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Alberto Bagnai

Editore: Imprimatur
Anno edizione: 2012
Pagine: 414 p. , Brossura
  • EAN: 9788897949282

Recensioni dei clienti

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    cristina

    25/03/2016 12.51.57

    Devo veramente fare i complimenti all'autore per avermi aperto gli occhi! Questo libro offre A TUTTI l'opportunità di capire bene la realtà economica che stiamo vivendo, anche per chi, come me, non è laureato in economia. Penso che nelle scuole gli insegnanti dovrebbero farlo leggere e che sarebbe utile lo leggessero più persone possibile per scoprire che razza di porcheria è l'euro e soprattutto grazie a chi siamo in questa situazione, perchè senza questa consapevolezza non potremmo mai risollevare il nostro paese.

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    Antonio Luciano

    02/11/2014 10.22.58

    Ho letto il libro attentamente, per 2 volte. E mi è piaciuto, per una serie di motivi, primo fra tutti che dice una gran quantità di cose logiche secondo il senso comune. Prima ancora che secondo le leggi macroeconomiche. Alberto Bagnai, in questo momento, per me è senza dubbio il Piero Angela dell'economia italiana. Un grande e simpatico divulgatore. Un libro che consiglio di cuore a tutti, anche per Natale :-)

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    luca jourdan

    21/10/2014 11.07.02

    Bagnai ha ragione, purtroppo!!

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    Fabio

    18/04/2014 15.04.40

    Per conoscere la verità che sbriciola i luoghi comuni di tutti coloro che difendono l'euro non ritenendolo la causa di questa crisi infinita. Il libro fornisce dati inconfutabili con esempi logici e grafici ufficiali.

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    madame bovary

    09/04/2014 12.39.29

    Bagnai sa il fatto suo e ha tutto il diritto di esprimere opinioni diverse da quelle che lui chiama il pensiero unico sulla bontà dell'euro. Inaccettabile (fino al punto di rendere quasi illeggibile il testo) è lo stile al limite dell'insulto per chi la pensa diversamente. Purtroppo quello che dice Bagnai non ha riscontro nella realtà perché nessuno può dire con certezza che cosa potrebbe succedere se l'Italia e altri Paesi deboli uscissero dalla moneta unica. La sua parola contro quella di chi teme la catastrofe: e nella lista, anche se il professore di Chieti non esiterebbe a definirli così, non ci sono esattamente dei cretini. Un anti-europeismo con la bava alla bocca che fa (quasi) paura. La democrazia e il benessere si devono salvare con altri toni e altri presupposti. Una delusione vera.

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    jJ

    26/03/2014 23.30.09

    Ho avuto un chiarimento totale della situazione italiana ed europea, i dati di questo libro sono facilmente riscontrabili facendo le dovute ricerche, in questo libro non ci sono opinioni ma fatti.

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    Nicoletta

    17/03/2014 14.30.00

    Il libro spiega abbastanza bene cosa è significato adottare la moneta comune, tuttavia risulta a dir poco fastidiosa (come hanno notato diversi lettori) l'arroganza tipica di certi docenti "de sinistra" con la quale dileggiano il lettore. Come se loro "gli economisti" fossero gli unici a poter comprendere questa materia quasi teologica... In questo libro tale saccenza è ben presente e sento per questo di NON consigliarne la lettura. Ci sono tanti libri che trattano (partendo dalla stessa prospettiva) tale argomento ma con rispetto per il lettore e con un'analisi anche migliore. Inoltre l'autore critica i giornali nel libro, ma suoi articoli e interviste su di essi sono sempre più presenti.

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    Marco T

    21/10/2013 18.09.35

    Un MUST per chi desidera capire le ragioni della crisi italiana ed Europea. Chi si è permesso a fornire un voto 1/5 (nonostante lui stesso ammetta la bontà dei contenuti), solo perché non ha gradito la forma con cui a volte i contenuti vengono esposti, dovrebbe vergognarsi e fare un minimo di analisi di coscienza.

