Traduttore: P. Levi
Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 1985
Pagine: 185 p.
  • EAN: 9788806587680
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recensione di Forni, E., L'Indice 1986, n.10

Chiunque abbia già goduto della lettura di "Lo sguardo da lontano", la penultima opera di Lévi-Strauss, e ne sia stato - come mi pare inevitabile - affascinato, troverà in questo volume precisi e importanti collegamenti con il libro precedente. Qui il tema si presenta più circoscritto, trattandosi dell'analisi di maschere rituali delle tribù indiane della costa Pacifica settentrionale, dislocate tra l'Alaska e la Columbia Britannica, ma l'autore applica all'analisi delle maschere lo stesso metodo strutturale che lo ha reso celebre nello studio dei miti. Punto di partenza è la suggestione profonda esercitata su di lui da queste maschere fin dai tempi in cui, giovane intellettuale a New York, le aveva potute ammirare all'American Museum of Natural History o - incredibile a dirsi - nei polverosi negozi degli antiquari di quella città. Il loro straordinario valore dal punto di vista estetico non può appagare l'interesse dell'antropologo, che si interroga sul significato di quei visi così insoliti, a volte con occhi paurosamente sporgenti e lingue pendule, altre volte con occhi e bocca profondamente incavati. Come arrivare a decifrare il messaggio simbolico di cui tali oggetti si facevano portatori presso i popoli che li avevano prodotti? Lévi-Strauss ci riesce analizzando da un lato i miti che commentano e spiegano l'origine di quelle maschere e dall'altro applicando l'analisi strutturale anche alle variabili plastiche e cromatiche delle maschere stesse. Gli undici capitoli che formano la parte prima del libro sono dedicati a questo sottile, paziente lavoro; gli stessi temi sono poi ripresi dai capitoli I e III della parte seconda.
Cosa dunque scopre l'autore sui misteriosi e affascinanti oggetti? Rivelarlo qui sarebbe come fare il nome dell'assassino recensendo un giallo. A maggior ragione sarebbe inopportuno in questo caso, in cui le sofferenze e i disorientamenti del lettore - che l'antropologo francese trascina con sé nel complicato labirinto dei miti, raccontati con meticolosa precisione - meritano la ricompensa delle interessanti scoperte. Mi limiterò ad osservare che il nodo della comprensione va collocato nei processi culturali - di cui miti e maschere sono espressione letteraria e artistica - attraverso i quali popoli o tribù, collocati su un territorio che consente scambi economici, matrimoniali e filosofici, definiscono la propria concezione del mondo e i propri criteri di classificazione materiale e morale della realtà. Tale sintesi nel caso specifico è stata definita nei termini molto convincenti di "ideologia del rame", per il complesso valore rivestito dal metallo presso le tribù di questo a noi remoto angolo di mondo. Ma la distanza geografica non coincide necessariamente con la distanza culturale, come ci insegna la lettura del capitolo II della parte seconda. In esso troviamo chiarite sorprendenti similitudini tra la tribù dei Kwakiutl e i nostri progenitori medioevali dell'antica Francia nell'affrontare, perfino con analoga ambiguità, i problemi della discendenza. Interessante per l'analisi antropologica, arricchita da affascinanti riferimenti ad un ampio e comune patrimonio di credenze arcaiche, il libro, per esplicita ammissione del suo autore, non volge le spalle alla storia, ma anzi vi porta con l'analisi strutturale il suo contributo di conoscenza. Interessanti infine i rilievi sull'arte (cap. XI) e sui meccanismi che regolano, anche a casa nostra, le trasformazioni degli stili.

Cos'è uno stile? Come è possibile leggere un oggetto artistico? Le straordinarie creazioni degli Indiani dell'America nord-occidentale, le loro maschere rituali dalle fogge variopinte ed elaborate costituiscono per Lévi-Strauss un punto di osservazione ricchissimo per affrontare questi interrogativi. Ciascuna di esse colpisce ed emoziona lo spettatore e lo studioso per le sue originali fattezze; ma il loro significato, la loro funzione e le stesse differenze stilistiche non sono contenuti tutti nel singolo esemplare. Come i miti, le maschere acquistano un senso se analizzate nelle trasformazioni che subiscono nel loro rapporto reciproco, nel tempo e nello spazio. Attraverso un avvincente analisi dei miti che ne legittimano le origini e le funzioni presso popolazioni diverse, Lévi-Strauss ci mostra come il carattere di ciascuna maschera sia legato più al modo in cui essa si oppone alle altre piuttosto che al messaggio particolare che - di per sé - ha il compito di trasmettere. Vediamo così trasformarsi immagini e oggetti artistici da semplici forme decorative a strumenti che permettono a un popolo o a una scuola di differenziarsi dai suoi vicini, dai suoi rivali o dai suoi predecessori. Questo libro ci propone, attraverso l'analisi di forme artistiche tribali e dei loro miti di origine, una riflessione su questioni fondamentali quali il significato dello stile, del gusto, dell'estetica.