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La vergogna - Annie Ernaux - copertina

La vergogna

Annie Ernaux

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Traduttore: Lorenzo Flabbi
Editore: L'orma
Collana: Kreuzville Aleph
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 19 novembre 2018
Pagine: 125 p., Brossura
  • EAN: 9788899793593

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La vergogna

Annie Ernaux

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Il libro in cui Annie Ernaux affronta di petto l’indicibile: il trauma e la vergogna che hanno acceso in lei il desiderio di ribellarsi e di scrivere.

«Sotto la freddezza di uno stile asciutto, levigato da una ricerca di essenzialità mai fine a se stessa, bruciano le pagine di questo libro di Annie Ernaux. "La vergogna" è un romanzo-memoir che scavando nel sottosuolo dell'infanzia disseppellisce un dolore remoto ma anche un'epoca con le sue regole, i suoi riti, la sua lingua.» - Cristina Taglietti, La Lettura

«La scena che dà origine a "La vergogna" è una scena spartiacque, la prima data precisa dell'infanzia, che del trauma possiede la paura immediata e consecutiva, lo stato di allerta cui costringe, la forza con la quale s'incide nella memoria, l'impossibilità di condividerla con chiunque, per anni. Quel pomeriggio di giugno comincia il processo di separazione che la trasformerà in una nemica di classe per i suoi genitori, e in una scrittrice.» - Rossella Postorino, Tuttolibri

"L'aspetto peggiore della vergogna è che si crede di essere gli unici a provarla"

«Ho sempre avuto voglia di scrivere libri di cui poi mi fosse impossibile parlare, libri che rendessero insostenibile lo sguardo degli altri.»
Romanzo dell’infanzia e dei suoi abissi, La vergogna ricostruisce con spietata lucidità una presa di consapevolezza: quella di una bambina di dodici anni testimone della «scena» spartiacque, rimasta a lungo indicibile, che le fa scoprire di colpo di essere dalla parte sbagliata della società. Inventariando i linguaggi, i riti e le norme che delimitavano il suo pensiero e la sua condotta di allora, Ernaux sprofonda nella memoria intima e collettiva – fatta di usanze, espressioni e modi di dire – e scompone l’habitat del mondo in cui era immersa: la scuola privata, i codici della religione cattolica, il culto della «buona educazione», le leggi non scritte ma inviolabili della gerarchia sociale.

Come nessun altro, Annie Ernaux riesce a mettere a fuoco con bruciante distacco – da esemplare «etnologa di se stessa» – la più indifesa delle età, raccontando quel violento e reiterato sconcerto che è l’ingresso nella vita adulta.
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    teo

    13/05/2020 00:11:19

    Una riflessione sul termine con cui ha intitolato il libro, “vergogna”, è presente nelle ultime pagine in forma di confessione, di riconoscimento delle tante motivazioni personali che l’hanno fatta vergognare nell’infanzia: la miseria, l’ubriachezza del padre, la latrina in cortile, l’emarginazione sociale, dormire in tre nello stesso ambiente, le parolacce e la volgarità della madre, la “vergogna come ripetizione e accumulo”. Il paese di Y, poco lontano a Rouen, neppure nominato per vergogna, i modi di dire e di pensare di una comunità, elencati in corsivo nel testo, proverbi, programmi radiofonici, riviste, canzoni, abitudini, la buona educazione come valore dominante e irrinunciabile, altrimenti si finiva “come selvaggi”, sono l’affresco che la grande capacità di sintesi consente all’autrice di tracciare, parlando di sé, forse, ma di tutta una generazione di europei usciti dalla guerra, dominati dalla Chiesa, costretti in sistemi politici miopi nel tentativo di ricostruire un benessere fondato su pochi principi inossidabili.