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    Alekos

    18/05/2013 13.14.47

    Il libro, come scrivono altri lettori, distrugge tanti luoghi comuni circa i benefici che si sarebbero ottenuti con la moneta unica. Spiega compiutamente quali erano le ragioni strutturali perché non la si adottasse, a quali gravi e negative conseguenze economiche sono andati incontro certi Paesi che hanno abboccato alla chimera dell'euro, chi effettivamente ci ha guadagnato e chi perso in termini economici, democraticità delle scelte e ripensamento obbligato della struttura del welfare e dei salari. Purtroppo è raccontato in modo che trasuda supponenza e mica tanto sottile disprezzo per la maggioranza caprona ostica ai concetti economici (e tale disprezzo la si coglie abbondanemente nel blog dell'autore). E' un continuo intercanalare di "dai che lo capite anche voi" e altre frasi simili. Insomma perché darsi da fare per denunciare l'assoluta mancanza di democrazia nelle scelte calate dalle elite economico-finanziarie quando i bersagli principali di queste scelte sono dall'autore stesso in massa raggruppati nelle famiglie degli ortotteri e degli anellidi? Era meglio limitarsi ad una spiegazione macroeconomica del problema euro, senza ipocriti e contraddittori fronzoli ideologici e politici.

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    timone di atene

    17/03/2013 13.16.06

    Capolavoro assoluto. Lettura obbligata per liberarsi dai luoghi comuni e dalle menzogne spacciate dai mass media. L'euro è uno strumento di lotta di classe per bastonare i lavoratori e la sinistra liberista ce lo ha venduto come una cosa di sinistra. Ficcatevelo in testa: se non puoi svalutare la moneta devi svalutare gli stipendi, e adesso ce ne stiamo accorgendo. Fare un referendum sull'euro è come fare un referendum sullo stupro. Fuori dall'euro subito o terzo mondo, dovete scegliere.

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    Anna

    10/03/2013 18.05.47

    I pezzi del puzzle sono finalmente andati al loro posto. Ora capisco molto meglio cosa è successo, non ho solo impressioni e sospetti, e intravedo possibilità di uscita. Grazie professore! Grazie per lo sforzo didattico e comunicativo, per la qualità dell'informazione (VERA!!!) e per il suo senso civico che le ha fatto sottrarre tempo alla vita privata e alla carriera universitaria per dare una mano e cercare di fermare l'avvitamento in picchiata a cui ci costringono!

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    jubanne

    08/02/2013 09.38.16

    Ho approcciato a questo libro incuriosito dalle ottime recensioni: ne sono, tuttavia, rimasto deluso. Le ragioni sono molteplici: le principali riguardano la teoria dell'imperialismo mercantilista della Germania che "per colonizzare il mercato europeo" agisce con svalutazioni competitive interne finalizzate, nella sostanza, a ridurre il costo reale del lavoro ed aumentare per tale via la produttività e, quindi, la competitività. Premesso che le statistiche ufficiali ci dicono che un operario tedesco guadagna, in termini reali, molto di più di un suo omologo italiano, la verità è che il sistema industriale tedesco è più efficiente del nostro: innovazione, razionalizzazione dei processi, "niet" ai ricatti sindacali, stato e sistema-paese più efficiente in ragione di una migliore politica. Noi abbiamo scelto di sussidiare tutti i nostri gruppi industriali con logiche di "concertazione" perdendo di vista il mercato, loro hanno creato settori industriali di eccellenza. Noi siamo arrivati a competere con i cinesi anche in quei settori nei quali eravamo detentori di eccellenza (tessile, legno, impiantistica), loro hanno rafforzato il loro know-how in logica, anche, commerciale. Quanto, poi, al "divorzio tra banca Italia e Tesoro" che sarebbe all'origine dei nostri mali la verità è che quell'accordo ci ha portati ad azzerare i differenziali di inflazione rispetto ai nostri competitor. Infine, credo che un testo di economia dovrebbe avere toni più moderati e non avventurarsi in teorie geo-politiche che sono, in alcuni casi, al limite dell'assurdo. Detto tuto quanto ciò, credo che, come ogni libro, anche questo vada preso come spunto per riflettere e non come un mantra riconoscendo, quindi, all'autore anche spunti di riflessione ninteressanti.

