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Joël Dicker

Traduttore: V. Vega
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2013
Pagine: 779 p. , Brossura
  • EAN: 9788845273285

Marcus Goldman è stato un esordiente di successo, ha pubblicato un libro che ha conquistato milioni di lettori. La sua vita è cambiata: denaro, feste, un bellissimo appartamento a New York, un flirt con una diva della televisione... Sembrava che tutta l'America avesse nella propria libreria una copia del primo fortunatissimo romanzo di Marcus Goldman.
Ogni giorno nel suo studio arrivavano centinaia di lettere da parte di ammiratrici. Un successo così fulmineo ad arrivare quanto tempestivo a dissolversi. Marcus per rispettare il contratto con l'editore che ha investito su di lui deve consegnare al più presto un nuovo manoscritto.
Prima che il suo nome venga cancellato dalla memoria dei lettori o sostituito da quello di un nuovo enfant prodige della letteratura americana. Ma il cosiddetto blocco dello scrittore si impossessa di lui. Impietosa la pagina bianca non sembra concedergli sconti. Per guarire decide di raggiungere il suo vecchio professore Harry Quebert, affermato letterato, una delle personalità dell'intellighenzia americana.
Un periodo di tranquillità nella cittadina di Aurora, un posto in cui gli abitanti non chiudono mai a chiave la porta di casa e i consigli del suo amico e maestro potrebbero essere le medicine giuste per ritrovare l'ispirazione. Frugando nella biblioteca di Harry, Marcus scopre che il suo professore all’età di trentaquattro anni, nell’estate del 1975, aveva intrattenuto una relazione con una quindicenne, una certa Nola Kellergan, poi scomparsa misteriosamente. Proprio quando stava scrivendo il suo capolavoro Le origini del male.
Marcus giura di mantenere il segreto. Ma la torbida storia della ragazza scomparsa torna di attualità qualche mese più tardi quando nel giardino di Harry Quebert vengono ritrovate ossa umane, probabilmente i resti di Nola Kellergan. È allora che Marcus Goldman, credendo nell’innocenza del vecchio amico che ora rischia seriamente la pena di morte, decide di scoprire la verità sul caso Harry Quebert.
Con una naturalezza disarmante ci ritroviamo trascinati dentro i fatti dopo aver letto poche righe. È non uno slogan da fascetta editoriale o quarta di copertina. Anche se si decide di affrontare il romanzo con piglio prevenuto, si finisce per crollare al tappeto sotto i suoi colpi già dal secondo capitolo. Come dice il personaggio di Harry all’allievo Marcus, «il secondo capitolo deve essere un diretto alla mascella dei lettori». La verità sul caso Harry Quebert, può essere definito un whodunit, (contrazione di Who has done it?), ovvero un giallo deduttivo.
L’autore disegna una scena editoriale americana competitiva, in cui oggi sei un dio in terra e domani rischi di trovarti fallito e citato in giudizio per inadempienze contrattuali. E tu, ormai ex esordiente di successo, hai ceduto la coroncina a una nuova reginetta delle classifiche, e quando passeggi per strada la domanda che più frequentemente ti senti rivolgere è: “quando pubblicherà un nuovo romanzo?”. L’ispirazione tornerà nel trentenne Marcus Goldman quando indagando sull’assassinio di Nola, deciderà di costruirci un romanzo.
L’architettura di questo thriller di Joël Dicker si compone quindi di un gioco di piani sovrapposti in cui la letteratura e la scrittura rimangono sempre al centro. C’è un manoscritto, Le origini del male (il capolavoro di Harry Quebert), legato in qualche modo alla sparizione della quindicenne, uno scrittore (Marcus Goldman) che indaga sul caso e che su questo caso scrive a sua volta un romanzo. Molti hanno visto ne La verità sul caso di Harry Quebert un omaggio a La macchia umana di Philip Roth (amicizia tra due scrittori, riabilitazione del proprio mentore, ambientazione nella provincia americana).
I diritti di traduzione sono stati venduti in tutto il mondo. Il libro ha ricevuto in Francia diversi riconoscimenti. Racchiude al suo interno una sorta di guida per aspiranti scrittori, infatti all’inizio di ogni capitolo Dicker inserisce uno scambio, un botta e risposta tra Harry e Marcus, a proposito dell’arte della scrittura.

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Walter

    10/11/2016 15.22.27

    Un libro dal quale non si riesce a staccarsi. Sì, è forse tirato un po' troppo per le lunghe, i dialoghi e le "riflessioni" dei personaggi sono piatti e spesso insulsi, di una banalità quasi disarmante, ma devo ammettere che l'intreccio è appassionante e ben congegnato, con rivelazioni e colpi di scena a ripetizione.

