Il treno dell'ultima notte

Dacia Maraini

Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 16 aprile 2008
Pagine: 429 p., Rilegato
  • EAN: 9788817021661
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Descrizione
Emanuele è un bambino ribelle e pieno di vita che vuole costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli. Emanuele ha sempre addosso un odore sottile di piedi sudati e ginocchia scortecciate, l'"odore dell'allegria". Emanuele si arrampica sui ciliegi e si butta a capofitto in bicicletta giù per strade sterrate. Ma tutto ciò che resta di lui è un pugno di lettere, e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz. Per ritrovare le sue tracce, Amara, l'inseparabile amica d'infanzia, attraversa l'Europa del 1956 su un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati con centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e sapone al permanganato. Amara visita sgomenta ciò che resta del girone infernale di Auschwitz-Birkenau, percorre le strade di Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta degli ungheresi, e trema con loro quando i colpi dei carri armati russi sventrano i palazzi. Nella sua avventura, e nei destini degli uomini e delle donne con cui si intreccia la sua vita, si rivela il senso della catastrofe e dell'abisso in cui è precipitato il Novecento, e insieme la speranza incoercibile di un mondo diverso.

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Recensioni dei clienti

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    Laura

    16/04/2012 12:00:10

    Un libro amaro, amarissimo, come il nome della sua protagonista. Il racconto di una tenera amicizia infantile legata al ricordo dell'albero di ciliegio su cui Amara si arrampicava con il suo grande amico ebreo Emanuele, il bambino che voleva volare. Un'amicizia che continua a distanza, attraverso lettere che il bambino scrive da Vienna, dove lo sconsiderato desiderio di ritorno a casa della madre ha ricondotto la famiglia allo scoppio della 2° guerra mondiale. Un diario, spedito da chissà chi, che contiene le ultime tracce dell'esistenza di questa famiglia prima della sparizione nell'orrore dei campi. E alla fine della guerra un viaggio di ricerca, la partecipazione per caso alla rivolta ungherese e la scoperta di terribili verità che comportano l'inevitabile perdita di tutte le illusioni della giovinezza. Nel suo viaggio di ricerca e nei destini delle persone che incontra, si disvela il senso della catastrofe e dell'abisso che ha vissuto il Novecento. Le follie del nazismo e del comunismo, la propaganda che diffonde il suo veleno in tutto e in tutti, confondendo la verità ed arrivando a giustificare, in nome di un'idea, qualsiasi bruttura anche l'abisso in cui un intero popolo si sta buttando. Chissà se tutto questo è spiegabile nelle parole di Frau Morgan, per cui milioni di tedeschi erano "vittime" di "un'enorme oscena ubriacatura collettiva". Ma si può in questo modo comprendere, giustificare e pertanto assolvere un popolo che ha condannato 6 milioni di persone a perdere ogni dignità umana prima ancora della vita? E le vittime? E i sopravvissuti che hanno toccato la feccia, lo schifo di sé, sono stati corrotti e degradati. "...è di quello che godevano, renderci come loro, toglierci la stima di noi stessi. Tutto si può fare per sopravvivere e questa è la condanna più disgustosa, la più sapiente, quella che ci ha uccisi meglio". Una riflessione profonda e terribile su l'orrore della guerra e di tutti i regimi totalitari.

