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Robert Musil

Editore: Mondadori
Collana: I Meridiani
Anno edizione: 1998
Pagine: 2 voll.,
  • EAN: 9788804455813

Recensioni dei clienti

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    michele

    09/02/2010 10.57.39

    L' opera che accompagnò Musil letteralmente per tutta la sua vita è probabilmente un raro esempio di unicità che si stacca prepotentemente da qualsiasi possibilità di paragone o di accostamento con altri autori, non tanto per eccezionalità o bravura, la letteraratura ci fornisce moltissimi esempi in tal senso, quanto per l' immane tentativo di comprendere in un tot numero di pagine stampate una così elevata messe di argomenti e tematiche da far risultare il compito apparentemente impossibile. L'autore con una precisione oserei dire chirurgica entra nell' argomento talmente in profondità che poi le innumerevoli diramazioni sono frutto di un disegno organizzato e meticoloso che riportano invariabilmente come un perfetto teorema alla base di partenza. Già dal poderoso incipit ci rendiamo conto di trovarci di fronte ad un autore fuori dal comune, proprio come l' Ullrich protagonista del libro, un uomo di grandi qualità, ma talmente avvitato alla ricerca della verità e dell' esattezza da risultare alla fine per l' impossibilità di arrivare ad una conclusione soddisfacente, paradossalmente privo di peculiarità. In tutta sincerità non posso dire leggete questo libro a cuor leggero, io che sono un lettore quasi maniacale ho impiegato quattro mesi in cui spesso ho avuto la tentazione di metterlo da parte, è un libro del quale si intuiscono anche le difficoltà dell' autore che giunto ad un certo punto forse si è reso conto dell' impossibilità di portare a termine l' immane compito. a me è venuto in mente Michelangelo e le sue difficoltà nel completare la Cappella Sistina, ma forse a Musil mancava quel misticismo missionario proprio del grande artista toscano o più prosaicamente un Giulio II che finanziasse l' opera, cosa che Musil non ebbe quasi mai la fortuna di avere nella sua vita non facile, nella quale la concessione del meritatissimo Nobel avrebbe rappresentato oltre che il giusto riconoscimento per un artista assolutamente unico quella tranquillità economica che gli avrebbe forse consentito di terminare il libro.

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    davide trucchi

    21/02/2007 15.59.02

    Questa "recensione" è in realtà un tentativo di capire e replicare ai 2 commenti che han seguito il mio. Con G.L. sembra che siamo agli antipodi, visto che considero i "Falsari" del "maestro di pensiero" Gide freddo,vuoto e imperfetto come tutto ciò ch'è solo calcolato e artificioso: é un pò un equivalente delle pretese verbalistiche dell'Azione Parallela di costruire un'Anima (di avanguardia questa volta anziché secondo la nobile tradizione di Diotima e Leinsdorf, e naturalmente con un nome diverso),senza che,in questo caso specifico (perché Gide ha fatto un po' di meglio),si possegga il materiale interiore,"spirituale",per realizzare sul serio una simile impresa.Leggendo i Falsari,ossia un ambiziosissimo fallimento letterario, forse nicola potrebbe capire cosa Musil riesce a esplicare con quel suo continuo passaggio dell'astratto esplicito al concreto implicito.L'aspetto stilistico non è ben compreso neanche da me perché non leggo il tedesco,ma ti segnalo che ci sono 2 traduzioni italiane molto diverse (Einaudi oltreché questa Mondadori:leggi qui su ibs la recensione di Bianca Cetti Marinoni al 1°volume Mondadori sempre del '98 e forse lei potrà aiutarti). I giudizi storicosociologici,se ti riferivi a me (malizioso..),non li ho copiati da Cases ma astratti facilmente da Musil stesso, che ne parla SEMPRE (nel romanzo, nei diari,nei saggi etc.):io li ho condensati come meglio potevo. Musil cercava spirito+intelletto appunto per superare la vaghezza:siete sulla stessa via. Per tornare a G.L.,colgo il piacere di autocitarmi:l'USQ è "autoironico sino alla cupio dissolvi ma ostinatamente,disperatamente animato da volontà costruttiva". Il silenzio per Musil era troppo poco, e lo è anche per me: per questo il suo è il romanzo "che più amo". Aspetto con interesse vostre notizie, e..continuate a leggerlo!

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    nicola

    18/11/2006 12.18.44

    In realtà sono solo a pagina 300.... il libro ha una pretesa enorme fin dalle prime righe e ciò non guasta assolutamente; ciò che mi lascia perplesso è che non mi ritrovo assolutamente nei molti giudizi storico-sociologici che riempono gli spazi web su Musil (e che a ben vedere non si distanziano molto dell'intro di Cases)... qualcuno potrebbe dire ecchisene... ma vorrei che qualche lettore più esperto provasse a farmi capire quel senso di straniamento che provoca l'argomentazione di Musil, quel continuo passaggio dell'astratto esplicito al concreto implicito che quindi non esplica un gran che...insomma c'è un aspetto stilistico non compreso (almeno da me) che mi sembra essere l'autentico valore... perdonate la vaghezza.

