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L' urlo e il furore - William Faulkner - copertina

L' urlo e il furore

William Faulkner

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 17 giugno 2014
Pagine: 326 p.
  • EAN: 9788806222451
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L' urlo e il furore

William Faulkner

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Gaia la libraia

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Il 1929, passato alla storia come l'anno del crollo di Wall Street che segnò l'inizio della Grande Depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti "Addio alle armi" di Hemingway e "L'urlo e il furore" di Faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel Sud di cui pativa l'interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di Oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo Sud.
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    Loki

    11/03/2019 19:56:07

    Ci troviamo al cospetto dei Compson, famiglia dall’importante passato e dalla forte influenza nella città di Jefferson. Una famiglia oltremodo controversa e travolta dalle avversità, un padre che si lascia andare all’alcool, una madre pazza e apprensiva, quattro figli di cui uno pazzo dalla nascita e dei servi di colore tra i quali spicca la carismatica domestica Dilsey. Saremo partecipi del decadimento di questa grande famiglia, trascinata nelle tenebre dai suoi stessi componenti, che Faulkner ci farà scrutare nel profondo. Esistono realtà che si corrompono, non importa quanto grandi e gloriose possano esser state, non v’è passato tanto forte da resistere alla corruzione del presente. Realtà che si lacerano e diventano qualcosa di contaminato e insalvabile, all’interno delle quali non ci si può che infettare. L’unica salvezza dalla caduta l’ha chi, per quanto dolorosamente, da quella realtà si tira fuori per non essere partecipe della sua miserabile fine. Anche nel fango può nascondersi un diamante, ma perso all’interno del sudiciume questo non avrà alcun valore e dovrà tirarsene fuori per non essere perso per sempre. Però bisogna guardare in faccia alla realtà e accettare che non tutti i cumuli di fango nascondono un diamante, anzi. Difficile dire se ci sia qualcuno dei Compson che abbia tirato fuori sé stesso dalla rovina, fatto sta che Benjamin, il figlio nato “idiota”, conserva una purezza che persone che si giudicano migliori di lui hanno irrimediabilmente perso.

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    Mariangela

    20/09/2018 12:10:03

    Per me è stata una sfida cimentarmi con questo libro. Di certo non è un romanzo scorrevole né tanto meno rilassante. Il primo capitolo è davvero ostico, dopo la situazione migliora e inizia a delinearsi quella che è la grande tragedia che ha sconvolto la vita di un intera famiglia. Sicuramente costituisce un'ottima occasione di palestra mentale ma passeranno anni prima che mi venga voglia di rileggerlo.

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    ninonux

    18/09/2018 13:36:39

    un'esperienza mistica

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    SuperFaulkner

    17/09/2018 17:58:05

    Faulkner è il più importante scrittore americano del novecento (con buona pace dei detrattori), nessuno come lui ha saputo influenzare e distruggere. L'urlo e il furore é il suo apice (forse), senza quei primi due capitoli i vari Pynchon, Gaddis, DFW, etc non esisterebbero

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    Maurizio Ricci

    09/07/2018 14:27:38

    Pur amando William Faulkner non riesco ad associarmi alle entusiastiche recensioni precedenti. Il primo capitolo è assolutamente incomprensibile; i successivi sono senza dubbio più ragionevoli e nel quarto e conclusivo ci sono immagini splendide. senza la postilla esplicativa, che è FUORI dall'opera originaria, non si comprenderebbero diversi passaggi (uno su tutti, la tiepida reazione del derubato Jason all'accaduto, una volta al cospetto dell'Autorità costituita....)

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    Antonio

    18/11/2017 13:07:27

    Un'esperienza totale; leggendo, il libro si materializzerà davanti ai vostri occhi. Probabilmente uno dei romanzi più evocativi che abbia mai letto. P.S consigliato ai lettori esperti, non tutti penso siano in grado di apprezzare lo stile particolarissimo di Faulkner. Una lettura fatta troppo presto di quest'opera potrebbe negare al lettore il piacere di apprezzarla veramente in età più matura.

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    Giuseppe Russo

    24/10/2016 15:36:40

    Quando fu pubblicato, «L'urlo e il furore» andò malissimo in termini sia di vendite che di ricezione critica. Non c'è da stupirsi: le sperimentazioni linguistiche e stilistiche accumulate in questo libro necessitavano di un pubblico diverso da quello che negli USA del 1929 sta per affrontare la più grave crisi economica del secolo. Ciò nonostante, nella linea di basso che si ascolta lungo la narrazione già risuona la melodia triste e rassegnata del miglior Faulkner: con i suoi mostri familiari, i suoi spettri ancestrali, i suoi incubi, il suo rapporto veterotestamentario uomo-terra. Un romanzo così tremendamente privo di speranza e che delegittima così in profondità il principio di autodeterminazione del soggetto non si era mai visto, fino a quel momento. Per molti aspetti, l'autore non ripeterà questa esperienza e preferirà, creando la contea di Yoknapatawpha, raccontare un'umanità più vicina a quella reale, dove un minimo spazio per la speranza risulta necessario.

