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Julien Benda

Traduttore: S. Teroni Menzella
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: XXVIII-239 p. , Brossura
  • EAN: 9788806191184
"Je suis tombé par terre / c'est la faute à Voltaire", cantava ironicamente Gavroche, l'eroe fanciullo dei Miserabili di Hugo (1862). Doveva essere già una voga prendersela con gli intellettuali: ma solo nel 1927 sarebbe uscito il saggio in cui Julien Benda accusò duramente i clercs che si stavano compromettendo con l'uno o l'altro dei grandi schieramenti ideologici del tempo, fascismo e bolscevismo, contrapposti politicamente, ma speculari negli obiettivi e nei metodi. Per Benda, l'engagement dei letterati nella politica, vale a dire nelle basse, sporche pratiche del quotidiano, era un tradimento di quegli ideali che l'autore voleva eterni ("statici", secondo la sua espressione), "disinteressati", cioè votati al puro culto della verità, e "razionali", sottratti al ricatto delle passioni. Il pamphlet accese una polemica che non si è ancora spenta, alimentata com'è di acidi corrosivi. La prima discesa significativa dell'intellettuale nella vita pubblica avviene con l'affaire Dreyfus. L'ufficiale ebreo, ingiustamente sospettato e denunciato di tradimento da ambienti retrivi dell'esercito francese, venne efficacemente difeso da Émile Zola con un pamphlet. Il modello dell'engagé era però stato messo a fuoco da Voltaire nell'Illuminismo, l'epoca in cui scrittori e filosofi tentavano di imporre alle istituzioni il galateo del pensiero e dell'azione: si pensi a Beccaria, che dettò ai prìncipi europei le linee portanti della riforma del diritto e della giustizia. L'engagement novecentesco inseguì quel modello, ma scelse male l'interlocutore: basti ricordare il progressismo staliniano di Sartre o evocare quel Congresso degli scrittori per la difesa della cultura promosso da Ehrenburg a Parigi, nel 1935, al quale presero parte Aragon, Gide, Brecht, Babel e Tzara, con il solo Salvemini a denunciare le malefatte dello stalinismo. Fra tanto impegno, il lato che restò scoperto fu quello del liberalismo, un campo nel quale ci troviamo in difficoltà a fare qualche nome: sicuramente, l'avversario di Sartre, Aron o, in Italia, Croce, che sul tema degli intellettuali scrisse confrontandosi direttamente anche con Benda, come ci ricorda Gramsci, che trovava affinità tra i due pensatori. In Italia, il dibattito sull'adesione degli intellettuali al fascismo è stato uno dei tormentoni storiografici più affollati: dopo la seconda guerra mondiale, un bel po' degli intellettuali che avevano indossato più o meno voluttuosamente la camicia nera, o si erano compiaciuti di scrivere sulla bottaiana "Primato", scesero in piazza, senza preannuncio, non si sa se come riparazione o come alibi, dietro le bandiere di un Pci che con Togliatti aveva assunto atteggiamenti di stampo liberale. Nella terminologia di Benda il termine "chierico" ha significato positivo: altri preferiscono "intellettuale". Il testo di Benda è tuttavia ancora attraente: c'è però da chiedersi se resti attuale, se cioè vi siano ancora intellettuali degni di questo nome, vale a dire personalità colte non autorecluse nella torre d'avorio del sapere e impegnate senza essere aprioristicamente schierate. L'intellettuale di oggi, se c'è, sostiene che non ci sono più visioni del mondo. Angiolo Bandinelli

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Walter

    05/10/2016 06.32.03

    Una lettura, questa, indubbiamente molto impegnativa e certamente non alla portata di tutti, neppure degli intellettuali più engagé. Ecco un concetto che ritroviamo già nel 1927 nelle riflessioni di Julien Benda da "Il tradimento dei chierici" : "Noi (intellettuali) non siamo affatto al servizio del potere spirituale; siamo al servizio del potere temporale, di un partito politico, di una nazione. Solo che invece di servirli con la spada, li serviamo con gli scritti. Siamo la milizia spirituale del potere temporale".

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    Fabrizio Porro

    26/09/2015 14.01.26

    Julien Benda ( La trahison des clercs , 1927) descrive il tradimento degli intellettuali che tra le due guerre, dopo quella del '14-'18 e nell'attesa di quella del '39-'45, in preda alle passioni abbracciano le cause più disparate, dalla monarchia al nazionalismo, dal pacifismo al comunismo.

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    Fabrizio Porro

    16/01/2015 04.15.28

    La «Trahison des Clercs» di Julien Benda. Una magistrale interpretazione della crisi del nostro tempo.

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    Fabrizio Porro

    16/10/2014 04.28.11

    Per gli intellettuali, inchinarsi a una convinzione solo perché sostenuta dalla maggioranza, è un tradimento non solo della loro particolare missione, ma dei valori stessi della democrazia.

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    Fabrizio Porro

    02/10/2014 06.14.53

    "La trahison des clercs" di Julien Benda, che ebbe l'onore di venir citato da Benedetto Croce in nota a uno dei suoi testi.(Croce detestava le note, l'eccezione nei confronti di Benda era quindi una sorta di dichiarazione politica).

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    Fabrizio Porro

    17/07/2014 09.51.18

    La Trahison des Clercs di Julien Benda. Una magistrale interpretazione della crisi del nostro tempo.

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    Giuseppe Roberto Mignosi

    07/11/2013 15.33.08

    Ripubblicato dopo moltissimi anni (l'ultima edizione che io conoscevo risaliva addirittura al 1976) questo famosissimo saggio, divenuto quasi proverbiale, non può lasciare indifferenti e rappresenta un grave atto di accusa agli intellettuali (che non sono gli altri ...siamo noi) che hanno tradito la loro funzione e la loro missione. E' stato scritto nel 1927 ma potrebbe essere tranquillamente di un contemporaneo. L'intellettuale moderno è forse ancor più pavido di allora, nonostante il contesto odierno offra meno giustificazioni al nostro opportunismo e alla nostra vigliaccheria.

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