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William Faulkner

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806222451

68° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Classica (prima del 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Giuseppe Russo

    24/10/2016 15.36.40

    Quando fu pubblicato, «L'urlo e il furore» andò malissimo in termini sia di vendite che di ricezione critica. Non c'è da stupirsi: le sperimentazioni linguistiche e stilistiche accumulate in questo libro necessitavano di un pubblico diverso da quello che negli USA del 1929 sta per affrontare la più grave crisi economica del secolo. Ciò nonostante, nella linea di basso che si ascolta lungo la narrazione già risuona la melodia triste e rassegnata del miglior Faulkner: con i suoi mostri familiari, i suoi spettri ancestrali, i suoi incubi, il suo rapporto veterotestamentario uomo-terra. Un romanzo così tremendamente privo di speranza e che delegittima così in profondità il principio di autodeterminazione del soggetto non si era mai visto, fino a quel momento. Per molti aspetti, l'autore non ripeterà questa esperienza e preferirà, creando la contea di Yoknapatawpha, raccontare un'umanità più vicina a quella reale, dove un minimo spazio per la speranza risulta necessario.

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    Francesco

    23/11/2015 23.30.51

    Prima di leggere questo romanzo ero diffidente nei confronti dello 'stream of consciousness'. E invece Faulkner riesce a scriverci un capolavoro, smentendomi. A riprova che a leggere non si finisce mai di stupirsi.

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    franz

    08/04/2015 15.26.20

    un romanzo non sequenziale e non piano, amato prima dai critici che spinsero per il Nobel all'autore. I lettori cedono sotto la spinta magmatica ma resistono perché per i professori di letteratura, Faulkner opera innovazioni rispetto ai contemporanei (Scott Fitzgerald è uno). Più il come che il cosa, a parer mio. notevole la fotografia del sud depresso e dei problemi razziali. Più da studiare che da leggere, ti resta l'ambiente, poche immagini, nessun principio filosofico. Ecco, l'affresco di un luogo e di un periodo. Poi la struttura del testo

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    angelo

    05/01/2015 10.14.55

    Ingredienti: una famiglia americana sul viale del tramonto, due stili narrativi in successione (flusso di coscienza e cronaca), tre generazioni colpite da peccato, malattia o follia, quattro capitoli di un'unica vicenda vissuta da un protagonista diverso. Consigliato: a chi ama i romanzi labirintici e complessi, ben costruiti ma non lineari, a chi apprezza libri da capire solo ad una seconda lettura o partendo dalla fine.

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    ferruccio

    25/06/2014 17.01.23

    Profondo sud degli Stati Uniti d'America alla vigilia della crisi del 1929. Una narrazione divisa in quattro parti con date diverse raccontate da personaggi diversi e singolari; il tempo sfugge alla nostra comprensione; è immobile, non strutturato, impalpabile, superfluo. I monologhi e i dialoghi sono paragonabili a una cascata difficile da risalire; un labirinto mentale, una matassa incrinata senza bandolo ma, nel contempo, ricco di riflessioni "sui generis" facilmente perdibili nei meandri della palude sferica per cui si ha la sensazione di improbabile uscita. Allora, perché leggere questo romanzo? per la caparbietà e costanza di concluderlo al fine di coglierne l'essenza.

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    Elio

    08/03/2014 11.39.37

    Mi associo a tutti i commenti entusiastici che mi hanno preceduto: "L'urlo e il furore" non è un libro qualunque e non è un libro per tutti. Ci è voluta tutta la mia perseveranza e caparbia per superare l'ostacolo del primo capitolo, che presenta una prosa allucinante, con continue sovrapposizioni temporali e narrative. Superato, però, il primo ostacolo comincia a schiudersi la bellezza di questo capolavoro: il secondo capitolo già diventa più chiaro e scorrevole e il terzo ancora di più, per giungere infine all'apoteosi del quarto e finale capitolo. Il libro è ostico perchè non è lineare; per apprezzarlo appieno, probabilmente, bisognerebbe documentarsi a fondo sulla trama, per conoscere bene i tratti dei personaggi presenti nel libro. Al riguardo, è utile leggere l'appendice posta al termine del libro, dove Faulkner ci chiarisce una serie di aspetti oscuri e continua a narrare ulteriori fatti e vicende. Ho letto, da qualche parte, che "L'urlo e il furore" è simile ad un poema sinfonico: non posso che confermarlo, un poema sinfonico con un finale grandioso. Nel libro c'è tutto e il contrario di tutto: prosa contorta, oscura, intelligibile e descrizioni bellissime, con una prosa chiara e sublime. Forse è un romanzo che, una volta termitato, andrebbe riletto un'altra volta, per avere ben chiare tutte le vicende narrate.

