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Emmanuel Carrère

Traduttore: M. Balmelli
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2011
Pagine: 236 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806203573

Recensioni dei clienti

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    And the Oscar goes to ....

    21/12/2015 11.14.58

    Molto triste ma un bel libro

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    André

    22/06/2015 22.07.49

    Fatta eccezione per la discreta prima parte, che si svolge in uno Sri Lanka post tsunami, il resto del libro scivola poco a poco nella noia mortale. Buona parte del romanzo è dedicata alle aule giudiziarie, a giudici di pace, cause e ricorsi, magistrati e così via, pagine che si potrebbero tranquillamente saltare senza perdere nulla di rilevante ai fini della storia. Inoltre la scrittura risulta essere piuttosto lenta e prolissa, quasi fosse un esercizio di scrittura e non un lavoro compiuto. Fatico a valutarlo con un voto superiore al 5. Sopravvalutato

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    moreno63

    04/09/2014 10.56.06

    Un libro scritto benissimo, con un linguaggio ed una sensibilità mai sopra le righe. Serio come lo sono, del resto, le storie trattate. Consigliato

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    francesca gori

    15/05/2014 16.41.53

    Inizialmente lo percepivo come un libro scoordinato, con una trama che saltava da qui a là senza un'apparente logica. Poi, alla fine del libro tutto torna: nonostante la morte di un figlio, di una madre o di una moglie che riempiono la vita e le danno un senso, la nostra vita non coinciderà mai con la loro e quindi prosegue, va avanti nonostante tutto. Crudo a tratti, mai segni di retorica o patetismi nei confronti della morte (ed è difficile), quasi sempre imparziale, racconta l'amore attraverso voci altrui. Un libro che mi rimarrà dentro sempre

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    alce67

    24/01/2014 22.09.21

    Molto bello, c'è tanto amore e tanta vita in questo libro che parla di morte a malattia. Profondo ed emozionante.

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    Michael Moretta

    08/01/2014 17.20.54

    Senza dubbio questo è il libro di Carrère che più mi è piaciuto. Due sono le storie che ci vengono raccontate dall'autore francese. La prima si svolge a Natale del 2004 in Sri Lanka, e vede lo scrittore testimone dello tsunami che sconvolse quella parte di Asia. Nell'albergo dove stava, una coppia di amici perde la propria figlia e scopre che è una delle innumerevoli vittime dell'onda che travolse tutto e tutti. Carrère diventa così testimone della sofferenza di una coppia di genitori che si ritrova da un momento all'altro senza la propria figlia.  L'altra, altrettanto vera, è quella della sorella della moglie di Carrère, morta anche lei giovanissima a causa di un cancro, ripresentatosi sedici anni dopo che gli era stato diagnosticato la prima volta. Qui assistiamo alla sofferenza ed al dolore di un marito e delle sue tre figlie ma parallelamente ci viene descritta una meravigliosa amicizia tra la sorella ed un suo collega di lavoro, come lei colpito da un cancro in gioventù, e come lei condannato a morire della stessa malattia lasciando figli e coniuge.  Questo libro, se da un lato descrive situazioni e momenti colmi di tristezza e di sofferenza che nessuno di noi vorrebbe mai vivere, dall'altro racchiude una tale quantità di amore, di sensibilità e di tatto da lasciare stupefatti.  Carrère riesce nel miracolo di far emergere, in un libro che parla quasi solamente di morte, l'Amore, questo sentimento che permette a chi perde un figlio, una moglie, una madre di continuare a vivere, di aggrapparsi a ciò che gli è rimasto per andare avanti nella vita, senza dimenticare la tragedia successa ma cercando di guardare al futuro con ottimismo.  Carrère ha una scrittura meravigliosa, di una sensibilità ed umanità rare.  Un libro che mi ha fatto piangere ed ha toccato il mio profondo come da molto tempo non capitava. Non è facile scrivere di queste cose senza cadere nel melenso o nella banalità. Carrère ci riesce e ci regala, secondo me, il suo miglior libro in assoluto!

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    Adriana

    05/12/2013 10.31.35

    Tanto mi aveva entusiasmato Limonov quanto mi ha deluso questo. Mi ha dato assai poco al di là di suscitare una fastidiosa e costante antipatia attraverso tutta la lettura.

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    SABRINA

    27/06/2013 18.05.12

    Un libro sulla morte e proprio per questo prepotentemente legato alla vita. La morte spaventa ma leggere queste pagine ci ricorda di quanto sia presente nelle nostre vite, inscindibile dall'eterno flusso dell'esistenza. Pagine che fanno riflettere, piangere, pensare e ci accarezzano l'anima con verita' di cui dobbiamo sentir parlare, per non perdere il contatto con l'impermanenza delle cose e permetterci di conoscere la preziosita' di ogni istante, di ogni sguardo, di ogni incontro, in profonda gratitudine.

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    Cristiana

    22/07/2012 14.26.08

    Davvero coinvolgente nonostante abbia trovato l'autore pusillanime e odioso. Ci deve essere altro, non vi pare? penso che ogni lettore ci troverà qualcosa come avviene per i libri necessari.

