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Recensioni La vedova scalza

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    25/09/2019 13:20:42

    Non sono ancora riuscita a scoprire il segreto degli scrittori sardi, so però che mi piacciono da impazzire. Con la loro prosa, quasi viva, riescono ad avvincermi e a trascinarmi in una terra lontana nello spazio e spesso anche nel tempo e a farmi vivere ciò che raccontano come se fossi lì con i protagonisti dei loro racconti. Anche questo romanzo, il mio primo Niffoi, ha avuto lo stesso effetto. Bellissima la storia, storia di un amore profondo ed esclusivo e di una vendetta che, sebbene rappresenti una sconfitta, ha il sapore di una vittoria. I personaggi sono tratteggiati in modo superlativo, con una protagonista forte e aspra come le rocce della sua terra. Una giovane donna che, nonostante le limitazioni imposte, cerca di affrancarsi e migliorarsi, che scopre i libri e studia, anche se in modi non convenzionali, eppure rimane attaccata alle tradizioni. Se davvero ci si può innamorare di un libro, beh.. a me con questo è successo.

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    07/03/2019 12:06:43

    Buon libro. Una delle poche pecche è che non sia stata messa a piè di pagina la traduzione delle parole scritte in sardo. Dico ciò perché non conoscendone il significato un "continentale" viene privato dal capire in pieno il romanzo (ho avuto qualche piccola difficoltà anch'io con il barbaricino, molto diverso dal dialetto della mia Ogliastra).

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    21/06/2012 23:37:19

    Rimango basito da un commento precedente. La vera Sardegna, quella autentica, nella sua pienezza, è soprattutto quella descritta da Satta e dalla Deledda, colonne portanti della letteratura sarda. Quella di Dessì, di Atzeni, di Lobina, ecc.. Impossibile mostrare una certa cecità nei confronti della letteratura. Quella vera. Lo stile di Niffoi è a tratti sublime, di sicuro originale, nonché intenso e travolgente. Questa terra è, e sempre sarà, intrisa di una "disperata vitalità" che non significa affatto tristezza, come si potrebbe facilmente pensare. E' un qualcosa di più profondo. Per fortuna c'è ancora qualche scrittore che ne coglie realmente la vera essenza.

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    13/10/2011 12:42:31

    io non conoscevo il linguaggio crudo ed aspra di Niffoi ed ignoravo le sue opere.Il personaggio di Mintonia ha le caratteristiche di una maschera della tragedia greca.E quindi mi ha incuriosito dapprima, affascinato in seguito. La vicenda del romanzo, complessa per me che già abbisogna di molta attenzione per la lingua italiana ( io sono cittadino francese, j'habite Paris..)la vicenda è piena di un dialetto ostico e parole che necessitano di traduzione. Nondimento si sviluppa con cura avvolgendo il lettore ed intrigandolo. (questa lettera, come altre, è stata "corretta" da amici per una ortografia a volte sballata)

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    07/03/2011 10:12:17

    Una lingua ostica ma poetica. Il mistero di una Sardegna selvatica e matriarcale. Duro e compassionevole, un romanzo di bella intensità. Consigliato.

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    21/02/2011 19:29:11

    Abituarsi all'italiano misto al sardo è stato un pò difficile, ma la storia è veramente bella e molto emozionante.

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    24/10/2009 14:53:14

    La faida e la vendetta sono comportamenti di un mondo arcaico dove ci si rovina la vita per salvare l'onore. Tematiche queste che si scontrano con la concezione moderna dei paesi più avanzati dove la famiglia non è tale in assoluto ne tantomeno è un dogma; dove la donna è fiera ma anche libera di aver ripensamenti e di cambiare partner. I tempi sono cambiati e sarebbe interessante far conoscere quale è oggi la realtà e la cultura sarda. Quali problemi la affliggono e le impediscono di svilupparsi economicamente senza dover dipendere dagli aiuti statali. Il libro è un bel libro, scritto divinamente, nel quale però mi piace pensare che i protagonisti non si battono per un tradimento subito o per lo sconfinamento di qualche pecora ma piuttosto si scontrano per l'antifascismo o per la difesa della cosa pubblica equiparandola a quella privata. Mi sono immaginato Micheddu che combatte il brigadiere o il podestà in quanto colpevoli di essere i difensori di uno stato borghese che tutela gli interessi di una sola classe, ovvero quella padronale, a discapito di quella proletaria. Non è anche questo un aspetto della realtà sarda ? Comunque è importante che ci siano scrittori che parlano della Sardegna con accenni alla sua cultura, meglio ancora se contemporanea e soprattutto verosimile e realistica. Angelo Marongiu

