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Tutto chiede salvezza - Daniele Mencarelli - copertina

Tutto chiede salvezza

Daniele Mencarelli

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Editore: Mondadori
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 23 giugno 2020
Pagine: 204 p., Rilegato
  • EAN: 9788804721987

66° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Tutto chiede salvezza

Daniele Mencarelli

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Finalista al Premio Strega 2020 - Vincitore del Premio Strega Giovani 2020 - Finalista al premio Viareggio-Rèpaci 2020, sezione Narrativa - Finalista al Premio Wondy per la letteratura resiliente 2021

Dopo l'eccezionale vicenda editoriale del suo libro di esordio (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima) Daniele Mencarelli torna con una intensa storia di sofferenza e speranza, interrogativi brucianti e luminosa scoperta.

"Salvezza. Per me. Per mia madre all'altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza"

«Quando un poeta si mette a scrivere un romanzo e ha una storia fortissima da raccontare il risultato è un piccolo capolavoro» - Daria Bignardi

Ha vent'anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un'estate di Mondiali. Al suo fianco, i compagni di stanza del reparto psichiatria che passeranno con lui la settimana di internamento coatto: cinque uomini ai margini del mondo. Personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi, travolti dalla vita esattamente come lui. Come lui incapaci di non soffrire, e di non amare a dismisura. Dagli occhi senza pace di Madonnina alla foto in bianco e nero della madre di Giorgio, dalla gioia feroce di Gianluca all'uccellino resuscitato di Mario. Sino al nulla spinto a forza dentro Alessandro. Accomunati dal ricovero e dal caldo asfissiante, interrogati da medici indifferenti, maneggiati da infermieri spaventati, Daniele e gli altri sentono nascere giorno dopo giorno un senso di fratellanza e un bisogno di sostegno reciproco mai provati. Nei precipizi della follia brilla un'umanità creaturale, a cui Mencarelli sa dare voce con una delicatezza e una potenza uniche.

Proposto per il Premio Strega 2020 da Maria Pia Ammirati: «Daniele Mencarelli ha cominciato come poeta, quando nel 2018 ha scritto il suo primo romanzo, "La casa degli sguardi", ha portato nella narrativa la densità e la plasticità della parola poetica. Una parola che diventa discorso umano, sorretto dalle vibrazioni di una scrittura potente e creaturale. Con "Tutto chiede salvezza" Mencarelli conferma di essere uno scrittore unico e maturo. Partendo da un'esperienza personale – i sette giorni di Trattamento sanitario obbligatorio a cui è stato sottoposto quando aveva vent'anni – scandaglia il buio della malattia mentale alla conquista di un'umanità profonda e autentica, la sua e quella dei suoi compagni. La cura profonda non può che essere affidata alla parola, unico e salvifico "pharmakon".»

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    Antonella

    29/04/2021 13:05:07

    Commovente e bellissimo. "Non farti sedurre dalla paura, pensa al fuoco, se lo guardi per troppo tempo, se ti avvicini troppo, alla fine ti brucia."

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    elisa

    27/03/2021 22:07:56

    Non si può chiamare romanzo. È un'anima aperta, è un viaggio introspettivo. Non lo si può definire o giudicare. Ad ognuno lascerà qualcosa di diverso. Per me un capolavoro. "Bastava talmente poco. Bastava ascoltare, guardare negli occhi, concedere. Una volta, una sola volta. Invece non lo hanno fatto. Perché per loro non eravamo degni di essere ascoltati. Perché i matti, i malati, vanno curati, mentre le parole, il dialogo, è merce riservata ai sani."

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    Lorena

    23/03/2021 13:38:35

    "Vivere senza mai farci l'abitudine, a niente, al bene come al male". Ho ancora gli occhi umidi e le labbra che tremano.

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    Victoria

    22/03/2021 13:49:08

    Libro indimenticabile.