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    ant

    13/10/2011 23.53.36

    Un libro verità, una testimonianza di vita vissuta che scuote,spaventa,fa pensare, lascia esterefatti, ma...che alla fine,almeno per quanto mi riguarda, siccome si tratta di situazioni emotivamente così profonde e particolari lascia tracce e ricordi netti e ben precisi. La trama è brutto dirlo ma tratta di una sequela disgrazie una dietro l'altra:lo tsunami che colpì il Sud-est asiatico,la morte di cancro di una giovane donna avvocato, l'amputazione di una gamba del suo giovane collega ,tutti episodi collegati perché riguardano persone che sono unite fra loro e...fra di loro c'è l'io narrante che si fa carico di raccontarle.Io volevo soffermarmi un attimo su alcuni aspetti del libro che mi hanno molto colpito Il primo aspetto: la descrizione del dolore dell'anima, quello straziante, quello che ti lascia senza parole e senza voglia di vivere; Carrére sa descrivere sia l'agire di chi è colpito da tragedie immani sia soprattutto il pensiero in modo più che veritiero, consiglio a tutti il passaggio del libro in cui si narra di una coppia di scozzesi che a causa dello tsunami perdono i contatti, l'angoscia di lei nel pensare che ci possa easere un futuro senza il suo lui ...è paralizzante(fortunatamente questo episodio si risolve in modo positivo, ma fino a quando i due non si r'incontrano è un crescendo di stati d'ansia,angosce e paure) Altro aspetto che trapela fortemente da queste pagine è la voglia di giustizia e di regalare equità a chi è in difficoltà, a tal proposito penso sia emblematico il discorso che lo scrittore riprende da Oswald Baudot, figura forte del Sindacato dei magistrati francesi che negli anni settanta tenne, davanti ai colleghi, questo scandaloso sermone:"«Siate parziali. Per garantire un equilibrio tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero che non hanno lo stesso peso, spostate l'ago della bilancia da una parte. Abbiate un pregiudizio favorevole verso la donna rispetto all'uomo, verso il debitore rispetto al creditore,etc" Bello

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    Chiara

    06/10/2011 20.52.48

    Arrivando alla fine ho detto "meno male che e' finito", ma anche "che peccato sia finito". Meno male, perche' a tratti e' proprio doloroso. Peccato, perche' (lo so, sembra un non senso dirlo) a modo suo e' un libro squisito, per come e' scritto, per la sensibilita', per le verita' che racconta. Ma attenzione...fa davvero male.

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    mara regonaschi

    01/09/2011 11.51.40

    L'intensità e l'empatia della scrittura di Carrère uniti all'argomento trattato (la morte che sopraggiunge in età precoce, ceca e violenta, ingiusta e straziante) minano la stabilità del lettore, che spesso deve fermarsi, anche solo per asciugare qualche lacrima, se non per riflettere e non scordare. Si intuisce la fatica e il dolore che devono averne caratterizzato la stesura, ma si apprezza il coraggio e la lucidità con i quali ognuno di noi poi deve affrontare la vita.

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    Loris

    19/07/2011 11.53.43

    Non penso che un libro cambi la vita, come suggerisce il risvolto di copertina. Di sicuro pero' amplia lo sguardo sul mondo, aiuta a mettere a fuoco quel che si e' o si vorrebbe essere. Carrere si era gia' messo in discussione sul piano familiare e sentimentale ne 'La vita come un romnzo russo'. Qui continua a parlare in prima persona, ma abbandona parzialmente il suo fortissimo ego per guardare chi gli sta accanto, per indagarne l'esistenza nel momento del dolore e della perdita, quando ci si affida alla memoria, ci si interroga e si fanno i conti con le scelte piccole e grandi che ci hanno segnato. Paradossalmente, partendo da due morti dai contorni tragici, Carrere sviluppa una narrazione piena di vita e di speranza, dove pare possibile amare ed essere felici, senza gesti eclatanti, tacitando l'inquietudine e moderando l'ambizione (artistica e non) di lasciare traccia di se'. Emergono le domande ultime, ma si parla anche in modo esteso di questioni sociali, giustizia e sovraindebitamento. La differenza la fa la scrittura di Carrere, analitica e al contempo empatica, capace di coinvolgere ed emozionare, a prescindere da ogni pretesa di realismo.

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    Piera

    16/07/2011 23.28.16

    Intenso, emozionale, triste, ma anche terribilmente vitale. Un libro che incanta anche se affronta temi difficili. Grazie per la lettura, da consigliare!

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    aimo

    09/06/2011 16.21.32

    In "Vite che non sono la mia " attraverso il racconto di chi ha subito la perdita di una figlia e di una giovane moglie, Carrere ne affronta l' incommensurabile dolore, lo descrive con lucidità, costringendo ad una riflessione sulla morte, il dolore , l'amore , gli ideali . In una parola: sulla vita. Durante la lettura restano forti l'emozione e la convinzione di capire i sentimenti provati dai protagonisti, almeno fino a quando uno di loro, Etienne, commentando la bozza del romanzo dice "mi piace che sia il tuo libro..e mi piace anche il tizio che nel tuo libro porta il mio nome".

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    alessandradipietro

    20/05/2011 09.04.19

    Carrere si ispira alla vita reale, dai casi più neri trae ispirazione per letteratura alta, dove la vita si fa riflessione, si fa problema etico e mette di fronte a ciò che in genere si evita di concepire, di affrontare, di analizzare: l'insondabile mistero del male, della sofferenza, insomma, ma anche la forza, la purezza. un capolavoro, un libro duro e sconvolgente, da meditare.

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    Federica

    11/04/2011 22.47.10

    E' difficile scrivere qualche riga di commento su questo libro. Sicuramente è duro ma emoziona, coinvolge, fa pensare...e sperare. Se non avete timore di affrontare temi come la malattia e la morte, leggetelo perché lascia il segno.

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