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    Francesco

    23/11/2015 23:30:51

    Prima di leggere questo romanzo ero diffidente nei confronti dello 'stream of consciousness'. E invece Faulkner riesce a scriverci un capolavoro, smentendomi. A riprova che a leggere non si finisce mai di stupirsi.

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    franz

    08/04/2015 15:26:20

    un romanzo non sequenziale e non piano, amato prima dai critici che spinsero per il Nobel all'autore. I lettori cedono sotto la spinta magmatica ma resistono perché per i professori di letteratura, Faulkner opera innovazioni rispetto ai contemporanei (Scott Fitzgerald è uno). Più il come che il cosa, a parer mio. notevole la fotografia del sud depresso e dei problemi razziali. Più da studiare che da leggere, ti resta l'ambiente, poche immagini, nessun principio filosofico. Ecco, l'affresco di un luogo e di un periodo. Poi la struttura del testo

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    angelo

    05/01/2015 10:14:55

    Ingredienti: una famiglia americana sul viale del tramonto, due stili narrativi in successione (flusso di coscienza e cronaca), tre generazioni colpite da peccato, malattia o follia, quattro capitoli di un'unica vicenda vissuta da un protagonista diverso. Consigliato: a chi ama i romanzi labirintici e complessi, ben costruiti ma non lineari, a chi apprezza libri da capire solo ad una seconda lettura o partendo dalla fine.

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    ferruccio

    25/06/2014 17:01:23

    Profondo sud degli Stati Uniti d'America alla vigilia della crisi del 1929. Una narrazione divisa in quattro parti con date diverse raccontate da personaggi diversi e singolari; il tempo sfugge alla nostra comprensione; è immobile, non strutturato, impalpabile, superfluo. I monologhi e i dialoghi sono paragonabili a una cascata difficile da risalire; un labirinto mentale, una matassa incrinata senza bandolo ma, nel contempo, ricco di riflessioni "sui generis" facilmente perdibili nei meandri della palude sferica per cui si ha la sensazione di improbabile uscita. Allora, perché leggere questo romanzo? per la caparbietà e costanza di concluderlo al fine di coglierne l'essenza.

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    Elio

    08/03/2014 11:39:37

    Mi associo a tutti i commenti entusiastici che mi hanno preceduto: "L'urlo e il furore" non è un libro qualunque e non è un libro per tutti. Ci è voluta tutta la mia perseveranza e caparbia per superare l'ostacolo del primo capitolo, che presenta una prosa allucinante, con continue sovrapposizioni temporali e narrative. Superato, però, il primo ostacolo comincia a schiudersi la bellezza di questo capolavoro: il secondo capitolo già diventa più chiaro e scorrevole e il terzo ancora di più, per giungere infine all'apoteosi del quarto e finale capitolo. Il libro è ostico perchè non è lineare; per apprezzarlo appieno, probabilmente, bisognerebbe documentarsi a fondo sulla trama, per conoscere bene i tratti dei personaggi presenti nel libro. Al riguardo, è utile leggere l'appendice posta al termine del libro, dove Faulkner ci chiarisce una serie di aspetti oscuri e continua a narrare ulteriori fatti e vicende. Ho letto, da qualche parte, che "L'urlo e il furore" è simile ad un poema sinfonico: non posso che confermarlo, un poema sinfonico con un finale grandioso. Nel libro c'è tutto e il contrario di tutto: prosa contorta, oscura, intelligibile e descrizioni bellissime, con una prosa chiara e sublime. Forse è un romanzo che, una volta termitato, andrebbe riletto un'altra volta, per avere ben chiare tutte le vicende narrate.

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    armando

    20/12/2012 19:46:03

    Mi sono avvicinato a Faulkner perchè era stato più volte indicato come il maestro di quello straordinario scrittore che è Cormac Mccarthy.Sul piano dello stile,ho invece scoperto che i due si trovano agli antipodi:arido e asciutto lo stile di Mccarthy,barocco e ricchissimo quello di Faulkner.Eppure tra i due una corrispondenza esiste davvero ed è quella che li rende entrambi due grandi scrittori:nelle loro pagine non parlano i personaggi,ma parla un mondo intero.Il sud degli Stati Uniti post-guerra di secessione in Faulkner e il mondo della frontiera messicana in Mccarthy.E' questa la qualità che apprezzo di più in uno scrittore e l'ho trovata perfettamente espressa ne "L'urlo e il furore".Romanzo davvero difficile ma bellissimo,capace di farmi entrare nel cuore della storia nonostante il duro scoglio stilistico.Un libro che mi ha lasciato durante ogni pagina una bellissima sensazione di abbondanza,senza dubbio la migliore saga familiare che io abbia mai letto.

