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Jules-Henri Poincaré

Traduttore: G. Ferraro
Editore: Dedalo
Collana: La scienza nuova
Anno edizione: 1992
Pagine: 208 p.
  • EAN: 9788822001917

scheda di Scaglione, D., L'Indice 1993, n. 3

In questo volume Poincaré raccoglie alcuni suoi articoli e testi di conferenze, opportunamente modificati per rendere l'opera unitaria. La versione definitiva del libro è del 1909, a poca distanza dagli altri due testi in cui sono racchiuse le idee fondamentali di Poincaré sulle basi filosofiche della fisica e della matematica. "La scienza e l'ipotesi" (1902) - già pubblicato dalla stessa casa editrice nel 1989 - e "Scienza e metodo" ( 1908). Si tratta quindi di un vero e proprio trattato di epistemologia scientifica, che si articola in tre parti, di cui la prima è dedicata alle scienze matematiche. In essa Poincaré analizza il ruolo dell'intuizione e della logica nella matematica, sostenendo la loro complementarità. Di seguito affronta il problema della misura del tempo, che, sostiene, si può eseguire solo con regole particolari, scelte di caso in caso affinché rendano il più possibile semplici le leggi della fisica. Molte pagine sono poi dedicate alle nozioni di spazio e dimensione dello spazio, e qui Poincaré spiega come le geometrie nascano dalle esperienze sensibili dell'essere umano, rifiutando però l'empirismo: il concetto di geometria è legato al concetto di gruppo, che è una forma dell'intelletto. La seconda parte del volume è dedicata alle scienze fisiche, e inizia con la sottolineatura dell'importanza del legame tra analisi matematica e fisica, per poi passare all'elogio degli studi astronomici in quanto ispiratori di tutta la ricerca scientifica. Della forte crisi che, proprio negli anni in cui questi testi vengono redatti, scuote la fisica, Poincaré scrive assai poco, trascurando addirittura del tutto le recenti ipotesi quantistiche di Planck. Insiste invece sulla storicità della fisica, scienza sperimentale che si basa su principi suggeriti dall'esperienza ma che vengono abbandonati appena dall'esperienza stessa emergono nuovi fatti per la cui spiegazione cessano di essere utili. Nell'ultima parte Poincaré tratta del rapporto scienza-realtà - riconoscendo che una legge fisica potrà sempre porsi solo come approssimazione dei fatti reali - e dell'oggettività della scienza, intendendo con tale termine quella che oggi viene più usualmente chiamata intersoggettività: il "valore della scienza" sta proprio nel fatto che essa studia non oggetti, ma relazioni tra oggetti, e che quelle relazioni sono l'unica cosa su cui ci può essere un accordo intersoggettivo, almeno tra gli specialisti.