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    claude

    07/02/2013 16.08.04

    Testo scritto con linguaggio piano, che stupisce per la volontà di far capire senza trincerarsi dietro assiomi econometrici, anche se non è povero di nozioni specifiche. Il buon senso (e la teoria della moneta) insegnano che il debitore sottostante alla moneta stessa la garantisce con il suo profilo di solvibilità. Non ci vuol molto a capire che mettere insieme debitori con solvibilità tanto diversa (Germania / Grecia p.es.) avrebbe creato qualche scompiglio, andando ad intaccare i fondamentali stessi del libero mercato, come difatto avvenne. Ed a quei tempi c'era qualche prode commissario che volle "..andare in Euròopa.." mettendo le mani nelle tasche dei soliti italioti, entusiasmati da una casta che vedeva ampliati i propri spazi al di là dei posti disponibili in Italia! E l'Italia è uno dei Paesi con maggior incentivo ad uscire dall'Eurozona (Merril Lynch, Woo&Vamvakidis, luglio 2012). La tesi dell'autore è molto più europeistica di tanti speculatori politici: si può stare benissimo in un'Unione Europea politica, senza prestare il fianco ai giochetti finanziari internazionali facilitati da una valuta fittizia, se solo si pone in esser una vera strategia comune, ed una seria difesa del Paese, a partire dalla creazione di prodotto, non dal gioco fumoso della finanza wodoo. Sarà per la sua realistica serietà che l'autore non è stato cooptato da nessun schieramento per le prossime elezioni?

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    Alessandro Righi

    31/01/2013 15.30.56

    Finalmente un po' di informazione vera anche in Italia. Grazie professore.

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    Bafometto

    02/12/2012 16.10.51

    E' il LIBRO dell'anno. Uno dei pochissimi scritti in cui sale la verita' sulle truffe della moneta unica.

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    giuseppe

    01/12/2012 12.01.13

    un libro eccezionale anche ne venissero confutati assunti e conclusioni. Mai letto un libro di saggistica divulgativa (ne leggo 50 all'anno)così rigorosamente analitico e conseguenziale, che si espone alla confutazione e capace di trasmettere strumenti di comprensione dell'argomento che tratta.

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    Valerio

    28/11/2012 14.01.38

    Il libro è l'eccellenza sul campo, spiega in maniera pazzesca, con dati e teorie alla mano il perché delle crisi che si sono susseguite negli ultimi 30 anni in giro per il mondo (dal Cile, alla Russia, alla Corea del Sud per passare dal Brasile e dall'Argentina). I cardini fondamentali della narrazione sono i seguenti: 1) spiegazione del perché e delle conseguenze in termini di esplosione del debito pubblico, disoccupazione e riduzione degli investimenti del divorzio tra Banda d'Italia e Tesoro; 2) Spiegazione da dove nascono le crisi (debito verso l'estero che in genere è contratto dal settore privato) 3) spiegazione del significato di OCA (o AVO che dir si voglia) ovvero di area valutaria ottimale (l'euro non lo è) 4) spiegazione della ricetta del produrre crisi ovvero il Ciclo di Frenkel, descritto alla grandissima (dalla fissazione del cambio ad una valuta forte, alla liberalizzazione del movimento di capitali e le conseguenze che ne derivano OGNI VOLTA! vedi Cile, Thailandia, Corea del Sud, Russia, Cina, Argentina, Brasile, Italia 2 volte, Irlanda, Spagna, Portogallo, Grecia..) 5) spiegazione del significato di certi trattati nell'aver MOLTIPLICATO la corruzione (wow!). a questo punto il libro spiega i possibili scenari dell'uscita dall'euro (cosa si prevede per mutui, tassi di interesse, inflazione, rilancio della domanda interna e degli investimenti, quindi dell'occupazione etc etc etc) e fornisce un'alternativa al "fogno europeo" con un sistema in cui si favoriscono i pareggi della bilancia dei pagamenti e non le torture... UN PICCOLO APPUNTO DI CHI SI LAMENTA del fatto che in Europa la domanda interna sia bassa e che il libro è utopistico: il presupposto ideologico parte dell'Unità d'Italia (pensioero mio) e della crisi del 29, fotocopia di quella attuale. SEMPLICEMENTE L'EURO NON FUNZIONA e quindi è tempo perso perderci notti insonne a trovare soluzioni che ritardano il suo destino e che servono solo ad acuire questo stupro sociale