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    07/10/2009 12:01:16

    Se la Sardegna è o è stata quella descritta da Niffoi (triste, come lo sono molti romanzieri sardi), è giusto che chi può la abbandoni al più presto, si vive una volta sola e l'esistenza non si può consumare in un'isola come quella che lui descrive! Va bene l'espediente di raccontare una vicenda del passato, ma certe atmosfere, non esenti da facile folklore, le abbiamo già lette anche in Grazia Deledda e in Salvatore Satta. Niente di nuovo sotto il sole. D'altra parte, è giusto, in linea con le leggi del mercato, che l'Autore sfrutti, a favore del suo successo, tutto il potere emozionale di una vicenda tragica e di una terra che, grazie ad autori come lui, risulta spesso ancora, tristemente, troppo "leggendaria".

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    21/06/2009 12:04:09

    Giudizio medio, come per tutti i libri di Niffoi, suggestivi, ma irreali. Ancora una volta la Sardegna avvincentemente descritta dall'autore è più vicina alle aspettative del lettore continentale stanco di Costa Smeralda e desideroso di avventure barbaricine che alla realtà. Non c'è dubbio però che l'uso della lingua e la capacità di delineare luoghi e personaggi quasi dipingendoli siano molto notevoli.

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    br1
    22/04/2009 18:02:56

    Mi è piaciuto!E' il primo libro che leggo di Niffoi ma devo dire che mi ha molto colpito...personalmente l'ho trovato molto intenso, diretto, a tratti forse crudo, ma molto molto passionale ed emozionale. Sicuramente mi cimenterò con altre opere dell'Autore.

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    13/04/2008 00:08:33

    Bellissimo, intenso... ho letto piu' volte i passaggi chiave per cogliere tutto. La "passione" di Mintonia mi ha perseguitata nel sonno ed agitando le mie notti ha mutato il mio umore... I riti, le credenze popolari, le consuetudini, esaltano il tormento della protagonista e portano il lettore a leggere nella sua storia la vita povera, dura, a tratti crudele ma anche passionale e vera, di una Barbagia matriarcale in cui le donne nel bene e nel male hanno avuto sempre un ruolo fondamentale ed attivo... Attravereso lo struggimento interiore di Mintonia l’autore porta il lettore ad esprimere la propria sentenaza sia essa condanna, comprensione o pietosa compassione...

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    08/04/2008 14:23:16

    Splendido, meraviglioso Niffoi, questo libro tocca l'anima!

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    04/04/2008 15:58:00

    Capolavoro verista crudo ed avvinghiante. Pur non conoscendo la lingua sarda, usatissima nel testo, questo libro mi è entrato nelle vene, mi ha fatto sussultare e piangere. Certo, spesso cita cose spiacevoli, fastidiose, ma si sa, di solito ci danno fastidio le cose troppo vere. Ho vissuto beatamente la Sardegna solo dal punto di vista turistico, ma sono dell'avviso che non sia sufficiente essere sardi per affermare di conoscere tutti i lati più reconditi di questa terra o per dire che l'immagine data dall'autore sia falsata. Comunque non ha importanza, il libro è talmente caldo che tutto ci sta bene.

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    11/03/2008 12:23:06

    Un libro brutto! Pesante e volgare, intriso di una crudeltà gratuita e priva di riferimenti storici. Un testo che vorrebbe elevare la "sardità" e la "balentia" ad esempio di virile condotta a dispetto del mosciume continentale ma che in sostanza getta fango sulla popolazione barbaricina descritta come gratuitamente violenta ed alcolista. Davvero offensiva poi la figura femminile.

