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Anno edizione: 2014
Anno edizione: 2008
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Collana "Storia e Società" - Brossura editoriale con sovraccoperta, vi-240 pagine. Opera in condizioni di nuovo - brand new. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE. - "Il 28 dicembre 1908, un terremoto di immani proporzioni colpisce Reggio Calabria, Messina e i paesi del circondario. È la più grave catastrofe che il neonato Stato italiano si trovi ad affrontare e il suo impatto sulla pubblica opinione è straordinario quanto inatteso. "Non furono soltanto le brutali dimensioni della calamità a colpire gli italiani, ma anche il fatto che essa portò alla luce alcune delle inquietudini più profonde della società. Il luogo del disastro subì un sovraccarico semiotico: sotto lo sguardo inorridito di un pubblico nazionale ogni scena diventò un simbolo, ogni aneddoto l'involucro di una verità più ampia. Si innescò un movimento di compassione e solidarietà patriottiche di proporzioni mai viste in un paese dove la debolezza del sentimento di identità nazionale è un luogo comune. Gli italiani, come si diceva e si dice ancora spesso, non si sentivano molto italiani: la loro identità era basata sulla località geografica di appartenenza, sulla famiglia, sulla politica o sulla religione, più che sulla nazione. Eppure volontari da tutto il paese si misero in viaggio per dare una mano. Quotidiani e riviste parlarono del disastro fino alla saturazione. Comitati civici spuntarono come funghi per raccogliere fondi. A Roma si tennero i 'plebisciti del dolore': i cittadini deponevano le donazioni in 'urne elettorali' avvolte nel tricolore, che rievocavano i plebisciti che avevano ratificato l'unità.".
Già autore di una Storia degli italiani a tavola e di una Storia della mafia, John Dickie affronta qui quella che definisce, con audace sintagma, "una catastrofe patriottica". Ponendo in relazione i devastanti effetti del terremoto con le sue ricadute, temporaneamente assai virtuose, sul sentimento nazionale degli italiani, Dickie individua nella tragica fine del 1908, quando a Messina e Reggio Calabria morirono forse duecentomila persone, uno dei pochi momenti in cui gli italiani riuscirono a sviluppare un "movimento di solidarietà patriottica". L'autore giudica di nessuna utilità, per comprendere le "emozioni patriottiche", tutte le teorie che non considerino "anche la più prosaica delle tematiche pubbliche" (vengono subito in mente le per la verità ipocrite esplosioni di "italianità" durante i periodici campionati mondiali di calcio). Ventimila soldati, la regina Elena in incognito, navi inglesi e russe, volontari da ogni regione si affrettarono a soccorrere i superstiti ed eliminare gli sciacalli (anche con la fucilazione, soprattutto su istanza dell'"Avanti!"), sebbene il tutto si risolvesse in una breve vampata, more italico, così come presto si annacquò un nascente dibattito intorno all'identità nazionale, ben illustrato da Dickie. Maturò anche uno scontro fra le parti politiche intorno alle ricette per la ricostruzione; l'Unione popolare dei cattolici, in particolare, accusava i laici di approfittare della mobilitazione generale per "una caccia alle anime dei fanciulli", evidentemente considerata, ieri come oggi, appannaggio ecclesiastico.
Daniele Rocca
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