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Michele Mari

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: 133 p. , Brossura
  • EAN: 9788806195434

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    nico69

    18/06/2015 15.57.23

    Leggendo della sua infanzia ho rivissuto la mia. Splendido e pregno.

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    alida airaghi

    08/05/2014 11.39.10

    "...basta che ci capiti in mano una nostra fotografia di quando avevamo sette o dieci anni per scioglierci di commozione come ulissidi che rivedan la patria, ecco chi sono gridiamo, quello lì sono, volevo ben dire, io sono sempre quello". E ancora: "Sentiva in profondo che se la vita è corruzione ed abiura, dovrebbe essere altissimamente morale contrapporre alla sua ruina il movimento contrario del riscatto, del disseppellimento affettuoso". Il movimento contrario di Michele Mari, in questi splendidi undici racconti, è quindi non tanto il recupero dell'infanzia, quanto il rientro nell'infanzia, là dove tutto è iniziato e finito: "Non c'è stato molt'altro, nella vita. No, è quasi tutto laggiù". Sono le parole finali dell'ultimo capitolo, in cui due vecchi si scambiano ricordi in un ospizio, nel 2030, ritrovando gli stessi incubi, fraintendimenti, incomprensioni, sadismi degli adulti che hanno traumatizzato il loro mondo bambino. Commozione, rabbia, nostalgia: ma anche affettuoso umorismo, simpatia indulgente. In una scrittura che sa unire magistralmente eleganza e ironia, acume psicologico e sensibilità formale, cultura eclettica e disarmata emotività. Questo bambino ritrovato nella passione irrefrenabile per i libri di avventura, per i fumetti, per le copertina di Urania, coltiva un feticistico rapporto con il pensiero, con l'immaginazione; ma anche con un sé stesso urticato, ferito da troppa intensità percettiva. Ecco allora entusiastici incanti e trasalimenti di gratitudine, mescolati ad angosciosi sensi di colpa, di inadeguatezza: per un regalo inaspettato e forse immeritato, per un incontrollabile desiderio di vendetta, per un eccesso di pruderie snobistica. Gli ambienti e i caratteri sono descritti con acuta empatia, lo stile è curatissimo, l'aggettivazione lussureggiante e originale. Sulle canzoni degli alpini ci siamo immagoniti tutti, nelle nostre infanzie sanguinose: grazie a chi ce lo ricorda con intenerita intelligenza.

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    pablinus

    19/01/2014 17.17.49

    Per chi, come me, non è particolarmente appassionato di fantascienza ed ha visto di sfuggita una copia della rivista Urania, il capitolo "Le copertine di Urania", in cui si elencano in dettaglio le differenza tra le diverse copertine, è veramente insostenibile. Più interessanti l'ironico "L'orrore dei giardinetti" e "Certi verdini", sulla passione per i puzzle condivisa dall'autore con la madre. Libro scritto con un linguaggio molto ricercato, talvolta più compiaciuto che utile alla comprensione dei pensieri contorti dell'autore.

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    ilse

    29/05/2012 17.07.27

    Magnifico! La differenza fra la Letteratura e la narrativa da fiction!

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