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Wilbur Smith

Traduttore: L. Perria
Editore: TEA
Collana: Best TEA Big
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
Pagine: 674 p. , Brossura
  • EAN: 9788850241668


Un'avventura travolgente giocata su mari turbolenti e su terre inquiete, tra corsari, navigatori e personaggi carismatici.

La storia nasce
, come Wilbur Smith stesso afferma, dal desiderio di definire le origini della famiglia Courteney, già presente in tanti suoi romanzi.

L'eroe del libro si chiama Hal e lo troviamo subito alle prese con Oceano e battaglie. Il padre, infatti, un templare, è capitano di navi che pratica la guerra "di corsa", ossia un corsaro (non un pirata), comandante con licenza di attaccare i nemici dell'Inghilterra sul mare. Il ragazzo cresce all'ombra del padre, che nel corso della storia, in vicende avventurosissime, muore. Tocca così ad Hal comandare la ciurma del padre e affrontare ogni sorta di difficoltà e di avvenimenti, tra cui, non ultime, le donne, nemici terribili di questi eroi senza macchia e senza paura, davanti alle quali tremano e dalle quali spesso vengono trattati malissimo: l'olandese Katinka, esperta in educazione sentimentale, la schiava mezzosangue Sukeena e Judith Nazaret, una sorta di Giovanna d'Arco africana.

Hal deve incontrare tutte le difficoltà caratteristiche del territorio e dell'epoca (siamo alla metà del Seicento, quando olandesi e inglesi si scontrano a terra e sull'acqua in lotte all'ultimo sangue per il predominio dell'Oceano) arrivando addirittura a partecipare a una guerra di religione contro i musulmani che hanno rubato il Sacro Graal: sarà destino di Hal, sta scritto sin dall'inizio, che sia lui a riportarlo ai cristiani. E dopo averlo fatto partirà con la sua nave per andare nei territori africani, in particolare del Sudafrica, dove capiamo perfettamente che, di discendente in discendente, la sua storia arriverà fino a Sean Courteney e poi a tutta la sfilza di "pronipoti" Courteney che hanno animato molti precedenti romanzi di Smith.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

