Trilogia di New York

Paul Auster

Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 1996
Pagine: 314 p.
  • EAN: 9788806141318
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Recensioni dei clienti

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    Cockeye

    23/01/2015 15:04:44

    recensione 1/2 Dopo tanto ho trovato il tempo per leggere la trilogia. Puntualmente è tutto il contrario di quello che mi aspettavo e sinceramente è stata una delusione. Per carità lo scrittore scrive bene: il libro è scritto in punta di penna, le pagine scorrono veloci Scritto in maniera autoreferenziale è un omaggio a New York, a se stesso con continui rimandi autobiografici; un continuo omaggio ai libri, alla comunità degli scrittori, alla cultura, ai suoi autori preferiti? Alcune parti e descrizioni sono veramente godibili e degni di un alto valore letterario, purtroppo senza coerenza visto che nelle pagine seguenti scende veramente in basso. Questo per quanto riguarda la forma: scendendo nella sostanza il libro mi ha lasciato più dubbi che altro. Questo lavorare continuo con doppi, doppioni, giochi di specchi, di parole, cose che sembrano e non sembrano è semplicemente stucchevole e noioso. Se all'inizio può sembrare un gioco divertente a cui partecipare alla lunga diventa noioso e ripetitivo sinceramente non se ne capisce nemmeno il senso. Ma anche cercando il senso profondo delle storie abbiamo sempre i soliti discorsi: chi si vuole isolare, chi vive lontano dalla folla, chi c'è e chi non c'è, qualcosa che sembra e non sembra e chi più ne ha più ne metta. Per esemplificare ne cito solo una: nella seconda storia, uno dei personaggi è black. Quando ormai il lettore medio è quasi convinto che in realtà black sia white, dicevamo black va in un locale e come scotch cosa prende? Naturalmente black & white!!!Questa si che è arte, un adolescente al terzo anno di liceo in preda a vanità artistico letterarie avrebbe fatto di meglio. Ancora: il discorso finale di Fanshwe nelle ultime pagine della terza storia è semplicemente ridicolo.

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    linda

    08/02/2006 11:17:34

    avevo parlato troppo presto...alla fine ho capito (quasi) tutto...non è comunque bello come altri di auster

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    linda

    23/01/2006 09:00:57

    i racconti partono tutti bene e si concludono nel nulla...forse sono io che non li ho capiti...

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    vincenzo

    31/08/2005 19:43:31

    Il Marco Lodoli targato U.S.A. Superfluo.

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    ALESSANDRO BERRETTA

    24/03/2005 13:50:31

    Ho trovato la Trilogia semplicemente fantastica e reale, scoprendo con essa Paul Auster. La considero una versione moderna, surreale, drammaticamente attualizzata di Pirandello. Si prosegue per pagine e pagine tentando di immaginare dove l'Autore voglia arrivare, correndo anche il rischio di accusarlo di sviluppare un puro esercizio calligrafico. Impossibile non giungere al termine ed accorgersi che una parte (per fortuna) piccola piccola del protagonista potremmo essere noi, i nostri timori, più o meno consapevoli e riconosciuti. Consiglio di non leggere di seguito i tre racconti, anche se la tentazione di concludere la Trilogia, una volta letto il primo, e poi il secondo, è assai forte. Sarebbe interessante un'esegesi e critica ragionata di Auster nel solco e prospettiva della letteratura del teatro dell'"assurdo". Grazie per l'attenzione, e buona lettura!

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    Michela

    08/07/2004 15:22:33

    Concordo con il lettore che parla di omologazione e mancanza di identità; il tema è senza dubbio questo, se ci sono dei personaggi che si confondono l'uno con l'altro. Da leggere per ritrovare il coraggio di essere se stessi.

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    stefano

    14/11/2002 14:21:16

    Raramente mi capita di abbandonare un libro e purtroppo questo è uno di quei casi. Ho letto solo questo di Auster e se gli altri sono sulla stessa linea, devo dire che non capisco proprio da dove arrivi il suo successo. Questo romanzo sembra solo frutto di un'operazione commerciale, e per giunta neanche delle migliori. E' fiacco dalla prima pagina all'(immagino)ultima.

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    enrico

    01/02/2002 10:42:44

    Tre celebri racconti, frutto di una approfondita indagine metafisica, che hanno in comune la medesima radice: la fatalità del caso come fonte di respiro quotidiano. Indubbiamente, la ricerca di Auster non poteva fermarsi qui. Il risultato è intricato come un rompicapo, quasi ossessionante. Meccanico.

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    Patrizia Bartoli

    04/01/2002 15:06:15

    Ho appena finito di leggere CITTA' DI VETRO di Paul Auster, uno scrittore che non conoscevo e che mi ha subito affascinato. Adoro le storie in cui la realtà si trasforma acquistando qualità fantastiche che sfuggono alla comprensione razionale. Penso che l'incipit, quei tre squilli di telefono nel cuore della notte, sia la chiave di lettura di tutto il racconto: l'imprevedibile che irrompe nel quotidiano. Veramente magistrale!

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    Fabio Salatiello

    27/07/1999 21:38:45

    Contributo originale nonché omaggio al genere poliziesco dallo sceneggiatore di Smoke. Vi è dipinta una New York surreale, metafora dell'omologazione, della solitudine e della mancanza di identità.

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