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Milan Kundera

Traduttore: S. Vitale
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 12
Anno edizione: 1992
Formato: Tascabile
Pagine: 349 p. , Brossura
  • EAN: 9788845908958

(recensione pubblicata per l'edizione del 1987)
recensione di Rastello, L., L'Indice 1987, n. 8

Strane figure si aggirano in quelle plaghe d'Europa che un inganno semantico, violento e recente, ha voluto orientali figure difficilmente decifrabili al riparo dei luoghi comuni culturali cari all'altra metà del simbolo artificiale "Europa": il cosiddetto Occidente. Tra questi beni rifugio mentali uno, radicato nell'immaginazione giovanile e alimentato da confusi rigurgiti romantici masticati nella cultura di massa, contrappone l'anima solitaria, ribelle e scapigliata del poeta e dell'adolescente ai congegni collettivi disumani meccanici dello stato e di una società sempre più aperta all'intrusione poliziesca. Di far piazza pulita di questo, come di altri luoghi comuni si è occupata, pare, la storia cecoslovacca degli ultimi cinquant'anni. In un paese dove si legge poesia in ogni cantone e dove poetare è da sempre mestiere e, ancor più, dovere nazionale, più esplosivo che altrove è stato l'incontro fra i due atteggiamenti lirici per eccellenza, rivoluzione e poesia, mescolati e condensati come Nitro e Glicerina, nella creazione del più inatteso degli homunculi (altro che professor Chiarelli!): il poeta delatore, il ribelle poliziotto. Quello che Kundera chiama "atteggiamento lirico" è comune a tutte le contrade del mondo e altrove ha gettato i suoi semi e raccolto i suoi frutti, i più nobili e i più infami, ma negli eventi del secondo dopoguerra ceco ha schiuso davanti agli sguardi più acuti la natura micidiale dell'innocenza, il volto assassino dell'adorazione e del rifiuto di conoscenza concretizzato nel gesto politico e poetico che, come l'amore dei sedicenni, è soprattutto specchio e maschera, spazio per rappresentare e indagare se stessi. La vicenda del poeta sbirro, ennesimo sconcertante golem di Praga, è seguita da Kundera in questa prima opera pubblicata nell'esilio francese, composta però intorno al '69 in patria; vicenda inquietante, universale fino all'esemplarità e insieme propria di un luogo e un tempo irripetibili (altra cosa, più facile, fu il tradimento di Eluard che consegnava, rinnegandoli con ostentata purezza di rivoluzionario gli ex amici praghesi ai boia di Stalin: gesto internazionale, dagli effetti a distanza, poetico e lieve in fondo) oggetto di una narrazione tagliente, sofferta e pure divertente, in qualche modo esemplare della traiettoria intellettuale di Kundera, narrazione in cui si penetra più che per altre vie l'enigma storico e politico di un'epoca e di un paese in cui "i comunisti presero il potere per acclamazione di quasi una metà della popolazione. E state attenti: quella metà era la più attiva, la più intelligente e la migliore...; mistero di quella impressionante congiuntura in cui la rivoluzione, certo non un pranzo di gala, si rivelò, tra l'altro, "una trappola per giovanotti".

Recensioni dei clienti

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    Paolo

    15/05/2014 21.42.36

    L'idea è buona: raccontare l'animo poetico di un mediocre, la sensibilità lirica di una mente sciocca e codarda. E' lo stile che non va, cioè l'ossessivo didascalismo di Kundera, che non deve esser mai riuscito a stimare troppo il suo pubblico, per aver sentito l'insopprimibile bisogno di spiegare tutto, ogni scena, ogni (raro) dialogo, ogni sensazione dei suoi personaggi. "Voi non ci potete arrivare" sembra dirci il buon Milan ad ogni riga, " quindi è meglio che ve lo spieghi". E così va a finire che il ragazzo Jaromil, già di suo non proprio un simpaticone, ci diventa del tutto odioso, con quel suo muoversi quasi al rallentatore, appesantito da tutte quelle parole che lo ibrigliano...E poi, Milan, ok l'anticomunismo, ma qualche parolina di condanna anche al nazifascismo, tu che l'hai vissuto, potevi dirla!

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    angela

    06/07/2009 11.38.19

    ho cercato e letto questo libro dopo che ho scoperto che avevo usato un titolo simile per un mio racconto. Mi è piaciuto molto, anche se a volte è difficile seguire la trama per continui riferimenti ad una storia che purtroppo conosco poco. Mi sento Jaromil e Xavier ogni giorno. Come tutti, credo

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    paola

    18/12/2007 19.32.06

    Il poeta, l'eletto, colui che da voce ai suoi desideri reconditi, colui che dà forma all'immaginazione è una persona "NORMALE". che lotta con l'idea di sè e della vita. Trasportato dal sogno e dall'incubo di una stabilità irraggiungibile, sfida sè stesso ed il suo equilibrio; lotta in silenzio contro una mamma in cui non vuole rispecchiarsi, ma che, suo malgrado, è lui stesso. Una vita di scalate, per una morte anonima. niente acqua, nè fuoco...solo il silenzio e la solitudine che ha rifuggito e che lo ha avvolto. La gloria che tanto bramava lo ha solo indurito, imbastardito. L'eletto è stato ucciso dal suo orgoglio ed è per questo stesso orgoglio che non saprà mai se davvero la vita sia altrove.