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    Leonardo Banfi

    22/11/2010 11:28:18

    Un libro che dalla quarta di copertina sembra interessante ma quando lo si va a leggere purtroppo si rimane un po' delusi. Il romanzo inizia abbastanza bene anche se con un linguaggio non molto scorrevole. La storia fin dall'inizio è abbastanza interessante anche se purtroppo dopo un centinaio di pagine diventa noioso e D.M. perde di vista la trama principale per dilungarsi in 100 pagine o più a raccontare la situazione politica Ungherese nell'anno 1956, anno in cui è ambientato il romanzo. Sono pagine noiose e che non sono assolutamente in armonia con tutto quello scritto prima, è un libro dentro nel libro, un argomento a sé sviluppato al centro del romanzo. L'unico risultato è la interruzione netta del romanzo e della trama principale. Sembra quasi che Dacia M. si sia dilungata a raccontare le vicende dei protagonisti in Ungheria a causa di un calo di fantasia, sviluppando l'argomento per fare pagine. Alla fine di questa divagazione, alquanto fastidiosa e noiosa e che spezza l'armonia, riprende la trama principale e termina il romanzo in poche pagine concentrando il finale in poco meno di 40 pagine, uno sprint verso un finale deludente. Una struttura poco fluida, accompagnata da uno stile di scrittura spesso noioso e poco fluido. L'idea di Dacia in partenza non è male ma purtroppo è stata sviluppata male. Nonostante tutto è un libro leggibile ma non bisogna aspettarsi un romanzo eccellente.

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    Marzia

    14/02/2010 17:07:39

    Il libro è sicuramente ben scritto e in questo l'autrice è senz'altro una garanzia. Tuttavia, alcune parti (e mi riferisco soprattutto ai fatti ungheresi) potrebbero essere del tutto saltate perchè assolutamente inutili all'impianto del romanzo e non pertinenti al tema centrale della ricerca dell'amico scomparso. Il tema dell'olocausto è trattato più con l'occhio dello storico che con quello dello scrittore di romanzi; sono pochi, infatti, anche se degni di nota, i punti in cui il racconto si fa veramente intenso, emotivamente coinvolgente e ricco di pathos. Tra i più belli: i ricordi dell'infanzia a Firenze, le lettere dell'amico da Vienna e poi dal ghetto, lo sfogo di Emanuele nel finale.

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    andrea_18_

    12/07/2009 18:55:40

    un bel libro...molto ben scritto che riesce a trascinarti in questo viaggio...personalmente sn molto interessato a libri sull'olocausto non per la sadicità ma x capire... xke in fondo la memoria e' ciò ke riesce a fare rivivere quelle PERSONE che hanno patito le peggiori sofferenze immaginabili...in questo libro vi e' una "piacevole"( anke se il termine non e' molto corretto) parte sul dominio del comunismo in ungheria....ti fa sentire partecipe delle grandi azioni ke rendono libera l'europa un libro da leggere....

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    ludovica90

    17/06/2009 15:30:40

    Una delusione. Mi sono trovata a dover leggere interminabili capitoli sugli orrori del comunismo, quando la mia intenzione era leggere un libro sull'Olocausto. Tante parti potrebbero essere saltate, perchè nulla hanno a che fare con il filo logico del racconto. Il finale: scritto in grande fretta, quasi a volersi togliere di torno un gran fastidio! La parte iniziale mi aveva rapita, dopo ho continuato per inerzia e per curiosità per un finale che si è rivelato sterile e deludente. Sorvolo sugli errori nella descrizione dei campi di Birkenau e Auschwitz.

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    Veronica

    13/06/2009 22:44:44

    Bellissimo,l'ho letto tutto d'un fiato,è una storia appassionante,interessante commovente a tratti sconvolgente. E'un libro da leggere per rinnovare la memoria e su cui riflettere per non ripetere gli stessi errori fatti in un passato mai troppo lontano,per questo è da consigliare sopratutto ai più giovani!!!.Coloro cioè che ormai non possono più usufruire delle sconvolgenti testimonianze da parte dei "reali" e pochissimi protagonisti sopravvissuti ai campi di concentramento. Il personale pensiero va tutti coloro che si sono ritrovati costretti a vivere un'esperienza tanto dolorosa quanto assurda e devastante.

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    Eugenio

    01/04/2009 10:34:55

    Ho trovato questo libro il più bello, fra quelli che ho letto, della Maraini. Gli orrori del nazismo e del comunismo sono mirabilmente descritti con appassionata intensità. Il romanzo è molto ben scritto e la lettura piacevole e interessante.

