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Collana: La memoria
Anno edizione: 2003
Pagine: 227 p.
  • EAN: 9788838918780

Recensioni dei clienti

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    Nic

    20/06/2015 18.16.39

    Leggetelo e conoscerete la più grande tragedia ferroviaria del nostro Paese, fagocitata nella memoria dagli eventi della seconda guerra mondiale. Lo sfondo é costruito benissimo, anche per quanto riguarda il periodo postbellico. La trama é ottima, ma sviluppata in modo troppo sbrigativo.

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    AdrianaT

    27/03/2014 09.12.25

    Da un po' mi aveva suscitato una certa curiosità ma devo dire che nonostante la trama non sia male, mi ha lasciato poco, sia come scrittura sia come impianto. Mediocre.

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    garibotti rossano

    05/12/2013 21.26.52

    Il romanzo non convince, i fatti narrati sono relativamente adatti a sostenere l'idea del romanzo e lo sviluppo della narrazione poco avvincente; il romanzo che ne viene fuori è piuttosto debole.

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    mm

    29/02/2012 23.56.04

    Libro di tecnica e di "cuore". Certamente il piu bello della sua opera. Finale cinematografico e trama intrigante, personaggi macchiettistici ma mai troppo banali e sempre di grande spessore, a volte draconiani negli atteggiamenti. Merita di piu Perissinotto!!!

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    xyzeta

    09/01/2012 20.32.44

    Bel romanzo poliziesco e storico con ottima ricostruzione dell'Italia del dopoguerra. Lettura piacevole, scorrevole e avvincente

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    alex

    28/07/2011 11.45.05

    Un altro libro, come "Accabadora" della Murgia, che non lascia il segno. Argomenti troppo impegnativi per la superficialità con la quale sono affrontati, trama affrontata in modo troppo sbrigativo, unica nota di merito le citazioni in dialetto, purtroppo non se ne trovano spesso nella letteratura italiana .. ci vergogniamo forse delle nostre origini?

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    ezio

    22/11/2009 15.31.33

    Convince sia la trama che lo stile. La prima ben congegnata, che non perde mordente fino all'ultima pagina e che, soprattutto, non ricorre ai colpi ad effetto che tanto contraddistiguono i prodotti "industriali" dei "maestri" americani / inglesi del thriller. Il secondo ci riconcilia con la buona lettura: Perissinotto utilizza un linguaggio ricercato, ma allo stesso tempo scorrevole. Un libro che mi sento di consigliare a tutti.

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    stefano cesari

    18/09/2009 20.42.44

    Ben scritto, intelligente peró, non so perché, non mi convince..Cosí pure é stato per Rosetta.. Forse sono io che non percepisco..non so..

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    LALLI

    15/09/2008 16.18.21

    PER ME IL LIBRO MENO CONVINCENTE DI UN AUTORE CHE CONSIDERO COMUNQUE INTERESSANTE..

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    Benedetta

    10/05/2006 20.25.08

    Vitale, attento, scaltro, Perissinotto ripercorre la storia intessendo trame credibili, interessanti e ben congegnate. Sullo sfondo, L'Italia del secondo dopoguerra e il ricordo ancora fresco di persistenti rinunce, in bilico tra coraggio e amarezza. E' un romanzo che si legge velocemente e si ama dalle prime pagine.

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    simona 75

    14/04/2006 15.18.55

    Ben strutturato, scorrevole, con una buona definizione delle psicologia dei personaggi. La realtà storico-geografica è accurata, ma essenziale e riproduce un quadro molto esaustivo delle condizioni dell'Italia post-bellica, di una nazione costretta a liberarsi delle utopie del passato ed alla ricerca di una nuova identità. Felice la scoperta di un autore come Perissinotto per questo libro, ma anche per opere riuscite come "Al mio giudice" e "L'anno che uccisero Rosetta".

