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Traduttore: D. Mazzone
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 5
Anno edizione: 2000
Formato: Tascabile
Pagine: 130 p.
  • EAN: 9788845915208

recensione di Scatasta, G., L'Indice 1990, n. 6

"Scrive una prosa dura, limpida che comunica al lettore l'alta stima di sé, il dandysmo, la freddezza dell'autore, e in fondo un'impressione di banalità. Ma i passi meno promettenti si illuminano improvvisamente con lampi di aforistico fulgore e le descrizioni più strazianti sono alleviate dal desiderio struggente di valori umani in un mondo disumanizzato". Così scriveva Bruce Chatwin nel 1981 su Ernst Junger e i suoi diari di guerra, in un volume che raccoglie "frammenti, storie, profili e viaggi" ("What am I doing here", Pan Books, London 1990, p. 300, I ed. Cape, London 1989). Sono parole che valgono in parte anche per "Utz", l'ultimo romanzo scritto da Chatwin prima della morte, ma soprattutto per i personaggi che in esso appaiono, che mutano sotto gli occhi del lettore e attraverso la lucida prosa dello scrittore. Il narratore, che è più o meno velatamente lo stesso Chatwin, incontra a Praga il barone Utz, un collezionista di porcellane che gli mostra i pezzi da lui raccolti negli anni. L'incontro dura poche ore ma è denso di ricordi, di racconti, di divagazioni su personaggi storici e sconosciuti contadini; quando molti anni dopo il narratore ritorna a Praga, Utz è morto e le porcellane della sua collezione sono misteriosamente scomparse. Con "Utz" Chatwin era apparentemente tornato alla narrazione "pura", dimenticando la forma ibrida, insieme racconto, saggio, autobiografia e divagazione, che aveva scelto per "Le Vie dei canti" (Adelphi, Milano 1988). Può perfino sembrare un romanzo di un altro autore, lontani come siamo dalle ambientazioni esotiche a cui Chatwin ci aveva abituato, ai suoi rapidi cambiamenti di scena, al suo nomadismo culturale, agli scambi di differenze etniche e culturali. Invece, a leggere con più attenzione, troviamo in "Utz" quei tempi che erano cari a Chatwin e che attraversano tutta la sua produzione, qui in modo forse più levigato e limpido, meno chiassoso ma ugualmente visibile. C'è innanzitutto un libro che non può essere scritto e che invece viene scritto, anche se la sua forma non sarà quella progettata dall'autore: così come il libro sul nomadismo che Chatwin voleva scrivere era diventato "Le vie dei canti", "Utz" è quello "studio [...] sulla psicologia - o psicopatologia - del collezionista coatto" che "un po' per pigrizia, un po' per la mia ignoranza delle lingue [...] finì nel nulla" (p. 14). Studio stravolto, filtrato attraverso la forza della narrazione da un autore che deve conquistare la propria onniscenza immaginando, riempiendo i vuoti, inventando incuriosito, inciampando, conquistato dalla storia che racconta, sorpreso egli stesso da quello che racconta.
In equilibrio fra finzione e realtà, fra narrazione e digressione - e in questo ritroviamo il carattere ibrido di altri libri di Chatwin - il narratore interviene perfino in modo ironico, come a ricordarci che si tratta comunque di un romanzo, quando non sa decidersi se Utz, il protagonista del racconto, abbia o no i baffi ("Aveva i baffi, Utz?", p. 26; "non sono ancora sicuro se me lo immagino coi baffi", p. 75; "Ma ora posso affermare categoricamente che Utz aveva i baffi", p. 114).
Ricompare anche il tema del viaggio, che era caro a Chatwin: ma si tratta di un viaggio che si trasforma nella testimonianza di una perdita. Non conduce a nulla il viaggio del narratore in cerca di materiale per il suo articolo, né quello di Utz che abbandona la Cecoslovacchia per la Francia e che conclude "Che schifo [...] Non è possibile che io resti qui" (p. 75). Il viaggio nega sistematicamente tutte le aspettative che avevano allettato il viaggiatore. È una discesa in un inferno volgare, senza senso, noioso, che sotto l'apparenza della novità propone rituali stanchi mentre la vita quotidiana in patria, indubbiamente grigia, prende improvvisamente colore.
Ma neanche questo è vero del tutto. In "Utz" niente è definitivo, rinchiuso per sempre nella sua forma, neanche le porcellane per le quali il protagonista ha la passione maniacale di un eretico. Dietro la realtà tetra di Praga si svela un mondo labirintico che ha tutto il fascino della città descritta da Meyrink in "Il Golem", senza le sue fughe esoteriche. Dietro la realtà grigia del regime compaiono anarchici jungeriani, uomini che "col loro silenzio infliggono allo Stato un estremo insulto, fingendo che non esista. In quale altro paese è possibile trovare un tramviere esperto di teatro elisabettiano e uno spazzino che ha scritto un commentario filosofico sul frammento di Anassimandro?" (p. 16). Dietro la fattura delle porcellane è nascosta una cultura alchemica dimenticata e dietro l'insignificante esistenza di Utz appare una vita piena di fascino e insospettabili amori, illuminata da squarci metafisici che si aprono per mostrare che niente è come appare: in una contadina con un papero rivive la grazia di una Leda col cigno, mentre il Bambin Gesù di Praga è "un avido neonato che si appropria delle collane delle pie dame" (p. 115).
E l'arte in questo romanzo è malattia, mania, è una prigionia che il protagonista avverte solo lontano dalle sue porcellane, in viaggio (e dunque non è vero neanche che il viaggio porti a nulla), ma anche un microcosmo elegante, al cui confronto la realtà esterna e la storia non sono neppure elevati a incubi, ma restano soltanto "rumori di fondo". In questa dialettica irrisolta tra arte realtà e storia non è infine la realtà a vincere sull'arte ma piuttosto la vita, intesa nel senso della passione, della beffa, della forza di chi sa di essere comunque sconfitto. Nelle pagine finali si svela cosa è accaduto della collezione di porcellane di Utz dopo la sua morte e si scopre chi veramente fosse quello che appariva come un ometto insignificante. Come si illumina il volto di una contadina che è anche baronessa, cosi si illumina la vita di Utz ma solo per lasciarci nel dubbio: tutto va ripensato, fra l'arte e la vita si instaura un rapporto complesso, l' arte illumina la vita e la vita l'arte, ma l'arte non è più una collezione morta e con un procedimento alchemico prende vita, come il racconto diventa quel saggio che non è mai stato scritto, diventa libro.

