L' uomo che cade

Don DeLillo

Traduttore: M. Colombo
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 257 p., Brossura
  • EAN: 9788806199593
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    Costanza

    12/07/2013 19:53:50

    Do 1 perché non si può dare 0. In tutta la vita ho letto solo un altro libro brutto quanto questo. L'autore sfrutta l'11 settembre per vendere, ma del romanzo questo libro non ha niente. Storia pesante e sconclusionata, difficile da seguire. Stile terribile, nemmeno la punteggiatura è giusta. Non so se si tratta di una tecnica per trasmettere il caos dell'evento o meno, fatto sta che nemmeno 300 pagine diventano pesanti come se fossero 2000. Sconsigliatissimo.

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    Giuseppe Russo

    23/02/2013 14:39:10

    Scrivere sugli eventi dell'11/9 potrebbe diventare, col tempo, uno degli orizzonti dell'epica contemporanea. Probabilmente questo non è il miglior romanzo di DeLillo né la storia più significativa che la letteratura possa sviluppare su quegli avvenimenti, ma è altrettanto vero che tentare di scriverlo meglio sarebbe stato semplicemente inutile, perché qui si cerca di narrare il non-narrabile. I nuclei emotivi che più mi hanno colpito sono due: 1) la tristezza di Lianne, che cerca di far parlare i superstiti, di fronte al caso di Rosellen, che a causa dello stress post-traumatico ogni tanto dimentica dove abita; 2) il vortice autodistruttivo in cui cade Keith per il fatto di non riuscire a capire il senso del suo essere sopravvissuto (un po' come accadde a quei superstiti dei Lager nazisti che non riuscivano ad elaborare la loro vita in un "dopo" semantico). Le tre parti in cui il libro è diviso sono proposte in confluenza verso il punto da cui la storia avrebbe dovuto iniziare, se fosse stata una storia qualsiasi: l'impatto del Boeing 767 con la torre sud, presentato come uno stupro simbolico in cui il violentatore non muore proprio perché ci sono dei superstiti che rappresentano la continuità dell'evento che non doveva mai accadere. Forse è proprio questo il motivo per cui l'unico a fare una brutta fine è il «Falling Man» del titolo: l'unico soggetto che voleva elaborare il trauma per superarlo e che in questo modo cercava di opporsi all'affermazione apocalittica di Martin: «Dove un tempo c'era l'America, ora c'è uno spazio vuoto» (cap. 10), un vuoto simbolico che lui voleva riempire per aiutare tutti ad andare avanti, operazione che però ha bisogno che questi "tutti" desiderino davvero andare avanti, il che esula dal libro perché DeLillo si è concentrato sull'incommensurabiltà del trauma.

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    Giuseppe Russo

    23/02/2013 14:38:11

    Scrivere sugli eventi dell'11/9 potrebbe diventare, col tempo, uno degli orizzonti dell'epica contemporanea. Probabilmente questo non è il miglior romanzo di DeLillo né la storia più significativa che la letteratura possa sviluppare su quegli avvenimenti, ma è altrettanto vero che tentare di scriverlo meglio sarebbe stato semplicemente inutile, perché qui si cerca di narrare il non-narrabile. I nuclei emotivi che più mi hanno colpito sono due: 1) la tristezza di Lianne, che cerca di far parlare i superstiti, di fronte al caso di Rosellen, che a causa dello stress post-traumatico ogni tanto dimentica dove abita; 2) il vortice autodistruttivo in cui cade Keith per il fatto di non riuscire a capire il senso del suo essere sopravvissuto (un po' come accadde a quei superstiti dei Lager nazisti che non riuscivano ad elaborare la loro vita in un "dopo" semantico). Le tre parti in cui il libro è diviso sono proposte in confluenza verso il punto da cui la storia avrebbe dovuto iniziare, se fosse stata una storia qualsiasi: l'impatto del Boeing 767 con la torre sud, presentato come uno stupro simbolico in cui il violentatore non muore proprio perché ci sono dei superstiti che rappresentano la continuità dell'evento che non doveva mai accadere. Forse è proprio questo il motivo per cui l'unico a fare una brutta fine è il «Falling Man» del titolo: l'unico soggetto che voleva elaborare il trauma per superarlo e che in questo modo cercava di opporsi all'affermazione apocalittica di Martin: «Dove un tempo c'era l'America, ora c'è uno spazio vuoto» (cap. 10), un vuoto simbolico che lui voleva riempire per aiutare tutti ad andare avanti, operazione che però ha bisogno che questi "tutti" desiderino davvero andare avanti, il che esula dal libro perché DeLillo si è concentrato sull'incommensurabiltà del trauma.

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    Daniela C.

