Il vizio oscuro dell'Occidente. Manifesto dell'antimodernità -  Massimo Fini - copertina

Il vizio oscuro dell'Occidente. Manifesto dell'antimodernità

Massimo Fini

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Collana: I grilli
Edizione: 5
Anno edizione: 2004
Pagine: 69 p., Brossura
  • EAN: 9788831781756

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L'11 settembre ha inaugurato una nuova era, quella del \terrorismo globale\", conseguenza logica, e prevedibile, della pretesa dell'Occidente di ridurre a sé l'intero esistente. Ma il \"migliore dei mondi possibili\" si rivela un modello paranoico, basato sull'ossessiva proiezione nel futuro, dove l'individuo non può mai raggiungere un punto di equilibrio e di pace. Nella ricerca inesausta del Bene, anzi del Meglio, l'uomo occidentale si è creato il meccanismo perfetto e infallibile dell'infelicità. E lo sta esportando ovunque. Il \"terrorismo globale\" non farà che confermare e rafforzare il delirio occidentale dell'unico modello mondiale."
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    Lorenzo Panizzari

    25/05/2012 15:58:21

    Mi attirano sempre gli scritti contro i valori dominanti nella società, ma sempre mi ritrovo a leggere le solite critiche a glob.ne, Us, liberismo, consumi ed econ, anche se qui un minimo di idea c'è. Distingue tra glob.ne (econ/trasp/comunic) positiva e mondializzazione (trend verso un unico soggetto politico/amministrativo), negativa perché comporta perdita di identità/valori (pensiero unico, l'occid possiede la verità e pretende di esportarla/imporla), sottomissione al consumo (l'econ dell'offerta ha prevalso, noi consumiamo per produrre di più e non per reale bisogno), uguaglianza proclamata ma presenza di stratificazione sociale; in un mondo che si sta omogenizzando lo scontro finale non sarà tra civiltà (occid-islam) o modelli sociali (liberismo-marxismo) ma tra dominanti e dominati, ed avrà inevitabilmente forma non istituzionalizzata (quindi terrorismo, non guerra). A parte questa idea espressa nelle prime 10 e nelle ultime 5 pag (su 70) il resto è la solita zuppa. Liberalismo e marxismo due facce di stessa medaglia con risvolti solo negativi, terzomondismo, eurocentrismo e neocolonialismo economico con guerre pilotate per export forzato del modello socioeconomico con conseguenze a carico di civili. Alla fine è contro la tensione verso il meglio/futuro (normale antilluminismo), a favore della ricerca di un nuovo equilibrio; critica la modernità ed esalta una (temporalmente vaga) vita/economia preindustriale. Manca però il concetto di divenire e l'analisi delle conseguenze dell'applicazione del modello proposto, e questo (e l'assenza di propositività, a parte un ovviamente irrealizzabile "ritorno") inficia di molto le legittime idee espresse; come collocare le idee nella pratica? ammesso che ci si provi, che accadrebbe al sistema formatosi negli ultimi 2 secoli? Non ci sono considerazioni al proposito, e non ci sono riflessioni sul fatto che sopire l'ambizione umana (economica e tecnologica) significa anche frenarne lo sviluppo intellettuale e morale.

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    Lamberto

    09/02/2008 10:35:25

    E' un testo che si legge bene, chiaro comprensibile. Come per tutti i libri di Massimo Fini anche questo è senz'altro un contributo notevole alla riflessione sulle tematiche più urgenti, la critica al modello di sviluppo basato sulla crescita economica, il falso progresso, la falsa democrazia e le ingerenze delle superpotenze che stanno rompendo l'armonia, gli equilibri dei popoli, e sconvolgono l'umanità con il mito della globalizzazione: trovo una affinità di pensiero con il grande Pier Paolo Pasolini.

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    Nello

    24/12/2007 18:58:12

    Ogni stato, per sopravvivere, ha la necessità di imporre delle proprie "verità" ai suoi cittadini. Questo è un fatto imprescindibile per una qualsiasi vita politica. Noi occidentali abbiamo le nostre, alcune delle quali nemmeno troppo condivise, non da tutti almeno, ed è nostro diritto metterle in pratica nel luogo in cui viviamo. Non è assolutamente nostro diritto, invece, pretendere che il resto del mondo si adatti a noi, con le buone o con le cattive. Molti dei peggiori disastri compiuti dall'uomo hanno alla base questa ignobile ideologia da due soldi. Non ci siamo accontentati di depredare le "colonie" di tutte le materie prime di cui disponevano (almeno il colonialismo, pur nei suoi immensi squallori, non aveva ridotto le popolazioni indigene alla fame), ma abbiamo promosso, ed imposto al resto del mondo, il cosiddetto "libero mercato" come unico principio economico attuabile(libero soltanto per noi), quando si trattava solo ed esclusivamente di modellare, o meglio "omologare", al nostro standard di vita l'intero resto del mondo. Non bastava più rubare agli stati africani e asiatici tutto ciò che poteva tornarci utile, ma si era reso necessario trasformare degli esseri umani in "consumatori", in modo tale da distruggerli totalmente. Non è forse questo lo scenario in cui ci troviamo al giorno d'oggi? Massimo Fini si impegna in questo ragionamento, mettendo per iscritto tutte le sue idee al riguardo in questo magnifico e caustico pamphlet, che riesce a demolire, pezzo dopo pezzo, tutti gli artifizi che noi stessi adoperiamo per autoconvincerci di essere sulla retta via. Il tutto spiegato non solo con la consueta chiarezza, ma con una precisione e uno stile che ricordano molto Noam Chomsky.