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    Bobby

    16/03/2021 19:55:21

    Cos'è la dolcezza? E' questo romanzo. Tutto chiede salvezza è un pugno nello stomaco; è amicizia, che nasce nelle più disparate situazioni; è dolore, sofferenza e lontananza. E' rapporti distrutti senza volerlo, tutto per colpa di un mostro invisibile che non si riesce a controllare. Alla fine, però, avrete la sensazione di aver trovato anche voi un nuovo amico. Daniele Mencarelli si mette a nudo per noi portandoci a vivere con lui una settimana, forse la più difficile della sua vita. E per questo dobbiamo essergli eternamente grati.

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    De

    19/02/2021 14:18:57

    Il più bel libro in assoluto che io abbia mai letto...un libro come questo non si dimentica

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    cristina

    28/01/2021 08:37:27

    Sicuramente mi aspettava un po' di più. Però si legge facilmente, nonostante fin dall'inizio si prospetti la narrazione di 7 giorni tutti uguali, mi aspettavo la noia e la noia non c'è stata, almeno quello. Se davvero è stato scritto nel 1994 e non è mai stato pubblicato è un peccato. Letto oggi sa forse di già visto, già sentito e quindi magari perde un po' dell'impatto che avrebbe potuto avere all'epoca, quando la malattia mentale era un tema quasi tabù.

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    Teresa

    15/12/2020 18:01:13

    Autentico, essenziale. Una lettura che va in crescendo e alla fine commuove , la storia vera di un ragazzo che non ha pace, che sente dentro di se il peso di tutta la sofferenza del mondo, che non è capace di guardare il dolore degli altri senza viverlo. Tutto questo per Daniele è una condanna che lo porta a..... non scrivo altro, da leggere.

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    SeMi

    14/12/2020 11:58:55

    Desideravo tanto leggere questo libro, che parla di un tema così importante come il disagio mentale. Purtroppo, prima di leggerlo, ho assistito a una presentazione online dell'autore, che ho trovato insopportabile. Forse si è montato la testa perché candidato al Premio Strega. Il libro comunque va letto.

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    Arianna

    08/12/2020 08:16:12

    Travolgente, coinvolgente. Un tema delicato trattato dall'interno con maestria. Tantissime riflessioni, tanti spunti da cui partite, tante domande, diversi punti di vista sulla salute mentale. Questo libro ti tiene incollato, ti porta nel reparto, ti scuote dentro, ti stimola a pensare a come stanno le cose e come dovrebbero stare. Ti porta a vedere i dettagli del quadro generale, ti fa accarezzare la sofferenza, ti fa chiedere salvezza.

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    Flavia Buldrini

    30/11/2020 16:57:06

    Questo romanzo racconta di un TSO subìto dal protagonista per una violenta esplosione di rabbia occorsa a vent’anni per un malessere indefinito. Il tempo è rallentato (“è una durata”, affermava Bergson): un capitolo per ogni giorno trascorso nell’ospedale psichiatrico, popolato di “matti”, medici e infermieri che diventa tutto il suo mondo. Sono Alessandro con lo sguardo fisso, sempre “ad un centimetro sopra la mia testa”; Madonnina, capace di invocare solo la Madre di Dio e di gridare “ho perso l’anima”; Mario, il maestro con parecchi anni alle spalle, che si contraddistingue per la sua bontà e saggezza; Gianluca bipolare e omosessuale, che vive i suoi alti e bassi; Giorgio, così massiccio, che non si è ripreso dal trauma della morte precoce della madre, quando era bambino. È una quotidiana scommessa di sopravvivenza, nel dover fare i conti con la propria sofferenza e quella altrui, fino agli eventi più tragici: la caduta di Mario dalla finestra e le escandescenze di Giorgio, per cui finisce in carcere. Tra questi campioni di umanità dolente nasce una solidarietà che li fa attenti ad ascoltare il dolore di ognuno e a tentare di comprendere il mistero della vicissitudine del singolo incastonata in una sorta di famiglia universale. Su tutti insorge un anelito di redenzione, di palingenesi, una domanda urgente di “salvezza”: “Salvezza. Per me. Per mia madre all’altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza.”

