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Fred Vargas

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 307 p. , Brossura
  • EAN: 9788806213732


Con un ritmo avvolgente e uno stile letterario elegante, la Vargas ci conduce in un'avventura in cui il commissario Adamsberg dovrà affrontare un inquietante caso ammantato dall'ombra del licantropismo.

Massart ha già una cattiva nomea che i bambini manco gli si avvicinano. Cosa vuoi che gliene importi delle rivelazioni di Suzanne? Già si dice in giro che è glabro, impotente, frocio, suonato e chissà cos’altro. Anche lupo mannaro, cosa vuoi che gliene freghi? Lui ha le spalle grosse.

Usano armi insolite, gli assassini dei romanzi della scrittrice francese Fred Vargas, lasciano tracce strane sui corpi dei cadaveri: erano i buchi perfettamente allineati lasciati da un tridente in Sotto i venti di Nettuno, sono i denti aguzzi della possente mascella di un enorme lupo ne L’uomo a rovescio.
Ci sono delle leggende popolari che danno voce alle paure profonde degli uomini, per spiegare fatti di sangue orrendi che sembrano andare al di là della concezione umana pur rivelando una intenzionalità che non è solo animale - una di queste è quella del lupo mannaro o licantropo, dell’uomo-lupo, insomma, o dell’”uomo a rovescio”. Perché la sua caratteristica è di essere completamente glabro: ha i peli all’interno, una pelliccia rivoltabile da esibire quando agisce secondo la sua natura lupesca. Peccato che, per provare che un uomo sospettato di feroci crimini sia un licantropo, bisogna aprirlo come se ci fosse una cerniera.

Nel Mercantour, nel Sud della Francia, la presenza dei lupi non è strana, ce n’è un gruppo intero e ognuno di loro ha un nome, c’è anche un giovane canadese che è venuto apposta per fare delle ricerche su di loro. Ad un certo punto, però, iniziano le stragi di pecore negli ovili - gli squarci sulla gola delle bestie accusano un lupo di enormi dimensioni. Può essere il grosso Crassus che non è stato avvistato da tempo? Finché muore una donna, il che è strano, perché i lupi non attaccano le persone e Suzanne non era certo così stupida da averlo provocato. E i sospetti cadono su un malcapitato macellaio, solo perché non ha peli e si fa gli affari suoi.
Il protagonista dei romanzi di Fred Vargas è sempre il commissario Jean-Baptiste Adamsberg e, in questo caso, compare tardi sulla scena, perché i delitti (altri due uomini, entrambi anziani, vengono trovati azzannati, dopo Suzanne) avvengono lontano da Parigi. Di Adamsberg abbiamo già avuto modo di osservare la sua pacatezza: è veramente l’elogio della lentezza, quello che l’autrice fa attraverso questo personaggio. Non più giovanissimo, mai irruento, incapace di pensieri organizzati e logici, ha la dote dell’intuizione. E dell’empatia. Ne L’uomo a rovescio instaura immediatamente un legame di comprensione con il vecchio Guarda e il giovane di colore che, insieme a Camille (la ragazza che Adamsberg ha amato e che qui ritrova per caso), danno la caccia all’assassino sui monti del Mercantour a bordo di un puzzolente camion bestiame.
È la parte più bella del romanzo, il viaggio della donna, del vecchio che si sente in colpa per non aver saputo difendere Suzanne e del ragazzo nero che è stato adottato dalla ruvida e generosa Suzanne. A cui si aggiunge poi Adamsberg, ancora innamorato di Camille che è innamorata del ricercatore canadese. Bella la descrizione dell’arrancare del camion sulle strade di montagna, i dialoghi tra il vecchio e saggio guardiano di pecore che sa essere un buffo gentiluomo, il giovane nero che ha la mente piena di storie africane e Camille, che non ha saputo rifiutarsi di accompagnarli in quella caccia al lupo mannaro. Salvo poi accorgersi che il cacciatore può anche essere il cacciato.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Paolo Mambelli

    25/07/2013 09.16.50

    Sono tornato alla Vargas a due anni di distanza dal primo approccio con "L'uomo dai cerchi azzurri": un libro che mi aveva irritato, ma anche divertito con la sua galleria di personaggi sconclusionati; un giallo che non è un giallo per più di tre quarti, ma che alla fine è un giallo davvero, una scrittura di grande qualità...insomma tanto materiale che aveva bisogno di essere metabolizzato prima di riprendere in mano un altro volume uscito dalla stessa penna... E "L'uomo a rovescio" conferma in positivo la prima impressione. Un'altra storia all'apparenza assurda: un inseguimento di un improbabile lupo mannaro fra le ripide strade di montagna del Mercantour, a bordo di un carro bestiame che puzza di grasso di pecora. Sul carro un campionario di umanità quanto più possibile eterogenea: un vecchio pastore che non dorme mai e telefona al gregge lontano per incoraggiare una pecora depressa, un giovane nero che inventa fiabe africane e recita il dizionario a memoria, uno studioso canadese di grizzly che lascia ogni frase a metà, la bella Camille che si rilassa leggendo il "Catalogo dell'utensileria professionale" e di professione fa l'idraulico. Quando ad essi si aggiunge il commissario Adamsberg, personaggio se possibile ancora più stralunato degli altri, tutto sembra ulteriormente confondersi fino alle ultime trenta pagine, in cui il giallo ancora una volta rivela la solidità della trama e mille piccoli indizi sparsi qua e là concorrono a fornire una soluzione imprevedibile, quasi in stile Agata Christhie. E nel frattempo non mancano le occasioni per una sonora risata e qualche fremito di commozione

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    P.G.

    09/05/2013 16.30.23

    Scoperta per puro caso, sfogliando un libro di Alessandro Baricco sul potere edificante di alcuni romanzi e dei suoi autori,che solo la letteratura, quella "vera", sa sprigionare,la Vargas è ormai diventata un fedele e sicuro porto dove approdare quando ho bisogno di godere di qualcosa di "leggermente" letterario. Pur essendo descritta come autrice di gialli, infatti, la Vargas sfugge, secondo me, ad ogni riduzione di genere. I suoi libri sono romanzi "veri", impreziositi da un'ambientazione realistica e da personaggi che non si dimenticano.

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