Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: 170 p., Brossura
  • EAN: 9788806205980
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Davvero singolare questo romanzo di Mariapia Veladiano, ambientato in una torbida Vicenza attraversata dalle scure acque del Retrone, il cui scorrere fa da sottofondo all'intera vicenda, segnandone anche punti di svolta e partizioni. "Le acque sono richiuse", sono le parole che praticamente chiudono il romanzo, dopo che il lettore e la protagonista Rebecca hanno potuto lanciare il loro sguardo sul fondo melmoso del fiume. Questo scandaglio, da cui si sprigionano miasmi mefitici, viene praticato dall'autrice in punta di piedi: sotto la grigia pietra della città si nascondono segreti indicibili o che tali diventano perché avvolti in un non detto che li rende ancor più angosciosi.
Tare di zoliana memoria, incesti, violenze, omicidi, suicidi vengono allusi o nominati, ma senza alcun compiacimento: è il male consustanziale all'esistere umano, un male permesso da un Dio che si sottrae. "Non ho tesi su Dio, non so se esiste oppure no. Né se sia buono o invece onnipotente. Di sicuro se c'è in alcuni momenti è disperatamente distratto", riflette Rebecca, dopo aver subito un volgare scherzo, in realtà un lancinante oltraggio, da parte dei suoi compagni di scuola. "Mostro peloso", è la succinta reazione dei ragazzi di fronte allo scandalo della bruttezza, quasi un rito apotropaico, crudele e insieme impotente. Qui Veladiano, teologa, sfiora con delicatezza, ma insieme con chiarezza, l'antico tema del deus absconditus, del Dio che si ritrae, come dice Hans Jonas, lasciando compiere il male, ma forse anche lasciando agli individui la loro responsabilità. La chiacchiera cittadina banalizza il male – che è anche sofferenza e dolore – trasformandolo in pettegolezzo; solo Maddalena, la donna che si occupa di Rebecca e della dimora patrizia della famiglia, una donna che ha sofferto, sa trovare le parole giuste, spesso attinte ai testi sacri. Maddalena "sa", per intuito e per esperienza, come il coro nella tragedia greca.
La vicenda narrata si dipana attorno a Rebecca (il cui nome significa, in ossimorica antitesi con il suo aspetto, "colei che irretisce gli uomini"), bambina di mostruosa bruttezza, nata misteriosamente da due bellissimi genitori. Ma è proprio questa bruttezza, accompagnata da un particolare dono per la musica, a salvarla dall'iniquità quotidiana ("salvare", "dono" sono parole che fanno parte del lessico spirituale, sotto traccia, dell'autrice). Bruttezza che si rivela una sorta di "grazia" amara per la bambina. E attorno allo scandalo della bruttezza (intollerabile non solo per i compagni di scuola, ma per l'odierna società dell'immagine, dove l'"essere" coincide con il patinato apparire mediatico) si posizionano i vari personaggi del romanzo. Rebecca, nel suo accidentato cammino temerariamente affrontato (ab origine accetta i limiti della propria condizione, che in un certo modo le appaiono naturali, o meglio dettati da una legge naturale), incontra rifiuto, dileggio, orrore, ma anche arcane complicità. Trova sempre confidenti e angeli protettori (Maddalena, la maestra, la compagna di banco, la vecchia concertista), quasi irraggiasse un'energia seduttiva. Rebecca rappresenta il perturbante che non è consapevole di essere tale.
Sono quasi sempre angeli femminili quelli che l'accompagnano: l'uomo resta ai margini e, in genere, si rivela impotente, e comunque non all'altezza. Anche il padre amato, dolce ed elegante, non sa essere all'altezza. Il suo peccato – la sua ombra – è quello dell'omissione, volendo ricorrere alla casistica gesuitica; lascia che le cose avvengano, senza intervenire, senza opporsi, si limita a erigere un diaframma tra la figlia e il mondo: per evitarle di soffrire, è come se dicesse consolatoriamente a se stesso. Rebecca, alla fine del romanzo, si vede riconosciuta come persona (non senza qualche lieve ritocco fisico) in un equilibrio che in realtà ha sempre posseduto, e costituisce con la vecchia compagna di banco e la sua bambina una nuova particolare, ed eversiva, famiglia, tutta al femminile.
L'interesse che ha suscitato questo libro senza sesso e senza esplicita violenza ci interroga. Un libro politico (che scalza la legge del padre, valorizza la "cura" e l'"astuzia" femminili, che sdegna il glamour), senza avere l'apparenza di esserlo, un libro che sfida il gusto mainstream, che pone questioni etiche, senza offrire risposte perentorie. Un romanzo, anche, ricco di personaggi, di storie e di movimento, pur nella sua apparente atemporalità, classicamente composto sullo sfondo di una nobilmente classica Vicenza, ricco di colori e di accensioni sinestetiche. Qualcosa, sicuramente, d'insolito.
La vita accanto ha vinto il Premio Calvino 2010.
Mario Marchetti

Recensioni dei clienti

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    cristina

    12/10/2016 12:21:42

    Non mi è piaciuto. L'idea di fondo poteva anche essere buona ma poi non è stata sviluppata in modo incisivo e originale. Questa storia non lascia nessun segno e si dimentica appena chiuso il libro.

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    Bookworm

    18/04/2016 18:09:22

    Degna di nota la saggia e truffaldina signora De Lellis, la cui figura purtroppo è introdotta molto tardi nel romanzo e non viene sviluppata appieno. Nella testa del lettore aleggia sempre costante la domanda per cui ci si chiede se sia più sfortunata Rebecca con la sua bruttezza o le persone che la circondano con le loro disgrazie.

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    Silvia

    19/04/2015 18:12:53

    Un libro sottile, di poche pagine ma denso di contenuti, bellissimo e toccante. Da leggere

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    Luce

    06/01/2015 15:51:59

    Un bel libro. L'estetica di Rebecca , la protagonista , è il doloroso pretesto che permette di alzare il velo sull'ipocrisia e l'aridità del tessuto sociale in cui si muove. Veladiano richiama l'attenzione su dinamiche purtroppo reali ; utilizza un linguaggio sereno , capace di formulare accuse ed assegnare responsabilità , senza mai perdere lucidità e , ove possibile , pietà. Questa opera non descrive solo un contesto amaro , per alcuni personaggi inesorabilmente immobile. Descrive anche la bellezza dell'empatia , che spinge le persone a tendersi reciprocamente la mano . E sottolinea il fondamentale potere della musica e , più in generale , dei propri talenti . Aggrappandosi ad essi Rebecca ed altri splendidi personaggi trovano la forza di combattere l'isolamento e l'ipocrisia , rideterminando con calda complicità le loro intere esistenze.

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    alegia68

    11/04/2014 12:23:56

    Promettente all'inizio, si è rivelato francamente irritante per l'artificiosità dei dialoghi, delle vicende e dei profili psicologici. Possiede un che di non intenzionalmente grottesco e favolettistico che tradisce lo spunto iniziale del romanzo, di certo interessante. Finale affrettato, narrazione lacunosa, lingua sobria e ispirata solo a tratti, per il resto un po' sensazionalistica, persino ridicola in certi passaggi. Belle invece le descrizioni degli scorci cittadini e paesaggistici, tratteggiati con pennellate rapide e vivide che fanno considerare con rimpianto che non ve ne siano state inserite di più.

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    big pieces

    21/03/2014 14:04:52

    Quest'opera ripropone in chiave moderna l'esperienza del vissuto di una giovane protagonista piuttosto anacronistica. L'occulto significato intrinseco riconduce ad un non so che di sentimento represso per una vita condotta ai margini della società, la quale può mutare irreparabilmente il nostro essere subconscio. Il sentimento di una donna post partum si può interpretare come lq profonda delusione di una vita da cui si sarebbe potuto trarre maggiore giovamento. I termini alquanto commerciali portano ad un induzione di pensiero che penetrq nella ruvida scorza della mente comunemente definita"umana" riferita all'uomo contemporaneo proponendo ina visione olistica dell' ambiguità del mondo attraversante gli occhi di una ragazza colpita dalla punizione divina. In conclusione, si può azzardare una tale scrittura alla luce degli avvenimenti che giustificano la trama

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    betty

    04/06/2013 15:14:14

    Una favoletta senza pretese e poco entusiasmante...

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    nanni

    27/03/2013 19:10:52

    Nel libro emerge l'assoluta ed inaccettabile incongruenzala della risposta dell'ambiente familiare alla problematica esemplificata, la bruttezza della protagonista; allora sul problema della emarginazione causata dalla bruttezza, tema forse apparente, ma della totale incapacità familiare a gestire la vita quotidiana. Tutti i personaggi, ognuno per un verso, appaiono stonati fuori posto. La storia non è nemmeno particolarmente emozionante, quindi un libro che non appare eccezionale.

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    Garibotti Rossano

    01/11/2012 20:58:00

    E' un romanzo in cui a convincere è solo l'idea che esprime, non la sua traduzione in romanzo, ed è un equivoco in cui spesso incappano tanto gli editori quanto le giurie (di premi). L'inizio è efficace, ma quasi subito il libro si fa noioso e monoc orde. Davvero difficile arrivare alla fine.

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    Isa

    27/10/2012 10:48:54

    Libro "delicato" che si legge volentieri.

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    amalia

    02/08/2012 16:33:32

    Un libro piacevole, che non mi cambierà l'esistenza, e che dimenticherò presto.

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    Alessandra

    07/07/2012 12:25:13

    Non mi ha convinto. Sembra voglia trasmettere un messaggio, che tuttavia non arriva mai. L'enfatizzazione della bruttezza sconfina nella noia, e non giustifica la quantità di disgrazie che costellano il testo. A parte alcune pagine liriche, il resto è una tragedia incompiuta, con un sottinteso che non quadra. Infine, che anche le brutte abbiano un'anima, lo sapevamo già.

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    Dioneo

    21/05/2012 22:17:56

    Uno dei libri più brutti che abbia letto negli ultimi anni. La trama è inesistente, la narrazione è dilettantesca, lo stile strappalacrime e opaco, i personaggi bidimensionali. Manca qualsiasi intelligenza interpretativa e nel complesso una weltanschauung: una visione del mondo. Un romanzo di pura noia, con scompensi di qua e di là che fanno franare l'impalcatura a ogni minimo refolo di vento.

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    Marina B.

    25/04/2012 00:16:00

    Bel libro, l'ho apprezzato molto. Mi sento però di consigliarlo sole se consapevoli della dolente tristezza che affiora ad ogni capitolo. Alla fine una piccola speranza di serenità, una specie di tranquillo appagamento per questa sfortunata bambina si raggiunge, ma personalmente ho sofferto davvero per lei. La mia valutazione è comunque abbastanza alta perché lo stile di scrittura è perfetto, lieve ma incisivo,senza tanti inutili ed irritanti ricami. Da amare i personaggi che salvano la vita a Rebecca : il buon senso di Maddalena, l'intelligenza e la bontà della maestra Albertina e del maestro De Lellis, l'allegria di Lucilla. Dissento dalle critiche di qualcuno riguardo all'intreccio che sarebbe troppo telenovela o inverosimile : la realtà di certe cose mai dette, soprattutto in una soffocante città di provincia, supera spesso la fantasia.

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    Bicio

    20/04/2012 15:47:00

    Bruttino davvero. Concepito per un tipo di lettrice-media che ama identificarsi nelle figure stereotipate a margine. Storia che nel suo intreccio appare del tutto inverosimile (troppo artificioso il connettersi dei 3/4 personaggi l'uno con l'altro) e non credo che vi si possa attribuire una qualche chiave di lettura "simbolica". Peccato perchè la Veladiano possiede una scrittura pulita e gradevole ma io amo leggere storie e non abbozzi di trame così aleatori. RIPROVACI

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    marco ferraro

    05/01/2012 09:08:10

    Appena uscito, avevo letto una buona recensione, l'ho visto tra le novità della biblioteca e l'ho preso al volo. Una bambina bruttissima, mostruosa (ma non si dice mai come, se non qualche accenno nel finale), la cui sola presenza sconvolge fin dalla nascita gli equilibri della famiglia tanto che la madre (bellissima) si suicida ed il padre (bellissimo) non è all'altezza di gestire la situazione; cresce allora tra le cure e le attenzioni della zia artista ma isterica, della governante dalla lacrima facile, dell'unica amica Lucilla bambina obesa e logorroica e di vari altri insegnanti che intuiscono le sue doti musicali. Finché crescendo troverà, anche se a fatica, il suo posto nella vita. Tono sempre pacato, quasi soffuso e conventuale, forse vuole dare il messaggio pastorale dell'accettazione di tutte le forme in un mondo in cui l'immagine esteriore conta moltissimo, quindi un'impronta che si potrebbe definire cattolico-integralista, comunque nel retroterra dell'autrice. Il romanzo è breve e malgrado la buona costruzione delle premesse e dello sviluppo centrale si perde un po' nel finale, chiudendo in maniera semplicistica, come se la narrazione non fosse riuscita a svilupparsi completamente.