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    Elisa

    13/03/2009 09:50:24

    Che la Maraini sia una grande scrittrice non ci piove; io ho letto anni fa "Bagheria", "Buio" e " Marianna Ucria" e mi erano rimasti nel cuore per la profondità e la delicatezza della scrittura. Con questo romanzo sono rimasta delusa. La narrazione non è uniforme: viaggio in treno, lettere, memorie, quadri di storia contemporanea... un'accozzaglia di cose sensatissime ma che buttate tutte insieme significano poco. E' impossibile, dopo tutto ciò che è stato scritto e detto, parlare delo sterminio dell'Olocausto senza essere scontati, banali, cadere nei luoghi comuni. Per un romanzo ci vuole un po' di più.

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    fiorella

    05/12/2008 17:20:44

    Indubbiamente ben scritto, il "mestiere" si avverte ma è uno di quei libri che ti sconvolgono, permeati di un pessimismo cosmico. Certo parla dell'olocausto, ma c'è anche una parte di romanzo nel quale l'autrice sembra provare piacere ad entrare in particolari macabri, allucinanti,in maniera morbosa. Il libro più angosciante che ho letto nella mia "carriera" di lettrice, lo sconsiglio vivamente alle persone sensibili. Fiorella

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    Flavia

    01/12/2008 18:52:30

    un libro da leggere. finale sconvolgente, che ti lascia senza fiato. bello, davvero.

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    Silvia Gozzi

    09/10/2008 11:27:35

    Mi associo a quanti hanno trovato il libro deludente: solo il mestiere salva un po'la Maraini. Ho avuto la sensazione di avere a che fare con due libri distinti, uniti da un filo conduttore del tutto pretestuoso. La ricerca dell'amico scomparso potrebbe tranquillamente prescindere dalla lunga parentesi ungherese (personalmente la parte che ho preferito) e viveversa. Tra l'altro è davvero difficile anche per una scrittrice brava e sensibile non scadere nel manierismo, quando per l'ennesima volta viene affrontato in un romanzo il tema dell'Olocausto. La protagonista è scilaba, la storia è piena di digressioni abbastanza inutili, l'epistolario del ragazzino stucchevole, l'epilogo poco plausibile. Voto due di stima.

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    Arcangela Cammalleri

    05/10/2008 22:27:33

    Dacia Maraini ambienta la sua storia nel 1956, tra Firenze,Vienna, Auschwitz e a Budapest mentre scoppia la rivolta contro i sovietici e dove le rovine e gli orrori della guerra bruciano ancora, la fame e le aspirazioni di libertà sono in fieri. La trama, in breve: Amara ed Emanuele, vivono a Firenze, sono due ragazzini avvinti da un legame forte che la deportazione di Emanuele, di famiglia ricca ebrea, spezzerà per sempre. Amara andrà alla ricerca di lui, custodendo, con ossessiva cura, le sue lettere che ad un certo punto si interrompono e di cui non saprà più nulla… Il treno che dà il titolo al romanzo è quello su cui viaggia Amara attraverso l’Europa dell’est, ancora in faticosa fase di ricostruzione e in misere condizioni, alla ricerca del suo amico d’infanzia, simile al treno che trasportava gli Ebrei ignari verso il loro fatale destino e metaforicamente è quello che traghetta noi tutti verso l’ignoto, come suggerisce il libro, nella quarta di copertina. La spietatezza della guerra, le nefandezze dei nazisti, l’ottusità pervicace dei sovietici danno il senso della follia umana e dell’insensatezza di chi governa e manipola le folle. Dacia Maraini, attraverso l’odissea di Amara, ci trasporta in un periodo storico dove ancora ipocrisie e menzogne formano un sottile strato di opacità. I carri armati russi che invadono Budapest in rivolta e sventrano le case e sparano uccidendo migliaia e migliaia di Ungheresi. Il comunismo, il partito unico, la dittatura del proletariato, il gran leader … La Grande Illusione, catalizzatrice di milioni di persone, un Grande Inganno! Il romanzo si chiude con una sorta di speranza. La vita, pensa Amara, nel viaggio di ritorno in Italia, è un perverso correre verso un ignoto giocoso e irreale. E’ uno di quei libri che dà l’opportunità al lettore di poter fare una pausa di riflessione “amara” come il nome della protagonista, ma di realizzare ancora una volta che l’esperienza dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi errori: non sempre il passato è nostalgico.