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    Sofia

    10/09/2016 12.17.49

    Libro che consiglio assolutamente!!!! Merita proprio la lettura!moto coinvolgente e particolare!

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    Filippo

    01/09/2016 11.09.18

    Condivido in pieno il giudizio di Loreta. L'intreccio è bello, avvince il lettore e ti porta a divorare le pagine. Purtroppo non ti lascia il segno, a causa dei dialoghi piuttosto superficiali - specie quelli a sfondo amoroso da telenovela, e personaggi un po' scialbi. Nota positiva la coppia Tamara-Bobby

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    Loreta

    25/08/2016 13.40.37

    Non lo reputo un capolavoro, tuttavia mi ha fatto trascorrere qualche ora di 'leggera lettura da spiaggia ". Piuttosto avvincente la trama anche se un po sconclusionati appaiono alcuni personaggi.

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    Alessandra

    18/07/2016 16.49.30

    Questo libro è un dannato, assoluto capolavoro.

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    Francesca M.

    21/06/2016 11.17.17

    Si riscatta alla fine,perché la trama del giallo prende una piega inaspettata e intrigante,e per quanto mi riguarda il suo voto se lo conquista lì. Prima,dialoghi banali e ridondanti,stereotipi da romanzetto rosa,e una vicenda poco verosimile(questa Nola e' una ragazzetta un po' insulsa che dice delle grandi banalità,non si vede come possa far uscire di testa un intellettuale adulto). Carina comunque l'atmosfera provincialissima del New England,e certi personaggi minori (Tamara Quinn su tutti). Nel complesso mi pare sopravvalutato.

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    luca

    01/06/2016 14.47.33

    diciamo che non è il libro più che abbia mai letto, ma diciamo che un 3 lo do. La cosa fastidiosa di questo libro sono i dialoghi... ne usa troppi, però per il resto...

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    Alessia

    19/05/2016 10.07.48

    Un discreto giallo (ma per gli appassionati, c'è di meglio!). Non mi sento di sconsigliarlo perché mi ha fatto passare qualche piacevole ora. Però l'impressione è che si sia voluto tirare un po' troppo per le lunghe...

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    lalla

    08/04/2016 10.37.14

    Attenzione ... rischio di insonnia! tra false piste e colpi di scena a catena, Joel Dicker ci dà un romanzo avvincente che è molto difficile, se non impossibile, staccarsi una volta iniziato. Siete stati avvertiti! Ho divorato queste 779 pagine abilmente orchestrato in pochi giorni ... La verità sul caso Harry Quebert è un romanzo straordinariamente ben costruito in cui il lettore è testimone della nascita di un romanzo in un altro romanzo. Al di là degli intrighi di incredibile suspense, l'autore rivela un dipinto della morale dell'America, un'analisi senza censure della natura umana, una riflessione sulla professione di scrittore e la creazione letteraria. Questo libro parla della vita, di noi, dei nostri contemporanei. Tutto ci viene svelato poco a poco, traversie, segreti, demoni, e le personalità cosi diverse e torturate, il ruolo dei media che dettano legge, i soldi che "pompano" il mondo dell'editoria. Si parla anche di amore e di amicizia. Per me, un buon libro è quando sono triste di averlo finito di leggere e che mi rimane nel cuore.

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    gabriella '52

    04/03/2016 10.30.52

    Romanzo abbondantemente sopravvalutato da certa critica, fuorviante per gli ignari lettori, con personaggi irritanti e ridicoli, che mi induce a una serie di riflessioni e domande. Sorvolo sull'intreccio che vorrebbe raccontare un amore scandaloso tra un uomo maturo e una ragazzina. Citazione, molto impropria, di Nabokov? Paragone improponibile, direi, con un modello letterario inarrivabile. Il decalogo dello scrittore? Sembra scaricato pari pari da internet, tanto è infarcito di banalità e di retorica. Il prof. Eco lo troverebbe esilarante. I due scrittori protagonisti (maestro e allievo) messi a confronto sono l'uno l'immagine speculare dell'altro: due perfetti idioti, per giunta pluripremiati per le loro "eccezionali" creazioni. Ma come si fa a definire capolavoro (a giudicare dagli estratti che ci vengono propinati) un romanzo,"Le origini del male", scritto (?) dal conclamato prof. Quebert in odore di Pulitzer, che vorrebbe rappresentare l'Amore con la A maiuscola in puro stile Harmony? Mai letto, tanto per farsene un'idea, Emily Brönte o Emily Dickinson? Per non parlare del nome della protagonista femminile, Nola. Anzi, N-O-L-A. Nome che sarebbe imbarazzante anche per un amico a quattro zampe. Dialoghi patetici da fotoromanzo quelli tra i due innamorati, che dimostrano l'insulsaggine della storia e lo stile sciatto in cui ci viene raccontata. Il ginevrino Dicker, ancora troppo giovane e inesperto (uniche attenuanti), voleva offrirci un essai del cuore nero dell'America? Forse, dal maestro King, avrebbe potuto imparare qualcosina. Purtroppo non è granché neppure come giallo e il finale è confuso, deludente e poco verosimile. Un'ultima domanda: perché l'ho comprato? Unicamente per la copertina (è un quadro di Edward Hopper!) che scopro, solo dopo la lettura del contenuto, non c'entri proprio nulla con la storia raccontata.

