Trafitture di tenerezza. Poesia tradotta 1963-2008

Guido Ceronetti

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 23 settembre 2008
Pagine: VI-135 p., Brossura
  • EAN: 9788806193904
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Descrizione

"Questa piccola antologia personale di traduzioni in versi, esigua raccolta di frammenti e di schegge, se sarà presa per quel che vuoi dire, dovrebbe essere accolta come aiuto a pensare, la bellezza della parola e dell'immagine invaselinando l'accesso difficile al sepolcrale segreto dei mondi che il verso contiene. E aiuto al pensare vale viatico consolamentale per chi vive e patisce, per l'indicibile sofferenza che tutti ci inzuppa e uguaglia, per chi conscia-o-inconsciamente lancia nell'etere miti e muti e prolungati S.O.S. Il titolo che ho trovato è facile da comprendere: la tenerezza è rara, moneta fuori corso nell'indistinzione pan-tecnologica, e nello stupore del riceverne in un pugno di versi c'è qualcosa di specialmente strano, che somiglia a una trafittura. [...] Ho pescato nel fiume di quel che ho fatto e dato in mezzo secolo di pubblicazioni, dal latino, greco antico e dimotìki, ebraico biblico e lingue moderne, ma dalle carte molti inediti sono emersi, li ho restaurati e una parte è edita per la prima volta qui." (dall'introduzione dell'autore)

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    Cristiano Cant

    28/08/2017 10:57:55

    Titolo piu' nobile non poteva ispirarlo questa raccolta di versi, nei quali il Maestro ha dosato le proprie qualita' di linguista, di lirico, di poeta dentro la poesia. La scelta spazia e sfuma fra nomi senza tempo, dalla potenza biblica in tutte le sue diramazioni al genio di Celan, il cuore piu' recente nel dilaniato ventre del Novecento. "Ri-creare, interpretare, scavando nelle parole, e dare suoni di tenera persuasivita'", scrive Guido, "lavoriamo per un compenso, ma senza mai dimenticare che stiamo celebrando un rito sonoro ad un invisibile altare". Dunque un verbo ridonato, figlio anche di antichi restauri su cui si torna, ma anzitutto fonte e luce di un amore per la parola che di rado ha deposto in traduzione meraviglie tanto magnifiche. Il limite come adorato, le altezze di una carne che conosce la piaga, la celebra, la canta, e noi tutti li', in questo laido reame di attese, a consolarci almeno con due grumi di poesia immortale:"Il deserto trangugia, strangola./ La rinuttante, smisurata morte,/occhio rovente, torvamente guata/masticando - e' vivente Masticazione" per citare Nietzsche. Tutta la grande poesia non e' che la storia di uomini fuori corso, di animi alieni alla vita e tuttavia immersi nelle vene di quel segreto, di voci strette in una prigionia di paradossi, di un umano lacero e intatto insieme, lontananza immanente e vertigine sedata. In Ceronetti ogni respiro e' regalo, ogni vocale e' contagio, ogni silenzio e' fasto ereditato. Con amore eterno caro Guido.

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