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    paola

    04/10/2008 14:58:02

    bello, interessante, scorrevole fino a metà...poi la rivolta di Budapest è parecchio noiosa ed il finale affrettato. poteva approfondire maggiormente alcuni temi e tralasciarne altri, comunque la bravura della scrittrice è indiscutibile.

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    federica

    27/09/2008 14:56:14

    Ho letto questo libro con meno di una settimana,trovando ogni piccolo ritaglio di tempo possibile! era tantissimo che un libro non mi prendeva cosi tanto!! le ultime pagine mi hanno sconvolta, visto che da inguaribile romantica mi aspettavo un finale decisamente diverso! ma è un libro assolutamente fantastico! l'ultima frase mi ha toccato il cuore! e' un libero bellissimo, che andrebbe letto!!!!

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    giorgio g

    19/09/2008 11:21:52

    “Si può morire senza morire? Si può perdere se stessi senza perdere il proprio corpo?” Queste le domande che Amara, la protagonista del libro, si pone al termine della sua ricerca di Emanuele, il suo compagno di infanzia sparito nel lager di Auschwitz. Dacia Maraini ci ha dato una grandissima prova di scrittrice con un libro che si potrebbe porre sullo stesso piano di “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Interessante e coinvolgente ma non pertinente al tema centrale del libro la parte sulla rivolta di Budapest (1956), questo l’unico appunto che si può muovere.

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    chiara

    08/09/2008 14:26:37

    storia appassionante,ben narrata,interessante,toccante. credo però che si dilunghi troppo in particolari insignificanti che rendono il romanzo troppo pesante. ma in definitiva è un bel libro,vale la pena di essere letto.

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    Patrizia

    05/09/2008 00:08:05

    Un libro noiosissimo. Mi dispiace dover esprimermi così, ma non ne potevo più di leggerlo, anzi diverse pagine le ho scorse più che averle lette o addirittura saltate, per arrivare in fretta a sapere la conclusione e mettere via il libro. Confermo comunque la stima in Dacia Maraini.

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    Mirco Ficola

    29/08/2008 13:29:51

    Ho impiegato un mese a leggere questo libro! Davvero pessimo, privo di sussulti emotivi e di coinvolgimento. La tragedia ungherese rappresentata dall'annessione di fatto da parte dell'ex Unione Sovietica è una semplice parentesi storica forzatamente inserita in un contesto letterario che aveva bisogno di argomenti per procedere. l'Autrice avrebbe potuto inserire tranquillamente la crisi della Baia dei Porci o il rapimento Moro senza cambiare il senso del romanzo. La protagonista non è tale, scompare nel romanzo priva com'è di caratterizzazioni e segni di vivacità anche intellettuale, è ridotta cioè a semplice comparsa di un libro che non ha né capo né coda.

