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Aureliano Amadei, Francesco Trento

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Pagine: 182 p. , Brossura
  • EAN: 9788806179182

Recensioni dei clienti

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    procopio il grande

    12/08/2015 15.58.29

    No, non e' piaciuto troppo fazioso e pervaso di retorica!

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    markhollis

    20/04/2015 13.28.08

    La penso esattamente come zombie49, un libro pieno di contraddizioni e troppo incentrato su se stesso.

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    angelo

    15/01/2014 13.26.03

    Un libro che non consiglio affatto: non capisco perche' incensano questo libro marcatamente incentrato sulla vita di chi lo ha scritto e pieno di contraddizioni umane e politiche.

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    zombie49

    21/08/2013 14.50.42

    Aureliano Amadei ottiene un impiego non retribuito come aiuto regista in un film sulla missione militare italiana in Iraq. Parte x Nassirya insieme a una quarantina di uomini della Brigata Sassari, e con loro viene acquartierato. Il giorno dopo, l'attentato: un camion sfonda il cancello d'ingresso, un'esplosione, spari di kalashnikov e mitragliette. 19 italiani muoiono, Aureliano rimane ferito, un piede maciullato. Riesce a trascinarsi fuori dal cortile della caserma, civili iracheni lo soccorrono e lo portano in ospedale. Meno di 200 pagine, perché la storia è tutta qui: nemmeno il tempo di fumare un pacchetto di sigarette portato dall'Italia. Il linguaggio è colloquiale, ma Amadei è insopportabilmente antipatico, a cominciare dai trascorsi teppistici come manifestante no global e animalista danneggiando vetrine dei Mc Donald e pellicce, ai preconcetti verso i militari italiani e i "terroristi" iracheni, alla prepotenza di voler fumare in ospedale, alla ricerca di un colpevole ad ogni costo, alla tirata finale contro generali e politici. Il libro trasuda rabbia da ogni pagina, x le ferite e la menomazione permanente riportata, x essere stato la persona sbagliata nel posto sbagliato. Condivido il pacifismo e l'ateismo di Amadei, non il suo comportamento. Chi va in zona di guerra non può credere di garantirsi un'immunità sventolando un'ideale bandiera bianca. Stupisce l'ingenuità di chi crede che davvero possano esistere soldati di pace (contraddizione in termini), missioni umanitarie con le armi a tracolla, politici che non manipolino i fatti nell'interesse di partito, funerali di stato senza retorica. Inutile schizzare veleno su tutto e su tutti, militari, governo, datori di lavoro. Amadei è un concentrato dei peggiori difetti italiani: superficialità, trasgressività infantile, presunzione, egoismo, vittimismo, polemica. Se si è trovato in quella situazione, può prendersela solo con se stesso, non può dire "non credevo, non sapevo".

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    david

    28/02/2013 13.50.15

    Trovo questo libro eccessivamente autobiografico e patetico.

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    angelo

    22/02/2013 09.15.22

    Non mi e' piaciuto affatto, non lo consiglio.

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    Pietro VIRGILIO Cutensis

    13/03/2011 22.43.54

    Una incredibile avventura vissuta nello spazio di tempo necessario a fumare 20 sigarette di un pacchetto acquistato a Roma dal nostro eroe( eroe suo malgrado)la sera prima di partire da Roma per l'Iraq. La prima e l'ultima sigaretta filo conduttore di una vita scandita da una quotidianità simile a tante altre, ma attraversata improvvisamente da un ciclone che ne modifica profili, pensieri, atteggiamenti e convinzioni. Da un punto di vista letterario i due autori descrivono gli eventi con un linguaggio semplice, efficace e disinibito, spesso non esente da una leggera vena di ironia che stempera la drammaticità dell'attentato del 12 novembre 2003 al contingente militare italiano a Nassirya, attentato nel quale rimane coinvolto anche il narratore e principale attore del racconto Aureliano Amadei unico civile italiano sopravvissuto tra le vittime di quella tragedia. Singolare il contrasto che si percepisce tra la vita antimilitarista del protagonista, della sua inclinazione per gli ambienti punk e no global e l'incontro con uomini in armi, le loro stellette e la prorompente umanità che lega Aureliano ad alcuni improvvisati nuovi amici che ne plasma una vera, indissolubile quanto imprevista amicizia.- L'attentato :Lo sgomento prima, il terrore ed il disgusto poi con i brandelli di carne sparsi e le ferite riportate, non si possono descrivere se non con l'efficacia che le parole di Aureliano hanno nel ricordo impresso nel libro che va letto e basta ! Trovo forse qualcosa di non detto nel film, rispetto al libro, Quest'ultimo nel finale è pieno di considerazioni amare sul modo di interpretare il dolore di chi resta ed in genere sull'ipocrisia che circonda tutto il gioco del potere e nell'evocazione dei valori dell'Amore di Patria e della fede in Dio,nel film invece, le immagini di un Aureliano reduce ed invalido tra gli affetti e le gioie della sua famiglia ,vecchia e nuova, gettano una luce più accettabile sulla tragedia e spiragli di redenzione per tutti.