La brusca inclinazione dell'albero costrinse il ragazzo ad aggrapparsi al bordo della coffa dov'era accovacciato, sessanta piedi sopra il ponte, mentre la nave virava di bordo e prendeva l'abbrivio col vento in poppa. Era una caravella e si chiamava Lady Edwina, dal nome della madre del ragazzo: una donna che lui ricordava a stento.
Nell'oscurità che precedeva l'alba, sentiva le grandi colubrine di bronzo sbatacchiare e sollevarsi con un tonfo, tendendo i cavi che le collegavano all'affusto. Lo scafo vibrava in risposta al nuovo impulso che gli era stato impresso, virando per puntare a occidente. Con il vento di sud-est a favore, sembrava trasformato, leggero e più agile, nonostante le vele, ridotte o terzarolate, e le sentine allagate da tre piedi d'acqua.
Tutto questo appariva ormai familiare a Hal Courteney: erano già sessantacinque le albe che salutava così, dalla cima dell'albero. Era stato messo di vedetta lassù proprio perché i suoi giovani occhi, i più acuti che vi fossero a bordo, avvistassero anche il minimo lembo di vela che poteva apparire in lontananza, nel roseo chiarore del nuovo giorno.
Gli era familiare anche il freddo, che lo indusse a calcarsi bene sulle orecchie il pesante berretto in lana di Monmouth. Il vento penetrava attraverso il farsetto di cuoio, ma Hal era abituato a quel lieve disagio. Non ci badava neppure, mentre aguzzava gli occhi nell'oscurità. "Oggi arriveranno gli olandesi", esclamò a voce alta, avvertendo nel petto il pulsare dell'eccitazione e della paura.
In alto, lo sfavillio delle stelle cominciò a impallidire, appannandosi, e nel firmamento dilagò la promessa perlacea del nuovo giorno. Ora riusciva a scorgere le figure umane sul ponte. Riconobbe Ned Tyler, il timoniere, chino sulla barra del timone, tutto assorto nel compito di governare la nave; e suo padre, curvo sulla chiesuola della bussola per il rilevamento della nuova rotta, con il volto bruno e scavato illuminato dalla lanterna e le lunghe ciocche di capelli aggrovigliate dal vento.
Con un sussulto colpevole, Hal tornò a puntare lo sguardo verso l'oscurità che lo circondava; non doveva perdersi nella contemplazione trasognata del ponte ai suoi piedi proprio nei minuti cruciali in cui, da un momento all'altro, il nemico poteva sbucare dal buio lì, alla loro portata.
Ormai la luce era sufficiente a distinguere la superficie del mare che correva lungo la chiglia, una superficie che pareva avere la dura lucentezza iridescente del carbone appena estratto. Ormai conosceva così bene quel mare dell'emisfero meridionale, quella vasta arteria oceanica che scorreva perennemente lungo la costa orientale dell'Africa, azzurra, calda e brulicante di vita. Sotto la guida del padre, l'aveva studiata al punto di conoscerne il colore, il sapore e la direzione, tutto, insomma, fino all'ultimo gorgo e maroso.
Un giorno si sarebbe fregiato anche lui del titolo di cavaliere Nautonnier dell'ordine del Tempio di San Giorgio e del Santo Graal. Suo padre era deciso quanto lui a far sì che questo si avverasse, e ora che Hal aveva diciassette anni la sua meta non era più soltanto un sogno.
Quella corrente era l'arteria che gli olandesi dovevano seguire per puntare a occidente e approdare su quella costa misteriosa ancora avvolta nell'oscurità. Era la porta attraverso la quale dovevano passare tutti coloro che cercavano di doppiare il promontorio tempestoso che divideva l'oceano Indiano dall'Atlantico meridionale.
Per questo Sir Francis Courteney, il padre di Hal, il Navigatore, aveva scelto per aspettarli proprio quella posizione, a 34 gradi e 25 primi di latitudine sud. E li aspettavano ormai da sessantacinque tediosi giorni, impegnati in un monotono andirivieni; ma forse, quel giorno, gli olandesi sarebbero venuti. Con le labbra aperte e gli occhi verdi socchiusi, Hal scrutò il chiarore del giorno che si andava addensando.
A dritta, distanti un centinaio di braccia, vide balenare alcune ali, tanto alte in cielo da catturare i primi raggi del sole: un lungo stormo di sule partite da terra, con il petto candido come la neve e la testa gialla e nera. Osservò il capo della formazione tuffarsi in basso e virare, rompendo lo schema, poi torcere il capo per sbirciare in fondo ai flutti scuri. Allora Hal scorse il fremito sotto il pelo dell'acqua, lo scintillio delle squame e il ribollire della superficie, mentre un banco di pesci saliva verso la luce. Osservò la sula stringere le ali per lanciarsi in picchiata, e tutte quelle che la seguivano ripetere la manovra nello stesso punto del cielo, piombando nell'acqua cupa con un ribollire di schiuma leggera come trina candida.
Ben presto la superficie si ricoprì di spuma bianca, agitata dai tuffi degli uccelli e dal guizzare delle acciughe argentee che venivano divorate. Hal distolse lo sguardo, per farlo scorrere sull'orizzonte che si stava schiudendo.
Il suo cuore mancò un battito quando scorse la luminosità di una vela, una nave alta con le vele quadre, distante appena due leghe a est, e si era già riempito i polmoni d'aria, aprendo la bocca per lanciare l'allarme al cassero, quando la riconobbe. Era la Gull of Moray, una fregata, e non uno degli Indiamen, i grossi galeoni usati dagli olandesi per la navigazione nelle Indie Orientali; a ingannarlo, per un attimo, era stata la sua lontananza dalla posizione che avrebbe dovuto occupare.
La Gull of Moray era infatti l'altro dei due velieri al comando della squadra che operava il blocco navale. Il suo comandante, soprannominato l'Avvoltoio, avrebbe dovuto trovarsi ben più lontano, a est, oltre l'orizzonte. Hal si sporse dalla coffa per guardare in giù verso il ponte, mentre il padre lo fissava dal basso, con i pugni piantati sui fianchi.
Hal segnalò al cassero l'avvistamento. "La Gull in avvicinamento sopravvento!" gridò, e subito suo padre si girò di scatto per guardare a est. Scorgendo la sagoma della nave dell'Avvoltoio, nera contro il cielo ancora semibuio, Sir Francis accostò all'occhio il sottile tubo di ottone del cannocchiale. Hal intuì la collera nella linea tesa delle spalle e nel modo in cui richiudeva di scatto lo strumento, respingendo all'indietro la folta capigliatura nera; prima di giorno fra i due comandanti sarebbero volate parole dure. Hal sogghignò fra sé. Dotato di una volontà ferrea e di una lingua sferzante, Sir Francis incuteva terrore a tutti coloro sui quali riversava la sua collera: persino i confratelli dell'ordine avevano soggezione di lui. Hal era ben contento che quel giorno la sua ira fosse rivolta altrove, anziché contro il figlio.
Guardò oltre la Gull of Moray, perlustrando l'orizzonte che si allargava in fretta, man mano che albeggiava. La vista acuta del giovane Hal non aveva bisogno dell'aiuto del cannocchiale; inoltre a bordo c'era uno solo di quei preziosi strumenti. Scorse le altre vele, esattamente nel punto in cui dovevano trovarsi, infinitesimali pagliuzze bianche sul mare buio. Le due pinacce, piccole imbarcazioni che completavano la formazione, simili a perle di una collana, navigavano ai lati della Lady Ewdina, a quindici leghe di distanza, altrettante maglie della rete che suo padre aveva teso per intrappolare gli olandesi.