Umberto Giordano. Andrea Chenier

Paese: Italia
Anno: 1985
Supporto: DVD

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    mari

    25/07/2008 20:54:22

    Sforzo più o meno evidente a parte, da un punto di vista interpretativo Carreras È Andrea Chenier!

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    Alberto Zini

    14/12/2007 01:00:35

    Sebbene la mia giovane età mi abbia impedito di assistere dal vivo ai passati grandi appuntamenti dell'opera mi permetto tuttavia di esprimere alcune considerazioni nate da una consuetudine discografiaca viceversa piuttosto lunga e ricca.Oggetto del contendere Eva Marton che nella mia prima recensione ho definito iattura,definizione che trovo ancora calzante.Mi sorprende il fatto che una voce di tal fatta possa suscitare così ampi consensi nelle recensioni presenti nel sito anche a proposito di altre opere;mi sorprende dal momento che oggettivamente non ravviso nulla che possa giustificare gli allori che gli vengono tributati:voce estesa,sì,ma disomogenea,dal timbro banale,ampia ma spesso percussiva,in modo prticolare nel registro acuto assai povero di squillo,gutturale e pompata in basso.Questo mi pare sia piuttosto evidente a meno che non si voglia intendere ancora per grande voce e quindi grande cantante solamente una voce grossa.Negli anni è diventato talmente raro trovare cantanti provviste delle note richieste che si sono automaticamente incoronate regine di qualunque repertorio persone che erano del tutto aliene dallo stile e dal canto italiani;che le note fossero emesse in modo otodosso,che il legato fosse corretto,che la linea fosse controllata e fluida,che l'articolazione della frase ed il suo accento fossero appropriati erano questioni,evidentemente di minor conto.Peragonare la Marton alla Callas mi sembra una vera e propria eresia,come mi sembra un'eresia puntare l'attenzione sui suoi difetti vocali che erano a volte vistosi ma che erano vivificati da una personalità teatrale tra le maggiori mai udite nella storia del melodramma. Ma è anche un'eresia per quanto mi riguarda citare a paragone cantanti eccelse quali la Nilsson,la Sutherland,la Caballè, nella cui schiera mi sento di aggiungere la Tebaldi,la Freni,la Scotto,la Verrett,la Price(che pure non amo),la Norman e molte altre;ma fra queste,mi spiace,non vedo alcuna ragione per inserire Eva Marton,lontana dalla loro perfezione tecnica e artistica.

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    Nedo Marco

    11/06/2007 00:44:18

    Sig. De Ferrari, io continuerò a "gracchiare" e Lei faccia altrettanto dall'alto del suo pulpito dipensando onori e glorie alla "divina" Marton. Cattiverie?,mancanza di rispetto nei confronti di una artista che non amo per cui come può il sottoscritto pretenderlo (mi riferisco al rispetto se non lo si era capito)?. Scontato:leggendo le sue "Expertise" da saccente grillo parlante. Dimenticavo: non sono appassionato di calcio e penso lo si denoti. per anni ed anni ho fatto salti mortali per racimolare, a prezzo di sacrifici, tempo e denaro per assistere alle repliche (sottolineo repliche) d'opera interpretate dai Grandi e non, partendo dai teatri di provincia e via via sino alla Scala, al Regio di Parma, al Liceu, Met, Colon , ecc. Evidentemente non c'ho azzeccato un bel niente per dirla alla Di Pietro. Lo chiederò alla "Divina" dal momento che dalle risposte dai vari templi della medicina emato-oncologica mi resta ancor poco da soggiornare quaggiù. Buon proseguimento Sig.De Ferrari e non faccia finta che Maria non abbia portato una ventata di sdoganamento anche alla "sua" Marton.