    21/02/2013 10:23:46

    Bell'inizio in cui l'autore riesce ad esprimere la tragicità e l'assurdità del momento. E' anche molto forte la sensazione di vuoto presente nei personaggi, ma per il resto la storia è eccessivamente lenta e faticosa.

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    judgeholden

    18/01/2012 00:27:36

    Una testimonianza potente e profonda di come dopo quel giorno nulla sia stato più lo stesso. A cambiare sono le vite di Keith, della sua ex moglie Lianne,del loro bambino Justin, dei suoi coetanei, e delle comparse che animano queste pagine. Ognuno di loro vivrà questa immane tragedia dandole origini e significati diversi, trasfigurandola con un nome, un'immagine, uno stato d'animo. Su di tutte prevale la sagoma di un uomo in caduta libera, che si staglia a metà tra lo sfondo del cielo e il profilo delle torri. E'quella l'immagine più rappresentativa dell'orrore e della disperazione vissuti quella mattina di Settembre a New York. E' interessante come DeLillo scelga di raccontare la tragedia,il dolore, il lungo e sofferto superamento nelle forme più diverse. Ancora più interessante è la convergenza dell'esistenza di Keith con quella dei dirottatori nel momento dello schianto: persone, storie e culture che si incrociano per un solo e devastante attimo. Il valore del libro non si discute, così come la prosa di DeLillo, come al solito così concreta e al tempo stesso così poetica. Eppure in certi punti i concetti si fanno troppo cervellotici, il senso finisce con l'essere oscurato dalla densità delle parole, degli episodi, dalle immagini. Ho più volte avuto la sensazione che qualche pagine in meno avrebbe giovato.

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    paolo

    29/05/2011 15:53:27

    L'esasperante verbosità del narratore, ben determinato a non mollare la sua presa ferrea sulle emozioni dei personaggi, rende la lettura faticosa. Il fatto per eccellenza, l'avvenimento di questi anni zero, talmente noto da essere indicato con una semplice data "giorno e mese", l'11 settembre, non può essere ignorato da uno dei massimi novellatori americani, ma l'impressione, forte, è che De Lillo lo viva come un obbligo più che come una necessità espressiva. La regola d'oro del "non dire, ma mostrare" in questo romanzo non vale più: poco accade realmente (l'idea, non originalissima, è quella di un "prima" normale e di un "dopo" in cui tutto può accadere), ma molto, troppo, è detto. L'analisi dell'io è instancabile, e se la lucidità del narratore è ammirevole nella sua ricerca e razionalizzazione delle sensazioni, l'effetto straniante prodotto da tale continua ricerca apre una distanza insanabile con il lettore.

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    Elio

    30/11/2009 23:49:01

    Deluso da DeLillo in quest'occasione. L'argomento trattato non è facile ma incredibilmente suggestivo e,dopo un inizio bellissimo,il romanzo si perde in una storia altamente noiosa e monotona con pochi sprazzi di bellezza in alcuni passaggi,troppi pochi per farmelo considerare un libro riuscito.

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    andrea ravazzini

    02/08/2009 09:27:56

    Ammetto che è il primo libro intero di De Lillo che leggo.....non è tanto scorrevole, forse perchè molto disilluso e ....caduco....non c'è speranza di senso nelle vite, se non il moto discendente delle vite stesse.....inesorabile.... VOTO 3,5/5...... RIFLETTERE SU PER CIò CHE LASCIA.... la copertina è bellissima....l'esistenza decadente metaforicamente espressa dall'uomo che cade è significativa ed immediata da comprendere per l'essere umano metropolitano post-11/9/01......

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    Cristiana

    04/03/2009 18:41:58

    La copertina, bellissima, è anche la cosa migliore del libro; la nebbia, che rende misteriosa e affascinante la foto, ottunde il libro, dove non risuona nessun "rumor bianco". Certo è DeLillo, ma proprio perchè è suo questo non è un gran libro.

