Traduttore: G. Girimonti Greco
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2018
Pagine: 144 p., Brossura
  • EAN: 9788845932977
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Descrizione
Un quadro che non esiste, come non è mai esistito François-Élie Corentin, il suo autore, ma che mancava, e a cui solo Michon, con la fastosa potenza della sua parola, poteva dar vita.

«E fra questi colpi bassi (idea di Collot, a quanto si dice, dell'enigmatico Collot) c'era il seguente: far dipingere in segreto un quadro che ritraesse il Comitato, nel quale Robespierre e i suoi fossero raffigurati in gloria, un quadro che conferisse un'esistenza ufficiale a quel Comitato che teoricamente non esisteva, ma che per il semplice fatto di apparire in un dipinto sarebbe stato considerato per quel che in effetti era: un esecutivo insediatosi nella sede aborrita del tiranno, un tiranno a undici teste, esistente e regnante a pieno titolo, e che sfoggiava addirittura, alla maniera dei tiranni, la raffigurazione della propria sovranità – o forse, se le cose si fossero messe altrimenti, se Robespierre fosse riuscito a consolidare il suo potere senza alternative possibili, l'intento era quello di far apparire, mediante il dipinto, il Comitato come un esecutivo perfettamente consacrato dalla legge, la crème dei Rappresentanti, fraterni, paterni e legittimi come un'assemblea di sindaci o un conclave».

In una gelida notte del mese di nevoso dell'anno II, ossia intorno al 5 gennaio del 1794, un drappello di sanculotti preleva François-Élie Corentin per condurlo alla chiesa di Saint-Nicolas-des-Champs. Già allievo di Tiepolo e ora impegnato nell'atelier di David, Corentin è un vecchio maestro la cui notorietà non si è mai trasformata in gloria. Il compito che nell'atmosfera sordida e caravaggesca della sacrestia gli viene assegnato da eminenti capi della rivoluzione parigina è non meno arduo che stupefacente: in cambio di un compenso regale ma nella più assoluta segretezza e in tempi strettissimi, dovrà ritrarre i membri del Comitato di salute pubblica, gli Undici. Detentori di un potere assoluto e fantasma, i tirannicidi incarnano ormai il più plumbeo ritorno del tiranno globale che si spaccia per popolo e sono lacerati da feroci rivalità. Corentin dovrà dare a Robespierre e ai suoi il massimo rilievo: sarà una mendace assemblea di eroi-fratelli, un'ultima cena truccata. La carneficina del Grande Terrore è alle porte. Corentin non arretra: e dipinge il suo capolavoro, il quadro perfetto che farà di lui una leggenda. Un quadro che attrae come un magnete e sgomenta, perché gli Undici sono la Storia in atto, «creature di terrore e d'impeto», mostri, dèi e uomini, figure spaventose che ancor oggi, dalle pareti del Louvre, si avventano su di noi, i dannati. Un quadro che non esiste, come non è mai esistito François-Élie Corentin, il suo autore, ma che mancava, e a cui solo Michon, con la fastosa potenza della sua parola, poteva dar vita.

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    alida airaghi

    26/11/2018 10:50:12

    La voce narrante si rivolge a un signore immaginario, evocante il lettore universale, per tratteggiare la vicenda umana ed artistica del pittore François-Élie Corentin, nato nel 1730 a Combleux, un borgo sulle rive della Loira, allievo di Tiepolo e in seguito collaboratore di David. La ricostruzione biografica dell’artista è minuziosa: si sofferma sulle sue doti fisiche e caratteriali, sull’ambiente familiare e geografico in cui ebbe a crescere, sull’educazione ricevuta negli anni turbinosi che videro l’Ancien Régime soccombere sotto il giogo feroce del Terrore, durante la Rivoluzione. La prima parte del volume, senz’altro più coinvolgente e formalmente risolta, inquadra il paesaggio naturale e parentale in cui si svolse l’infanzia di Corentin; Michon delinea un interessante spaccato della società settecentesca di provincia, utilizzando analisi sia psicologiche sia politiche: Freud e Marx per descrivere la dipendenza e la ribellione affettiva del protagonista dalle figure genitoriali, e lo sfruttamento della mano d’opera impiegata nello sterramento del fiume, con un’attenzione empatica per le condizioni subumane in cui viveva la classe lavoratrice. La ricettività nei riguardi dello sfruttamento del popolo, introduce all’obiettivo che Michon si propone di raggiungere: la denuncia del potere, che guida la Storia in un’eterna lotta di sopraffazione e violenza. Il pittore François-Élie Corentin viene incaricato da un gruppo di sanculotti di dipingere una tela di grandi dimensioni, raffigurante gli undici membri del Comitato di salute pubblica, da esporre al Louvre. Gli Undici, responsabili di far “cadere quaranta teste al giorno”, vengono quindi ritratti dal pittore in un quadro celebrativo per i posteri. Un quadro che tuttavia non è mai esistito, come non è mai esistito François-Élie Corentin, invenzione superba di Pierre Michon, a indicare quale sia stato da sempre il ruolo oppressivo di chi esercita il potere nella storia dell’umanità.

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    Massimo

    13/11/2018 21:07:52

    un racconto lungo di un sogno, un'ambizione, ritrarre il Comitato di salute pubblica come manifesto di un potere, icona della Rivoluzione, simbolo della fine dell'Ancien Régime. L'ambizione della politica, di uomini di lettere e di azione diventa anche l'ambizione e il condizionamento di chi ha ricevuto l'incarico, segreto fino alla sua realizzazione, imposto con tempi brevissimi, nel clima di Termidoro aperto al Terrore e alle esecuzioni sommarie. Un elegante esercizio di stile dell'autore con la capacità di farci entrare nell'atmosfera e nelle logiche della Rivoluzione e nelle ambizioni e attese del pittore incaricato della sua realizzazione. Da assaporare lentamente.

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    Mary Campo

    20/09/2018 22:41:28

    L'uscita di un romanzo di Pierre Michon è sempre un grande momento di lettura, un piacere raro. Quest'ultim ruota intorno a un dipinto di François-Elie Corentin, in rappresentanza del Comitato di pubblica sicurezza durante l'anno II della rivoluzione francese. La domanda è: chi ha ordinato questo dipinto? E per quale scopo? Pubblicità o contro-pubblicità? Il dipinto diventa vivo sotto la penna di Michon, sicuramente finiremmo per cercarlo nel Louvre dove potrebbe esserci... ma non lo è. Un romanzo-quadro fantastico e con tanti riferimenti storici. Lo consiglio soprattutto a chi è appassionato d’arte. Buona lettura!

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