Il valzer dell'impiccato

Jeffery Deaver

Traduttore: R. Prencipe
Editore: Rizzoli
Collana: Rizzoli best
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 18/05/2017
Pagine: 512 p., Rilegato
  • EAN: 9788817094504
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    Livvy

    02/04/2018 11:38:37

    Deludente. Gli americani ancora una volta ci vedono come delle macchiette. Trama senza mordente. Ambientazioni da cartolina. Deaver ormai è un pendolare del thriller seriale fotocopia. Bah.

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    falco

    17/03/2018 15:50:36

    Uno dei migliori thriller che abbia mai letto di quest'autore. Una storia sconvolgente e piena di tensione...

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    Francesco

    17/11/2017 15:44:58

    è il secondo libro che leggo di JD dopo "L'ombra del collezionista" che, anche se a tratti avevo trovato noioso e dispersivo, mi era piaciuto.... questo promette bene in partenza ma l'unica cosa bella che ha sono i personaggi : Lincoln Rhyme e Amelia Sachs a cui si aggiunge Ercole l'agente forestale. Bella l'ambientazione nostrana e tutti i riferimenti in ambito culinario ma il romanzo è molto noioso e prevedibile e quando diventa interessante scopri che il serial killer è un bluf e il racconto finisce a parlare di sbarchi, clandestini e attentati terroristici..... troppo dispersivo e tutta la storia poteva essere contenuta tranquillamente in 300 pagine anzichè 500.... penso sia mal tradotto (in un paio di casi ci sono pure errori grammaticali e ripetizioni) ma a me la scrittura di JD annoia non poco, ogni due capitoli compare un diagramma in cui si ricapitolano le prove e ci si perde in particolari tecnici e politici..... finendo a parlare di politica italiana anche qua....

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    Lola

    29/10/2017 18:59:53

    È il primo romanzo di Deaver che leggo e purtroppo ho iniziato male. Noioso, poco avvincente, a tratti inverosimile nell'ambientazione (comune di Abruzzo provincia di Napoli: ma perché?!?) e nella costruzione dei personaggi (Ercole quasi ridicolo). Anche il modo di scrivere non mi é piaciuto. Mi aspettavo molto ma molto di più dall'autore che ha ispirato il migliore Faletti.

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    Elda Costa

    17/10/2017 03:35:53

    Cosa cosa?? Sbarchi di immigrati pure qui?? Vabbe' ....ci siamo giocati pure Deaver. Amen

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    lgf

    11/09/2017 08:14:20

    Veramente sceso in basso ,e dire che adoravo leggere i suoi libri.A parte la figura di Lincoln Rhime ,pieno di presunzione e fatto passare per un alcolizzato,poi fargli bere la grappa a Roma,ahahahahah! Più che un triller poliziesco mi è parso un libro di fantascienza , intuizioni oltre il limite umano! Il colmo è stato raggiunto con l'aver messo in mezzo la politica italiana diffamando chi si oppone all'assurda invasione in atto ,un filone compassionevole dovuto alle sue amicizie italiane.Non credo che leggerò più nulla di suo

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    Alberto

    08/08/2017 13:22:01

    Vi prego.. ditemi che glielo hanno scritto!!! troppe coincidenze, troppe superficialità e sfrontatezze di opinioni special modo di parte sulla questione immigrati. Voleva essere un romanzo al passo corrente delle ultime notizie dal mondo ma si è rilevato rappezzato e talvolta scontato. La suspance è morta!!!

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    Paolo

    21/07/2017 14:41:04

    Quanto siete cattivi! Deaver è tornato solo ai livelli dei suoi primissimi romanzi di Rune e John Pellan. Anche gli scrittori invecchiano! :O)

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    Ombretta

    12/07/2017 13:24:14

    Libro noioso. Non è bastato rimescolare le carte per migliorarlo. E usare il problema degli sbarchi degli immigrati in questo modo l'ho trovato fuori luogo. Peccato. L'unico personaggio che mantiene un po' di appeal è Amelia. Ma non è sufficiente.