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    davide de ferrari

    01/06/2007 23:43:57

    Come già scritto nel primo intervento gli appassionati d'opera si comportano nè più nè meno come tifosi da bar dello sport. Ognuno con le sue "verità", con le sue onorificenze "metafisiche" così simili alle mitiche "vittorie morali" delle squadre amate dopo una sconfitta ai calci di rigore. La scomposta polemica innescata di sotto è perciò irrilevante. Se uno ha una cantante favorita liberissimo di ascoltarsela e dirsi che il mondo (operistico) è finito cinquant'anni fa. Molto meno libero però di venire qua a gracchiare cattiverie su una grandissima artista, la divina Eva Marton, che dopo più di 30 anni di carriera, 30 anni hai capito, è ancora lì nei maggiori teatri a cantare e ricevere ovazioni (Liceu di Barcellona, Opera di Stato di Amburgo tanto per citarne un paio). Per i lettori di questo sito: la divina Marton E' stata l'etoile del Met negli anni '80, dove tra premi ufficiali come miglior artista dell'anno e botteghini perennemente esauriti, si è esibita in memorabili Die Frau Ohne Schotten, Tannhauser, Lohengrin, Tosca, Turandot, Salomè... questi sono fatti e come scriveva Wittgenstein, si dovrebbe tacere ciò che si sa (o si palesa)di non conoscere.Tanto Eva era amata che Joseph Volpe, massima autorità del Met, rivela che dovette lottare per dieci anni per riaverla al Met in Turandot (1997).La Tosca menzionata all'Arena fu uno strabiliante successo e le ovazioni sono lì, davvero è imperdonabile scrivere falsità solo perchè non ci piace qualcosa. Quest'Andrea Chenier andò benissimo alla Scala e di nuovo se si guarda il dvd si sentiranno le ovazioni e una finissima interpretazione della divina Marton. Quanto al citato Trovatore al Met nel 1988: opera "minore" nel repertorio della divina Marton, il cui contratto prevedeva 5 performances su 17, Eva si prestò solo per dare una mano alla dirigenza del Met! Ciò detto, personalmente trovo quel Trovatore oscenamente sottovalutato ma questo appartiene alla sensibilità di ciascuno...come appartiene alla sensibilità di ciascuno il portare rispetto per chi non si ama.

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    Nedo Marco

    26/05/2007 00:44:29

    Sig. De Ferrari: In Traviata, Sonnambula, Anna Bolena - per citarne alcune - pre e dopo Callas non ha notato, percepito all'ascolto anche su vecchi vinile alcunchè di magico, di ventata d'aria purificatrice nel far rivivere tali sfortunate figure configurandole in nuove e più veritiere "identità?" Il termine "Divina" per il sottoscritto è soprattutto questo. Forse mi vede come un vecchio polemico ancorato ai ricordi del mito Callas. No, non è affatto così. Mi cita la Caballè: Io le potrei suggerire la Sutherland e via di questo passo. In quanto alla Marton in Tosca all'Arena, evidentemente pensavo e rivedevo calata in questo personaggio alla Kabaivanska e non ho fatto caso al diluvio di applausi che lei menziona. Stella del Met per tutti gli anni 80? A parte la Turandot nell'allestimento di Zeffirelli, risenta la registrazione o rilegga le recensioni del Trovatore con Pavarotti. Cita a paragone la indimenticabile Nilsson. Già che c'era, aggiunga la Flagstad.Chiudo. Ho una Ciofi in Traviata nell'allestimento di Carsen da rivedere, seppur non "Divina"....

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    davide de ferrari

    12/05/2007 19:51:01

    Quest'edizione dell'Andrea Chenier mi è proprio piaciuta. Tutti i protagonisti sembrano in stato di grazia, in particolar modo la coppia principale Carreras/Marton, che non solo dimostrano un efficace affiatamento tra di loro, ma sono anche capaci di offrire a noi fruitori una interpretazione di tutto il testo musicale che arde di passione e sentimento come di rado accade. Carreras ha il piglio giusto richiesto dal suo carattere, mentre Marton è splendidamente convincente nel suo ruolo di eroina fragile ed insieme coraggiosa. E' davvero sorprendente leggere in questa sede commenti così sprezzanti nei suoi confronti ed anche un po' imbarazzante. Abile e sicura sia nel repertorio italiano che tedesco, Eva Marton è stata la principale "etoile" del Metropolitan per tutti gli anni '80, nonchè la più gloriosa wagneriana degli ultimi vent'anni, sulla scia delll'altrettanto indimenticabile Birgit Nilsson. La sua è una voce molto bassa, "gutturale" se si vuole, e proprio in questa sua profonda tonalità sta il suo fascino. Si abbia occasione di vedere la sua meravigliosa "Tosca" all'Arena di Verona: altro che fredda e scostante, o dei della musica!, mi ricordo che l'Arena venne giù degli applausi, come peraltro succede con la Scala in quest'edizione. E già che ci siamo: di "divine" è pieno il mondo e ognuno è libero di scegliersi la sua. Che poi qualcuno sembri ostinarsi a considerare divina solo la Callas che è tutt'altro che esente da pecche e critiche, è un po' sconsolante! Personalmente, mi è molto più divina la Caballè della Callas e non mi offende per niente che la Marton o la Nilsson possono esserlo per altri. Ma si sa che il mondo della lirica è come quello del pallone, pieno di tifosi e onorificenze "metafisiche" che guai a toccare! Per quanto mi riguarda mi sento di consigliare caldamente la visione di quest'Andrea Chenier, dove il Belcanto, qualsiasi cosa questo concetto voglia dire, è perfettamente rappresentato.