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    Monica

    02/09/2005 18.30.24

    3 marzo 1944: una strage, dimenticata poiché mimetizzata da tutte le altre provocate dalla guerra. È l’immediato dopoguerra, in una Torino che cerca di ricominciare, quando, per cercare di riscattare se stesso, un ex ferroviere si trova ad indagare su una catena di omicidi e scopre legami fra essi ed una sciagura che non ebbe l’eco dovuta. Una ricerca che lo porterà a viaggiare lungo tutto lo stivale. Dai personaggi, dalle strade, dai luoghi descritti, emerge l’eredità della guerra appena terminata. Si legge tutto d’un fiato e ti lascia qualcosa… Complimenti Perissinotto!

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    roberto cocchis

    30/08/2005 16.00.18

    Il meno intellettuale dei libri usciti finora di Perissinotto, e anche il migliore. Come sempre il plot è magistrale, ma stavolta anche tutto il resto è funzionale alla migliore concentrazione del lettore sulla vicenda. Lo studioso fa sempre capolino, ad esempio nell'abilità e nella precisione al momento di documentarsi, ma stavolta è alleato con il lettore e non lo intimidisce.

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    Luca

    25/01/2005 22.20.44

    Sono d'accordo con le recensioni precedenti in generale; mi discosto invece per quel che riguarda il voto, e non me ne voglia l'autore, mio concittadino. Il motivo della mia scelta è semplicemente una questione di pignoleria: devo tener conto di tutte le mie letture precedenti, e partendo da quelli che ritengo i "miei capolavori", giudizio del tutto personale beninteso, cui assegno per forza di cose un 5, non mi rimane che dare una più che meritata ed abbondante sufficienza a questo romanzo, ma nulla di più. Il romanzo è solido, scorrevole, divertente, ma non raggiunge mai i vertici nè in quanto a scrittura, nè per quanto riguarda l'intreccio; e su questo punto forse Alessandro doveva rischiare qualcosa di più: collegare meglio magari la storia principale con alcune di quelle secondarie (es. la storia di corruzione riguardante l'Ingegnere), inserire qualche colpo di scena in più, osare con qualche meccanismo investigativo-deduttivo, del tutto assente invece. Rimane pur sempre l'opinione di un appassionato del romanzo poliziesco classico, cosa da cui questo romanzo si tiene sempre molto lontano. Piacciono invece l'ambientazione storica, le peregrinazioni di un torinese "bogia nen" attraverso un paese che si risveglia dal dopoguerra, i ricordi amari e dolorosi del passato, ed infine la meravigliosa figura della madre ossessiva del povero Adelmo: indimenticabile! Bello anche il cambio di ritmo del finale, molto cinematografico: ci fosse stato pure un bel colpo di scena finale...

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    Mara

    13/01/2005 14.21.54

    Splendido. Non conoscevo l'autore. Il libro mi è stato regalato e l'ho letto lentamente per assaporarlo meglio. E' un giallo, ma forse la definizione non è sufficiente perché nella trama c'è l'Italia del dopoguerra, il lavoro, la miseria, e un personaggio (il protagonista) che affronta tutti i suoi problemi con solarità e tenerezza commoventi. Ho subito acquistato altri due romanzi di Perissinotto.

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    Massimo

    23/12/2004 15.40.12

    buon libro,scritto bene

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    denis

    04/12/2004 10.45.07

    Un libro di quelli che ti fanno rallentare, troppo il gusto di starsene lì incollati alle sue pagine (gusto ampliato anche dalle belle edizioni Sellerio) e ad un mondo che non c'è più. Un libro disincantato e comunque pervaso da una tensione morale dalla quale non si può prescindere.

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    sato

    05/10/2004 09.59.43

    il migliore dei suoi primi tre libri direi che questo romanzo è un gioiellino del suo genere. Molto cinematografico.

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    Maria Teresa

    27/06/2004 21.41.11

    Leggo molto, scrivo poco, cosciente della mia pochezza...ma questo libro lo devo proprio segnalare! Il protagonista, Adelmo Baudino, la dolente e ribelle Irene, lo sfrontato amico Berto e i cinquecento altri personaggi entrano nel cuore e non li si dimentica facilmente. La trama gialla è un pretesto per raccontare l'Italia dell'immediato dopoguerra, parlare dei vincitori e dei vinti, non necessariamente in quest'ordine. Vi invito alla lettura di questo bellissimo libro!

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