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    Anna

    27/06/2017 16:00:47

    Una vera delusione! Non sembra nemmeno scritto da Deaver. Pieno di luoghi comuni, forse pensava di fare cosa gradita, ma alla fine risulta un tantino falsino, giusto per dedicare il libro al compianto Faletti. Una favoletta insomma.

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    zan

    27/06/2017 05:48:35

    Non il migliore romanzo della serie, ma accettabile, anche se la suspence non è quella dei capolavori e certi personaggi sono un po' forzati (vedi il forestale geniale ...). Qualche ora di piacevole relax riesce comunque a darla.

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    Niquee

    26/06/2017 13:03:28

    Il peggior libro della serie Rhyme & co., verrebbe da pensare che neanche lo abbia scritto lui. Unica cosa positiva, il ridimensionamento dell'elenco degli indizi, noioso e ripetitivo che di solito toglieva almeno 50/60 pagine al libro. Da dimenticare.

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    Fabio

    27/05/2017 12:01:10

    Tornano Lincoln Rhyme e Amelia Sachs e questa volta è l'Italia ad essere protagonista, purtroppo, però, sembra che l'autore non voglia più far morire nessuno. Deaver, si sa, con questi due personaggi dà il meglio di sè (speriamo che non riproponga più la Dance), e quest'ultimo romanzo è buono, anche se non da inserire tra i migliori: abbiamo letto di meglio nella serie che ormai conta 13 romanzi. I classici ingredienti ci sono tutti: ricerche forensi, colpi di scena (pochi, per la verità), tabelle riassuntive degli indizi, azione ed intuizioni, spesso geniali, altre volte leggermente forzate. Il romanzo, nella prima parte, è un fiume in piena, non ci si stacca dalle pagine, poi, pian piano, specie nelle ultime 100 pagine, il ritmo cala e la trama diventa leggermente prevedibile nel suo svolgimeto, soprattutto per chi conosce Deaver da anni. Resta una buona lettura che ci consegna anche un dipinto dell'Italia vista da fuori, senza eccessivi stereotipi, cosa che sarebbe risultata stucchevole. Consigliato, senza aspettarsi un Deaver in grandissimo spolvero (IL BACIO D'ACCIAIO e L'OMBRA DEL COLLEZIONISTA erano ben superiori), ma che resta maestro indiscusso nel suo genere.

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    Roberta

    20/05/2017 10:14:18

    Spero che Jeffery deaver non abbia perso il suo tocco investigativo. Una vera delusione! Speravo che fosse un'avventura italiana interessante, ma mi sbagliavo!

Vedi tutte le 14 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione
«Mamma.» «Un minuto.» Procedevano spedite lungo la strada tranquilla dell'Upper East Side, il sole basso in quella fresca mattina autunnale. Foglie rosse e gialle tracciavano spirali cadendo dai rami sparuti. Madre e figlia, gravata dalla zavorra che adesso i bambini si portano a scuola. Ai miei tempi... Claire mandava messaggi come una forsennata. La domestica - chi l'avrebbe detto? - si era ammalata. No, forse si era ammalata, il giorno della cena! La cena. E Alan doveva lavorare fino a tardi. Forse. Come se avesse potuto contare su di lui, a ogni modo. Din. La risposta dell'amica: SCUSA, CAREMLLA IMPEGNATA STSERA. Gesù. Un emoji in lacrime accompagnava il messaggio. Perché non digitare la stramaledetta A in «stasera»? Quanto si risparmiava, un prezioso millisecondo? Troppa fatica mettere il verbo essere? «Ma, mamma...» Il tono cantilenante di una bambina di nove anni. «Un minuto, Morgynn. Te l'ho già detto.» La voce di Claire era benevolmente neutra. Neanche' arrabbiata, né irritata o stizzita. Pensò alle sessioni settimanali: seduta sulla sedia, non distesa sul divano - il bravo dottore non aveva neanche un divano nel suo ufficio -, Claire attaccava con le sue nemesi, la rabbia e l'impazienza, e aveva lavorato con tecnica per evitare di sbottare o alzare la voce quando la figlia diventava irritante (anche quando si comportava così di proposito, cosa che, calcolava Claire, equivaleva a un quarto delle ore di veglia della bambina)