Editore: De Agostini
Collana: Le gemme
Anno edizione: 2017
Pagine: 363 p., Rilegato
  • EAN: 9788851147907

Età di lettura: Young Adult

20° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Young Adult

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    Dal mio BLOG erigibbi.it

    07/08/2017 07:09:07

    L’ambientazione di questo libro è per me un luogo meraviglioso. Da lettrice accanita spesso mi è capitato di fantasticare su luoghi appartati come una baita in montagna o un faro dove poter passare la mia esistenza lontana da tutto. Mi vedo con maglioni di lana larghissimi, comodissimi e caldissimi, una tazza di cioccolata calda al mio fianco e un libro davanti agli occhi, il crepitio del fuoco acceso e il mare in tempesta. Ne L’ultimo faro la stagione non coincide alle mie fantasie visto che siamo in piena estate ma non disdegnerei l’essere sdraiata su un asciugamano a leggere quindi va benissimo anche questa atmosfera! Il libro è composto da capitoli che si alternano così come la narrazione: in prima persona quando il capitolo è dedicato ad un ragazzo presente alla vacanza, in terza persona quando si parla del faro, della sua storia o di quello che stanno facendo i ragazzi in gruppo. Ognuno di loro ha una storia particolare alle spalle: chi soffre di anoressia, chi è scappato dalla guerra, chi ha perso un fratello, chi è già un drogato (ma veramente drogato) di videogiochi e così via. Le personalità di ognuno sono piuttosto chiare, tutti hanno delle peculiarità. Molti di loro hanno dei problemi psicologici e mi sarebbe piaciuto se si fossero spese delle parole in più su queste problematiche. Il linguaggio è molto semplice, a mio avviso fin troppo. Cicca è l’esempio più plateale di questa semplicità di linguaggio. Certo, è la ragazzina più piccola del gruppo, ha solo 11 anni e non deve nemmeno avere un QI troppo alto però gli altri ragazzi, nonostante abbiano un lessico più ampio e una capacità di esprimersi di gran lunga superiore a Cicca, comunque si esprimono con troppa facilità. Io alle elementari (quindi ero più una bambina che una ragazza) leggevo Harry Potter che è un libro per ragazzi ma il linguaggio non è minimamente paragonabile a quello usato in questo libro. Questo è stato l’aspetto principale che mi ha fatto storcere il naso. [rec. completa sul blog]

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Si respira aria di mare leggendo questo libro. L'odore di salsedine, lo scroscio delle onde, i riflessi del sole sull'acqua. La nostra mente corre subito alle vacanze, all'estate, a quella spensieratezza che si vive quando finisce la scuola e ci si sente più leggeri.

A una prima occhiata sembra il classico racconto di un gruppo di amici in vacanza, condito magari con qualche storia d’amore nata all’ombra di un faro. Ma poi apri il libro, sfogli le prime pagine, inizi a leggere e scopri con grande piacere che non è per niente così. Che quel faro abbandonato accoglie quattordici adolescenti che non si sono mai incontrati prima, ragazzi soli e incompresi, spaventati dal futuro, costretti a partecipare a un campo estivo come fosse una sorta di punizione. Nei loro zaini, i sogni e i rancori, i dubbi e le paure. Nelle loro mani, il desiderio di costruire qualcosa di importante, di sentire la vita scorrere irrefrenabile.

C'è Walter, che insegue le stelle. C'è Sergio, che cerca rifugio in mondi immaginari. Malika, che non si è mai sentita parte di una comunità, e Deindre, che non accetta il suo corpo. E poi Ahmed, in fuga dalla guerra, e Lin, in fuga dal passato. Ma ci sono anche i coach, ragazzi più grandi e così folli da dedicare il loro tempo a quegli adolescenti scapestrati che li vorrebbero soltanto fuori dai piedi. E Lucio, affascinante e misterioso, il vecchio guardiano di quel faro ormai in disuso.

Tra le corse sulla spiaggia e le gite in barca, i ragazzi si troveranno tra le mani anche un mistero. Ha la forma di due iniziali incise sulla parete di una grotta e un retrogusto malinconico, quasi doloroso. Li trasporterà nel passato di Lucio e di sua figlia, una ragazza che si sentiva prigioniera in quell'angolo di mondo e che sognava di volare lontano.

Paola Zannoner costruisce un romanzo corale, un alternarsi continuo tra la voce del narratore e quella dei ragazzi. Il linguaggio è colloquiale e diretto, anche se a volte pecca forse di poca naturalezza, ricorrendo a termini che possono apparire giovanili alle orecchie degli adulti, ma che per un ragazzo rischiano di sembrare poco autentici. Ma questo non sminuisce la potenza del libro, quell'intrecciarsi di vite che si incontrano e si completano. Superati i litigi, le diffidenze, gli egoismi, i ragazzi scopriranno di essere una grande tribù. E il faro si trasformerà nel custode delle loro storie. La loro roccaforte. La loro luce nelle notti di tempesta.

Recensione di Mauro Ciusani