Categorie

Paolo Di Stefano

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2003
Pagine: 374 p. , Brossura
  • EAN: 9788807016455
Usato su Libraccio.it € 8,64

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Renzo Montagnoli

    23/09/2013 17.49.56

    Per poter vivere il presente e pensare anche a un futuro diverso è indispensabile conoscere il proprio passato, ritrovare quelle radici da cui veniamo, e in effetti l'ignorare le proprie origini, gli anni dell'infanzia e della pubertà, implica la mancata conoscenza di se stessi, conduce a una vita asfittica e senza senso. È questo il caso di Nino Motta, tipografo milanese in pensione, coniugato, con due figli, che trascina un'esistenza del tutto insoddisfacente, una situazione che lo spinge un giorno a partire per la terra natale, la Sicilia, per ricostruire quell'infanzia di cui ha solo barlumi di conoscenza: la Fortezza, l'orfanotrofio che lo ha ospitato a lungo, padre Frasca, un sacerdote che ha fondato quest'istituzione e alcuni nomi di compagni a cui presentarsi con uno pseudonimo e in veste di giornalista che intende scrivere un articolo appunto su la Fortezza. Così inizia un percorso che piano piano porterà le tenebre a squarciarsi, rivelando anche aspetti spiacevoli, ma riportando alla luce un "io" che era piattamente omologato a un presente senza significati. La conoscenza di se stesso, in un uomo di una sessantina d'anni, gli dimostrerà il vuoto di un'esistenza non vissuta e gli farà ritrovare la gioia di vivere, complice soprattutto una ragazza trentenne che si aggregherà a lui nelle ultime fasi della ricerca. Tutti contenti è scritto in modo pregevole da Paolo Di Stefano, autore che ho conosciuto e apprezzato per il recente Giallo d'Avola; le pagine non sono poche, ma scorrono veloci e si desidererebbe che non finissero mai, in un intreccio a incastri propri di un giallo, anche se giallo non è, un' autentica lezione di stile, con tanti personaggi, ognuno con la propria personalità, alcuni dei quali indimenticabili, in una narrazione che nulla lascia al caso. Leggetelo, andate insieme a Nino Motta alla ricerca del suo passato: sarà un'esperienza indimenticabile.

  • User Icon

    Patroclo

    19/11/2009 15.45.52

    romanzo per certi verti interessante, "medio" nel senso buono del termine (solidamente realista, privo di compiacimenti), peccato la lunghezza eccessiva e una scrittura certo non particolarmente toccata dall´ispirazione

  • User Icon

    betty

    23/12/2006 08.31.36

    accattivante, coinvolgente, pregno di malinconia. mentre lo si legge si respira il profumo di una sicilia ancora attuale e si sente sulla pelle la luce abbagliante del sole che brucia riportando in superficie i lati più oscuri di un personaggio, nino motta, disegnato con un tratto perfetto, lucido e diabolico allo stesso tempo. è difficile staccarsene e non vorresti mai arrivare alla fine per tenerlo tra le mani ancora un po'... voto 5

  • User Icon

    Giuseppe

    12/09/2006 13.34.28

    I luoghi sono reali e riconoscibilissimi, ed i personaggi anche. Tutto ciò è esistito davvero a Messina nei termini in cui è stato raccontato, ed anche Padre Frasca, il cui vero nome ovviamente è un altro, è mirabilmente ritratto nella salvifica conversazione finale. Il travaglio del protagonista si inserisce bene nella griglia di episodi veri e verosimili raccontati da Di Stefano, e il viaggio a ritroso da lui intrapreso nel tempo come recupero della propria identità nascosta (anche a se stessi) risolve traumi e dubbi condivisibili anche da chi non ha vissuto la propria adolescenza in un istituto per orfani.

  • User Icon

    raffaella

    04/07/2006 13.51.51

    bello appassionante e coinvolgente. Alla fine però si perde in una storia un pò sdolcinata e fuori luogo. Un momento di riflessione sul proprio passato per comprendere il presente. Peccato la virata sulla storiella amorosa che fa un pò sorridere. Per il resto perfetto come gli altri romanzi dell'autore.

  • User Icon

    oro

    06/07/2005 16.39.48

    E’ un romanzo corale, polifonico dove a una a una le voci maschili narranti si succedono e con registro ora da tenore, ora da basso dispiegano a un uomo alle soglie della vecchiaia la storia della sua infanzia, fino allora senza memoria. Solo avendo memoria si può dimenticare, solo definendosi attraverso il ricordo degli altri e proprio si può arrivare a capire chi sei. Questo è il percorso che fa Nino Motta il protagonista, tornando alla terra, ai luoghi e ai compagni dell’infanzia, dove la sua memoria si era persa e che da solo non avrebbe potuto ritrovare. Ambientato nell’oggi, in una Sicilia di calura estiva, scevra da ogni tipicità, il romanzo di respiro ampio e riflessivo racconta di quest’uomo attraverso un susseguirsi di incontri che sempre più lo convincono e lo spronano alla ricerca del bambino che è stato. Da Ulisse nell’inconscio riesce finalmente a sapere, a conoscersi e ad accettarsi, grazie anche a un risolutivo e salvifico incontro: una giovane donna che lo comprende qual è, o meglio qual è diventato, avendo recuperato dai ricordi dei compagni d’infanzia ritrovati, la propria memoria perduta. Il ‘coro’ ricompone nota dopo nota gli anni perduti e il passato senza più ‘ memoria a macchia ’ consente al presente, ma soprattutto al futuro di essere vissuto. Intensissimi soprattutto alcuni ‘incontri’, struggente e illuminante la testimonianza del vecchio, e a sua volta senilmente smarrito, Padre Frasca, l’ex rettore del collegio; semplice e limpida la presenza di Simona, la giovane donna. Dal bel titolo di citazione dantesca (ma si scopre anche nel racconto un vecchio proverbio che lo giustifica) è un romanzo da leggere. Senza fretta: il ritmo impone il suo tempo e la ricchezza della narrazione merita l’adeguamento ad esso.

  • User Icon

    Giorgio

    20/05/2004 13.38.58

    P.D.S. ha scritto - prima di questo - due libri bellissimi, densi, disperati. Qui ha cercato più maturità, ha deciso di buttarsi nel viaggio iniziatico, classicamente un ritorno a Sud. Un inizio folgorante, una storia perfettamente impalcata. Ma poi, una tentazione: lo scrittore vorrebbe scrivere un "grosso romanzo", qualcosa di lutulento come l'anima del suo personaggio. E perde un po' di colpi, perde il ritmo forte e bello del suo linguaggio: a un certo punto sembra che le storie raccontate e rimescolate non servano più, che siano di troppo. E il finale sembra un po' appiccicato là. Peccato: stoffa di un grande narratore, tra le cose migliori pubblicate in Italia, ma troppe troppe pagine

  • User Icon

    Desi

    08/04/2004 14.12.06

    Bella storia, scritto bene. Mi ha tenuto una piacevole compagnia durante la lettura: non è certo poca cosa per un libro!

  • User Icon

    edi

    15/02/2004 17.39.09

    Com'è che non vedo recensioni? :-) Il libro merita davvero, se non altro per il burbero Nino Motta e l'amoroso ritratto di una città.

  • User Icon

    Alice

    11/02/2004 20.50.13

    Sanza infamia e sanza lode. Belle alcune descrizioni di infanzia e il modo in cui man mano i tasselli formano il puzzle... Ma tutto il resto, e in queste 400 pagine è molto, non lascia proprio traccia.

Vedi tutte le 10 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione