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Robert Hollander

Editore: Olschki
Anno edizione: 1983
Pagine: 156 p.
  • EAN: 9788822231338
"Non accade spesso che uno straniero americano o inglese pubblichi un commento alla Divina Commedia in Italia e in italiano", ammette Robert Hollander nella premessa del suo nuovo contributo all'esegesi dantesca, dissimulando, con inconfondibile understatement anglosassone, come il suo sia in realtà il primo commento americano ad apparire in Italia. Il primato non è casuale, poiché Hollander è il più "europeo" degli interpreti americani, ovvero il più aperto, come altri insigni dantisti (penso a John Freccero), all'orizzonte culturale della letteratura europea, su cui per anni ha tenuto corsi alla Princeton University e come dimostra il suo interesse per la fortuna di Dante nel mondo anglosassone. Nella premessa, l'indicazione di due maestri ideali, Charles Singleton e Francesco Mazzoni, testimonia a favore di questa vocazione al dialogo tra sponde opposte dell'Atlantico. Il genio esegetico di Singleton, maturato alla scuola di Gilson e Nardi, fu per Hollander galeotto dell'incontro con Dante, ma se Singleton gli mostrava come leggere il poema, Mazzoni gli insegnava come studiarlo. La premessa costituisce l'unico accessus al testo, individuando i "tre modi in cui possiamo studiare le parti del poema nella loro relazione", modi che sono alla base della lettura dantesca di Hollander: l'approccio singletoniano e auerbachiano, attivo in Allegory in Dante's "Commedia" (Princeton UP, 1969); lo studio del "problema di Virgilio" e della presenza dei poeti latini (Il Virgilio dantesco, Olschki, 1983); l'importanza dello stile umile. Fornita questa semplice indicazione di metodo, il commentatore si fa da parte, invitando il lettore a una personale lettura del testo, di cui egli fornirà soprattutto l'interpretazione letterale, convinto che ogni Virgilio debba infine lasciare il viator libero di scegliere da sé i propri percorsi ermeneutici. E perché il lettore si orienti nel loro dedalo, Hollander compila una bibliografia degli studi sulla traccia di quella allegata all'Enciclopedia dantesca, ma che per la prima volta colleghi le tradizioni esegetiche oggi più vitali, l'italiana e l'americana, proponendo scelte equilibrate e in genere condivisibili. La nuova edizione si presenta suggestivamente come un manoscritto medievale o una rinascimentale edizione a stampa, con la distinzione canonica tra lettera grande, il testo di Dante, e lettera piccola, il commento. Tale scelta non rappresenta un semplice vezzo (paleo)grafico, ma un'opzione che Singleton avrebbe difeso come risultato di un fecondo processo ermeneutico di "immaginazione storica": la Commedia, più di altre opere, appartiene indissolubilmente alla cultura dell'autore e dell'epoca che l'hanno realizzata, donde la liceità di ricondurla alla pratica scrittoria del codice medievale. Senza contare che la disposizione della lettera grande entro la piccola consente al lettore di visualizzare parti più cospicue di testo e di muoversi con maggiore facilità tra questo e il commento. La chiosa al primo verso annuncia la difficoltà di un poema che chiede risolutamente di essere interpretato: "La tradizione esegetica che si è sviluppata al servizio – qualche volta, si vorrebbe dire, ai danni – del testo ha risposto con tanto zelo a questo invito, da spingersi fino quasi a schiacciarlo". Additare la necessità di ripulire i versi del poema dalla sovrainterpretazione significa far proprio quel preliminare processo di "elucidazione" della lettera su cui tanto aveva insistito, tra gli altri, T. S. Eliot. Soltanto allora, Hollander può rimandare alle lezioni di volta in volta più accreditate dei commenti antichi e moderni, per invenire le quali grande frutto ha tratto dagli anni di lavoro al Dartmouth Dante Project, database contenente più di settanta commenti dai contemporanei di Dante sino a oggi. Da questo metodo dipende anche la novità di dedicare delle note-saggio ai luoghi di snodo poetico e dottrinale: si leggano, ad apertura di cantica, le belle chiose a Inf. IX, 19-27 (prima discesa infera di Virgilio), Purg. XVII, 133-39 (il centro del poema per Singleton), Par. 1-36 (sull'autenticità dell'Epistola a Cangrande). Il commento non manca di discutere importanti cruces ermeneutiche, né di novità, ma i suoi maggior pregi si trovano altrove, in quella chiarezza tutta anglosassone del dettato, nell'uso sinottico degli altri commenti, in quell'ordinare una bibliografia sterminata, nel dispiegarla nota per nota e argomentativamente, nella segnalazione massiccia della critica americana. Queste sono ragioni critiche di non poco valore e si aspetta di vedere se e come negli anni a venire il commento di Hollander avrà contribuito a cambiare, come hanno fatto Singleton e Mazzoni, il modo di leggere e studiare Dante in Italia. Igor Candido