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    Sergio

    27/11/2012 21.46.55

    Il libro è pieno di dati che possono aiutare a capire che causa della crisi attuale non è il debito pubblico, ma quello estero, come sa bene chi non si limiti ai giornali e alla tv. Ma la chiave di lettura proposta è maledettamente parziale: l'euro sarebbe «l'episodio culminante di un attacco ai diritti dei lavoratori sferrato in Italia fin dall'inizio degli anni Ottanta» (pag. 256). Bagnai, peraltro, accusa la Germania di contenere la propria domanda interna e di esportare troppo e importare troppo poco dall'Eurozona (di qui i problemi di debito estero) e sostiene che ciò era ampiamente prevedibile. Sembra quindi che gli imprenditori nostrani abbiano voluto l'euro per attaccare i diritti dei lavoratori, pur sapendo che avrebbero dovuto chiudere i battenti dopo pochi anni a causa di una Germania sempre più minacciosa. Un atteggiamento troppo masochista per risultare credibile. Bagnai non vede che la domanda interna langue da tempo in Europa, al punto che da un lato chi ci riesce punta molto sulle esportazioni, dall'altro è costante e onnipresente la spinta a trasformare il pubblico, comprese pensioni istruzione e sanità, in nuove opportunità di investimento privato. Il tutto, si dice, per risolvere il (falso) problema dei conti pubblici. È un peccato che un libro dedicato a temi di grande attualità, e che esce pochi mesi prima di importanti elezioni politiche, non dica assolutamente nulla che possa aiutare il lettore a maturare un orientamento quale che sia, ma più consapevole, su quello che sta concretamente succedendo. Bagnai ragiona su un'uscita dall'euro che al momento nessuno pare volere, delinea scenari improbabili, ma non dice nulla su temi all'ordine del giorno (si va forse verso una privatizzazione della sanità?), non dice nulla su quello che bisognerebbe fare finché si rimane nell'euro. Fa finta che l'euro non ci sia più o abbia i giorni contati, ma c'è ancora. E non basta proporre scenari utopistici per cambiare la realtà.

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    Scipione

    27/11/2012 16.02.55

    Alberto Bagnai scrive la verità. l'unica verità possibile confutata da dati e grafici. La verita che è sotto i nostri occhi che la stampa main stream riesce a nasconderci. Alberto Bagnai in oltre 400 pagine fornisce un saggio economico lucido,ironico e devastante. Il tramonto dell'Euro è l'unica lettura possibile per informarsi. il tramonto dell'euro è l'unica speranza che ci resta

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    Alfredo

    23/11/2012 09.36.45

    Con una narrazione rigorosa - il libro è pieno di dati reali, riscontrabili nei database delle principali istituzioni economiche mondiali (a differenza delle chiacchiere da bar dello sport di chi esalta le mirabilia dell'euro e diffonde notizie terrorizzanti sulle disgrazie che ci capiterebbero nel caso di un suo abbandono) - ma altresì avvincente e spesso esilarante, il professor Bagnai ci illustra chiaramente nell'interesse di chi è stata fatta la sciagurata operazione di aggancio alla moneta unica (del nord europa, area ex marco). Tale operazione, inutile in aree economicamente omogenee (Aree Valutarie Ottimali) e dannosa in caso di aree squilibrate per quelle meno forti, è servita a rafforzare il surplus del nord europa vs sud europa (PIIGS) ed a svendere a tale area forte la nostra economia (che con l'oscillazione della moneta nazionale, che non è una eresia ma risponde alla banale legge domanda/offerta, aveva comunque margini di difesa); essa è stata avallata al nostro interno perché, con la scusa del vincolo esterno (è l'europa che ce lo chiede!), non potendo più svalutare la lira si sono svalutati i salari dei lavoratori (direttamente o mediante lo smantellamento dello stato sociale). Paradossale (ma non tanto) è il fatto che anche le classi lavoratrici del nord (Germania) hanno subito le conseguenze di tali politiche (mini jobs e precarizzazione del lavoro: riforma Hartz), alla faccia del tanto (in Italia) mitizzato lavoratore della Volkswagen: riprova del fatto che le politiche liberiste stanno agendo ovunque a senso unico, aumentando il divario tra i pochi che hanno sempre di più e i tanti che hanno sempre di meno.

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