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    armando

    20/12/2012 19.46.03

    Mi sono avvicinato a Faulkner perchè era stato più volte indicato come il maestro di quello straordinario scrittore che è Cormac Mccarthy.Sul piano dello stile,ho invece scoperto che i due si trovano agli antipodi:arido e asciutto lo stile di Mccarthy,barocco e ricchissimo quello di Faulkner.Eppure tra i due una corrispondenza esiste davvero ed è quella che li rende entrambi due grandi scrittori:nelle loro pagine non parlano i personaggi,ma parla un mondo intero.Il sud degli Stati Uniti post-guerra di secessione in Faulkner e il mondo della frontiera messicana in Mccarthy.E' questa la qualità che apprezzo di più in uno scrittore e l'ho trovata perfettamente espressa ne "L'urlo e il furore".Romanzo davvero difficile ma bellissimo,capace di farmi entrare nel cuore della storia nonostante il duro scoglio stilistico.Un libro che mi ha lasciato durante ogni pagina una bellissima sensazione di abbondanza,senza dubbio la migliore saga familiare che io abbia mai letto.

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    Vincenzo

    03/11/2012 00.14.05

    Libro difficile: è vero. Ma la difficoltà è ripagata perché la lettura è indimenticabile. Lo stile di Faulkner consacra quest'opera come una delle tappe fondamentali della letteratura mondiale. Un termine di paragone, un classico imperdibile.

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    guglielmo aprile

    23/01/2012 15.50.32

    Storie vive, imbevute di realtà, del colore e del dramam della vita americana. Sorgono direttamente dalle viscere; l'autore è sincero nel riportare la vita quale essa è, senza veli, senza reticenze: la guarda da vicino, da dentro, senza falsi schermi,anche nei suoi aspetti brutti, cupi, sgradevoli. Questo è il dono degli scrittori americani: andare al cuore delle cose, ti ci immergono, senza mistificalr,a ti danno tutta la tragedia, potente e vigorosa e ruvida, che è la dura esperienza. L'europeo invece, quando racconta, tende a camuffare la realtà, a esorcizzarla, a sublimarla, a dissimularla. Scava a fondo nel personaggio, lo mette a nudo, senza pudori,, anche con le descrizioni fisiche ti fa intravedere la miseria che gli uomini hanno dentro come un abisso, pauroso,m non redemibile guglielmo aprile

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    Raffaele

    16/01/2012 23.08.32

    Non potevo non leggerlo, conoscevo le difficoltà ma pensavo di essere pronto ad affrontarle, invece ho fatto molta fatica, completando la lettura, alla fine con soddisfazione ed apprezzamento, solo grazie alla postfazione che ho consultato dopo appena cinquanta pagine e che mi ha consentito di capire meglio la tecnica e lo spirito con i quali affrontare il romanzo. Non è un libro semplice e nemmeno rilassante, senz'altro interessante ma, considerando lo stile, riservato chi ha la giusta capacità, alte motivazioni e adeguate inclinazioni letterarie. Preferisco "papà Hemingway.

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    maxxam66

    30/11/2011 14.47.28

    Libro difficilissimo...ma se si riesce a superare l'ostacolo delle valve asimmetriche e rugose di questo romanzo/ostrica si trova una perla purissima

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    Walter

    23/06/2011 10.31.47

    Il primo dei tre monologhi è di per sé un pezzo di storia della letteratura. È un paradosso: il narratore racconta in prima persona senza però rappresentare un vero punto di vista: i fatti e i ricordi e le sensazioni gli piovono addosso e lui li descrive come se capitassero a un altro. Rappresenta l'opposto del Gurdulù di Calvino: lo scudiero del cavaliere inesistente chiedeva al proprio piede perché stesse lì a farsi pungere, era un altruista che si immedesimava di volta in volta negli oggetti estranei al proprio Io. Il Benjy di Faulkner al contrario non si riconosce in niente: è un Io senza autocoscienza, pura oggettività, è uno sguardo da nessun luogo.

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    ilaria

    22/04/2011 14.37.09

    ahime' nonostante sia un'accanita lettrice non l'ultima arrivata per intenderci questa prova e' stata troppo ardua per me. Non ho terminato la lettura. Impossibile....

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    Flavio

    07/01/2011 18.35.21

    Come le cascate di acqua schiumosa e marrone che esplodono rabbiose dagli scarichi di una colossale diga. Ecco a quale spettacolo paragonerei la lettura di questo libro di Faulkner. Un libro indicatissimo per chi è in cerca di pane per i suoi denti.

