato all'opzione rivoluzionaria e per questo i partigiani comunisti riconsegnarono le armi solo in minima parte dopo la liberazione. Il 18 aprile 1948 l'Italia ha rischiato realmente di finire in mano a una forza massimalista e a un partito, il Pci, finanziato da Mosca almeno fino al 1979, contrario al piano Marshall, convinto che presto il comunismo avrebbe trionfato nel mondo e il capitalismo sarebbe stato distrutto. Stalin era il capo indiscusso ed era osannato e riverito da tutti i dirigenti comunisti dell'epoca, che prendevano ordini dall'ambasciatore sovietico in Italia. Interessante, anche se non nuovo, l'aspetto relativo all'organizzazione paramilitare del partito comunista, mai utilizzata, ma nei fatti pronta in caso di necessità e, soprattutto, di un ordine di Stalin, ad imporre con la forza ciò che non era raggiungibile con metodi democratici. Paradossalmente ci ha salvato lo stesso Stalin che era contrario a un colpo di mano in Italia per evitare ritorsioni americane e per salvaguardare i paesi dell'est, già sotto il giogo comunista sovietico. La lungimiranza di De Gasperi, che mise presto l'Italia al sicuro sotto l'ombrello della Nato ha fatto il resto e ha permesso all'Italia di rimanere un Paese libero. Il libro ha un taglio storiograficamente corretto ed è supportato da note che riportano tutti i riferimenti documentali.

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    Alessandro

    17/09/2007 22:44:14

    Libro interessante e al contrario fondato su documenti reali. Premiato, anche se non è questo da rilevare, e consigliato anche da storici senza bandiera o meglio senza timori di verità svelate. Non è certo un libro novità, già si conosceva la subalternità italiana a Mosca, ma è una parte di storia del 900 mai affrontata nella scuole pubblica e sempre accompagnata da furiosi ricatti morali. Bibliografia completa ed esaustiva.

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    BG

    02/07/2007 15:59:41

    L'unica cosa di interessante nel libro è l'abstract. Per il resto è un lavoro meramente politico e non storico, sul livello di quelli pubblicati da Pansa. L'obiettivo è quello di crocefiggere il PCI e, soprattutto, Togliatti. Il tutto viene fatto decontestualizzando e mistificando. Ciò che voglio dire è che se pur l'azione del PCI non sia esente da critiche, un lavor storiografico si dovrebbe limitare alla ricostruzione il più possibile fedele, cosa che non viene qui fatta. Basterebbe leggere le conclusioni per capire i veri obiettivi del libro. I referenti citati non sono esattamente i migliori storici: Pansa, appunto, Ichino, Giddens. Difficile anche capire la corelazione tra la sinistra radicale attuale, il coservatorismo e il PCI negli anni '40 e '50. Comunque non sono solo le conclusioni a essere farraginose, è tutto il testo che è una ricostruzione non filologica di quegli anni, vengono inseriti pezzi di lettere volti a dimostrare l'assoluta subalternità di Togliatti a Stalin. Argomento peraltro non del tutto falso, ma allora che bisogno c'era di esagerare nel livore?

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