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    Vincenzo

    03/11/2012 00:14:05

    Libro difficile: è vero. Ma la difficoltà è ripagata perché la lettura è indimenticabile. Lo stile di Faulkner consacra quest'opera come una delle tappe fondamentali della letteratura mondiale. Un termine di paragone, un classico imperdibile.

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    guglielmo aprile

    23/01/2012 15:50:32

    Storie vive, imbevute di realtà, del colore e del dramam della vita americana. Sorgono direttamente dalle viscere; l'autore è sincero nel riportare la vita quale essa è, senza veli, senza reticenze: la guarda da vicino, da dentro, senza falsi schermi,anche nei suoi aspetti brutti, cupi, sgradevoli. Questo è il dono degli scrittori americani: andare al cuore delle cose, ti ci immergono, senza mistificalr,a ti danno tutta la tragedia, potente e vigorosa e ruvida, che è la dura esperienza. L'europeo invece, quando racconta, tende a camuffare la realtà, a esorcizzarla, a sublimarla, a dissimularla. Scava a fondo nel personaggio, lo mette a nudo, senza pudori,, anche con le descrizioni fisiche ti fa intravedere la miseria che gli uomini hanno dentro come un abisso, pauroso,m non redemibile guglielmo aprile

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    Raffaele

    16/01/2012 23:08:32

    Non potevo non leggerlo, conoscevo le difficoltà ma pensavo di essere pronto ad affrontarle, invece ho fatto molta fatica, completando la lettura, alla fine con soddisfazione ed apprezzamento, solo grazie alla postfazione che ho consultato dopo appena cinquanta pagine e che mi ha consentito di capire meglio la tecnica e lo spirito con i quali affrontare il romanzo. Non è un libro semplice e nemmeno rilassante, senz'altro interessante ma, considerando lo stile, riservato chi ha la giusta capacità, alte motivazioni e adeguate inclinazioni letterarie. Preferisco "papà Hemingway.

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    maxxam66

    30/11/2011 14:47:28

    Libro difficilissimo...ma se si riesce a superare l'ostacolo delle valve asimmetriche e rugose di questo romanzo/ostrica si trova una perla purissima

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    Walter

    23/06/2011 10:31:47

    Il primo dei tre monologhi è di per sé un pezzo di storia della letteratura. È un paradosso: il narratore racconta in prima persona senza però rappresentare un vero punto di vista: i fatti e i ricordi e le sensazioni gli piovono addosso e lui li descrive come se capitassero a un altro. Rappresenta l'opposto del Gurdulù di Calvino: lo scudiero del cavaliere inesistente chiedeva al proprio piede perché stesse lì a farsi pungere, era un altruista che si immedesimava di volta in volta negli oggetti estranei al proprio Io. Il Benjy di Faulkner al contrario non si riconosce in niente: è un Io senza autocoscienza, pura oggettività, è uno sguardo da nessun luogo.

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    ilaria

    22/04/2011 14:37:09

    ahime' nonostante sia un'accanita lettrice non l'ultima arrivata per intenderci questa prova e' stata troppo ardua per me. Non ho terminato la lettura. Impossibile....

  • User Icon

    Flavio

    07/01/2011 18:35:21

    Come le cascate di acqua schiumosa e marrone che esplodono rabbiose dagli scarichi di una colossale diga. Ecco a quale spettacolo paragonerei la lettura di questo libro di Faulkner. Un libro indicatissimo per chi è in cerca di pane per i suoi denti.

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  • William Faulkner Cover

    William Faulkner nasce a New Albany, nel Mississippi. Tra i suoi romanzi più famosi, ricordiamo L'urlo e il furore (1929), Mentre morivo (1930), Luce d'agosto (1932), Gli invitti (1938) e Assalonne, Assalonne! (1936). Faulkner fu anche uno scrittore prolifico di romanzi brevi: la sua prima raccolta, Queste 13 (1931), comprende alcune delle sue storie più conosciute. Durante gli anni '30, nel tentativo di guadagnare qualche soldo, Faulkner ebbe l'idea di Santuario, un romanzo che oggi verrebbe definito "pulp" (pubblicato per la prima volta nel 1931).Faulkner ricevette il Premio Pulitzer per Una favola, e vinse il National Book Award (postumo) per la sua The collected stories.Faulkner è stato anche un apprezzato autore di romanzi polizieschi.Nei suoi ultimi anni Faulkner... Approfondisci
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