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Franca Valeri

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2016
Pagine: 118 p., Rilegato
  • EAN: 9788806230081
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Recensioni dei clienti

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    nihil

    17/01/2017 11.19.02

    Un testo senza capo nè coda, relativo a riflessioni personali dell'autrice, con intenzioni filosofiche. Direi un libro fine a se stesso. Peccato, ricordavo una Franca diversa.

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    Massimiliano Sardina su "Amedit"

    26/11/2016 18.52.32

    Molto più che una divagazione sulla vecchiaia La vacanza dei superstiti (Einaudi, 2016) scavalca la formula imprescindibilmente romantica del memoir per approdare a una disamina lucida e disincantata che per oggetto ha il tempo – quello passato, ma soprattutto quello presente – un tempo individuale e collettivo, scenico e al contempo reale, vissuto coscienziosamente giorno per giorno lungo l’arco, certo impegnativo, di quasi un secolo. «Improvvisamente ho novant’anni.» è questo l’incipit d’impatto che apre il testo, un’autobiografia mancata di proposito e quindi un testo letterario tout court, un altro prezioso tassello (speriamo non l’ultimo) nella brillante bibliografia di Franca Valeri. La vacanza a cui la Valeri fa riferimento ha il sapore di un compiaciuto e meritato affrancamento, ma è ben lungi dal risolversi in un’esausta inattività. La vista lascia un po’ a desiderare ma l’intelletto è sveglio, vigile, sempre operativo. Forte della convinzione che l’arte sia il motore del mondo e che «maturando non si può vivere in modo distratto» la Valeri, a dispetto delle sue rigogliose novantasei primavere, si guarda bene dal rinunciare al demone della progettualità. Desolazione a parte, l’umore è salvo, irrorato da quell’inimitabile ironia che mai ha abbandonato il linguaggio vivo e fresco di Franca Valeri, ancora oggi capace di sviscerare efficacemente il tempo presente: il tempo delle platee vuote e dei palchi affollati. La vacanza dei superstiti (e la chiamano vecchiaia) va ben oltre il bilancio di una vita, è una lezione di bellezza e di civiltà, di quelle che solo il grande teatro sa dare. (dalla recensione su "Amedit")

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