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Traduttore: B. Ventavoli
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 198 p., Brossura
  • EAN: 9788806199654
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Recensioni dei clienti

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    gloria

    26/04/2013 14.30.31

    Libro poetico ricco di atmosfera e suggestioni. La lettura risulta difficile all'inizio ma diventa scorrevole ed avvincente col susseguirsi dei capitoli. Bellissimo il personaggio di Henriett!

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    Lupo '58

    20/10/2012 15.41.04

    Splendido romanzo dalle atmosfere malinconiche e claustrofobiche. La Szabo si conferma un'assoluta fuoriclasse della scrittura, vera maestra nella caratterizzazione di personaggi interessanti, originali, indimenticabili. Davvero una piccola perla. CONSIGLIATISSIMO.

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    claudio

    02/08/2012 08.07.43

    Grande romanzo della Szabo. Diffile, e non poco, all'inizio, quando quasi ti vien voglia di lasciar lì,ma dopo una quarantina di pagine la lettura ti prende sempre più.

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    nadia

    11/10/2011 09.11.26

    La lettura di questo breve romanzo mi ha rapito fin dalle prime pagine. Non ho avuto difficoltà a orientarmi tra i vari personaggi, anche perché in apertura si trova una pagina in cui vengono identificati tutti i protagonisti, chiarendo a quale famiglia appartengano. Una storia intensa, che sicuramente rileggerò perché credo di avere ancora molto da capire. I personaggi sono ben caratterizzati, ed è impossibile non ritrovarsi in alcuni loro pensieri.

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    Bore Lolle

    17/09/2010 22.32.31

    Ho oscillato a lungo tra l'dea del suicidio e dell'omicidio. Poi ho scoperto - mea culpa - che l'autrice era defunta. La prima parte è dura da morire (povero lettore), altri capitoli mi hanno portato sull'orlo delle lacrime e della disperazione esistenziale, i diversi punti di vista delle voci narranti mi hanno lasciato insoddisfatto e mi hanno sovente urticato (forse perchè la figura di Irern è insopportabile, ma già dire questo è un riconoscere - obtorto collo - i meriti della scrittrice). In complesso un libro eccessivamente intimistico, ma che pretende di raccontare troppo e offende l'intelligenza del lettore che di fronte alla tragedie della Storia, deve sorbirse le pippe di Blanka, Iren e Enrichetta.. Non mi pento di averlo letto, ma tra dolori, morti e fantasmi confesso che la fine (incomprensibile) è stata la fine di un incubo.

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    Massimo F.

    20/06/2010 22.07.49

    La Szabo non si discute: ogni sua opera è un concentrato di emozione. Sa scrivere, sa comunicare, sa raccontare, sa coinvolgere. Assaporando un linguaggio essenziale che non indugia sul superfluo e non si compiace mai, il lettore viene piano piano irretito dalla potenza malinconica di questa autrice che ti “arriva dentro” come pochi altri. Da non perdere.

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    anna maria negri

    26/04/2010 01.43.15

    Duro e insieme delicato e struggente, questo libro, come gli altri della Szabo, torna al motivo dell’irreparabilità dei gesti, della complessità dolorosamente ambigua delle relazioni, della custodia negli oggetti della memoria, dell’attualità del passato nella nostra vita, in uno slittamento proiettivo dal mondo interiore di un personaggio a quello di un altro attorno ad un unico traumatico nucleo biografico, condiviso e disgregatore. Visionario e insieme dolorosamente memoriale, il romanzo trova un funambolico equilibrio tra l’atrocità della storia e la possibilità del perdono nella levità amorevole, appassionata e incontaminata della giovanissima amica, crudelmente scomparsa, che continua a occupare per sempre, come un fantasma, la vita di ciascuno. Consigliabile rileggere il primo capitolo a conclusione del libro.

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    Eli

    11/11/2009 14.46.32

    Struggente, forte, coinvolgente. Meraviglioso affresco di un momento storico difficile che unisce e allo stesso tempo divide i protagonisti. Scrittura fluente ma non facile nè scontata. Molto, molto bello.

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    e.m.

    21/04/2009 15.08.21

    Un libro senza tempo. Lo scorrere della vita è solo il ricordo e il ricordo nostalgia. Delle due lancette una fa il suo giro, l'altra resta immobile. Non semplice. Davvero molto bello.

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    Falco

    12/04/2009 08.13.46

    Autrice che non mi delude mai . Un gran libro anche se forse il più difficile dei tre che ho letto. Descrizioni superbe (la giornata del fidanzamento è indimenticabile) ma anche concetti forti e profondi raccontati con la sua insuperabile bravura (...”nel momento della terza morte comprese la potenze degli oggetti, la loro importanza nel condensare l’essenza della vita”) La leggo come fossi in apnea e alla fine del capitolo, finalmente, respiro.

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    marilia

    25/09/2008 08.22.09

    dopo aver letto gli altri due romanzi di magda pubblicati in in italia, mi ero abituata ad uno stile più reale. il livello della scrittura è sempre elevato, ma queste licenze fantasiose non mi piacciono.

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    ilaria

    31/08/2008 21.35.29

    Dolce malinconico,poetico.I primi capitoli sono scritti come una lieve melodia.La voce narrante a volte e' quella di un fantasma.Particolare,tenero e struggente l'ho letto molto volentieri.Amore,amicizia ,debolezze umane e sullo sfondo la guerra e l'olocausto.

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    ardid79

    20/07/2008 22.45.23

    In via Katalin vivono tre famiglie, prima della guerra. Con i figli che crescono, s'innamorano, fanno progetti per il futuro. Poi arriva la guerra, le deportazioni per gli ebrei, e tutto si sgretola. C'è chi muore in modo rapido e sciocco e non rendendosene conto, continua a vagare in quelle case ormai vuote, a ricercare i volti che ha amato. Chi perde tutta la famiglia, e non sa affrontare più il prorio futuro. Chi viene abbandonata dall'unico grande amore e deve reinventarsi una esistenza. Il romanzo, copre un arco di tempo molto lungo, ed è un romanzo corale. L'incipit è bellissimo, le prime 50-60 pagine un po'faticose per riconoscere i tanti personaggi con i nomi in ungheresi. Inoltre i punti di vista sono differenti e vivi e fantasmi (in realtà un solo fantasma) mescolati. Poi è tutto in discesa, ed è bellissimo, e lo stile spettacolare della Szaboò ti fa entrare ogni parola come se avesse vita propria. Un romanzo sul tempo che passa e sull'incapacità di accettarlo e di andare avanti, continuando sempre a cercare indietro luoghi e persone, a girare in tondo senza mai guardare avanti.

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