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    VALENTINA

    29/11/2020 21:41:55

    Toccante, profondo, bello.

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    I colori delle storie

    29/11/2020 20:55:43

    Nero come il buio che oscura la mente Una storia ricca di sfumature, dalla negligenza ospedaliera alla ricerca di se stessi. Paura, rabbia e speranza confluiscono in una narrazione onesta, semplice per certi versi, soprattutto concreta, ben resa anche attraverso l'suo del parlato quotidiano

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    Elvis

    26/11/2020 02:43:07

    A mio parere, ad oggi, il tema della salute mentale è un tabù in questa società. Mencarelli in questo libro scritto in modo fluido, piacevole, senza fronzoli, con una descrizione secca ed intuitiva dei personaggi racconta una storia introspettiva di un ragazzo in TSO, dove si trova a far fronte con una realtà ben diversa da quella che si crede nella normalità dei giorni nostri. Insegna ad avere rispetto verso l'uomo e a non calpestare la dignità altrui. Da leggere. Toccante.

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    Miriam

    20/11/2020 10:59:29

    "Tutto chiede salvezza" è il primo libro che leggo di questo autore e che dire? Il suo dialetto romano romano ti catapulta nella storia e al termine ti sembra di conoscere un po' tutti i personaggi. Un elogio alla diversità che non è "gabbia" ma possibilità di essere se stessi.

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    arianna

    14/11/2020 12:07:49

    Un titolo, un libro, una sensibilità meravigliosi!.Premio Strega Giovani meritatissimo! Il più bel libro tra i finalisti Strega 2020. Toccante, commovente, rabbioso e pietoso , poetico e rude.Bello!! Vero! Lo sento profondamente vicino al mio sentire . Leggetelo, non vi lascerà indifferenti. Vado a leggere subito La Casa degli sguardi

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    carta di ottima qualità

    14/11/2020 07:35:39

    Recensioni invitanti, raffinata rilegatura, ottima carta...non mi ha lasciato null'altro..se non il rammarico di aver buttato altri soldi :(

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    Aledifra

    11/11/2020 22:25:58

    Un libro potente che ti entra nel cuore, come ti entrano nel cuore i suoi personaggi, così fragili e indifesi. Consigliatissimo.

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    Ismaele Tartari

    14/10/2020 11:32:40

    Una settimana, un giorno, una vita intera, cantava Eduardo Bennato, è la giusta colonna sonora di questo romanzo autobiografico tosto e diretto, senza fronzoli, che ti catapulta dentro il reparto di un ospedale romano dove vengono curati i pazienti "matti". Daniele Mencarelli buca il silenzio, l'omertà, la vergogna, l'imbarazzo che ognuno di noi prova quando ci si ritrova, nostro malgrado al cospetto di un "caso umano", che di umano sembra non avere (più) nulla, trasportandoci nelle loro menti, facendoci vivere in presa diretta i loro viaggi mentali, ma soprattutto le loro paturnie. Madonnina e Mario, in particolare, sono due personaggi a cui mi sono affezionato sin dalle prime righe. Meritatissimo vincitore del Premio Strega giovani, l'autore è anzitutto un poeta, e un suo componimento donato ai suoi compagni di stanza (e a noi) è da brividi! Da leggere!

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    STEFANO

    14/10/2020 09:03:20

    Come un libro iniziato per caso puo' trasportarti in un altro mondo. Non il mondo della malattia mentale ma quello del protagonista, il suo meraviglioso ma spaventoso mondo interiore, la sua invincibile sensibilita'. Davvero una sorpresa. E non disturba piu' di tanto il necessario ricorso all'idioma "romanesco" anzi necessario per dare credibilita' e spessore al narrato. Sorprende l'uso da parte dell'autore della prima persona, nome e cognome, come a mettersi completamente a nudo di fronte al lettore. Forse la storia non e' delle piu' nuove, ma lo stile, la profondita' delle riflessioni, l'originalita' del pensiero ne fanno un capolavoro. Un libro che ti sconquassa ti rivolta e infine ti seduce. Corro a ordinare altri libri di Mencarelli...