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    Franz

    12/05/2020 11:24:13

    Letto per curiosità. Senza infamia nè lode. Leggerò altro dell'autrice

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    La Bibliatra

    10/11/2019 12:30:57

    [estratto dal blog] [...]l’autrice sin da subito, “ex abrupto”, ci narra cosa sia accaduto. Un episodio importantissimo della sua infanzia, un circostanza ,un momento di cesura tra l’infanzia e l’età adulta, tra l’incoscienza e la consapevolezza. Torna indietro a quell’estate del 1952, a lei dodicenne e al suo mondo, quello piccolo e ristretto della sua cittadina, che nomina soltanto con l’iniziale, “Y.” La sua vita si dipana tra la scuola privata e il bar-alimentari dei genitori.Una scuola cattolica dove vigevano rigide regole comportamentali, dove era più importante la preghiera dello studio. Per i genitori della Ernaux era fondamentale anche il contegno difronte agli estranei, perseguitati dalle consuetudini e da ciò che avrebbero potuto pensare gli altri… [...]Questa parte che descrive i comportamenti idonei da tenere potrebbe risultare al lettore un po’ noiosa e nozionistica, ma ritengo che fosse esattamente quello l’intento dell’autrice, di sottolineare la pedanteria di quel tipo di società a cui lei apparteneva. [...] Dicono che la vergogna controlli ogni aspetto del comportamento umano e per la giovane Ernaux, infatti, è così. Ritiene, addirittura, di non essere più degna della scuola privata, considerata da lei la perfezione. [...]La Ernaux non lo dice apertamente, ma s’intuisce che quell’estate cambierà la sua vita, ha scoperto la vergogna, ma ha anche compreso che c’è altro oltre il suo ambiente e la sua cittadina. Nascerà ora il senso di riscatto e il rifiuto delle sue origini modeste. Sono sorprendentemente ammirata perché tutto questo lo descrive in poche pagine, con uno stile asciutto e veloce, senza orpelli. Con precisione, senza giri di parole riesce ad delineare tutta la vicenda. Sebbene io prediliga le ampie descrizioni questo libro non mi è assolutamente dispiaciuto, [...]

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    Benny B

    09/10/2019 12:17:01

    Ho trovato questo libro ad un bookcrossing e non me lo sono lasciato sfuggire. Ma come si fa a liberarsi della Ernaux? I suoi libri sono viaggi: in una cultura, in una società, in un tempo, in una lingua, in uno stile. Anche se questo mi ha emozionato meno di altri, la lettura è stata comunque la solita, magnetica esperienza ad altissimo livello.

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    Sandra

    19/09/2019 11:27:36

    Primo libro che ho letto di questa autrice. L'ho trovato infastidente e un po' vacuo...

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    Loris

    07/06/2019 13:08:35

    Come lettore, questo è il sesto tassello della biografia di Annie Ernaux (terzo nella sequenza bibliografica, successivo ai volumi centrati sui genitori). A dispetto di una potenziale assuefazione alla materia, il coinvolgimento emotivo si è rinnovato, insieme all’ammirazione per la lucidità e la precisione analitica della scrittura. Qui più che in altri libri si fa esplicito il ‘metodo’ Ernaux, la volontà di porsi come etnologa di se stessa. La rapida rievocazione dell’evento cardine della narrazione si accompagna alla visione di due fotografie, due tracce visibili di come era strutturato il mondo prima e dopo, punto di partenza per una ricostruzione dettagliata di tutto un contesto sociale e familiare. La topografia della cittadina di Y. rispecchia la suddivisione in classi di censo, fortemente caratterizzate da un proprio linguaggio, da consuetudini e regole ferree. La scuola cattolica è un microcosmo altrettanto rigidamente strutturato, dove la religione si sovrappone all’ordine borghese. La provincia francese del ‘58 si fa scenario universale, rimanda a un luogo e a un tempo dove l’ambizione dell’autoaffermazione si scontra con l’obbligo della rispettabilità, soggetto di un sotterraneo (e invasivo) controllo sociale. La lite violenta tra i genitori è il momento della simbolica uscita dall’infanzia, la consapevolezza di un’inadeguatezza familiare che genera prima spaesamento e poi un sentimento di vergogna che dilaga in ogni ambito. Il successivo viaggio-pellegrinaggio a Lourdes non farà che esacerbare questa condizione, minando la scoperta del mondo al di fuori di Y. con l’umiliazione di una cena in un ristorante lussuoso dove padre e figlia si sentono palesemente inferiori e come tali vengono trattati. La scrittrice Ernaux nasce da quell’estate, dal desiderio/necessità di esprimere l’indicibile.

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    n.d.

    10/05/2019 16:59:39

    La solita, grande Ernaux, in un'ottima traduzione.