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    05/12/2007 00:54:44

    una cruda nota della sardità che lascia spazio al romanticismo e al folclore. in colori ...variopinta fantasia di terre e verdi vivi con piccoli ma intensi punti di luce abbagliante. dove la vita ci schiaccia l'amore raro si manifesta con vigore. quando la fame presenta il conto i sassi sono dolci come papassini. bella badò

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    29/09/2007 18:47:14

    Se questo libro si prende immergendosi nel contesto sardo , naturalmente negli anni in cui è ambientato, per me lo lo si può giudicare un capolavoro. E come mangiare ad Ischia il Coniglio da Fossa, oppure a Colonnato il Lardo o a Napoli la Pizza. Io l'ho letto con gusto e ne ho assoparato la ruvidità , la condizone di isolamento mentale, la crudeltà e poi.... la poesia, la grazia, l'onore, l'amore : umani visceralmente terreni e passionali. Fare un paralelo con Verga è naturale ; ma quì c'è molto di più.

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    30/08/2007 13:41:44

    è stupendo!è lunico libro ke ha saputo scuotere il mio animo cn le sue crude emozioni

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    28/08/2007 18:01:20

    Primitivo e ancestrale, crudele e passionale, odoroso di sangue e mirto selvatico in fiore. Questa è la mia recensione. PS il libro va accoppiato ad un pasto a base di bottarga e vermentino Canayli. Mario Montella

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    25/07/2007 16:25:21

    Non capita spesso di imbattersi in un libro che avvinghia il lettore in un crescendo di forti emozioni. Niffoi ci catapulta nella sua terra aspra e violenta, misteriosa e solitaria e lo fa con una scrittura secca, concisa, che non lascia spazi a inutili giri di parole. Un libro crudo nello stile e nel contenuto, ma da questa asprezza emerge l'inno all'amore. L'amore per la terra d'origine, con le sue tradizioni, le sue credenze popolari, la sua lingua astrusa, che la rende ancor più arcana e la protegge dagli attacchi esterni del lettore, talora immobilizzato nella fantasia da un senso di impenetrabilità e inviolabilità. L'amore per la libertà; l'amore, infine, sconfinato, testardo, doloroso, puro della protagonista per il proprio uomo. Il fascino del mistero è risaltato dall'uso del dialetto, che accompagna il lettore in un avvincente groviglio di parole e suoni e lo inchioda, alla fine di ogni capitolo, a una sensazione di melodiosa arcaicità. Niffoi miscela e dosa minuziosamente l'uso della lingua italiana e quello dell'idioma sardo. Egli conosce bene il mestiere di scrittore.

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    23/06/2007 17:37:50

    Decisamente sopravvalutato. Descrive, con abbondanza di luoghi comuni, una Sardegna sterepotipata nel cliché, ormai esausto, del banditismo barbaricino, folkloristica e irreale. Di difficile lettura, esile trama, talvolta inverosimile - vedasi la narrazione dell'episodio del piccolo "balente" che ingravida la moglie del comandante continentale dei Carabinieri. Risulta eccessivo il linguaggio incrostato di sardismi, che - congiuntamente a un'onomastica e toponomastica che fanno girare la testa in nome di un facile esotismo - fanno si che si perda facilmente il filo della narrazione. I personaggi mi sono parsi semplici bozzetti e la stessa protagonista appare insulsa e non riesce ad accattivarsi la simpatia del lettore.

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    16/06/2007 19:28:36

    sono sarda ma non conosco la Sardegna descritta in questo libro! Troppi sardismi difficili anche per quei sardi che non sono di Gavoi e dintorni; troppa crudezza ,qualche volta al limite dell'assurdo, nella descrizione degli eventi dei primi capitoli!!!!! proprio un brutto libro

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    07/06/2007 16:19:53

    Ci sono così tanti commenti su questo libro che scriverne uno in più è solo inannellare la testimonianza di un altro appassionato lettore. Il massimo dei punti anche da me, per un libro vivo e duro come la vita è sotto le candide e ordinarie vesti di cui l'ammantiamo. Bravo e grande Niffoi che sa suggestionare l'anima, che non fa l'esangue intelletuale scribacchino, ma il testimone lacero e ricco delle strade e dei luoghi del suo paese-nazione. Scrivi ancora per tenerci compagnia, per raccontarci storie che stordiscono.

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    05/06/2007 15:08:09

    Questo libro è come una locomotiva a vapore. Ne ha il ritmo, la forza e i suoni. Descrive una età "antica", ma i sentimenti forse non sono del tutto atavici. Non parla solo della sardegna, ma di tutte quelle realtà disperate, abbandonate. La sua forza sta nel racconto, nella lingua e nei suoni. Trù, Trù, Trù. Canta, mannai, canta!

