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Giampaolo Pansa

Editore: Rizzoli
Collana: Saggi italiani
Anno edizione: 2016
Pagine: 294 p. , Rilegato

1 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Salute, famiglia e benessere personale - Famiglia e salute - Problemi personali - Vecchiaia

  • EAN: 9788817090094


Ancora una volta, la proverbiale perfidia di Pansa permette di sfatare molti luoghi comuni e di raccontare un'età dell'oro punteggiata di scatti vitalistici.

Il “Rompiscatole” Giampaolo Pansa torna a deliziare il palato del suo pubblico di instancabili aficionados con un lavoro da considerare come un’appendice alla fortunata autobiografia uscita all’inizio del 2016. In questo testo Pansa infatti si racconta indirettamente, ispirandosi anche ai fatti della propria vita sentimentale, per discutere della percezione sociale dell’eros nella terza e quarta età.

Pansa si trasla, anima e corpo, in Mario, un clone con nome diverso più che un alter ego. Il narratore è infatti un giornalista in pensione, nonché scrittore a tempo perso, con rapporti conflittuali sia con Scalfari che con il compianto Bocca. Le parentesi sulle faide giornalistiche non potevano mancare.
Centrale è la figura della moglie, leggermente più giovane, sposata solo in età avanzata. Conosciutisi su un treno diretto a Roma, fu subito colpo di fulmine. Lei, comunistissima e fedele all’apparato, insegnava lettere al ginnasio. Innamorata di Giorgio Bocca, ebbe a bordo di quel vagone un’accesa discussione con Mario sull’imminente svolta di Occhetto. Di fronte ai recalcitranti borbottii del giornalista il suo cuore non poté che palpitare all’impazzata per quel burbero carismatico. Così ebbe inizio una relazione non benedetta dall’arrivo di pargoli, ma distinta da una grandissima complicità. In una serata decidono di raccontarsi gli amori passati, un’occasione per Mario di snocciolare considerazioni su cosa è cambiato nell’eros del ventunesimo secolo, ma soprattutto su cosa non è cambiato: il mal celato disgusto verso l’amore in età matura. Seguiranno diversi racconti, tratti da episodi di cronaca scritti in decenni di carriera, a dimostrare che la vecchiaia non è una malattia e che la vita sessuale dei Matusalemme oggi non dovrebbe più essere un tabù o un oggetto di demonizzazione.

Lo stile del venerando giornalista piemontese, come da copione, non può che essere caustico, con gustosissime fatwa nei confronti del politically correct e del buonismo un tanto al chilo. La ricchezza di invettive raggiunge la sua acme nelle pagine dedicate agli amori contraddistinti da una notevole differenza d’età. Pansa si chiede come mai le donne non possano dedicarsi alla cura dei loro toy boy con la stessa nonchalance con cui gli uomini di pelo bianco si procacciano giovani prede.

E noi lettori, persuasi da tanta accalorata e simpatica vitalità, non possiamo fare altro che stare per l’ennesima volta dalla sua parte.

Recensioni dei clienti

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    marina

    29/11/2016 10.31.02

    Non ho mai letto Pansa ma vista la sua fama, l'argomento del libro e la bravura della sua compagna, ho provato a leggerlo. Risultato non sono riuscita a finirlo. Quello che ho letto l'ho trovato noioso, inverosimile, penoso, patetico ma di quali vecchi parla, aiuto! Ci si ritroverà lui cosi, io ho i capelli grigi ma per mia fortuna nelle sue parole non c'è niente che mi appartenga.

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    Giuseppe

    15/11/2016 20.39.20

    Ho acquistato il libro incuriosito da un'intervista a radio 24 e non solo in quanto ho letto qualche altro libro di Pansa. Non credevo che una persona di tale spessore potesse scrivere una cosa così infantile e come mai l'editore ha pubblicato una cosa simile a firma di un giornalista come Pansa. E' stato faticoso arrivare alla fine delle varie storielle di coscia. Mi sono fatto male da solo e non credo che sia il modo migliore per arrivare alla fine della carriera per essere ricordato anche per una porcheria simile. Che pena. Giuseppe

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    Manuela Capri

    23/10/2016 08.44.22

    Desidero solo porre l'attenzione sull'umiliazione provocata dagli stipendi spropositati dei nostri governanti, che in continuazione parlano di riforme , di referendum ma in concreto si fermano, restano immobili di fronte alle quotidiane e principali necessità di chi, a fatica, riesce a sopperire alle principali esigenze che il caro costo della vita impone. Da anni, oramai, i politici vagano nel tentativo di ristabilire equità e giustizia fra i poveri. Ma le tasse aumentano ogni giorno di più. Così pure le spese sanitarie. Ammalarsi è diventato un lusso che solo i ricchi possono permettersi. Invecchiare non è un verbo piacevole per chi possiede poco denaro. La mia vicina di casa (di 86 anni, invalida, con glaucoma ad un occhio) deve continuamente rinunciare a cure mediche, escluse dal sistema sanitario pubblico, dalle quale la sua patologia riuscirebbe a trovare sollievo. E che cosa dire di tutti quei colliri non mutuabili di cui da sola deve sostenere il relativo costo (elevatissimo), pur essendole stata riconosciuta un'invalidità del 100 per cento? Le criticità sono tantissime, ma la classe politica si affanna solamente a mantenere intatto il proprio stipendio, il proprio potere. A che cosa potrà mai servire il referendum del 4 dicembre? Chiediamolo ai giovani che si devono immettere nel mondo del lavoro. E' giunta l'ora di aiutare anche loro. Chi verrà in nostro aiuto? Forse la Chiesa? Come può accadere che la Chiesa voluta da Cristo possieda addirittura uno Stato, una Banca, appartamenti lussuosissimi, un esercito? ... "Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere..." . Ma la vera Chiesa, quella voluta da Cristo, è esistita veramente? ... forse solo per circa quarant' anni. La ricchezza , la brama del potere ha raggiunto da secoli anche la sede di Pietro, successore di Cristo. Un aiuto potrà venire da quei giornalisti che , come Lei, son liberi professionisti e non "dipendenti di un partito politico". Grazie.

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    Agostino Giovanni Pasquali

    22/09/2016 19.32.51

    Da Pansa mi aspettavo di più. 'Vecchi, folli e ribelli' è una raccolta di raccontini di vicende per lo più banali che hanno come protagonisti una quarantina di vecchi e vecchie che sembrano avere un solo interesse: fare sesso sfrenato. Le altre loro vicende, quelle della vita fuori dalle lenzuola, sono appena accennate. L'insieme vorrebbe forse ispirarsi al Decamerone, ma gliene manca il brio e l'originalità. A me ha dato l'impressione di una raccolta di barzellette un po' oscene che non fanno nemmeno ridere. Devo rilevare un'incongruenza: a pagina 89 (capitolo 11) la 'sarta' dice: "Capisco che ascolti tutto l'ambaradan...". Il racconto si svolge intorno al 1920 quando l'Amba Aradam, montagna dell'Etiopia, era del tutto sconosciuta. Divenne famosa, e proverbiale, solo nel 1936. Il libro si legge comunque volentieri perché Pansa è un narratore di razza e sa scrivere con chiarezza ed eleganza. E queste doti sono oggi molto rare.

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