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Sono sconcertata, non da Paul Auster, ma dalle recensioni negative che mi precedono. Io l'ho trovato geniale e brillante. Metaletteratura godibile. Si legge con facilità e in poco tempo. La grandezza di un autore la si misura anche nella capacità di osare: Auster ha osato e ne è uscito vincitore!
Pretenzioso libello di metaletteratura.
brutto,estremamente brutto una marchetta di 100 pagine che non valgono nulla. un peccato ma forse la vena d'oro di "leviano" e altri indimenticabili si è esaurita. FISIOLOGICO
Recensioni
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È una curiosa coincidenza per il lettore italiano che sia da poco uscita per il Gruppo Editoriale L'Espresso la traduzione di Carlo Oliva del fumetto Città di vetro, tratto dal primo racconto della Trilogia di New York di Paul Auster (1987; Einaudi, 1996) e pubblicato in America da Avon Books nel '94 con l'adattamento di Paul Karasik e del grafico David Mazzucchelli: giallo metafisico in forma di graphic novel perfettamente riuscita nell'equilibrio tra parole e immagini, il cui protagonista, Daniel Quinn, è un "detective per caso" che, anziché portare a termine la sua indagine, finisce per perdersi nei labirinti dei segni contraddittori in cui si frantuma la realtà. È una coincidenza con il fatto che l'indimenticabile personaggio di Quinn ricompaia, dopo circa dodici anni di assenza, nella più recente opera dello stesso Auster, Viaggi nello scriptorium.
Il romanzo racconta la storia di uno scrittore ormai vecchio e mentalmente confuso, dall'emblematico nome di Mr. Blank (cioè "vuoto") che, chiuso in una stanza che si rivela avere per lui la stessa funzione dello scriptorium medievale, riceve nell'arco di una giornata la visita di alcune persone: sono tutti personaggi dei suoi romanzi, che sono anche i romanzi di Auster, i quali sembrano intenzionati a fargli recuperare la memoria e lo aiutano a compiere le più elementari azioni quotidiane, mostrandogli gratitudine per aver dato loro la vita. Tra loro due donne Anna Blume di Il paese delle ultime cose e Sophie, la moglie di Fanshawe in La stanza chiusa, terzo racconto della Trilogia di New York nutrono per lui tanta tenerezza da assecondare persino i suoi senili desideri sessuali. C'è però anche chi, come appunto Daniel Quinn, si è assunto l'incarico di fargli da avvocato, visto che molti, fuori, lo vogliono morto e lo accusano di ogni genere di misfatti, dall'indifferenza alla diffamazione, dalla cospirazione all'omicidio.
Il tema della responsabilità morale dello scrittore nei confronti delle sue creature ha certo il suo più illustre prototipo nei Sei personaggi in cerca d'autore, ma si può cogliere qui soltanto una vaga eco del dramma pirandelliano, in quanto unico protagonista del libro di Auster è Mr. Blank, mentre i suoi personaggi non hanno molto da raccontare delle proprie vicende. Situazioni del genere, comunque, abbondano nella metanarrativa postmoderna e cito, ad esempio, Letters (Putman, 1979) di John Barth, in cui l'autore intreccia una corrispondenza epistolare con i protagonisti dei suoi romanzi precedenti, ma il libro monumentale che ne risulta è un'intricatissima rete di relazioni private e pubbliche che si estendono attraverso i secoli per rendere verosimile la connessione di ogni singola cosa con il tutto e mettere in crisi il confine tra invenzione e storia.
Le scarne ed esigue pagine di Viaggi nello scriptorium sono invece interamente dedicate al problema dello scrittore che ha perduto la memoria. Lo stile è spoglio e volutamente impersonale, come quello di un resoconto che si limiti a descrivere delle immagini; questo l'incipit: "Il vecchio è seduto sull'orlo del piccolo letto con le mani appoggiate a palmi aperti sulle ginocchia, la testa bassa, gli occhi al pavimento". Nel soffitto della camera è nascosta una macchina fotografica che scatta un'immagine al secondo e un microfono sensibilissimo fa sì che ogni minimo rumore sia riprodotto e conservato da un registratore digitale. La voce narrante dichiara di non poter anticipare risposte su chi sia l'uomo e perché si trovi lì e, trincerandosi dietro la prima persona plurale, a poche righe dall'inizio afferma: "Con un po' di fortuna il tempo ci dirà tutto. Per ora, nostro unico compito è studiare con la massima attenzione le immagini senza dover dedurre conclusioni premature". E così prende il via la descrizione dell'uomo e dell'ambiente in cui si svolge la vicenda che si materializza sotto i nostri occhi come se stessimo vedendo un film al rallentatore. Le poche cose presenti nella stanza recano un'etichetta con su scritto il loro nome: comodino, lampada, muro; sul tavolo, alcune fotografie e delle risme di fogli dovrebbero aiutare Mr. Blank a ricordare. Parole, fogli che contengono storie: sono questi gli elementi che hanno dato un senso alla sua vita e con cui deve ora confrontarsi.
In questa stanza chiusa, che è un topos della narrativa austeriana, succede ben poco, ma il contatto fisico con i suoi personaggi porta lo scrittore a rievocare episodi dell'infanzia e dell'adolescenza che hanno influenzato la sua ispirazione. Soprattutto la lettura di una storia, non finita, di guerra e spionaggio scritta da John Trause personaggio già comparso in La notte dell'oracolo (2003; Einaudi, 2004), il cui cognome èanagramma di Auster risveglia in lui certe capacità che credeva esaurite. Il medico che viene a fargli visita, infatti, vuole che lui gliene cominci a raccontare il seguito e lo scrittore dimostra di cavarsela ancora abbastanza bene con l'immaginazione tanto che, la sera, pur non essendo obbligato da nessuno, torna a pensare a quella trama in sospeso, ha un'illuminazione e ne elabora ad alta voce il finale parlando per ben venti minuti di seguito.
Non c'è però alcun trionfalismo in questo piccolo successo: il destino del vecchio è segnato; le sue giornate si ripeteranno tutte uguali. Lo sappiamo con certezza quando Blank comincia a leggere un manoscritto dal titolo "Viaggi nello scriptorium di N.R. Fanshawe", le cui prime frasi sono identiche a quelle con cui si è aperto il nostro libro. Il gioco intertestuale e metanarrativo esce del tutto allo scoperto nell'ultima pagina, quando l'autore del manoscritto, usando finalmente la prima persona, spiega la motivazione che lo ha spinto a scrivere la storia di Blank. Colui che ha dato la vita a tanti personaggi non merita di morire mentre essi, invece, continueranno a esistere, e non morirà perché proprio uno di loro il Fanshawe di La stanza chiusa che, come il Fanshawe dell'omonimo romanzo di Hawthorne, è capace di gesti di grande altruismo ha scritto la sua storia in "un atto di suprema giustizia e pietà", facendolo diventare un personaggio che fin quando rimarrà "nella stanza con la finestra oscurata e la porta chiusa a chiave non potrà mai morire".
Non c'è intreccio in questa vicenda minimale, che per rendere il vuoto mentale del protagonista rischia di non avere presa sul lettore. Il tono da esperimento formale fa percepire la storia come circoscritta e ripiegata in un ambito di addetti ai lavori: il problema dello scrittore vecchio, svuotato (Alzheimer?), sull'orlo del nulla. Ma è percepibile nel testo una corrente sotterranea di commozione, preoccupazione, turbamento di sapore inequivocabilmente autobiografico.
Clara Bartocci
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