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    mila

    28/08/2007 13.18.09

    Libro non facile, a tratti sarcastico ed inquietante, come tutti quelli di Kundera. Qui il protagonista è il giovane poeta cecoslovacco Jaromil, al tempo in cui il comunismo era al potere. Perché per il giovane poeta Jaromil la vita è altrove ? E chissà, come per Jaromil, quante persone al mondo, a un certo punto della loro esistenza, sentono che la loro vita è altrove, non su quella scrivania, non in un’aula scolastica o dietro uno sportello. Ci si interroga, si vorrebbe cambiare, ci si vorrebbe liberare da impegni e convenzioni. C’è chi ha il coraggio, che si perde in se stesso o chi solo continua a sognare di andare lontano. Jaromil ha il coraggio, l’ingenuità, l’orgoglio della sua giovane età. il poeta vuole darsi tutto alla rivoluzione, per ciò in cui crede tradisce amori ed affetti, per ritrovarsi solo nel suo letto di morte con acconto solo sua madre. Una madre oppressiva, accentratrice che lo ha accompagnato nelle sue esperienze di poeta, ha spiato i suoi amori e ne ha sempre indirizzato le scelte. Ed alla fine del romanzo si guarda al poeta, alla madre, alla giovinezza, alla rivoluzione senza fiducia e speranza, e la delazione ed il tradimento rappresentano l’estremo compimento della vita. Per chi è ora di passaggio su questa terra, è vero che la vita può essere altrove ma è anche breve e nessuna sa dove sia la sua fermata.

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    Mario

    13/07/2007 11.02.21

    Sul podio dei libri più belli di Kundera (li ho letti tutti) insieme all'immortalità e al Walzer degli addii. Questo è quello più poetico con una storia adolescenziale di inesperienza, di primi passi verso il mondo. Una storia delicata, commovente e avvincente allo stesso tempo. La vita è altrove mentre il mondo ti scorre addosso sembra dirti kundera e lo dice con quella prosa ricca di filosofia, malinconia e umorismo che ne fanno uno degli scrittori cardine degli anni 80. Imperdibile

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    CiammaiC

    02/04/2007 14.27.46

    L'ho riletto dopo 14 anni con lo stesso piacere. E' la storia del poeta Jaromil nell'epoca della rivoluzione comunista: della sua giovinezza; del suo rapporto con la madre. Kundera, leggero e ironico, ci fa gustare le diverse sfaccettature della storia che racconta con le sue brillanti osservazioni. Il tragico e il ridicolo si fondono. E' uno dei libri della mia vita.

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    franco

    21/01/2007 00.55.31

    Dopo aver letto il libro, ti accorgi che in ognuno di noi c'è un Jaromil con le sue orrende mutande di lana e l'invincibile Xaver: quello che siamo e quello che sognamo di essere. E' proprio vero, la vita è altrove.

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    Ciro

    07/04/2005 16.39.50

    Uno dei + bei libri di Kundera. Divertente e feroce, questo libro ci porta nel cuore della creazione lirica. I poeti come Jaromil si difendono dalla loro "inesperienza" con le proprio poesie, creando un mondo interiore dove si vendicano delle umiliazioni che subiscono nella realtà. L'inesperto Jaromil può così creare il suo Xaver, l'esperto del mondo. (Da notare che l'Insostenibile leggerezza dell'Essere si doveva chiamare "Il pianeta dell'Inesperienza") Un libro che ci porta nel territorio di confine dell'adolescenza dove tutto è o non è. O Bianco o nero. Il poeta diventà così il guardiano feroce e il poliziotto reazionario della rivoluzione comunista. Molto belli gli "scontri" verbali tra Jaromil e la madre ed anche il finale con il ritorno di Xaver e i capitoli del figlio malato accudito dalla madre sono molto suggestivi e commoventi.

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    Sara

    09/11/2004 14.07.09

    Carino...ma nn poi così entusiasmante

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    e.

    15/02/2003 07.27.18

    kundera... non ho altro da dire! la vita é sempre!

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    Nicola

    07/07/2002 19.15.30

    Un libro veramente affascinante, che ci fa confrontare con la dura ed amara realtà di Praga, dalla quale non si può fuggire, perché la vita NON è altrove...

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    marta

    22/05/2002 10.26.10

    Un libro affascinante e poetico, nella migliore tradizione di kundera.

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