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    wehrkelt

    02/03/2016 18.09.20

    Una noia bestiale. La soluzione (o meglio le soluzioni) della vicenda è assurda, strampalata. La vicenda trascinata inutilmente per oltre 700 èagine. Non comprendo le ragioni del successo di questo mattone.

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    gabronz

    08/01/2016 23.14.22

    E' incredibile come alcuni guru dell'editoria abbiano osannato questo libro. Furbo, furbissimo , ruffiamo con quel giochino del blocco dello scrittore e del coaching. Leggendolo tutti si sono sentiti Gadda e Simenon.La consistenza letteraria è penosa , sarà che ho appena finito Stoner .Ci sta che piacciano anche questi libri, ma che i più autorevoli critici letterari parlino di capolavoro è inconcepibile.Conoscono centinaia di persone che scrivono meglio di Dicker e che non hanno mai potuto pubblicare niente . E' una cosa tristissima.

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    Elisa

    07/01/2016 12.52.08

    Letto in pochi giorni, molto scorrevole e trama coinvolgente. Un po' poco spazio per la storia d'amore concreta (dialoghi) fra Nola e Harry ma assolutamente libro da consigliare.

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    Marta

    28/12/2015 15.27.33

    Non lo considero un capolavoro ma nemmeno imbarazzante.. l ho letto con piacere e anche se la trama non mi ha lasciato con il fiato sospeso, non l ho trovato noioso ma scorrevole. Lo consiglierò.

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    Crono

    04/11/2015 17.31.40

    Irritante!! Ma chi vogliono prendere in giro!?! uno dei libri peggiori mai letti!

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    pat

    27/10/2015 10.27.28

    Vedendo il numero di recensioni mi dico che, se non altro, questo libro stimola i lettori a parlarne. Gli ho trovato molti difetti, più difetti che non pregi. Le prime 200 pagine illeggibili, noiosissime. I personaggi non mi hanno mai conquistato, neppure per un attimo. No, non é vero: l'unico il sergente Gahalowood, simpatico, intelligente, tenace ma non arrogante.E poi, se sopporta Marcus... Bisogna arrivare alle ultime duecento pagine, all'incirca, per aver un po' il fiato sospeso, ma non del tutto. E comunque non riscattano il resto. Pagine e pagine di vicende per nulla avvincenti con personaggi a volte al limite del grottesco.Non lo consiglio a nessuno!

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    My

    23/09/2015 08.51.27

    Pessimo!Ma davvero. Le mie tasche si rivoltano per questa spesa!

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    Theend

    18/09/2015 08.48.44

    Una prosa da liceale presuntuoso, tematica stiracchiata e rivoltata ambiguamente. Colpi di scena tirati per i capelli! Ma come è possibile che tante persone lo abbiano apprezzato??? Ma dove siamo sprofondati?

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    XZS

    17/09/2015 12.46.54

    Un caso eclatante delle pessime condizioni in cui versano l'editoria, la letteratura e i lettori in questo triste momento storico! Emblematico! Difficilmente commentabile da persone di normale, ma sincera cultura.

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    PiccolaPaul

    08/09/2015 11.00.57

    Vuoto, un guscio vuoto. Un bel guscio vuoto, se vogliamo. Non sono da Harmony, come in modo saccente suggerisce qualcuno, ma questo libro a cui mi ero accostata perché ne ho sentito parlare benissimo alla radio, è solo una trama complicata, tante pagine di falsi colpi di scena (come nelle soap opera,che in ogni puntata c'è un finale ad effetto, che lascia intendere chissà che) ma nulla che veramente trascini il lettore. E poi la storia d'amore, sì che è da Harmony. E' possibile che la passione di un uomo adulto sia descritta come lo farebbero gli adolescenti? Ore passate in un bar a scrivere solo il nome dell'amata? Nessun altro sentimento più profondo? Fuochi d'artificio e lustrini. Molto televisivo.

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