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    Matteo

    11/03/2019 19:32:16

    Come sempre, nel suo stile unico, lucido e preciso, la Ernaux cerca di scrivere, senza vergogna, un libro sulla vergogna...unico punto di congiunzione tra la donna che scrive queste pagine e la dodicenne che le ha vissute...e senza il quale, forse, non sarebbe mai nato in lei il desiderio di ribellarsi al suo ambiente, il desiderio di essere migliore, il desiderio di scrivere. Ancora una volta la Ernaux ci dona una parte di sé, una parte importante, la scintilla che ha acceso la fiamma della sua personalissima rivoluzione e che l'ha resa la donna che è adesso, una scrittrice di grande talento che fa ancora i conti col suo passato.

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    Marco

    09/03/2019 15:27:41

    Una domenica di giugno del 1952 è una data spartiacque nella vita di Annie Ernaux. Aveva dodici anni e si ritrovò ad assistere a una lite violenta tra i genitori, una scena “indicibile”, in cui il padre ebbe l’impulso di uccidere la madre.Nasce così la “vergogna”, sensazione che la accompagnerà a lungo, separando la bambina che era prima di quella domenica dalla Annie del “dopo”. Nulla sarà più lo stesso, la vergogna le si incolla addosso qualunque cosa faccia. Non ne può parlare, non esistono parole per descrivere un episodio del genere, finché, a distanza di molti anni, decide di scriverne.

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    Sonia

    04/02/2019 00:40:05

    Dispersivo e troppo meticoloso nelle descrizioni che alla fine fine sono poco utili per capire la storia, banale

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    Massimo

    21/12/2018 21:20:56

    Ernaux continua a scrivere lo stesso da anni, sullo stesso tema: se stessa nella sua crescita e formazione, se stessa da ritrovare nel distacco dalla famiglia di origine, nella misurazione di una distanza che non è solo fisica e generazionale, ma anche di valori, scelte, abitudini e infine di parole. Il lessico che interpreta la vicenda, le vicende è anche il lessico che Ernaux usa per accompagnarci nella descrizione: un lessico controllato, pesato fino allo sfinimento per dare l'esatta percezione e descrizione dei sentimenti individuali della protagonista.

Vedi tutte le 11 recensioni cliente

 A cura di: Il Rifugio dell'Ircocervo



“Mio padre ha voluto uccidere mia madre una domenica di giugno, nel primo pomeriggio”. È con questa sentenza lapidaria che Annie Ernaux avvia la narrazione della sua opera autobiografica. Il romanzo (se così lo si può definire) prende le mosse da un episodio di violenza domestica – mai sfociato in un vero e proprio omicidio, pur essendoci andato vicino – vissuto dall’autrice come uno spartiacque tra l’età infantile e la vita adulta.

Non è la prima volta che la Ernaux affronta le proprie esperienze private attraverso la letteratura. Le sue opere sono un delicato ibrido tra l’autobiografia strettamente personale e la narrazione storica universale. In Una donna ha raccontato della perdita della madre, Il posto è dedicato al padre, in Gli anni ripercorre decenni di storia francese attraverso le sue esperienze personali, e così via in un percorso letterario che in Italia conduce alla recente pubblicazione di La vergogna, vent’anni dopo la sua uscita in Francia.

Il 15 giugno 1952, la Ernaux ha assistito a un crudo atto di violenza subito dalla madre per mano del padre. L’impatto psicologico di questa esperienza l’ha spinta a reinterpretare le logiche e le leggi del suo mondo e ad affrontare con occhi nuovi la vita, schiacciata da un pervasivo senso di vergogna per quello che sa e che non può raccontare. L’autrice traccia un affresco della sua cittadina d’origine e del collegio in cui è cresciuta, raccontandoci entrambi gli ambienti con la prospettiva del “prima” e del “dopo”: prima della violenza, dopo la perdita dell’innocenza.

Prima il mondo sembrava girare in una direzione chiara e lineare, dentro le regole di una vita umile, tra il rispetto dell’autorità familiare e della religione. Dopo le regole di quel mondo pare non valgano più, ogni gesto ha un suo sottotesto, e la piccola Ernaux non è più degna di vivere a contatto con la purezza della gente e la superiorità del collegio religioso. È un dopo pieno di vergogna.