Recensioni dei clienti

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    annabetty

    04/10/2012 09.40.10

    Un libro molto raffinato, che in poche pagine racconta la vita dietro la cortina di ferro e la passione del collezionismo, con un amaro finale.

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    Simone

    21/07/2008 11.18.27

    Dopo "In Patagonia" la mia conoscenza di Bruce Chatwin è passata attraverso "Utz": l'ambientazione totalmente diversa (lì il Sudamerica, qui Praga) ed anche lo stile è mutato (lì racconto di viaggio, qui satira grottesca sull'uomo e le sue aspirazioni). Questa inversione di rotta però modifica anche il mio giudizio sull'autore. Se il libro cult sul viaggiare mi aveva toccato nel profondo per la buona capacità nel coniugare aneddotica e poesia, "Utz" l'ho trovato semplicemente un breve racconto, a tratti divertente, a tratti insulso.

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    Cristiano

    17/12/2007 14.40.51

    Un libro splendido, a mio parere il più bello che Chatwin abbia scritto. Un testo asciutto, ogni parola è quella giusta al posto giusto. Assolutamente da leggere!

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    Giacomo Di Girolamo

    01/05/2007 11.37.12

    Utz. Potrebbe sembra un suono gutturale, barbaro. E invece è il massimo grado di resistenza all’inciviltà. Cominciano sempre bruciando i libri, ci insegnano. Ma dopo continuano, negando l’individualità in tutte le forme in cui si estrinseca. Nelle collezioni, ad esempio. Che i regimi non capiscono e avvertono con pericolosità. Soprattutto poi le collezioni di porcellana. Perché la porcellana è un Golem, viene dall’inferno e la sua bellezza confonde. E se il mondo fosse di porcellana, sarebbe un mondo perfetto. “E io capii, mentre Utz faceva ruotare la statuetta alla luce della candela, che lo avevo giudicato male; che anche lui stava danzando; che per lui il vero mondo era il mondo di quelle figurine, e che, paragonate a loro, la Gestapo, la polizia segreta e furfanti vari non erano che creature di latta. Gli eventi di questo fosco secolo – i bombardamenti, i Blitzkrieg, i colpi di stato, le purghe – erano, per quel che lo riguardava, altrettanti <<rumori di fondo>>”. Si, ma allora portiamole in un museo, queste belle porcellane, facciamo che tutti ne gioiscano e ne godano. “Un oggetto chiuso in una teca di un museo deve patire l'innaturale esistenza di un animale in uno zoo. In ogni museo l'oggetto muore - di soffocamento e degli sguardi del pubblico -, mentre il possesso privato conferisce al proprietario il diritto e il bisogno di toccare. Come un bimbo allunga la mano per toccare ciò di cui pronuncia il nome, così il collezionista appassionato restituisce all'oggetto, gli occhi in armonia con la mano, il tocco vivificante del suo artefice. Il nemico del collezionista è il conservatore del museo. In teoria, i musei dovrebbero essere saccheggiati ogni cinquant'anni e le loro collezioni dovrebbero tornare in circolazione...». Ridatemi Pizzaballa, allora. Anche a me, anche alla mia generazione. Celo, celo, manca. Tutto il resto, beh, tutto il resto è un rumore di fondo.