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    simo70

    11/10/2020 18:45:16

    Devo ammettere che ero un po' diffidente su questo libro e con molta umiltà, mi sono ricreduto. Un libro che racconta una settimana davvero particolare del protagonista, le storie dei pazienti che sono con lui, i loro timori e le loro speranze, i mostri che li hanno resi così indifesi e violenti allo stesso tempo. Tutto questo narrato con delicatezza e rispetto. Bello solo questo.

  • User Icon

    kiki

    04/10/2020 22:23:16

    Bellissimo e toccante, si riesce a entrare in sintonia con ognuna delle persone descritte nel libro..

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    Marcello

    18/09/2020 16:17:21

    Letto tutto d'un fiato, è sicuramente un romanzo che non dimenticherò tanto facilmente. Scritto in maniera molto semplice, tocca il cuore in maniera profonda. Personaggi decritti in modo impeccabile e storia profondamente umana. Ottimo lavoro di Mencarelli che ha scritto un'opera magistrale. Spero che ne scriva di altrettanto belle in futuro. Consigliato.

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    chiara

    16/09/2020 21:13:57

    Bellissimo, Grazie Daniele

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    Federica

    06/09/2020 20:00:00

    Ho divorato questo libro, amato i personaggi, il fatto che sia legato alla storia dell'autore lo rende ancora più toccante. Ho pianto e sorriso, immedesimandomi in questi personaggi schiacciati da un male oscuro, ma che dimostrano un'umanità che solo anime fragili e sensibili possono esprimere con tanta potenza.

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    zioberto

    03/09/2020 16:35:41

    Uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni. Nei cinque “pazzi” che condividono la stanza d’ospedale con Daniele c’è qualcosa di tutti noi, tanto che alla fine non puoi fare a meno di amarli. Il libro è scritto benissimo, come solo un poeta sa fare. Dopo averlo letto, ti senti una persona migliore.

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    Enrica

    03/09/2020 04:55:32

    Quanta bellezza.

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    Gianmarco

    28/08/2020 18:26:34

    Un altro bellissimo romanzo dopo la casa degli sguardi, anzi per me quest'ultimo libro di mencarelli è ancora migliore. Meritava il premio strega!

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    Sandra

    25/08/2020 10:08:27

    Bellissimo, una lettura che consiglio!

  • User Icon

    Rosy

    04/08/2020 10:07:27

    Un'esplosione di sentimenti: smarrimento, paura, dolore e rassegnazione. Ma anche sorrisi, complicità, speranza ed affetti...quasi inaspettati in un ambiente fortemente discriminato come la psichiatria. Posso solo dire che da allora, prima della legge Basaglia e dalla chiusura dei manicomi, questi sentimenti sono tutt'ora presenti perchè è la malattia stessa a generarli e il libro ne ricostruisce una fedele immagine. Vi lavoro da trent'anni e fortunatamente Pino, Lorenzo, Rossana, Cimaroli e Mancino ora hanno sicuramente un aspetto più umano, disponibile e competente....e questo non mi sembra poco!

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I vincitori del concorso "Caccia allo Strega" 2020

