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Le vergini delle rocce
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Le vergini delle rocce - Gabriele D'Annunzio - copertina
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Descrizione

"Certo, ci sentiamo molto lontani dal culto del 'dominatore', e il sogno di restaurare la gloria di Roma mediante i propri lombi, incerti nella scelta di tre improbabili principesse di razza stanca, ma in trepida attesa, urta il nostro intelletto etico. Ma che del suo stile D'Annunzio fosse, sì, dominatore assoluto, questo è arduo negarlo. E mentre cade il sogno folle del Re di Roma, resta, superbo, il Signore dell'Officina, che ha vergato con mano febbrile l'affascinante manoscritto delle "Vergini delle rocce"." (Pietro Gibellini)
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Dettagli

2010
Tascabile
24 marzo 2010
XXIII-195 p., Brossura
9788817038584

Valutazioni e recensioni

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fede
Recensioni: 5/5

Mi è impossibile resistere alla magia di D'Annunzio. In questo caso poi sono veramente confusa e non so esattamente come giudicare questo romanzo. La storia in fondo non esiste davvero e Claudio Cantelmo è la quintessenza del folle superuomo pieno di sè, talmente odioso e delirante che si riduce ad essere il nulla.Uno dei personaggi maschili più disgustoi di D'Annunzio. Creatore del nuovo re di Roma. Ma suvvia....fa quasi pena. Ma...ma oltre a tutto questo c'è l'incanto delle parole. La costruzione di un ambiente che diventa parte stessa della storia. Pura poesia fatta prosa. Quindi per me il "cosa" si racconta diventa di secondaria importanza. Anzi, non ne ha nessuna. Non è rilevante, per niente. L'unica cosa che conta è il "come" D'Annunzio lo dice. La lingua è la vera protagonista di questo libro. E le tre sorelle, Violante (in assoluto la mia eroina, Massimilla e Anatolia diventano magiche muse in una fiaba decadente. I loro nomi stessi in fondo sono nomi di fate. Creature oniriche e sfuggenti. La magia avvolge e la descrizione dei luoghi incanta. Favola oscura e pura poesia.

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iampa
Recensioni: 5/5

Una grandissima opera di un autore fondamentale nel panorama letterario italiano del '900.

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Filippo M
Recensioni: 5/5

Sono rimasto davvero affascinato da questo libro: è il terzo volume di Gabriele d'Annunzio che leggo. Anzitutto lo stile di scrittura è notevole: una prosa lirica che riesce ad essere opulente e al contempo chiara e snella. Numerosi sono i riferimenti storico-letterari e mitologici che arricchiscono la storia e che il libro chiarifica grazie alle opportune note inserite a fondo pagina. Il protagonista è sempre teso al futuro con il suo progetto di costruire una famiglia degna di un superuomo che soltanto una di tutte e tre avvenenti principesse potrà portare a compimento. È un libro che deve essere interpretato filosoficamente al fine di poter godere dell'energia interiore e della vitalità che d'Annunzio ha sempre voluto trasmettere in tutta la sua cospicua produzione.

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Gabriele D'Annunzio

1863, Pescara

Debuttò giovanissimo con la raccolta di versi Primo vere (1879), cui seguì nel 1882 Canto novo, nel quale è evidente l’imitazione di Carducci temperata da una già personale vena sensuale e naturalistica. A Roma, dove iniziò (ma non concluse) gli studi alla facoltà di lettere, D’Annunzio visse all’insegna della mondanità e dell’estetismo, sempre alla ricerca di nuove sensazioni in nome di un compiaciuto erotismo al quale sarebbe rimasto fedele sino alla fine con ossessive varianti. Dal decadentismo europeo assimilava, intanto, ideali di sensibilità e di raffinatezza e il gusto del tecnicismo formale: nacquero così, accanto ad alcune raccolte di versi, romanzi come Il piacere (1889), Giovanni Episcopo (1891)...

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