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    G.L.

    14/11/2006 11.35.55

    Pardon! Mea culpa. Rileggendo, benché imperfetto, certo- e cosa non lo è, in fondo, in ambito letterario? Forse soltanto "I Falsari" di Gide!- questo monstrum si rivela sorprendente, di giorno in giorno, di frase in frase. I piatti rotti e i fichi secchi restano per lo sgomento in cui ci cala la riflessione musiliana. Ma la spietata e lucida analisi risulta forse un "pochino" più ottimistica (si può dire??) di quella, poniamo, di un Samuel Beckett, per il quale l'unica possibilità- letteraria ed esistenziale- è il silenzio...silenzio.

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    davide trucchi

    29/07/2006 07.13.19

    Certo che bisogna leggerlo tutto,questo colosso incompiuto!(ma non è scontato che lo sia stato per necessità poetica,come oggi va di moda pensare:forse fu solo causalità biografica).E senza dimenticare gli inediti e i più piccoli frammenti!! Appassionante ed eccitante sin dall'inizio,saggistico ed epigrammatico,mistico e spontaneamente ironico,autoironico sino alla cupio dissolvi ma ostinatamente,disperatamente animato da volontà costruttiva:questo è il romanzo che,nel '900,più di tutti ha saputo condensare spirito e conoscenza,intelligenza e "anima". E',infatti,l'opera di un romantico dotato di una troppo dolorosa coscienza del fallimento del Romanticismo,non solo della sua semplice fine. Soprattutto,però,è il romanzo che più di ogni altro amo.

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    G.L.'86

    22/05/2006 22.17.26

    Tutto bisogna leggerlo, tale monstrum. Vari spunti, in effetti, in comune con Zauberberg di Mann. Ma quale forza in quest'ultimo, se paragonato al romanzo musiliano...di cui ci restano veramente Quattro fichi neri Quattro piatti rotti (Rudi)

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    Amelia

    17/10/2005 17.19.59

    Ho da poco terminato la lettura di questo stupendo ed esaustivo libro, incompiuto sì, ma per forza di cose, per la sua natura stessa direi. E' davvero un affresco della società del primo Novecento, una società in piena crisi e carica di aspettative che tentano di concretizzarsi nell'Azione Parallela. I personaggi rappresentano i vari aspetti del mondo contemporaneo, soffrono le crisi della modernità e ne seguono le tendenze. Riassumerlo in così poco spazio sarebbe impossibile. Vale la pena leggerlo per assaporare l'arte del grande scrittore austriaco.

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    Giuseppe

    11/05/2005 19.36.28

    Ho letto 12 anni fa solo la prima parte del romanzo:noiosissimo,non è un romanzo,ma una sequela di saggi filosofici con una ironia forzata non spontanea. Ho rinunziato a leggere la 2°parte. Non si può assolutamente paragonare alla "Montagna incantata" di Thomas Mann,che al confronto è leggera come l'elio più dell'aria. Giuseppe

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    Fabio Ballabio

    06/04/2004 10.03.44

    Nell’Austria degli Asburgo tutto era imperial-regio, Kaiser-Königlich, che abbreviato in K.K. si pronuncia “kaka”. Ulrich, “l’uomo senza qualità” tratteggiato da Robert Musil, vive in Cacania. Coprotagonista del romanzo è una donna il cui soprannome è già tutto un programma: “Bonadea era la signora che aveva salvato Ulrich la notte della rissa ed era venuta a visitarlo il mattino dopo coperta di fitti veli. Egli l’aveva battezzata Bonadea, la buona dea, perché come tale era entrata nella sua vita, e anche dal nome di una dea della castità alla quale nell’antica Roma era dedicato un tempio che per una strana inversione era divenuto il centro di tutte le dissolutezze”. Ulrich è un matematico che: “fece pure la scoperta che anche nella scienza egli era come un alpinista che scavalca una catena dopo l’altra senza mai vedere una meta”. Ulrich non ha mai avuto l’intenzione di fare il matematico per tutta la vita: “In quel momento avrebbe potuto darsi soltanto alla filosofia. Però la filosofia, nello stato in cui si trovava allora, gli ricordava la storia di Didone, dove una pelle di bue vien tagliata in striscioline, quantunque sia molto dubbio se si potrà davvero recingerne un regno”. L’espressione “uomo senza qualità” era affiorato sulle labbra di Walter, marito di Clarisse e amico di Ulrich, come “il primo verso di una poesia”. Cos’è un uomo senza qualità? “Niente… Ve ne sono milioni oggigiorno… E’ il tipico prodotto del nostro tempo”. Ulrich non ha nessunissimo aspetto: “Ad eccezione dei preti cattolici, nessuno oggigiorno ha l’aspetto che dovrebbe avere, perché noi adoperiamo la nostra testa ancor più impersonalmente che le nostre mani; la matematica però è il colmo, quella è ignara di se stessa come in futuro gli uomini, che si nutriranno di pillole invece che di pane e carne, saranno ignari di prati, galline e vitelli!”. Ulrich è af

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