ir – Recensione stregata scelta da Daniele Mencarelli

Il risveglio è buio e paralizzante. L'odore di bruciato sono i suoi capelli che vanno a fuoco. Un giugno torrido, di mondiali. Un'esplosione di rabbia rapida e violenta. Daniele si ritrova nella stanza di un ospedale psichiatrico. La cura prescritta: un TSO. Incomincia il suo viaggio interiore nei labirinti dell'anima. Per compagni cinque uomini sopraffatti dalla vita; ognuno con il suo universo irrisolto, la sua ossessione, le sue paure. Dall'odio per quello che quei disperati rappresentano ("La visione di ciò che potrebbe essere. L'incarnazione del mio futuro"), all'approdo: "Quei cinque pazzi sono la cosa più simile all'amicizia che abbia mai incontrato, di più, sono fratelli offerti dalla vita". Nel mezzo l'analisi della propria "follia". La vita percepita come un'altalena impazzita, tra vette da raggiungere e abissi da toccare. Lui, nuotatore sospeso nel mezzo di una fossa oceanica. Una lente d'ingrandimento calata sul cuore, in grado di rendere ogni visione qualcosa di unico, enorme, nel bene come nel male. E poi la rabbia, per l'illogicita' dell'esistenza, e quel senso di impotenza che genera ("possibile che nessuno s'accorge che semo come 'na piuma?") e a cui lui non riesce a rassegnarsi. "Vorrei avere una corazza, un'armatura del miglior ferro, capace di tenermi lontano dalle cose, vorrei non disperarmi per la disperazione degli altri, non sentire (...) la vita degli altri saldata alla mia con un patto di sangue. Perché il dolore costa fatica, ho vent'anni ma ho sofferto per mille, rimanendo sempre uguale a me stesso: un bambino". Per questo Tutto chiede Salvezza. Questa, la sua ossessione. E la Sua salvezza nel bianco della pagina, dove la parola, unico strumento per raccontare quello che gli esplode dentro, si fa poesia. La potenza della parola al servizio dell'abisso dell'anima. Forte, profondo, struggente. Già dalla dedica: "Ai lottatori, ai pazzi". Leggilo! Non è consiglio. Ma una preghiera. Copertina4.Storia5.Stile5.

Ginevra

Daniele Mencarelli affida alla narrazione in prima persona il compito di "abitare" una zona impervia, di norma inaccessibile perché contigua alla follia, a quel disagio psicologico e mentale in cui il vissuto dell'io diviene filtro espressivo di una condizione esistenziale. Rigettando ogni tecnica distanziante, l'autore si fa soggetto e oggetto di un'analisi intensa, compiuta a partire da un dato biografico - i 7 giorni di Tso cui fu sottoposto a vent'anni - e subito orientata verso un terreno più vasto, segnatamente percorso da donne e uomini «con la pelle più sottile». Nell'arco della settimana che va dal 14 al 20 giugno 1994, il giovane Daniele è ricoverato in ospedale, reparto psichiatria. Dal martedì al lunedì - secondo le regole del trattamento sanitario obbligatorio - il suo mondo diventa una stanza angusta, un microcosmo di brande intrise di fluidi corporei, abitato da individui ai margini del mondo, inquieti e disadattati protagonisti di una vita sghemba. Condannati «alla reiterazione del vissuto, come le regole di uno spettacolo», tutti si ritagliano uno spazio fatto di manie e ossessioni, l'unico rifugio praticabile dinnanzi all'incomunicabilità del mondo. È il bisogno di parola - l'ansia di comunicare l'indicibile - a spingere Daniele verso il recinto della scrittura. Nell'atto di abbozzare versi è svelata la funzione salvifica della poesia, il processo di ricostruzione di sé reso possibile dall'esperienza. Ogni cosa, nell'opera di Mencarelli, rivela un'attrazione per le soglie. Il linguaggio espressivo - tramato da un romanesco marcato - si mescola al resoconto asettico dei referti, dà vita a ricostruzioni d'ambiente per poi slabbrarsi in uno stile rapsodico, sapientemente adottato nei momenti più intensi. Al centro sta il discorso sull'uomo, il bisogno di salvezza che fa di Daniele un essere altro, volto a portare ordine nel disordine della psiche - «tra pazzia e qualche altra cosa che un giorno saprò nominare». Copertina 5 Storia 5 Stile 4