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    Sonia

    01/08/2008 02:15:03

    Credo che raramente capiti di avere un rapporto così particolare con un libro, che questo ti arrivi in mano, all'improvviso, per sbaglio, per chissà quale strana ragione, finito in mezzo alle opere di un altro scrittore, e di rimanerne così ammaliati tanto da non riuscire più a dividersene, tanto da leggerlo senza pause, divorando avidamente ogni parola, ed allo stesso tempo cogliendole tutte, senza perdere nulla della poesia di quelle pagine, togliendo il tempo a tutto il resto, perchè il tempo è fermo ai ricordi, alle emozioni ed al dolore. E' un viaggio a ritroso nella memoria, al doveroso ricordo di una sofferenza assurda, talmente ampia e devastante, da non riuscire a concepirla, eppur tragicamente reale. Dal piccolo vivere quotidiano, alle grandi sperenze idealistiche di libertà, che restano tali anche con il passare degli anni, degli eventi, con il cambiare dei cattivi, per tornare, come in viaggio in treno al proprio piccolo, fragile IO, alla consapevolezza della propria vita, che è testimone, a volte impotente, altre essenziale, non solo del corso degli eventi, della cronaca, della storia, ma soprattutto testimone delle vite altrui e della propria.

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    MARIAPIA

    30/07/2008 14:00:35

    Mi chiamo Mariapia Messina ed ho 14 anni. ho letto questo libro nell'estate del 2008 impiegando circa una settimana. Trovo che questo libro sia fantastico. Ambienta una bellissima storia alla ricerca della persona amata di cui ormai si sono perse le tracce e lunica cosa che rimane non sono altro che delle lettere ingiallita e sgualcite, collegandola a reali eventi storici. Il modo di narrazione e tutti i particolari mi hanno consentito di sentirmi partecipe in "prima persona" in un' epoca di cui io ho amalapena sentito parlare. Questo libro mi ha permesso di saperne di più riguardo alle atrocità compiute dai nazisti e le terribili condizioni a coi tanta gente ha dovuto subire nel corso degli anni. I libri di storia non sono riusciti a comunicarmi tali espressioni perchè privi di sentimento. per questo io chiedo grazie alla signora Dacia. se non fosse stato per lei e per il suo libro non sarei mai riuscita a capire fin infondo quel che è stato e perchè bisogna riccordare. Tanti saluti, Pia.

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Amara è una giovane aspirante giornalista. Nonostante il divieto espresso da parte del Duce di utilizzare nomi non riconducibili ai santi, suo padre era riuscito a far registrare all'anagrafe quel "Maria Amara Sironi", un nome, ma anche un aggettivo, che rivela il senso di questa appassionante vicenda.
Amara come la realtà, amara come la vita. Il nuovo romanzo di Dacia Maraini corre sul doppio binario della storia, attraverso le campagne sconfinate e gelide dell'Europa dell'Est, attraverso la cortina di ferro. Una giovane donna varca da sola il confine con l'altro lato del mondo, nel 1956, alla ricerca di Emanuele, il suo amico d'infanzia disperso ad Auschwitz. Tra vecchi registri impolverati e anguste biblioteche di regime in cui gli archivi dell'epoca vengono letteralmente seppelliti, incastrata tra le maglie di una burocrazia macchinosa e avvilente, Amara si troverà nel bel mezzo della rivolta ungherese.
Alla ricerca di un affetto privato, Amara si addentrerà nel labirinto di una grande tragedia storica, l'olocausto, per giungere alla fine al cospetto di una guerra simbolo dell'abisso in cui è piombato il Novecento.
Dacia Maraini in queste pagine rende il suo omaggio, di donna libera e impegnata, al secolo appena trascorso, toccando i nodi centrali, i nervi ancora scoperti di una società che ha sperimentato l'orrore della civiltà e che lentamente prova a risollevarsi. Lo fa regalandoci un personaggio femminile ricco di umanità e verità, una donna capace di superare le paure e le convenzioni per vivere in prima persona, toccare con mano, la tragedia che si consuma in Europa e di cui nessuno è ancora consapevole. Una donna carica di un coraggio che solo il desiderio di conoscenza può ispirare, che diventa simbolo di una passione tutta umana per la ricerca. A queste donne Dacia Maraini ci ha abituati in questi anni, ispirando valori che trovano nell'espressione completa della femminilità tutta la loro carica dirompente. Lo fa, anche in questo romanzo, con la classe e la precisione di una prosa perfetta, armoniosa che ricorda i grandi classici della letteratura mondiale.