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    Luigi Orazzo

    09/06/2008 16:52:13

    Questo libro è l'ennesima dimostrazione del fatto che DeLillo è uno dei massimi esponenti della letteratura contemporanea.Difficilmente è possibile trovare in altri autori,una scrittura cosi' intensa e riflessiva,con personaggi che escono dalle pagine,storie mai convenzionali,dove niente è scritto a caso.La grande attenzione necessaria alla lettura,viene sempre ripagata dalla bellezza straordinaria di quello che si ha tra le mani e,dalle molteplici riflessioni che ne scaturiscono. Non fa eccezione quest'ennesimo capolavoro,dove ancora una volta l'America ci appare "diversa".L'11 Settembre ha mostrato un paese terrorizzato e fiero,capace di una grande reazione,anche se in ginocchio.Invece L'america di DeLillo è ancora sotto schock,bloccata da una tragedia inspiegabile.I protagonisti si muovono in una città che stentano a riconoscere,dove sono troppe le cose crollate insieme alle torri.Dove la vita deve proseguire e,sopratutto dove chi ha visto non può dimenticare(la ricerca vana delle vecchie abitudini).L'uomo che cade è un artista di strada che è già morto nel momento delle sue esibizioni;è lo scatto fotografico di un gesto disperato e orribile.E'la paura che tutti possono e devono vedere.L'islam compare nel libro all'improvviso ed è un autentico pugno nello stomaco.La storia di Atta è breve ma intensa.Non c'e rancore nè compassione nelle parole di Delillo che conosce le responsabilità del suo paese nell'accaduto (il misterioso mercante d'arte è la classica voce fuori dal coro).Famiglie allo sbando,bambini terrorizzati dal cielo,terrore e solidarietà,questo e molto altro in un romanzo semplicemente imperdibile.

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    sarah

    27/04/2008 18:03:34

    non son riuscita ad entrarci, non posso dirne ben o dirne male perchè non ho capito, credo di essermi persa il passaggio da prima a dopo, mai più ritrovato, ho voluto finirlo per vedere dove si arrivava, mi ha lasciato un po' di angoscia come tutto ciò che riguarda quel giorno, ci son dei bei passaggi disseminati qui e li nel romanzo, lo rileggerò più avanti.

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    patroclo

    30/03/2008 12:16:48

    sembra quasi che dopo lo sforzo per il masterpiece "Underworld", DeLillo faccia fatica a ritrovare continuitá. con questo nuovo romanzo che é un pó il Delillo´s take on the 11th september, si fa almeno un passo avanti rispetto agli ultimi due secondo me deludenti Body Art e Cosmopolis. ciononostante, per struttura e compattezza il libro lascia un pó a desiderare, la storia parallela degli attentatori viene un pó dimenticata e tirata via, a pagine e squarci che regalano visioni inedite dell´11 Settembre e delle sue conseguenze sulla vita quotidiana degli americani, fanno da contraltare momenti un pó statici e dove DeLillo sembra soprattutto affidarsi alla sua scrittura tagliente e lucida, ma andando via un pó di mestiere. romanzo comunque consigliato, specie per i fan dello scrittore

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    Alberto

    21/03/2008 11:17:56

    Concordo con chi ha scritto che la materia di cui è fatta la tragedia del 9/11 è tutt'ora incandescente ed ardua da maneggiare. Confesso di preferire altri libri di Delillo. La sua scrittura sottotraccia, che filtra situazioni ed emozioni con un ferreo dominio razionale, tessendo trame fatte di echi e richiami, mal si concilia (a mio avviso) con l'urgenza pulsante di un evento che stiamo ancora vivendo (tutti noi) sulla nostra pelle. Evento e ferita, anche simbolica, che l'emozione rende tutt'ora poco intelleggibile nella sua portata. Rimane la maestria con cui questo grande scrittore costruisce e dipana una storia "circolare" (si inizia con un protagonista che esce dalla geenna delle torri esplose e si finisce con un altro protagonista che compie il suo destino entrandovi con l'aereo "distruttore") che non parla di Storia ma di esistenze. La tessitura generale (la tragedia vede esplodere le torri ma anche le coscienze delle persone, ridotte a frammenti che si allontano l'una dall'altra etc.) ed alcuni passaggi fanno tuttavia consigliare la lettura di questo libro imperfetto.

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    flatlandia

    19/03/2008 08:26:27

    Le grandi qualità di DeLillo stanno nella sua portentosa capacità di rendere l'intensità delle emozioni con la parola; come in Underworld non è il complesso dell'opera in se che convince ma alcuni passaggi, folgoranti, profondissimi. Personalmente mi aspettavo di più, ma credo che la tragedia dell'11 settembre sia ancora troppo viva per poter essere affrontata con il giusto distacco. Per chi non lo conoscesse consiglio Molto forte incredibilmente vicino di Safran Foer, forse più riuscito nel descrivere i fantasmi dei sopravvissuti alle torri.

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    philo

    06/03/2008 10:23:34

    Delillo dice una grande verità..... dal quel giorno il mondo non è più lo stesso, l'America non è più la stessa. Non lo dice esplicitamente lo fa intravedere sempre e costantemente in tutto il romanzo. Il mio consiglio è di leggere molto attentamente con pazienza mettendoci forse anche un poco di più del tempo che solitamente impieghiamo per leggere un libro di 250 pagine. Vi sono alcune pagine magnifiche, i piccoli gesti quotidiani che cambiano, la tristezza che regna sovrana, l'insicurezza del futuro. In fondo non è così anche per noi? Imbattibile.

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