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    Letizia

    28/02/2011 14.29.42

    Un libro ben scritto, scorrevole, con un linguaggio vicino a chi legge a tal punto da immedesimarsi nel protagonista, in ogni sigaretta fumata, in ogni incontro, fino allo scoppio, al "salto", alle inquietudini che ne derivano. Amadei raccoglie i suoi pensieri, i ricordi, le sensazioni e le angosce di un civile in un luogo di guerra. Perchè questa è Nassirya, un luogo di guerra. Per ribadire a tutti e tutto che ci sono verità non dette dietro silenzi celati e medaglie assegnate. Da non perdere anche il film!

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    ...me stessa...

    06/02/2008 19.18.58

    un libro davvero bello. la ferita che Amedei si procura lo ferisce. e fa molto di più. lo scava dentro e lo fa riflettere. o meglio, ti fa riflettere. e ti offre un idea dell'italia e della guerra in iraq che è nuova, ma tragicamente vera. basta questo libro a farti capire come vengono affrontate certe situazioni da qualcuno, da noi, da tutti. lo consiglio davvero.

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    Andrea74

    08/01/2008 12.55.07

    Bellissimo. Mi è piaciuto come gli autori mi hanno coinvolto in una serie di sentimenti (simpatia, commozione, sorpresa, rabbia) con uno stile leggero (ma senza banalizzare), drammatico (dove richiesto) e cinematografico (nel senso di capitoli brevi e dal ritmo incalzante che ricordano tanti flash di un film). Grande equilibrio nell'epilogo che svela molte menzogne e falsità, che mi hanno fatto indignare, senza essere offensivo.

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    chiara

    15/09/2007 20.02.00

    leggo per la seconda volta questo libro, a 6 mesi di distanza, la scrittura è diretta, frasi brucianti, insinuanti. Sembra semplice, facile...come può sembrare la guerra vista a chilometri di distanza...Andate oltre.

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    maxkaloi

    26/07/2007 17.54.27

    Pensavo fosse la solita descrizione cattocomunista della guerra e dell'attentato ai nostri militari, ma mi sbagliavo. Vivamente consigliato, fa scappare qualche lacrimuccia...

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    chiara

    18/03/2007 12.54.49

    libro scorrevole, scritto in modo colloquiale, in apparenza semplice..non il massimo della letteratura ma non era queto l'obiettivo perciò prendete questo libro per come si vuole presentare...testimonianza di una guerra atroce, spiegata in termini elementari per coinvolgere le persone,per incuriosirle ad approfondire una questione attuale inconcepibile.

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    andrea b

    20/02/2007 10.49.48

    Libro coinvolgente, veloce, un po' ruffiiano nel suo essere piacione ma efficace. Forse un po' "facile" nel suo essere politically correct, ma ben venga se serve per parlare in modo coinvolgente di temi difficili. Mi ha colpito per l'antiretorica, per il tono scanzonato , e per le belle frasi dedicate a "mamma roma". Ognuno infine ci può trovare lo spunto che predilige: forse è un libro ovvio nel suo essere antimilitarista (soprattutto nella tirata finale), meno banale nel descriverci l'umanità dei militari e il rapporto che con loro instaura un pacifista. La realtà è complessa, la guerra, che della realtà è un estremo tragico, lo è ancora di più. Soprattutto quando smette di essere recintata in articoli di giornale o in dibattiti da bruno vespa ma, nel suo tragico cammino, va a incrociare il destino di veri uomini e donne. Con molta semplicità Aureliano ci ha voluto descrivere il suo incontro con la guerra e come dopo di esso ne è uscito cambiato . Lo ha fatto con un racconto che forse non passerà alla storia della letteratura ma che merita, per la sincerità e umanità con cui è scritto, di essere ascoltato.

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    luca

    25/07/2006 09.13.25

    un libro in apparenza semplice e con poco contenuto ma in realtà profondo e significativo e lo è ancor di più in quanto raccontato in modo colloquiale con un linguaggio comprensibile ai molti, perchè sono proprio molti a non aver la minima idea di cosa veramente accada in iraq e soprattutto del perchè tutto ciò stia avvenendo.

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    ampollosio

    06/07/2006 11.34.42

    Mio caro amico Maurizio cRispi, ma come è possibile parlare di sistema dei mass media pilotato, di Berlusconi e interessi capitalistici e poi non accorgersi che proprio la casa editrice che pubblica questo volume E' DI BERLUSCONI ??!!!!!!!!! Sono queste contraddizioni che mi sconvolgono .... accusiamo il sistema di essere falso, e poi caschiamo nei suoi stessi meccanismi ... E operazioni commerciali come questa, inprovvisamente, non sono più tali semplicemente perchè ci raccontano quello che vogliamo sentire, sia esso obiettivo o no, vero o falso, credibile o criticabile ...... CI VOGLIAMO SVEGLIARE?

