Categorie

Olivier Philipponnat, Patrick Lienhardt

Traduttore: G. Cillario
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 520 p.
  • EAN: 9788845928666
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:

  Prima di parlare della Vita di Irène Némirovsky, scritta con innegabile passione da Olivier Philipponnat e Patrick Lienhardt, mi sia concesso un rapido sguardo retrospettivo sulla rinascita e la rielaborazione critica del cosiddetto "caso Némirovsky". In Francia, nel 2004, il prix Renaudot viene inaspettatamente attribuito postumo al romanzo incompiuto Suite française di Irène Némirovsky. Le notizie fornite su questa autrice sono all'epoca estremamente scarne: scrittrice di origine ebrea nata nel 1903 a Kiev; dal 1919 rifugiata e vissuta stabilmente a Parigi, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale; acclamata autrice francese di romanzi e racconti fra le due guerre; dopo la sconfitta e l'occupazione tedesca che nel 1940 divide la Francia in due, nascosta con le figlie e il marito in un paesino del Morvan; emarginata dalle leggi razziali durante il regime di Vichy; infine deportata ad Auschwitz ed eliminata nell'estate del 1942. Su questa scrittrice, fino al 2004, cala una spessa cortina di oblio. Tralasciamo le polemiche e gli entusiasmi successivi alla premiazione, per osservare come il caso Némirovsky ci ponga in modo ineludibile, nella nudità dei fatti sopra elencati, di fronte a un problema d'identità (la sua, la nostra), di appartenenza culturale, di cittadinanza e di esilio che il riconoscimento tardivo amplifica invece di attutire. Gli articoli elogiativi seguiti al prix Renaudot non eliminano questi problemi, anzi. Grande "autrice francese", ma straniera apolide a cui viene sempre negata la cittadinanza? "Privilegiata" da uno stato di perfetta assimilazione nella cultura del paese ospite ma, nel 1940, cancellata come scrittrice dalle leggi razziali e declassata a "straniera ostile di razza ebraica"? Infine, nel 1942, arrestata e avviata ai campi di sterminio senza che, ufficialmente, nessun critico o antico estimatore mostri neppure di accorgersene? Il successo mondiale di Suite française porta gli editori a una rivisitazione sempre più accurata della sua opera, che culmina nel 2011 con la pubblicazione in due tomi di circa duemila pagine l'uno delle Oeuvres complètes di Némirovsky, a cura di Olivier Philipponnat. Nei nove anni che separano l'inatteso trionfo di Suite française e l'attuale riproposta dell'opera integrale, escono però solo due biografie dedicate all'autrice: nel 2005 quella di Jonathan Weiss pubblicata in francese, e in inglese l'anno successivo; nel 2007 presso Grasset/Denoël quella di Philipponnat-Lienhardt, tradotta in Italia da Adelphi nel 2009, che in Francia verrà editata più volte, fino all'edizione tascabile (Livre de Poche, 2009), senza sostanziali modifiche né aggiornamenti bibliografici. È su questa vasta biografia, considerata la biografia per eccellenza di Némirovsky, che la recentissima riproposta italiana nella collana "Gli Adelphi" ci offre ora l'occasione di riflettere. La vita di Irène Némirovsky scritta a quattro mani da Philipponnat e Lienhardt, è opera appassionante, scorrevole, romanzesca: termine quest'ultimo che non uso a caso, perché il libro, per esplicita scelta, poggia in gran parte su tessere prelevate dalle opere edite della scrittrice, più concentrato sul nucleo patogeno del "romanzo familiare" della scrittrice che su eventi e documenti esterni. Alla fine dell'avvertenza premessa al libro, leggiamo infatti: "In questa biografia indichiamo la provenienza di tutte le citazioni tratte dalle opere edite di Irène Némirovsky. Quelle, per la maggior parte autobiografiche, di cui non viene precisata la fonte, provengono dai manoscritti, dai diari e dai taccuini di lavoro tutti conservati presso l'Institut mémoires de l'édition contemporaine (IMEC), che ha sede nell'abbazia di Ardenne in Normandia". Entrare nelle pagine di questa biografia è quindi prolungare idealmente la costruzione autoriale e memoriale creata da Irène stessa, la sua scrittura, le sue illusioni, le sue idiosincrasie, mentre lo sfondo storico-documentario rimane a volte sfuggente. Con una adesività mimetica impressionante, il libro non esce quasi mai dall'interno del mondo convulso creato dalla voce narrativa di Némirovsky: la sua cifra segreta resta la scissione, l'esilio, la ricerca di una patria ideale, l'eterna marginalità. La scrittura lucida e febbrile, ecco la sola terra promessa dove l'autrice può muoversi libera, fondere armoniosamente le sue radici affettive e culturali plurali (russe e francesi in primo luogo, con, più segretamente, tracce arcaiche dello yiddish dei nonni). L'universo creativo è una terra generosa, dove non le viene chiesto di esibire nessuna patente di nazionalità, etnia, religione, lingua, dove Turgenev, Wilde, Cechov, Proust, Mansfield e Flaubert possono fondersi e comunicare fra loro senza intralci e censure. Biografia per identificazione col soggetto studiato, in qualche modo, vicina alla straordinaria "autobiografia sognata" che realizza Élisabeth Gille, la figlia minore di Irène, scrivendo Mirador (1992); con questa differenza sostanziale: se Mirador pone con giusto dolore e amore filiale una domanda reiterata sulla fragilità e la cecità di una storia individuale intrappolata nei sussulti della grande storia collettiva, la Vita di Irène Némirovsky dovrebbe per statuto tentare di fornire qualche risposta a questa stessa domanda.   Lina Zecchi  

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    nihil

    16/02/2010 17.14.57

    Come biografia della Nemirovsky è piuttosto deludente, più che altro si tratta della bibliografia dei suoi libri. Il testo ha il pregio di affrontare il periodo storico con tutti i suoi risvolti e implicazioni, ma Irene rimane defilata. Troppe citazioni ( centinaia) e rimandi a frasi di libri suoi o di altri autori; va da sé che facilmente si perda il filo del discorso, anche se nell’insieme trovo il testo (pesante davvero) interessante. Si ha l’impressione che gli autori abbiano voluto dire troppo, eseguendo una vivisezione dei testi ed abbiano privilegiato la vita di scrittrice anziché di donna. Meglio sarebbe stato evidenziare la sua tragica fine, i rapporti con le figlie ed il marito e la fatica della continua fuga.

Scrivi una recensione