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Alessandro Mari

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 749 p., Brossura
  • EAN: 9788807880155
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Recensioni dei clienti

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    Vittorio Santangelo

    18/12/2012 00.49.33

    Un ottimo romanzo, un bravissimo scrittore.La storia si mantiene gradevole ma il punto forte è lo stile, veramente eccezionale secondo me per un'autore così giovane. Il romanzo è pieno di allusioni e metafore che regalano al lettore la straordinaria sensibilità che l'autore riesce a trasmettere nell'illustrare i pensieri e i sentimenti dei propri personaggi e per questa via la loro grande umanità.

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    Luigi

    27/11/2011 20.16.59

    Straordinario ed epico affresco dell'Italia risorgimentale, il romanzo di Mari, pur scontando alcune imperfezioni nella macchina narrativa e una qualche ridondanza nella postura espressiva, non solo riesce a fornire una potente rappresentazione di un'epoca, ma anche pittura vivacemente quattro figure indimenticabili: il "semplice" la cui ingenuità riscatta la cattiveria del mondo, la ragazza volitiva impegnata a districarsi dalla tela di ragno di contraddizioni in cui la vita l'ha viluppata, il giovane cittadino che piega lo strumento tecnologico ad una affermazione individuale immersa in uno sfrontato e impudico cinismo e il guerrigliero sospeso tra cosmopolitismo umanitario e bruciare della passione amorosa. Ma c'è molto altro: la grammatica dell'impegno civile, il salto quantico delle transizioni storiche, il vento fresco della giovinezza rigenerante, il viaggio come destino e come irraggiungibilità della meta, l'impulso irrefrenabile alla libertà, il fuoco inestinguibile dell'amore, l'ineluttabilità della guerra, il sequenziarsi di paesaggi rurali e urbani... Romanzo dalla costruzione complessa e ritmata, in cui il dialettico respiro della Storia si fluidifica e si smitizza nell'intreccio di storie individuali, "Troppo umana speranza" scolpisce mirabilmente - a tratti con gli stilemi di un inedito realismo magico a correzione storicistica - il "carattere" di una nazione che nasce grazie allo slancio incoercibile dei suoi ragazzi

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    Erty

    05/07/2011 00.50.42

    Il libro di per sé è piuttosto noioso, ma ciò che rende impossibile finirlo è la grande sciatteria con cui è stato editato. C'è una quantità di refusi incalcolabile e questo non aiuta a farsi prendere da una narrazione che, pur essendo molto ingenua e a tratti pomposa, avrebbe pur qualcosa da dare.

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    claudia

    30/05/2011 13.59.22

    Credo anch'io che Mari si sia divertito a giocare, a - come lui stesso dichiara infine - smontare e rimontare la Storia e la tradizione letteraria. Mi è rimasta, infatti, la sensazione che, per molta parte, il libro sia un più che buon lavoro di raffinato artigianato... Garibaldi, ma anche Leda e Lisander, non mi sembrano vivi e VERI come Colombino (nucleo iniziale del romanzo, sempre a detta dell'autore) per esempio. Eppure, è innegabilmente ben scritto, e in 746 pagine non ho avuto un momento di fatica: se la media dei giovani autori italiani - ma anche della narrativa contemporanea in generale - fosse un po' più vicina a questo, ecco, non sarebbe affatto male!

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    gianluca guidomei

    06/04/2011 00.47.45

    Infine mi è piaciuto tanto. L'avevo abbandonato, ma qualcosa mi diceva che era giusto scoprire questa narrazione. E così ho capito che Mari è uno che si diverte la faccia a scrivere, che ha goduto come un porco a raccontare di Colombino, Aninha, Josè, Lisander e tutti gli altri protagonisti della sua personalissima Commedia Umana. Anche questo conta per me, non chiedo a nessuno di scrivere Il Capolavoro, di scrivere bene sì, però! E Alessandro è un'ottima penna, feconda soprattutto. Come pochi altri devo ammettere. "Allora benvenuta sregolatezza, se mescoli luci e oscurità, confondi il senso più immediato, e d'ogni cosa sveli altra sostanza, e chissà che non sia questo, in fondo, il trucco ultimo della realtà. Si metta infatti il caso di conoscere una storia in virtù di una ripetizione minuziosa, tartassante e liturgica, una storia udita da più voci e ritrovata in altrui gesti, e dunque appresa in modo condiviso, grossomodo in quello solamente, prestabilito. Si consideri poi l'eventualità remota ma di certo plausibile che tale storia, forse, non la si sia intesa sempre con avvedutezza, malgrado l'opinione diffusa, come dire che non la si è vista sempre coi propri occhi. Dopodiché ecco la casualità avverare un'occasione di sregolatezza; il racconto allora va in panne, ci si ritrova a parole ferme, scritte ma scompaginate: parole tanto immobili e spersonalizzate che uno potrebbe dirle come gli pare, a rovescio persino".

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    Enrico Ferrari

    09/03/2011 10.14.18

    Abbandonato dopo poco più di 100 pagine, la fatale decisione dopo aver letto "José si era già alzato, e a lei restava il ricordo di una notte sgradevole e l'olezzo della battaglia che avrebbe voluto spegnere nell'afrore dei corpi e nel profumo delle secrezioni". Frase francamente illeggibile. Oltretutto il libro è pieno di fastidiosi refusi ed errori di composizione. da evitare.

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