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    maurizio crispi

    27/06/2006 17.47.48

    Questo racconto l'ho letto con molto interesse: finalmente, in esso, ho trovato una toccante testimonianza di quello che "veramente" accade in Iraq, al di là di snervanti ipocrisie ed infingimenti. Abbiamo sempre saputo che la missione italiana in Iraq non è mai stata "di pace" e che il nostro contingente è dovuto andare per la necessità del governo capeggiato da Berlusconi di tenere servilmente bordone agli Americani che, com'è noto(anche se pochi dei nostri politici lo hanno detto apertamente) sono andati in Iraq per assumere un consistente controllo - con la scusa della ricostruzione - sulle risorse petrolifere. "Missione di pace", "portare la democrazia e la libertà ad un popolo oppresso": la guerra e la sopraffazione si sono da sempre ammantate di belle parole per confondere e mettere a tacere i detrattori. Poi, poichè il sistema dei media e il controllo sulle emittenti assicurano ogni stravolgimento della verità, è ben difficile che la gente comune possa farsi dele idee "su ciò che veramente succede" al di là del vuoto e pappagallesco eloquio ipnotico dei politici e dei portavoce di turno. Aureliano Amadei con il racconto toccante della sua sfortunata esperienza solleva un velo impietoso sul brulichio di menzogne confezionate ad uso e consumo dei mass-media e sulla vuota e fanfaronesca retorica dei big della politica italiana e degli alti quadri dell'esercito. Illumina anche d'una luce drammatica e pensosa la violenza di cui è vittima il popolo iracheno e quella che devono subire tanti ragazzi che si sono fatti abbindolare dalla parola "pace" tanto strombazzata, richiendo d'andare volontariamente in Iraq per trovarsi poi costretti, a sorpresa, a dover firmare - per adesione - il Codice Militare di Guerra. Quando si è in guerra e si spara, ci scappano sempre i morti: dopo, è inutile e ipocrita spargere le lacrime del coccodrillo, a meno che morti e feriti non facciano comodo (cinicamente) per rafforzare le ragioni di chi sostiene che la presenza in Iraq degli Italiani ha una sua ragion d'essere.

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    manuela

    16/06/2006 17.24.07

    Non si può parlare di Storia senza documenti, ma troppo spesso i documenti da alcuni storiografi vengono celati al fine di raccontare la storia che Loro vogliono raccontarCI. L'unico modo per sottrarsi a questo triste condizionamento è ovviamente leggere direttamente i documenti. Ma quale documento riporta l'oggettività dei fatti e non è intriso esageratamente della soggettività dell'autore? Questo cappello un pò noioso per prendermi la licenza di affermare che "20 sigarette a Nassirya" è un documento interessante e soprattutto ha la parvenza di quello che vuole essere solo ed esclusivamente un documento storico! Certo la scrittura è giovane, frizzante, decisamente ironica ( e menomale che lo è!), ma il testo trasuda di intenso pathos e di profonda solidarietà umana. Quella di Aureliano credo che non sia soltanto la testimonianza di un uomo che racconta un episodio della guerra in irak vissuto in prima persona purtroppo tragicamente. Credo che questa testimonianza vada ad assumere il significato profondo di voce corale che in modo simbolico incarna il tormento di tutte le vittime di ogni guerra di ogni tempo.

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    censore

    01/06/2006 16.44.34

    Un ragazzo di passaggio in Iraq, racconta - evidentemente trasfigurandola narrativamente - la propria triste esperienza. E' scioccante vedere quanto affidamento e credibilità vengono concessi ad un tale racconto. Solo dei pregiudizi precedenti possono far credere al lettore che vi sia in questo libro qualcosa di più che un esercizio di scrittura su una vicenda personale sfortunata e che poco o nulla ha a che fare con la realtà di quel che accade in Iraq. Quanto siamo ingenui ....

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    PIERGIORGIO

    25/05/2006 22.24.22

    prima di scrivere ho scorso le recensioni degli altri lettori ed, a parte un medio 3 non del tutto giustificato, cui andrea non sembra aver poi dato seguito come annunciato, i voti si alternano tra l'alto ed il quasi alto. e non sarò certo io ad abbassare questa media. non do' il massimo perchè le mie letture preferite sono altre. ho acquistato e letto questo libro perchè ho bisogno di sapere di piu della storia contemporanea e libri come questo te la spiegano, anzi, te la raccontano meglio di chiunque altro, giornalisti, opinionisti, politici ... la guerra è atroce, lo abbiamo sentito tante volte e per fortuna solo sentito, ma leggerlo, raccontato da uno che c'è stato -e non per farla- è davvero toccante. e quante verità che ci vogliono tenere nascoste ! quanta ipocrisia nel definire il nostro (come tanti altri) come un intervento di pace. mi è piaciuto poi il modo in cui Aureliano scrive e racconta: giovane, disinibito... scrivere come si parla aiuta ad apprezzare meglio la lettura e questo tipo di letteratura. quindi giudizio positivo e consiglio la lettura. infine un pensiero: METTETE I FIORI NEI VOSTRI CANNONI ! peace&love, my friends !

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