L’opera manca di una vera e propria struttura narrativa – d’altro canto non pretende nemmeno di raccontare concretamente una storia. Non si tratta né di un romanzo né di un’autentica autobiografia, quanto piuttosto di uno strumento artistico tramite cui l’autrice affronta il suo passato rendendolo pubblico. Il lettore è depositario di un segreto, l’amico che si assume l’onere di custodire la confessione intima di una persona profondamente turbata. E non può che rimanere in silenzio, seguire il ritmo delle parole, immaginarsi la piccola cittadina francese in cui l’autrice è cresciuta, l’ambiente austero del suo collegio, l’ottusità provinciale degli anni ’50. Non è richiesta immedesimazione, quanto piuttosto una spontanea e diretta empatia.

L’ambiente e le esperienze raccontate dalla Ernaux sono lontane dalla quotidianità del lettore medio: descrivono con naturalezza la provincia francese prima dei grandi cambiamenti sociali degli anni ’60-’70, costruendoci attorno un piacevole affresco che ha poco da spartire con l’immaginario contemporaneo. L’autrice accompagna così il lettore in un viaggio della memoria, richiama una quotidianità passata che fa parte della nostra storia e la descrive nelle sue sfumature più sottili. È la dimostrazione empirica che non serve narrare una storia per affascinare.

La vergogna è al tempo stesso una lettura leggera e una confessione pesante, parla della Francia degli anni ’50 e di violenza domestica, mettendo in luce tutta la difficoltà che una persona deve affrontare per venire a patti con i propri traumi.


Recensione di Anja Boato

 

Melissa Dahl, giornalista scientifica americana, ha analizzato in un libro dal titolo ‘Che figura!’, in uscita nel 2019, la vergogna o semplicemente l’imbarazzo che ci procurano alcuni nostri comportamenti sbagliati. Spesso, sostiene la Dahl, ci sentiamo osservati e quindi giudicati anche quando questo non sta realmente accadendo. Esiste inoltre una sensazione definita ‘imbarazzo di seconda mano’ quando ci capita di essere testimoni di un comportamento sgradevole altrui. Per finire c’è quel ricordo che arriva di colpo per qualcosa che ci ha provocato vergogna nel passato. E proprio da un ricordo, acuto e disturbante, prende il via il libro di Annie Ernaux ‘La vergogna’: un violento litigio fra i genitori che rischia di trasformarsi in omicidio in una domenica di giugno del 1952. Un litigio del quale la dodicenne Annie è testimone.

Nota per aver fatto della propria vita privata la base sulla quale costruire narrazioni che abbracciano la cultura, la storia e la realtà socio-antropologica della sua nazione, la Ernaux ci regala un quadro lucido e impietoso del paese di Y., poco lontano da Rouen. La rigida divisione in classi sociali, la fervida religiosità di sua madre, l’eterno scontento del padre, il negozio di generi alimentari con bar annesso che è casa e bottega per la sua famiglia, i suoi studi presso una rigida scuola cattolica, severa e classista, dove Annie ha compagne di classe, ma non amiche. Il desiderio sempre frustrato dei genitori di elevarsi al di sopra della propria modesta condizione sociale.

Dall’episodio del terribile litigio fra suo padre e sua madre, per la giovanissima Annie ogni cosa, di colpo, si ammanta di vergogna e benché, come sostiene l’autrice: “Non esiste un’autentica memoria di se’.” è comunque vero che: “Nella vergogna c’è questo: la sensazione che possa accaderci qualsiasi cosa, che non ci sia scampo, che alla vergogna possa seguire soltanto una vergogna ancora maggiore.”

Scritto in un linguaggio limpido e tagliente, La vergogna ci presenta, attraverso i ricordi frammentari ma nitidi della Ernaux, la ricostruzione di un anno speciale.

  • Annie Ernaux Cover

    (Lillebonne, Seine-Maritime, 1940) scrittrice francese. Di famiglia operaia, ha vissuto fino all’adolescenza in Normandia, mantenendo in seguito un forte legame con l’ambiente sociale d’origine e le tematiche della differenza di classe. Ha esordito con il romanzo Gli armadi vuoti (Les Armoires vides, 1974), nella tradizione del realismo sociale, cui è seguito Il posto (La place, 1984), ricostruzione del proprio ambiente familiare. Nei romanzi successivi ha continuato a indagare, in un linguaggio «vero», che si vuole oggettivo e depurato da evasioni stilistiche o di finzione romanzesca, i luoghi e le sensazioni della propria autobiografia al femminile: Passione semplice (Passion simple, 1991), La vita esteriore (La vie extérieure, 2000, nt), Perdersi... Approfondisci
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