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    Renzo Montagnoli

    10/07/2007 18:40:57

    Un saggio storico filosofico di elevato valore e scritto con semplicità e chiarezza. Se qualcuno potrà non essere d'accordo con le conclusioni, però finirà con il riconoscere che il rigore obiettivo con cui Fini ha affrontato la disamina di un sistema fagocitante ha fornito un quadro realistico, e quindi ben poco soggettivo, di una situazione che, ogni giorno che passa, va peggiorando. Di questo autore apprezzo la coerenza, l'approccio per gradi e l'equilibrio che connota le sue opere, lontane da influssi politici, e tese solo alla ricerca della verità.

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    MAX67

    17/04/2007 16:22:25

    STRAORDINARIO PER LA LUCIDITA'DEI PENSIERI MASSIMO FINI E' DA PRESERVARE COME UN ESSERE IN ESTINZIONE ,NON PERCHE' ABBIA SEMPRE RAGIONE NEI SUOI LIBRI MA PERCHE' FINALMENTE ESISTE UN PENSIERO CRITICO SULLA SOCIETA' IN CUI VIVIAMO IN ITALIA ,DOPO IL CONFORMISMO DI VESPA E DI TUTTO IL GIORNALISMO ITALIANO ,L'UNICO BASTIAN CONTRARIO CON DELLE MOTIVAZIONI VALIDE E' LUI ,ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE E CONSERVARE.

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    Matteo

    29/08/2006 14:19:23

    Sarò pure un po troppo sensibilino, ma mi son trovato a piangere in certi momenti durante la lettura. Son ben consapevole dell'inutilità del gesto o perlomeno della sola utilità nel sapermi scaricare (anche se mimimamente) dalle colpe raccontate nel libro di cui anch'io sono artefice. Lucido nel dar voce a parole a pensieri presenti difficili da articolare. Bello, tanto.

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    Luciano Riccardi

    15/03/2006 07:33:37

    Pare che Socrate, osservando dei beni esibiti in un mercato, commentasse: "guarda quante cose di cui non ho bisogno!". Il pamphlet di Massimo Fini, scritto con eleganza e concisione, espone una tesi che nessuno di noi vuole in fondo accettare e che contiene in sé il paradosso di generare una vacua soddisfazione per la capacità di poter produrre nel Migliore dei Mondi Possibili anche la sua Critica - del tutto inutile se non accompagnata da altro. A coloro che non riescono a concepire una vita diversa da quella attuale - bruschi risvegli, cattive colazioni, code in strada o in una affollata e calda metropolitana, litigi con i colleghi ed i clienti, frustrazioni mentali da soddisfare con l'acquisto di oggetti che riescono a lenire la nostra insoddisfazione per qualche minuto ed isterie collettive - consiglio la lettura di uno qualsiasi del testi di Hamsun o Mishima.

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    Antonio Marcianò

    10/03/2006 22:20:29

    Miseri e penosi coloro che non capiscono la portata di questo pamphlet. Fini, il coraggio e l'eresia oltre i luoghi comuni.

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    anti-pecora

    12/12/2005 14:49:50

    Un libro scomodo, che urta. Come tutte le verità, anche se non assolute.

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    Mark

    09/04/2005 12:20:54

    Massimo Fini rimane un grande anche quando, come in questo caso, gli capita di spararle grosse tipo descrivere i Talebani come una congrega di montanari forse un po' bacchettoni e sempliciotti ma in fondo migliori dei loro nemici Karzai e Massud. Le sue riflessioni sulla deriva del mondo moderno rimangono comunque validissime e, anche se non accettabili in toto (penso, per esempio, al suo viscerale antiamericanismo. Ma ti rendi conto Massimo che se crolla, come tu sembri auspicare, la potenza americana, ci ritroviamo tutti fottuti come ai tempi della caduta dell'Impero Romano?), rappresentano una coscienza critica straordinariamente limpida di cui nessuno si dovrebbe privare.

