Uccidi gli italiani. Gela 1943. La battaglia dimenticata - Andrea Augello - copertina

Uccidi gli italiani. Gela 1943. La battaglia dimenticata

Andrea Augello

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Anno edizione: 2012
In commercio dal: 27 aprile 2012
Pagine: 256 p.
  • EAN: 9788842549970
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Il 14 luglio 1943 a Biscari, oggi Acate, soldati italiani e tedeschi presi prigionieri dopo la battaglia per il controllo dell'aeroporto di Santo Pietro vennero fucilati dai militari della 45ª Divisione di Fanteria dell'esercito americano. Le vittime di questi crimini di guerra sono state per decenni dei fantasmi: ignoti i loro nomi, sconosciuto il luogo della sepoltura. Ora per la prima volta, grazie a un lungo e minuzioso lavoro di ricerca, i nomi di quei soldati, 70 italiani e 4 tedeschi, vengono riconsegnati alla memoria collettiva. I più giovani avevano poco più di vent'anni, il più anziano quarantotto; non c'erano tra loro ufficiali, erano quasi tutti soldati di truppa. L'elenco delle vittime degli eccidi di Biscari è la fase finale del lavoro che Andrea Augello ha condotto per sollevare il velo di omissioni e falsità sullo sbarco americano in Sicilia. Nel dopoguerra fu accreditata l'immagine di un'occupazione quasi pacifica della Sicilia, una marcia trionfale dei liberatori acclamati dalla popolazione. Le cose andarono diversamente, e queste pagine raccontano, ora per ora, la battaglia di Gela: l'accanita e determinate resistenza dei reparti italiani impegnati contro le forze da sbarco statunitensi, le incertezze e gli errori dei tedeschi, la violenza, spesso cieca e brutale, delle truppe del generale Patton. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 i paracadutisti britannici, durante l'operazione Husky, diedero inizio all'assalto della Fortezza Europa.
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    antonello serani

    23/02/2011 14:00:42

    Libro interessante sotto il profilo divulgativo per la descrizione (di parte) degli eventi che permisero alla guerra "guerreggiata" di arrivare sul suolo italiano. Non per storici puristi. Lettura gradevole suggerita come avvicinamento al tema. Nota negativa, per un libro che affronta un tema militare, nell'Italia del pre-armistizio, la mancanza di un punto di vista politico (interno ed estero)sulla vicenda.

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    Marco

    30/07/2009 18:00:20

    Il libro costituisce una efficace rievocazione della misconosciuta lotta degli italiani in Sicilia contro gli anglo-americani, in una fase storica dove ancora ufficialmente risultava che il nemico fosse invasore e non “liberatore”. A causa di questa metamorfosi propagandistica orchestrata abilmente prima dagli anglosassoni e poi fatta propria acriticamente dalla repubblica italiana, i tanti episodi di caparbio valore e sacrificio degli italiani in quella campagna furono accantonati nel dopoguerra in favore di quelli numericamente inferiori di diserzione di fronte al nemico, per legittimare la falsa immagine di un paese che non avrebbe visto l’ora di buttarsi fra le braccia dei propri avversari. La carneficina che nell’estate del 43 insanguinò la Sicilia dimostra esattamente il contrario e svela l’immagine inedita di un paese che sebbene prostrato da privazioni di ogni genere e martoriato da una serie infinita di bombardamenti ancora sapeva e voleva reagire, benché la sproporzione di mezzi e forze in campo gli fosse nettamente sfavorevole. E’ significativo che i pochi e gravi episodi di diserzione e sabotaggio vedessero come protagonisti più che altro le alte gerarchie in comando delle forze armate piuttosto che gli ufficiali di rango inferiore o la stessa truppa. Ed è altresì indicativo il ruolo fondamentale giocato nell’abbassamento dello spirito combattivo degli italiani proprio di quella destituzione di Mussolini che da decenni ci sentiamo raccontare sarebbe invece stata accolta da tutti con grande sollievo. Commuove lo spirito combattivo di tutti quei semplici cittadini in divisa, non già militari di carriera, che non esitarono un istante ad imbracciare un fucile od una mitragliatrice per opporsi agli enormi carri armati statunitensi ed alla marea di truppe messe in campo dall’avversario, che contro ogni previsione più di una volta dovette cedere all’impeto degli “italiani straccioni”. Fa rabbia constatare che di tutto ciò la massa non abbia alcuna conoscenza, dando per buona una versione bugiarda dei fatti.

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