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    cecilia

    06/12/2011 12:46:21

    E' un libro sull'inadeguatezza. Inadeguati i personaggi, le loro azioni e soprattutto i loro sentimenti. Un libro interessante ma che, nonostante mi sia piaciuto, rimane un pò troppo in superficie. Un gran peccato!

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    Graziano

    29/11/2011 23:01:32

    Proprio un bel libro scritto benissimo. Un'amica, G.M.P., di cui ho molta stima mi ha riferito in proposito: "Mi sono particolarmente piaciute le descrizioni dei sottotoni discreti di meschinita' sociale contro il diverso, dei sottili meccanismi di difesa che in particolare le donne sono spesso costrette ad impiegare per autodifesa fino a diventarne esperte; del peso delle cose mai dette e come talvolta siano piu' determinanti di quanto e' esplicito". Ed io concordo in pieno.

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    dani70

    16/09/2011 18:53:42

    Merita tutta la mia simpatia la protagonista Rebecca, che affronta la vita in punta di piedi per non disturbare, che al suo primo approccio con un'altra bambina non sa se darle del tu o del lei, che osserva di nascosto il volto della mamma sperando che lei la guardi però temendo allo stesso tempo di vedere la sua espressione vuota.... Io ho trovato questo romanzo deliziosamente triste, molto particolare, quasi poetico, con una scrittura limpida e scorrevole. Meritato il Premio Calvino, ottimo esordio della scrittrice italiana.

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    Lady Libro

    15/09/2011 10:13:47

    L'ho letto abbastanza in fretta ma alla fine non oserei gridare "al capolavoro". Lo definirei come un libro "semplice e carino", tutto qui e niente di speciale. La trama, ambientata a Vicenza, è sicuramente un argomento difficile e delicato da trattare: la bruttezza dell'aspetto fisico accompagnato dal dolore e dal dispiacere per essere così, senza poter fare nulla per cambiare. Perchè Rebecca, la protagonista, è deforme fin dalla nascita (è da notare che l'autrice non descrive mai il suo aspetto fisico, lasciando libero il lettore di immaginare la protagonista come preferisce. Questa trovata devo proprio dire che mi è piaciuta). Sua madre non ha mai osato toccarla e si è chiusa nel silenzio e nella depressione più totali, mentre suo padre si arrende all'evidenza senza fare nulla. Rebecca così vive una vita isolata dal resto del mondo e sempre chiusa in casa. Le uniche a prendersi cura di Rebecca sono la tata Maddalena, sensibile, affettuosa e quasi sempre in lacrime dopo la perdita di suo marito e dei suoi figli, e la zia Erminia, sorella gemella di suo padre, vivace, dinamica e intraprendente che però nasconde un segreto terrificante. Oltre ad esse c'è anche Lucilla, l'unica e vera amica che Rebecca abbia mai avuto, chiacchierona, impicciona ma molto simpatica ed estroversa. Ma se Rebecca è brutta fuori, la sua bellezza si trova nelle sue mani perchè scopre presto uno straordinario talento per il pianoforte che potrebbe riscattarla dai suoi anni trascorsi nell'ombra.... La trama c'è, è profonda ma non ben sviluppata. Molti punti si perdono nel nulla e i personaggi non conquistano il lettore, essendo mal caratterizzati. Di per sè il romanzo è semplice, nulla di particolare, scritto in modo modesto e, nonostante sia molto ricco di colpi di scena e per nulla prevedibile nonostante il genere del libro, le svolte che si aspettano più di tutte praticamente non arrivano o, se arrivano, sono solo leggermente accennate. Ho trovato poi il finale frettoloso e inverosimile.

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