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Pietro Greco

Editore: Springer Verlag
Anno edizione: 2010
Pagine: 344 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788847017078

Novalis scriveva nei Frammenti: "Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare". Questo breve pensiero letto da Gianni Rodari in tempi lontani, quando insegnava l'italiano ai bambini di una famiglia di ebrei tedeschi fuggiti dalla Germania nella speranza di trovare (ahimè) in Italia un sicuro rifugio, fu all'inizio di un lungo cammino di ricerca che solo nel 1973 si concretò in quella Grammatica della fantasia che è diventata un classico. Intanto da più di quindici anni aveva incominciato a scrivere storie e novelle. Per i bambini? Non credo soltanto. Nell'introduzione a Il pianeta degli alberi di Natale Rodari scriveva che "il libro dalla prima pagina all'ultima (ma anche dall'ultima alla prima) è dedicato ai bambini di oggi, astronauti di domani". E con queste parole si inizia la presentazione, sulla quarta di copertina, del libro di Pietro Greco, L'universo a dondolo, recentemente uscito nella collana "iblu" della Springer.
Difficile esercizio di esegesi, ma esperimento perfettamente riuscito, perché se non c'è fantasia non c'è scienza e se Gianni Rodari ha nascosto la scienza nei suoi scritti è merito di Pietro Greco l'averci fornito il grimaldello per entrare in questo universo parallelo, per andare al di là dello specchio. In realtà Karl Pearson (La grammatica della scienza, Londra 1892) e George Gore (L'arte della scoperta scientifica, Londra 1878) alla fine del XIX secolo avevano tentato di dare un ordine alla scienza, e le parole science, grammar e art intrigano ancora oggi il lettore curioso, ma quale differenza dal mondo di Rodari. Si potrebbe affermare con un nuovo aforisma: "Se avessimo anche una Scientifica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di fare vera scienza": la scienza come la fantasia sono un miscuglio di tanti ingredienti la cui ricetta è ancora segreta e solo "provando e riprovando" si può sperare di scoprire qualcosa di nuovo. Così, procedendo nella lettura del libro di Greco, già nelle prime pagine siamo indotti a ricercare nella Grammatica quegli ultimi paragrafi che erano stati intitolati – non a caso – Arte e scienza (l'ultimo) e Attività scientifiche ed esperienza scientifica (il penultimo). Perché i libri, quelli veri – lo consiglia anche Daniel Pennac nel suo Come un romanzo – si possono e spesso si devono leggere dall'ultima pagina alla prima. "Lavoro scientifico e lavoro artistico hanno entrambi per caratteristica essenziale, quella di progettare, dar senso, trasformare la realtà: ridurre oggetti e fatti a significati sociali" è la citazione che Rodari prendeva dal volume La scienza e l'arte a cura di Ugo Volli (1972), e così, nel momento in cui Greco, nell'introduzione al suo libro, ricorda il discorso pronunciato dallo scrittore di Omegna nel 1970 quando ricevette il Premio Andersen, si trova il bandolo di questa strana connessione, che è la chiave della conoscenza divertente e fantastica, e quindi veramente "scienza seria".
"E poi, che cosa intendiamo per persone serie? Facciamo il caso del signor Isacco Newton. Secondo me era una persona serissima. Ora una volta, se è vero quello che raccontano, stava seduto sotto un albero di mele e gli cadde una mela in testa. Un altro al suo posto, avrebbe detto quattro parole poco gentili e si sarebbe cercato un altro albero per stare all'ombra. Invece il signor Newton comincia a domandarsi: E perché quella mela è caduta all'ingiù? Coma mai non è volata all'insù? Coma mai non è caduta a destra o a sinistra, ma proprio in basso? Quale forza misteriosa l'attira in basso? Una persona priva di immaginazione ascoltando discorsi del genere avrebbe detto: 'Questo signor Newton è poco serio, crede in forze misteriose, magari crede che ci sia un mago dentro la terra, pensa che le mele possano volare come il tappeto delle Mille e una notte'".
E così finalmente si entra nell'Universo a dondolo, che è, per dirla alla Lewis Carroll, un "non-dizionario" anche se la prima parte del libro si articola tra un "dizionario cosmico", un "dizionario terrestre" e poi via via un "dizionario ecologico", "tecnologico", "della pace", per arrivare a un "dizionario scientifico", articolato a sua volta in un "dizionario delle scienze" e in un "dizionario degli scienziati". Ma non è finita qui, perché il "dizionario delle scienze" si suddivide ulteriormente in un "dizionario matematico", "dizionario delle scienze naturali" e finalmente nel "dizionario della scienza delle scienze". Non sono dizionari nel vero senso alfabetico del termine, ma piuttosto una raccolta di piccoli saggi, di frammenti, di tessere di un complesso mosaico (o puzzle). E forse a capire la scienza di Rodari ci aiuta la sua bibliografia completa, dove i titoli sono rivelatori: Gelsomino nel paese dei bugiardi, Filastrocche in cielo e in terra, Favole al telefono, Il pianeta degli alberi di Natale, La torta in cielo, La freccia azzurra, Venti storie più una, fino alle Novelle fatte a macchina oppure La macchina per fare i compiti e altre storie, ma la bibliografia continua, e così siamo arrivati al termine del libro di Greco.
In mezzo ci sta la Grammatica di un universo a dondolo, la seconda parte del libro, che è piuttosto un saggio critico-biografico in cui si riesce a leggere l'epoca di grandi trasformazioni che sono stati gli anni cinquanta-settanta del Novecento: quando tutti i bambini sognavano di diventare astronauti. Ma questo forse lo sognava anche Ludovico Ariosto, che in un'intervista radiofonica del 1975 parlava per il tramite di Rodari: "Il gioco è una cosa seria. Utile come il pane, importante come il lavoro. So bene che avete tanti pensieri, crisi e problemi. Ma un gioco che vi stuzzichi la mente e la costringa ad aprire tutte le porte e le finestre, a compiere qualche esercizio acrobatico, ad arrampicarsi sulle nuvole dall'alto… questo gioco vi sembrerà solo una futile distrazione?". E questa è la chiosa dell'omaggio di Greco al grande scrittore-scienziato Gianni Rodari.
Vittorio Marchis