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Editore: Mondadori
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 150 p., Brossura
  • EAN: 9788804628026
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Recensioni dei clienti

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    angelo

    30/06/2016 15.47.54

    Ingredienti: un padre ingegnere freddo e taciturno, un figlio scrittore timido e distaccato, un rapporto fatto di silenzi tra due solitudini taglienti, una malattia terminale come un passaggio di consegne. Consigliato: a chi costruisce legami regalando frammenti da ricomporre, a chi da figlio vuole trasformarsi in padre.

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    antonella turrin

    03/04/2016 09.59.17

    Per chi ha vissuto la stessa esperienza raccontata dall'autore (la morte di un genitore a causa di una malattia molto grave) la lettura del libro è molto dolorosa. L'autore, secondo me, non da una risposta sul significato di una morte così dolorosa e sulla sofferenze del malato e dei suoi famigliari, ma ti aiuta perchè lo senti vicino anche se l'autore racconta la sua esperienza in modo molto distaccato, a volte come se quanto accade non lo riguardasse personalmente. Grazie Edoardo.

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    maria

    23/04/2014 01.02.42

    Anch'io ho pensato che l' autore ha fatto catarsi e ho pensato a Roth Poteva risparmiarsi l' episodio della pornografia anche per rispetto alla propria madre che certamente leggera' il libro e forse non lo sapeva. Do' un voto medio perche' malgrado sia scritto benissimo c' e' un che di voyeurismo

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    Lorso57

    08/07/2012 11.27.20

    Testo molto impegnativo in cui si coglie appieno la sofferenza dell'autore e il valore aggiunto dato dall'esperienza reale vissuta. Un rapporto padre-figlio piuttosto problematico con pochi squarci di vera felicità e una tendenza a proteggersi per non aprirsi verso l'altro. La seconda parte, davvero dolorosa e senza filtri con la descrizione chirurgica dell'agonia del padre si presenta per il lettore quasi al limite della sgradevolezza. Da parte dell'autore un'opera sincera di autoanalisi con funzione catartica.

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    ant

    09/06/2012 10.13.49

    Un libro così come vuole il titolo, ben diviso in due parti. Prima la descrizione della vita del padre del protagonista e poi i duri e tristi passaggi della morte, visti però anche in chiave ironica.Quello che mi ha più colpito di questo libro è innanzitutto lo stile: asciutto e senza pietismi o ricerca di sensazionalismi ;e poi la cosa che ritengo più importante come messaggio intrinseco: la differenza comportamentale e di pensiero tra lo scrittore, cinquantenne, e il padre. Albinati sorprende per la capacità descrittoria a riguardo del cambiamento di rapporto tra padre e figlio, ci sono tanti spunti e tante pagine x riflettere su questo argomento. Per chi ha vissuto da figlio fino agli anni ottanta e da padre dai novanta, o dopo, in poi certi ragionamenti contenuti in questo romanzo risulteranno, a mio avviso, molto pertinenti e reali. Albinati è bravo a non fare distinzioni , (tipo: le generazioni precedenti erano più bravi di noi a svolgere il ruolo di padri o viceversa) e sa far risaltare tante piccole grandi differenze nell'approccio genitori figli da com'era un tempo ad oggi. Libro x riflettere, bello

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    Giancarlo Tramutoli

    23/03/2012 08.43.24

    ... e ti fa pensare anche a un altro gran romanzo: Patrimonio di Philip Roth, dove anche qui, c'è l'agonia del padre dell'autore.

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    Giancarlo Tramutoli

    12/03/2012 11.29.45

    Edoardo Albinati, Vita e morte di un ingegnere, Mondadori 2012 Come dichiarato nel titolo, l'autore parla della vita e della morte di un ingegnere che è suo padre. Un romanzo breve ma di grande intensità. Una tematica delicatissima, dove a ogni frase si rischia la retorica, il patetico, il compiacimento autobiografico, tematica, invece, trattata con stile impeccabile, dove il giusto distacco restituisce al lettore il pathos necessario. Nello stile, si sente la stoffa del poeta, quale Albinati è. C'è infatti grande controllo della materia, rigore, essenzialità. Un libro insolito che si legge con partecipata sofferenza perché l'esperienza dell'autore è, purtroppo, qualcosa che ci attraversa tutti. Fare i conti con la fine dell'esistenza. Col suo mistero. Senza far finta di niente. Non rifugiandosi nella banalità effimera del quotidiano. Fermandosi, ogni tanto, a pensare al perché stiamo respirando, adesso.

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    ALDO

    25/02/2012 11.57.03

    veramente intenso vero commovente

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