Tutti i banchi sono uguali. La scuola e l'uguaglianza che non c'è

Christian Raimo

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 5 settembre 2017
Pagine: 152 p., Brossura
  • EAN: 9788806235871
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Descrizione

U come Uguaglianza. L'uguaglianza che è fondamento di una democrazia. L'uguaglianza che deve essere tutelata nell'istruzione pubblica. Un libro per tutti quelli che hanno a cuore la scuola

Spesso si dice che la scuola deve servire per immettere i ragazzi nella società. Non è cosí: serve invece a immaginare una società che ancora non conosciamo. Spesso si dice che i ragazzi devono imparare a essere se stessi; devono invece imparare a diventare se stessi. Non bisogna isolare ciò che avviene in classe da ciò che avviene fuori, o peggio, rendere funzionale il lavoro in classe alle ideologie del mondo non scolastico. Quattro sono i fuochi centrali del discorso sull'educazione oggi: valutazione, qualità della formazione, rapporto tra mondo della scuola e del lavoro e infine uguaglianza. Temi legati da una visione politica nel senso pieno del termine: non si può parlare di scuola senza pensare alla cittadinanza del futuro. Occorre recuperare la centralità della scuola: di fronte alla crisi delle altre agenzie educative è rimasta il luogo dove esercitare l'uguaglianza. Uguaglianza che è il baluardo capace di resistere alle ideologie individualiste e all'elogio della competizione.

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[...] Raramente i libri sulla scuola a maggiore diffusione compiono la difficile impresa di affrontare i problemi aperti nel mondo dell’istruzione con autentica competenza del particolare, da un lato, e sicura capacità di inquadramento nelle più vaste dinamiche sociali, dall’altro [...]. A Raimo va dunque il merito di aver scritto un libro che è innanzitutto una critica spietata della cosiddetta riforma della “buona scuola”, ma che a ciò non si limita. In queste pagine vive anche un’alternativa a quanto c’era prima del diluvio. Non si avverte nostalgia per il buon tempo andato: nessun rimpianto per la perduta età dell’oro, anche perché i problemi di lunga durata che il sistema scolastico italiano si porta dietro sono almeno pari ai guasti di fattura più recente. Ad esempio, antichissimo è il male della dispersione – cioè “i ragazzi che perde”, e il fenomeno a essa collegato delle ripetizioni private, un mercato che Raimo denuncia come addirittura in crescita e che non esita a definire “il più grande dispositivo di disuguaglianza censitaria che si produce in Italia”. La formale parità di condizioni del mattino diventa clamorosa disparità di pomeriggio: alla fine, chi ha famiglie con più capacità di spesa “viene perso” di meno [...].

Raimo punta il dito contro la competizione fra insegnanti, uno dei pilastri dell’edificio della “buona scuola”: valorizzare il lavoro di maestri e professori non ha nulla a che fare con il premio ai presunti migliori. E lo stesso efficace esercizio critico non risparmia l’alternanza scuola-lavoro, altro punto chiave della l. 107, che lungi dall’offrire agli alunni la possibilità di fare più esperienza del mondo, li costringe nella grande maggioranza dei casi a stage senza retribuzione e senza ricaduta formativa [...]. E fra i più significativi pregi del volume è mettere in evidenza che sono in tanti ad avere “un’altra idea di scuola”. L’autore, nella sua sempre chiara e brillante argomentazione, cita moltissimi studi, libri, articoli che negli ultimi anni hanno affrontato i principali nodi sociali, istituzionali, didattici della questione istruzione nel suo complesso, mostrandoci l’esistenza di un prezioso serbatoio di idee frutto di un fecondo dialogo fra esperti e operatori. Tante sono le intelligenze che quotidianamente pensano – e, quando possono, praticano – una scuola che riesca davvero ad “avvicinare alla conoscenza coloro che non le sono già familiari”, nella difficile ma irrinunciabile esperienza della cooperazione e dell’incontro fra diversi. Il problema è che oggi si tratta spesso di intelligenze stanche o disorientate, prive di voce e rappresentanza nel dibattito pubblico. Raimo ha prodotto un antidoto alla depressione professionale e alla solitudine politica, un potente e prezioso stimolo intellettuale per tornare a credere davvero nella centralità della “scuola aperta a tutti” e nella sua promessa di uguaglianza.

Recensione di Jacopo Rosatelli.

Indice

I. Il bisogno di un discorso serio sulla scuola
II. A cosa serve un insegnate?
III. La retorica del tempo che fu, ovvero tutti contro don Milani
IV. In che modo è classista la scuola italiana? Un po' di dati per farsi un'idea
V. Quali sono le ragioni per cui in Italia esistono queste disuguaglianze nella scuola?
VI. Come si manifestano le disuguaglianze?
VII. Creare competizione tra gli insegnanti insinua la competizione anche tra gli studenti
VIII. La riproduzione delle disuguaglianze
IX. La cruciale scelta della scuola superiore
X. Tantissimi compiti a casa
XI. Il potere del voto
XII. La benedetta valutazione
XIII. All'origine delle attuali teorie della valutazione
XIV. Come è cambiata la scuola dopo l'invenzione del concetto di "capitale umano"
XV. Tutto quell'insieme di cose chiamato competenze
XVI. La fuffa della meritocrazia
XVII. A chi serve l'alternanza scuola-lavoro
XVIII. La gioventù assurda