AliceInB

Scrivere una recensione deve avere come scopo quello di scegliere per ogni il libro il suo giusto lettore, come fosse una coppia di anime gemelle da fare incontrare proprio per fare scattare la scintilla. Ogni libro merita il proprio lettore. Ed ecco, questo libro mi ha fatto rivivere un’esperienza di vita simile, e a capirla meglio a distanza di anni, ordinando i pezzi della memoria. Mettendo in conto che ogni persona che finisce in un ospedale psichiatrico, ognuno per un motivo proprio, lo vive in modo diverso, si resta fedeli a due emozioni principali: la prima, la paura di non uscirne più, la seconda, il desiderio di non voler più tornare nel mondo. Perché, solo lì dentro, come dice Daniele: “è la prima volta in cui posso parlare la mia stessa lingua senza che qualcuno si spaventi o rimanga inorridito”. È un posto dove non serve più mentire, congelare sé stessi per essere qualche maschera di sé. Si è come si è: liberi seppure rinchiusi, impauriti nonostante si è celati al mondo esterno. Il libro racconta i sette giorni vissuti da Daniele sotto tso nel reparto di psichiatria, un percorso che include tutte le facce dell' in-comprensibile disagio umano che vanno affrontate. La paura più grande:“ la vera pena affibbiata dal destino sta nella reiterazione del vissuto”. A fine lettura i personaggi continuano a parlarmi in testa. Forse il desiderio di Mario era di ricominciare daccapo, come l’uccellino; sembra che Gianluca voglia dirmi “e se la normalità fossi anch’io?”; Giorgio dice che un bambino ha diritto a concedersi un capriccio, e che non bisogna obbligare un bambino di dieci anni a mostrare un lato adulto che non può ancora avere; vedo Alessandro ragazzo che sta costruendo da solo mattone dopo mattone il suo primo muro e, per un attimo, vede il suo avvenire: si vede ripercorrere la vita del padre, identica. Allora la sua mente si blocca per sempre in quell’istante in cui tutto è ancora possibile, l’anima fugge terrorizzata.. copertina:5 storia:4 stile:5

Chiaraaemm

La storia di un'anima, di un percorso di crescita ed accettazione descritto nella più cruda semplicità. Daniele è un ragazzo che annega nei suoi mostri, nelle sue prigioni, vede nella malattia il limite, la sofferenza, la maledizione Daniele è un ragazzo fragile, impulsivo, ferito, disprezza se e il mondo, vede l'insensatezza delle cose, la grandezza disarmante di ciò che lo circonda, è spaventato da un'esistenza che vede ingiusta e balorda. Ad aiutarlo ad uscire da questo tunnel oscuro sarà l'umanità, l'amicizia, l'amore. La salvezza che Daniele chiede è quella che può essere donata solo da animi grandi, quella riacontrabile in virtù rare, nascoste da cruda indifferenza e cecità. Daniele nei primi giorni dichiara: "Perché nei miei occhi la vita che verrà è sempre la peggiore possibile."inizialmente é perso, si lascia divorare dai suoi mostri interiori, dalle ossessioni affamate di vita, dagli incubi lucidi nelle notti insonni, dagli scheletri oscuri che tormentano il suo spirito; Daniele ha bisogno di essere salvato, ha bisogno di amore, di una fuga dalla solitudine, ma si ritrova intrappolato nella sua stessa mente, nella sua follia che tanto disprezza. Il racconto di Daniele prosegue con il cambiamento della sua psiche: egli conoscerà gente sola come lui, e si sentirà capito, troverà umanità e bellezza nell'amicizia, scoprirà la parte luminosa della follia, imparerà ad affrontare la sua rabbia, a demolire i pregiudizi e scoprirà infine, di non esser un malato, di non essere un ingranaggio fallimentare all'interno di un complesso sistema perfetto; Daniele capirà che la sua vera condanna è l'essere fecondo di empatia, sensibilità, virtù dimenticate in un mondo disinteressato, e lentamente imparerà a perdonarsi. Daniele ci lancia un messaggio di pietà e bellezza: nell'illogicità del tutto, nel dolore, non resta solo che prenderci per mano.Storia:5 Copertina:4 Stile:3

