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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2013
Pagine: 225 p., Brossura
  • EAN: 9788807030628
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    silvia

    26/07/2016 09.45.31

    Un ottimo racconto, una narrazione ricercata e scorrevole che tratta del periodo di transizione da Agrigento a Palermo, descrivendo al contempo il contesto politico, sociale, culturale. La figura femminile viene messa in risalto come la parte "sana e fedele" di una società dove gli uomini potevano avere un'esistenza a parte e mafia e corruzione facevano capolino per non estirparsi mai più. Simonetta racconta se stessa, la sua famiglia (a tratti confusionaria e opprimente), la sua adolescenza, i suoi desideri e le sue aspettative descrivendo un mondo tanto vicino quanto lontano. Mi ha ricordato, in alcuni passi, la saga di Elena Ferrante.

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    FEDERICA

    16/12/2015 16.50.27

    Che dispiacere dover dare un voto così basso a Simonetta Agnello....dopo la Mennulara, Zia Marchesa e Bocca Murata ho acquistato con entusiasmo questo libro attratta anche dalla coincidenza di abitare nella stessa via anche se in un altra città ma è stata una totale delusione....vuoto di contenuti e tremendamente noioso.

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    Maurizio Ciarlatani

    20/02/2014 00.02.26

    Così vuoto di contenuti e di una noia mortale, mi ha ricordato i racconti "autobiografici" di certe mie vecchie zie, che ero costretto ad ascoltare per non offenderle, poverine. Ma la Hornby non è per fortuna mia zia, così, a pagina 70, mentre "...in auto con papà, andavamo dal pasticcere di fiducia..." sono crollato e mi sono arreso.

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    giorgio g

    30/12/2013 15.34.28

    "Mio bisnonno possedeva latifondi nella Sicilia occidentale; il suo patrimonio era talmente vasto da rendere ricchi tutti e undici i figli; ciascuno dei maschi possedeva abbastanza terra da mantenere nell'agiatezza la propria discendenza con i proventi della campagna senza la preoccupazione di guadagnarsi da vivere." In questa frase potrebbe essere riassunto l'ultimo libro della Agnello Hornby, che descrive lo snobismo, la ristrettezza mentale e la mentalità gretta di una classe di nobili e pseudo-nobili che infestavano la Sicilia negli anni Cinquanta, un mondo che resisteva tenacemente alla modernità in arrivo, in cui i rapporti sociali erano dominati dalle parentele di ogni ordine e grado, in cui le donne erano nel contempo dedite ai piaceri del far niente, perché coadiuvate da legioni di servitori, ed oculate amministratrici delle entrate familiari; una società che non seppe o non volle opporsi alla avanzata della delinquenza che ancor oggi domina la città. L'autrice si è staccata da quel mondo sposandosi con un inglese ed esercitando colà la professione di avvocato oltre che scrivendo libri di successo. La sua opera migliore rimane comunque, a mio parere, il suo lavoro d'esordio "La mennulara".

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    Sebastiano Ricci

    11/11/2013 17.58.57

    Questo è un libro che gli scrittori dovrebbero avere il pudore di far stampare a loro spese in tiratura limitata per regalarlo ad amici e parenti a Natale. Non perché racconta di cose private, ma perché non racconta nulla. La pretesa è un "lessico familiare" (ah, povera Ginzburg) vuoto di ogni contenuto se non pagine e pagine di ricette di dolci della nonna, nomi senza cognomi in un turbinio di Giovanni, Gaspare, Maria di impossibile collocazione (e dire che ce ne sarebbe da raccontare sulle famiglie nobili siciliane, forse l'autrice è convinta che tutti sappiano chi erano i baroni Agnello o che la zia Teresa era principessa Gravina di Comitini, ma non è così). Importante non lasciarsi attrarre dal risvolto di copertina nel quale, molto abilmente per dare un po' di senso al tutto, si annunciano le memorie di una ragazza di estrazione aristocratica nella Palermo tra gli anni '50 e '60 e della trasformazione (e dello scempio) della città. Non c'è nulla di tutto questo se non un accenno distratto di poche righe verso la fine nel quale l'autrice diciassettenne guarda la sua amata Palermo dall'alto di Monte Pellegrino accorgendosi che il disastro ambientale sta dilagando. Senza curarsene granché. Invitiamo la Hornby a rileggere le Memorie di infanzia di Tomasi di Lampedusa e di farsi piccina davanti a tanta grazia e (vera) letteratura.

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    Attilio Alessandro

    11/11/2013 07.02.46

    Bello ma niente a che vedere con i primi bellissimi romanzi della Agello. La narrazione sul filo dei ricordi scorre piatta e poco vivace. Si legge con piacere ma si pensa alla Mennulara...alla Zia Marchesa....a Bocca murata, con notalgia. Coraggio Signora Agnello: ci dia un bel romanzo dei "suoi". Grazie

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