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André Wénin

Editore: EDB
Anno edizione: 2005
Pagine: 208 p.
  • EAN: 9788810402368

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    Paolo Ciotti

    23/06/2007 18.39.47

    L'ho trovato un libro eccezionale. E' un esegeta che utilizza il metodo cosiddetto “narrativo”. Andando oltre la ricerca storico - critica sulla formazione del testo, si sofferma nel mostrarne struttura, significati e simboli nel contesto di tutta la Bibbia e del contesto culturale che l'ha prodotto. Utilizza anche ampiamente ma discretamente alcune analisi psicoanalitiche del testo biblico. Ne viene una singolare capacità di mettere in dubbio la lettura lineare che a bbiamo assimilato nella nostra formazione per proporre un'altra lettura,fondata sull'analisi letteraria del testo. La lettura alternativa che l'autore propone si condensa nella intuizione che Dio ha creato il mondo e l'uomo donando loro uno spazio di autonomia reale, in cui l'”umano” è chiamato a crescere e gustare la logica del dono, condividendo ciò che ha ricevuto con i suoi simili e col creatore. Dio non è un antagonista dell'uomo: perché invece crediamo e pensiamo come ci ha detto il serpente? Dio combatte la violenza, instillata dalla cupidigia e dalla paura di perdere il dono, con le armi dell'ammonimento, del castigo e infine con la proposta di una alleanza, in cui egli si fa garante e protagonista. La violenza che scoppia in Caino e poi nell'umanità fino a Noé, non è casuale ma è il prodotto di questa logica di possesso del dono, di cupidigia, di negazione della differenza dell'altro che traspare fin dal primo incontro di Adamo con Eva.Anche la liberazione dall'Egitto e il dono della Legge si possono leggere come richiami alla libertà di accogliere il dono e di condividerlo. E' la cupidigia del faraone che scatena il male che porterà alla rovina il suo esercito. E' un falso problema allora quello di comporre la bontà del Dio cristiano con la forza del Dio degli eserciti che appare dai testi dell'Esodo. Il volume tocca nella sua terza parte anche i temi della predicazione profetica contro le ingiustizia sociali e la critica alla religiosità ipocrita e vuota di chi strumentalizza la religione al fine di conservare il proprio benessere.

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