novanoi

È l’estate del 1994, un giugno rovente sotto il cielo di Roma: Daniele ha 20 anni e una sensibilità smisurata, che gli esplode dentro e attorno e lo porta a subire un TSO lungo una settimana. Nel reparto di psichiatria dove viene ricoverato, messo in mezzo e di fronte alle vite martoriate degli altri degenti, alle esistenze indifferenti di medici e infermieri, Daniele può smettere di nascondersi e può scoprire qualcosa di più su sé stesso e sul dolore che gli tormenta l’anima, da sempre. Perché la vita, soprattutto per chi ha un cuore grande e uno sguardo attento, è una faccenda crudele per difendersi dalla quale Daniele non trova strumenti se non elevare un grido d’aiuto: “chiudetemi gli occhi, il cuore, perché non ce la faccio più a soffrire così per quello che vedo, sento”. In quel girone infernale, invece, tra mele cotte e un caldo che offusca i contorni, il protagonista entrerà in contatto con dei personaggi straordinari e comprenderà che, forse, è proprio attraverso gli occhi dei “matti” che è possibile riconoscere l’essenza delle cose, mentre sono gli altri i portatori della vera pazzia, quei “sani” che “non cedono mai, non si inginocchiano mai” a vivere un’esistenza fittizia. “Tutto chiede salvezza” è un racconto crudo e umanissimo, che riesce a comunicare il dolore straziante che nasce da un’empatia profonda verso la sofferenza altrui e che rivela la fragilità della condizione umana attraverso una prosa che scivola leggera in bilico tra poesia e dialetto; una storia che arriva comunque e sempre dritta al cuore e fa dono al lettore di una galleria di personaggi indimenticabili che arrivano a depositarsi dritti in fondo all’anima. Copertina: 5/5 Storia: 5/5 Stile: 5/5

Daniele si risveglia in un letto di ospedale, sperduto, naufrago di una vita che va in pezzi e di cui si sente il responsabile. Dopo aver quasi ammazzato il padre di botte, i medici lo mettono in trattamento sanitario obbligatorio (TSO).

Per una settimana si troverà a convivere con persone inaspettate, tra pazienti, medici e se stesso.
Tutto chiede salvezza ci fa tornare indietro nel tempo, nell’afoso giugno del 1994. Daniele Mencarelli, allora ventenne, scrive e scandisce il tempo di questo romanzo in modo molto puntuale: la divisione in capitoli corrisponde ai sette giorni di TSO. Un’attenzione al tempo, manifestata anche nell’iniziale voglia di fuggire e scappare, contare i giorni che mancano alla fine del trattamento. Daniele non è da solo. Attorno a sé si trova cinque uomini, in apparenza relitti. È mai possibile che, in sette giorni, rinchiuso in un ospedale psichiatrico, Daniele arrivi a provare felicità e dolore con un’intensità nuova? Questa domanda trova risposta in una parola: amicizia.
Quei cinque pazzi sono la cosa più simile all’amicizia che abbia mai incontrato, di più, sono fratelli offerti dalla vita, trovati sulla stessa barca, in mezzo alla medesima tempesta, tra pazzia e qualche altra cosa che un giorno saprò nominare.
Quei disperati sono per Daniele una scoperta, dei compagni che condividono con lui un cammino simile, oltre che un immenso desiderio di essere raccolti, ripresi o, come meglio viene detto, di essere salvati.

Recensione di Jacopo Senni

Si ringrazia il Master Professione Editoria dell'Università Cattolica di Milano

Un pugno nello stomaco, ben assestato, di quelli che ti lasciano un dolore sordo per giorni: questa è la prima cosa che mi viene da scrivere di getto su questo romanzo. Un racconto intenso, che coinvolge, arriva nel profondo di chi legge, così come dal profondo di chi racconta nascono le parole. “Semplicemente” il racconto della settimana che il protagonista trascorre in un reparto di psichiatria in regime di TSO. Ma di semplice nella sofferenza non c’è mai niente. Nulla di semplice nell’empatia esasperata che porta Daniele a soffrire visceralmente non solo per se stesso, ma anche e soprattutto per la sofferenza altrui; nulla di semplice negli interrogativi che un ragazzo di vent’anni si pone sulla caducità della vita, sull’amore, sulla felicità, sulla morte; nulla di semplice nel senso di colpa per il significato che il suo modo di essere ha per la sua famiglia; nulla di semplice nella parola a cui riesce con fatica a ridurre tutto il significato della sua estenuante e continua ricerca: salvezza.

