La vita segreta. Tre storie vere dell'èra digitale

Andrew O'Hagan

Traduttore: S. D'Onofrio
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 19 ottobre 2017
Pagine: 222 p., Brossura
  • EAN: 9788845932151

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Ingegneria e informatica - Argomenti d'interesse generale - Aspetti etici e sociali dell'informatica

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Descrizione
O'Hagan è sceso davvero negli abissi largamente sconosciuti della rete. E al suo ritorno, come un esploratore vittoriano, ha steso tre relazioni estremamente accurate

Sempre più spesso usiamo con disinvoltura parole e nomi di cui pochissimo sappiamo. Bitcoin, ad esempio. Che cosa sono? Chi è Satoshi Nakamoto, l'individuo – o l'oscura entità collettiva – che li ha inventati? E perché li ha inventati? Che cos'è il dark web, e cosa significa «viverci» dentro? Che cos'ha veramente fatto, Julian Assange? E chi è? Per trovare le prime risposte serviva uno scrittore puro, qualcuno cioè disposto a partire per un viaggio senza mappa, provvisto di un'arma ancora efficace: una qualche confidenza con il romanzesco. Qualcuno come Andrew O'Hagan, insomma. O'Hagan è sceso davvero negli abissi largamente sconosciuti della rete. E al suo ritorno, come un esploratore vittoriano, ha steso tre relazioni estremamente accurate, che anche quando sembrano sul punto di sconfinare nella farsa – come nel caso dell'abortita collaborazione con Assange – sono in realtà altrettanti racconti del terrore. Di cui si ha da subito la sensazione, però, di non potere fare a meno.

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Recensioni dei clienti

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    Liana

    20/09/2018 12:38:13

    Testo interessante, ma che avrei preferito indagasse di più i fenomeni del web che riguardano la gente comune piuttosto che approfondire così tanto le personalità di Assange e dell’inventore dei Bitcoin. Mi è spiaciuto che il capitolo sul dark web fosse così risicato per lasciare spazio agli altri due capitoli.

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Erano le nove in punto di uno di quei limpidi mattini in cui gli aerei lasciano le scie nel cielo quando arrivai alla sua casa a South London. La riconobbi alla BMW nel vialetto e suonai il campanello. Aprì la porta, e fui investito da una zaffata di colonia. Nel suo studio c'erano tre computer e sette schermi. Su un divano grigio era appoggiato Opzioni, futures e altri derivati di John C. Hull. C'erano file di libri di informatica, e sette laptop guasti impilati in cima a una libreria. Wright non era in grado di fare conversazione spicciola, neppure dopo tutti quei mesi, e non gli riusciva di mettersi a suo agio. Gli chiesi del divano e gli raccontai di un dolore alla spalla, ma lui rispose solo: "Molto bene". Mi preparò una tazza di tè, poi mi chiamò al suo computer principale: era giunto il momento di provarmi che era Satoshi.