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    Nedo Marco

    30/03/2007 23:02:36

    Le motivazioni che mi hanno spinto all'acquisto di questo ANDREA CHENIER in dvd sono essenzialmente: la presenza di un Cappuccilli nel pieno fulgore della sua voce, un misurato Chailly e l'originale allestimento di Puggelli. In quanto a Carreras, visto dal sottoscritto in varie occasioni in scena sia in Italia che all'estero, concordo in pieno con quanto espresso nella prima recensione comparsa in merito a questa registrazione; vale a dire lo sforzo evidente nel registro acuto e non solo. Pur conservando - siamo nel 1985 - la "bellezza" del timbro. L'amalgama con la Marton nel duetto finale, manca completamente di phatos, mi arriva un avviarsi alla ghigliottina come se andassero alle esequie di qualche lontano congiunto e/o peggio ancora di nemici comuni. Sento ancora oggi i dissapori del Met sulla Marton in un Trovatore di anni fa in coppia con Pavarotti ed un una Tosca fredda e scostante all'Arena di Verona. Anche in questo ANDREA CHENIER: legato inesistente, fissa sulle note alte e in quanto alla "Recitazione", come espresso nella seconda recensione, suggerisco al relatore di ascoltare le tre grandi interpreti della scuola di canto italiana che si sono cimentente nella "interpretazione" di Maddalena: Tebaldi, Stella, Scotto. Un ultimo invito è quello di non esagerare nell' incensare o abusare dell'appellativo di DIVINA. Tale appellativo, unico ed inalienabile, è riservato e dovuto a chi, nel secolo scorso, ha segnato l'inizio di un nuovo corso nella storia del Belcanto. Superfluo aggiungere a chi mi riferisco. Lei,la DIVINA, si arrabbierebbe....

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    daniele dessi

    26/01/2007 20:01:43

    Ah no, non potevo lasciare che a recensire questa stupenda edizione dell'Andrea Chenier fosse solo questo signore che definisce Eva Marton una iattura. Ma come si permette questo sciagurato signore?! Iattura sarà la sua recensione. Eva è splendida, DIVINA in quest'opera come in tutte le altre da lei recitate e cantate. E si noti sul recitate: quante sono le soprano che si degnano di recitare per davvero e non solo far finta? Diciamocelo, poche. Eva è una rarità. Non amo Carreras, ma quest'Andrea è da non perdere.

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    Alberto Zini

    20/09/2006 15:56:18

    Andrea Chénier è opera difficile.In modo particolare per quanto concerne tenore e baritono,chiamati a reggere tessiture complesse,tutta in zona di passaggio e con bruschi scatti all'acuto la prima,colma di declamati in zona centrale ed acuta alla lunga sfiancanti la seconda.Un'opera,quindi,che richiede per prima cosa voce:una vocalità piena e robusta,di puro stile italiano,un fraseggio scolpito ma anche vario che riesca a rendere vivi personaggi che non offrono spunti così debordanti quanto a evoluzione psicologica e teatrale.Mancando questo,addio.Cappuccilli risponde in pieno a tale richiesta,sfoderando una voce stupenda,di bellissimo colore e di solidissima estensione,ed un fraseggio che,se non accuratissimo,è sempre vivo e partecipe.Partecipe sarebbe anche Carreras che però è davvero molto a disagio nei punti più complessi(come tutto il secondo atto),sforzto in ogni nota anche solo moderatamente acuta(dal vivo lo sforzo è ben più percepibile che in studio)e nell'ultimo non riersce a far valere il proprio accento non solo per limitazioni vocali ma anche per la presenza ,nel finale, di una torniturante Marton.Rimane sempre uno splendido timbro ed un bel canto in zona centrale,ma il resto fa soffrire parecchio.La Marton.Che ha tutte le note della parte ma che nondimeno risulta gutturale in basso, fissa ed altisonante in alto,completamente aliena dallo stile di canto italiano:una iattura,insomma.Buona la direzione di Chailly e fantasioso lo spettacolo di Puggelli.

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  • Produzione: Warner Music Vision, 2006
  • Distribuzione: Warner Music Italy
  • Durata: 110 min
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