L’aria estiva nel reparto in cui Daniele è rinchiuso è pesante tanto quanto i suoi pensieri, mentre ci apre il suo mondo interiore, ci regala i suoi versi, i suoi interrogativi e, attraverso i suoi occhi sempre attenti, ci mostra altra sofferenza, diversa ma, in fondo, così simile alla sua nel condannare chi la prova ad un’ eterna altalena tra benessere e malessere e alla solitudine che li accompagnerà per tutta la vita, incapaci di farsi comprendere dalle persone “normali”.

Conosciamo così Mario e la sua tristezza, profonda quanto la gentilezza che dispensa a chiunque gli si avvicini; Gianluca, intrappolato non solo in un corpo non suo, ma anche in una vita evidentemente talmente lontana dai suoi desideri che la settimana di TSO è per lui una vacanza che vorrebbe non finisse mai; Alessandro e il punto fisso da cui non distoglie, né di giorno né di notte, lo sguardo; Giorgio, grande e grosso, ma dentro ancora il bambino disperato lasciato solo davanti ad una porta chiusa; Madonnina, un uomo senza nome, senza passato, presente e futuro, chiuso nel nero della disperazione che straripa dai suoi occhi.

I compagni di “avventura” di Daniele sono concreti, reali, li percepiamo quasi fisicamente, come se fossero presenti in carne ed ossa vicino a chi legge. Accanto a loro si alternano una serie di altre figure non meno vivide, infermieri minacciosi, ma in realtà forse solo impauriti dalla vicinanza con la follia e medici apparentemente empatici, che in realtà chiudono il mondo di ognuno dei loro pazienti dentro una cartella, riducendoli ad una lista di farmaci e ricoveri. Ma talvolta l’apparenza è ingannevole e lascia aperto uno spiraglio di luce: anche dietro l’atteggiamento più cinico e distaccato può nascondersi la capacità di comprendere e accogliere.

Il dolore di ognuno arriva diretto al cuore, con un linguaggio asciutto, immediato, crudo nei contenuti, ma insolitamente delicato, pur nella sua schiettezza affidata spesso all’inflessione romanesca. Un racconto fluido, che mai indulge al vittimismo, che non si concede frasi fatte, come può essere solo la narrazione di chi davvero e ha sentito dentro il logorìo dei pensieri che esprime.

Commovente in molti passaggi, mi ha strappato sorrisi di tenerezza e qualche lacrima: per Daniele, per i suoi compagni, per le loro famiglie, per chi lavora con loro ma ha perso il senso della sua missione, per chi invece quella missione la porta avanti ogni giorno e da tanta disperazione non può uscire indenne.

 

  • Daniele Mencarelli Cover

    Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Le sue poesie sono apparse su numerose riviste letterarie e in diverse antologie tra cui L’opera comune (Atelier) e I cercatori d’oro (clanDestino). Le sue raccolte principali sono: I giorni condivisi, (clanDestino, 2001), Guardia alta (La Vita felice, 2005).Con nottetempo ha pubblicato Bambino Gesù (vincitore del premio Città di Atri, finalista ai premi Luzi, Brancati, Montano, Frascati, Ceppo) nel 2010 e Figlio nel 2013. Sempre nel 2013 è uscito La Croce è una via, Edizioni della Meridiana, poesie sulla passione di Cristo. Il testo è stato rappresentato da Radio Vaticana per il Venerdì Santo del 2013. Nel 2015, per il festival PordenoneLegge con Lietocolle, è uscita Storia d'amore. Del... Approfondisci
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