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    Ilary

    19/10/2005 13.26.48

    Chi ha intenzione di leggere questo libro, lo deve fare nella maniera corretta perchè rischia di rovinare l'atmosfera che l'autore va creando. Quindi trovate un tranquillo posto in cui nessuno possa disturbarvi, magari immersi nella natura, prendete familiarità col luogo.. Un bel respiro e aprite il libro. Nel giro di pochissime pagine avrete già dimenticato il posto prescelto per la vostra lettura, siete già giunti a Praga, una delle città più suggestive d'Europa a dialogare con l'autore Chatwin, il quale vi racconterà, passeggiando per le vie praghesi, la storia del Barone Utz e della sua collezione di porcellane. In un unico libro trovare diletto ed interesse unito ad un pizzico di cultura personale è molto difficile.. Perciò non perdete tempo, è un'occasione unica viaggiare con mente e corpo alla ricerca delle bellezze artistiche.

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    claudia

    09/02/2005 17.54.15

    www.maissen.com ...se avete amato 'utz' amerete anche le sue porcellane!!! io me ne sono innamorata. il libro è una piacevolissima passeggiata al fianco del barone utz...nei panni di chatwin. ...ma perché quando gli confiscano le porcellane guardando il suo arlecchino dice 'ma non sanno di aver commesso un errore'???

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    Alessio

    26/12/2004 18.40.45

    è un libretto breve e semplice, ambientato a Praga ,nella casa del signor Utz collezionista sfegatato di porcellane . Detta così sembra una noia , la realtà è che questo scritto è molto visivo e non ci mette molto ad appasionarti . Saluti

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    omar1982

    29/06/2004 20.02.34

    mi scomodo raramente per una recensione,ma come non cercare di divulgare la piacevolezza e la potenza di questo capolavoro di fine millennio? non crediate che sia la storia di un fossile mezzo matto che immagina avventure mirabolanti con le sue porcellane,kaspar utz è molto,molto di più..è un uomo che vive,che pensa e che ama.I personaggi di contorno sono perfetti.l'atmosfera praghese,con le sue dissertazioni sulla leggenda del golem,è perfetta.Le vicende storiche non disturbano l'intimismo della narrazione,e il finale è tra i più commoventi che abbia mai letto...io,cresciuto con mann,flaubert e dostoevskij.un vero capolavoro,uno degli ultimi.

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    Klaus!

    31/12/2003 22.29.19

    Tanto per cominciare, se vi aspettate un "libro di viaggio" alla Chatwin, scordatevi questo. Molto bella la descrizione di Praga in quel periodo storico, certo: occupa 1/5 del libro. Niente di speciale i personaggi: altro quinto di libro. Restano 3/5, tutti dedicati alle porcellane, alla loro storia e alle loro leggende. Ergo, se siete appassionati di porcellane, il libro fa per voi. Se non lo siete, pur essendo il libro molto corto e ben scritto, non è leggibile "tutto d'un fiato" ma và digerito; per qualche bella paginetta su Praga e qualche interessante scorcio storico, non vale proprio la pena di sorbirsi tutto quel vasellame.

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    llwellin

    16/12/2003 19.34.22

    Ho iniziato a conoscere Chatwin da Utz che, stando alle recensioni, rivela un Chatwin un po' a particolare. E' un libretto breve, piacevole che riesce a ricreare le atmosfere praghesi e a immergere completamente il lettore nell'atmosfera di casa Utz "posseduta" dalle porcellane.

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