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    Luca Stringara

    23/09/2010 14.18.52

    Entrato dentro Faulkner con circospezione. Folgorato dalla sua potenza, forse troppa per me e quindi difficile da gestire. Mi ha tenuto lontano per intere settimane, a un certo punto. I cambi temporali nel bel mezzo di un monologo interiore sono destabilizzanti, estremi, eppure così puri nella loro oscurità. "L'urlo e il furore" è uno di quei libri che depositano, senza grazia, crateri nella pianura della grande letteratura.

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    ty_corey

    27/04/2010 16.14.32

    Un capolavoro. Avrei già scritto queste parole dopo le prime 30 pagine, e mi guardo bene normalmente dai giudizi affrettati. Ho aspettato e non sono stata delusa, credo mi abbia aperto la mente su cosa sia davvero la letteratura. Una lettura indispensabile, mi ha lasciato senza parole.

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    Ant.74

    27/04/2010 11.56.02

    Un romanzo immenso; di non facile lettura, ma difficile da dimenticare dopo averlo letto. Non sto qui a spiegare i punti salienti, quelli li potete gustare da soli; vi dico solo di leggerlo. Consigliato.

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    Angelo 48

    04/06/2008 23.25.39

    William Faulkner è uno scrittore che non può essere affrontato a cuor leggero. In questo romanzo, in particolare nei primi due capitoli, viene utilizzato lo stile narrativo del "flusso di coscienza", mutuato da Joyce. Per questo motivo può risultare all'inizio assai difficile la comprensione della trama. Superata questa difficoltà, "L'urlo e il furore" si rivela un'opera assolutamente straordinaria, i cui personaggi acquisiscono un drammatico spessore tragico. Su tutti emerge a mio avviso la figura del povero Ben, il figlio minorato, apparentemente isolato dalla sua insanabile demenza, in realtà testimone, a suo modo sensibile e commovente, del drammatico evolversi delle vicende della famiglia Compson. L'alcolismo del padre, la salute malferma della madre, amori incestuosi, suicidi, miserie e violenze minano alle fondamenta la storia di questa famiglia del profondo Sud americano. Ben e Disley, l'anziana domestica di colore, ne sono i testimoni più tragici ed impotenti. L'arte di Faulkner è quella di un grande maestro della letteratura del novecento (premio Nobel nel 1949); per questo motivo consiglio a chiunque la lettura di questo mirabile capolavoro. PS: rattrista non poco vedere quanto pochi lettori abbiano inviato recensioni sulle opere di Faulkner. E' di parziale consolazione vedere come praticamente tutti ne abbiano colto la considerevole grandezza.

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    ram

    11/02/2008 09.18.31

    Per me è stato come un puzzle.All'inizio molti passaggi sono difficili, la struttura è molto complessa, forse addirittura fastidiosa, rischi di smarrirti e ti vien quasi voglia di mollare.Ma poi le tessere vanno al posto giusto e il quadro si delinea nella tua mente e finalmente apprezzi la lettura di questo capolavoro.Personalmente ho preferito "mentre morivo"in cui la sperimentazione dell'autore a mio avviso è riuscita meglio nello svolgimento della narrazione.Tra i monologhi di Benjy Quentin e Jason sicuramente il secondo è stato quello in cui ho fatto più fatica, a motivo forse del più complesso profilo psicologico del personaggio e del dramma da lui vissuto. In definitiva un libro da leggere sicuramente, di un grande autore del panorama letterario americano tra le due guerre.

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    Gwynplaine

    19/12/2006 12.53.18

    folgorante il primo capitolo. altissimo il quarto. osticissimi gli altri due. si sente molto lo sforzo che l'autore fa per essere NUOVO. destruttura il linguaggio - che è insistentemente sperimentale, tendendo a tratti verso un barocco tipico faulkneriano. troppo lavoro sulla forma, per i miei gusti, seppur sostenuto da solide basi concettuali, da una Forma-Sostanza forte, da una possanza invidiabile. ottimo il lavoro sulla struttura decentrante e poi centripeta, ma appesantito da un lavoro sulle parole, a perer mio, eccessivo, ridondante, che sovraccarica l'opera. risultati ben più alti ha raggiunto, a mio modo di vedere, Gide con I Falsari, per non parlare di Joyce (Dedalus). sperimentali o innovativi nella forma-sostanza, quindi nella struttura, ma senza aggredire in modo così spudorato il linguaggio, senza rivoluzioni che rischiano di rimanere di superficie, e preservando il dono prezioso della comunicabilità. Gide e Joyce mi sembrano la perfetta evoluzione del romanzo classico. questo Faulkner mi pare voglia distruggere tutto quel che è stato fatto di buono in precedenza, per fare una cosa del tutto nuova, slegata dalla "grammatica" letteraria. punito.

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