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    22/05/2007 17:58:56

    Ho letto altri libri di Niffoi, e mi erano discretamente piaciuti. Questo no. C'è davvero un eccesso, come altri hanno notato, di neo-verismo del più becero, truculento, miserrimo. Uno squallore terribile, con una figura femminile, quella di Mintonia, di rara stupidità e masochismo (perchè persistere a volersi rovinare la vita con un rozzo semi-analfabeta che la tradisce ?), e di rarissima antipatia. Ma soprattutto non si può non notare un maschilismo che si percepisce chiaramente essere proprio non soltanto dei personaggi maschili, di bassa estrazione sociale e quindi perdonabili, ma dello scrittore stesso. Tra l'altro, e lo dice una donna che non è mai stata femminista, come sarà venuto in mente a Niffoi di tuonare per bocca di Mintonia, con tanta stupida insistenza (lo ripete almeno tre volte, sembra uno suo slogan), contro le donne che non sfornano figli? Secondo il suo illuminato modo di vedere costoro sarebbero del tutto inutili alla società ed a sè stesse, poichè vengono meno all'unico compito che una donna ha nella vita e che può renderla davvero donna. La donna come fattrice, quindi, ed inutile se non lo è; grazie, davvero, a nome di tutte le donne che di figli non ne hanno perchè non ne sentono la necessità eppure magari si realizzano come fisiche nucleari, o non ne hanno perchè non possono averne.

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    25/04/2007 07:58:24

    Atmosfere magiche per una descrizione di emozioni vivide e incredibilmente reali. La condizione antropologica del sardo, non a caso, è molto simile a quella del latino americano. Nonostante l'indubbio carattere più commerciale, vedo nell'opera di Niffoi una ideale prosecuzione con quella di Sergio Atzeni, che istintivamente e naturalmente era un "realista magico". Che stia nascendo un modo di scrivere autenticamente sardo?

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    12/04/2007 20:56:14

    Incredibile ma vero, leggo le pagine del mio conterraneo Niffoi in colpevolissimo ritardo. E mi vergogno un pò, tanto più che dovrei far valere l'orgoglio isolano, ma non mi sento di urlare al capolavoro. La prosa niffoiana è eccessivamente metalinguista; in altre parole la trama, la storia, i personaggi, le situazioni, insomma tutto è al servizio di un inaspettato egocentrismo nella scrittura. Metafore a non finire, stile pomposo, sarà pure che Niffoi ha inventato la "poesia in prosa", ma l'impressione è che tutto si riduca ad un mero esercizio di stile.

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    21/03/2007 10:47:09

    NON VI SEMBRA UNA FOTOCOPIA DI CENT'ANNI DI SOLITUDINE.............PER QUESTO E' BELLO

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    08/03/2007 19:14:07

    Non dobbiamo sorprenderci se per chi non sardo leggendo questo libro lo trova inverosimile e troppo cruento nella dialettica e nella trama. Per chi è sardo come me oltre a riuscire a leggere il libro con facilità (sarebbe stato opportuno un glossario) riconosce quei valori o non valori che ci caratterizzano. Inoltre l'autore scoppiazza con successo lo stile deleddiano. Bravo Niffoi!

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    07/03/2007 13:00:08

    barbaricino fino al midollo,niffoi si presenta in tv mascherato da sardo puro e duro(grottesco). Dopo Redenta tiria, che nell'asfittico panorama letterario italiota semrava una apprezzabile eccezione, il cocciuto sardo doc, ci ha inflitto questo romanzaccio grangugnolesco infarcito di dialetto e di nomi di personaggi assurdi: la foga neoverista travolge il supersardo che senza rispetto ci scarica addosso salve di regionalismo obsoleto. I premi sono la ricompensa per la "ventata di novita'": invece e' vecchiume strapaesano eottusamente bozzettistico... Del resto la Deledda aveva gia' rubato il Nobel al ben piu' meritevole Verga... a proposito di premi!

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    23/02/2007 15:42:55

    Se l'inizio può sembrare cruento e poco realistico, nel corso della lettura si da uno spaccato della forza e della natura sarda. La storia da la desrizione reale della forza della donna nella sardegna. Impegnativa,per chi non conosce la realtà sarda, ma scorrevole e intrigante la storia.

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