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Anno edizione: 2025
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Una lettura che disorienta il lettore, lo diverte e al tempo stesso gli provoca un invincibile senso di disagio, mentre la satira allarga lo sguardo fino a diventare una profonda meditazione sulla condizione umana e il senso di identità.
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Attraverso la metafora di un uomo che gira per Tōkyō infilato in una scatola con uno spioncino, ignorato dai benpensanti, Kōbō Abe mette in luce un aspetto poco noto della società giapponese e questo è uno degli aspetti meritevoli del libro Il romanzo, scritto nel 1973, mescola generi e stili intrecciando alla vicenda del protagonista quella di un medico che esercita senza licenza e quella di una donna alla quale piace essere guardata. Il personaggio principale era stato un fotografo, prima di diventare un uomo scatola, e ha sperimentato entrambe le condizioni -- quella del vedere e quella dell'essere guardato -- fino a giungere all'estremo di chiedersi se tutto ciò che si vive è in effetti una fantasia, un sogno. "La vita è sogno": diceva Calderón de la Barca, ed è come se lo scrittore spagnolo avesse incontrato Edgar Allan Poe. Altro genere toccato da Abe è l'erotismo di alcune scene, che sono molto sensuali senza essere volgari e toccano temi come il voyeurismo e l'esibizionismo -- forme estreme del "guardare ed essere guardati". Nel dipingere gli emarginati, L'UOMO SCATOLA mi ha ricordato TŌKYŌ STAZIONE UENO di Yū Miri, che però racconta una vicenda fuori di metafora, e il film TŌKYŌ GODFATHERS di Satoshi Kon
Libro scritto molto bene, si legge con facilità nonostante l'argomento sia molto particolare: un uomo che vive in una scatola..... Consigliato!
Un libro, un punto di domanda con tante possibili frasi davanti che un lettore, a fine libro, potrebbe fare. Le mie potrebbero essere: ma perchè hai scritto questo libro? Perchè questa storia? Cosa volevi dire? etc etc etc...Forse non ho capito io il libro ma in qs caso Abe ha sprecato il suo talento.
Recensioni
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