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    michele

    13/02/2005 20:43:48

    Breve e Interessante libro che focalizza l'attenzione su quello che non vogliamo sentire, sulle colpe di noi occidentali verso il resto del mondo e sulle contraddizioni del nostro stile di vita. Stile accattivante e forte tipico di Fini, è una critica alla globalizzazione che non viene certamente da sinistra, è semplicemente figlia di un realismo semplice che visto dalla nostra visuale distorta da convinzioni di comodo appare perfino rivoluzionaria.

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    benedetta

    09/10/2004 03:58:24

    Semplicemente meraviglioso. Morto Guénon e morto Evola, ecco, in vero dopo parecchi anni, un cane sciolto di lusso, che dice la verità dura e pura, ed è furbo quel tanto che basta a farsi pubblicare sfiorando la popolarità. Sono quasi contenta che la Rai lo abbia silurato, meglio goderselo nell'intimità di un teatro, meglio che non corra il rischio di diventare una macchietta contro corrente nel minestrone catodico che tutto consuma. Conobbi Fini ad una incontro in Galleria a Milano insieme a Sergio Romano e Paolo Mieli. Meno caustico nel verbo, ma così elegante, fiero e timido come solo i grandi sanno essere, lì a difendere la chiara evidenza che nessuno sembra comprendere, men che meno i due famosi ospiti. Me ne innamorai. Stavo ultimando la mia tesi di laurea molto anti-modernista, e gli chiesi il numero trattandosi forse dell'unico illustre interlocutore possibile a riguardo. Ma non ebbi mai il coraggio di chiamarlo, anche se poi mi sono laureata lo stesso, con lode..riparerò andando a gustarmi il "Cyrano" teatrale al Ciak. Insomma, non riesco ad essere sostanziosa eppur breve come il Maestro, ma il suo libro è il perfetto manifesto di questa oscura età del ferro, illuminata forse dall' elettricità e dalle bombe intelligenti, dove la mole inaudita di informazione, mediatica o cartacea, serve solo a farci progredire nell'ignoranza. Grazie, sig. Fini, mi ha tolto le parole di bocca.

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    Marco

    18/05/2004 23:08:44

    Dalla periferia d’europa ( già noi siamo periferia come canta Gaber),o di un occidente sempre più immemore del proprio passato,Fini ci ricorda il buco nero della nostra galassia umana. Uno dei più corrosivi,mordaci scrittori del mondo contemporaneo evoca le radici del suo profondo dissenso dalla democrazia: il nostro celebrare i gesti tipici di una messa laica di cui percepiamo l'adulterio raccapricciante ma rifiutiamo di sentirci colpevoli.Semplicemente necessario.

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    gc

    06/05/2004 22:04:30

    quello di massimo fini è un pensiero molto originale e molto ben argomentato, e questo libro ne costituisce una sintesi forse frettolosa, ma non inefficace. è sicuramente eccezionale per la capacità di far riflettere il lettore e per mettere in dubbio molte convinzioni da tempo inculcate nel nostro modo di pensare. da questo punto di vista, anche chi non condivide le sue idee non può che ammettere questa sua dote, di questi tempi non comune (anche i suoi editoriali sul quotidiano nazionale hanno questo pregio). accomunare massimo fini al solito beota di turno che sputa stereotipi da bar è quindi un errore madornale. basti pensare che qualche anno fa avrebbe potuto sostituire montanelli nella rubrica delle "lettere al direttore", ma il corriere gli ha preferito un "terzista" come paolo mieli, più in linea con lo spirito del quotidiano, alieno dalle boutades da bastian contrario tipiche invece di massimo fini. spero quindi che i critici si ricredano, magari rileggendo "il vizio oscuro". P.S: da non perdere è l'"elogio della guerra".

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    varuna

    27/04/2004 18:07:08

    Angelo Ventura, il luogo comune è rappresentato dal tuo intervento, figlio del più convinto americanismo. Il vento soffia dalla Sua parte, non dalla parte di Fini. Il luogo comune è il Suo pensiero non quello di Fini, a prescindere da qualsivoglia considerazione sulla fondatezza di quanto sostiene. Per me è un buon libro, che risente, ma è anche il suo pregio, del fatto di avere finalità divulgative. W l'america, W la libertà, W l'occidente, W l'uomo bianco, W noi, W il Sig. Ventura. Non è così, Sig. Ventura? Cordialmente.

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    Massimiliano

    03/12/2003 17:37:19

    Il libro nasce come "istant book" del Massimo Fini-pensiero, e come tale va inquadrato. Si presenta come una rilettura in chiave attuale di "Denaro sterco del demonio", "La Ragione aveva torto", ed "Elogio della guerra" Pur non possedendo la precisione e l'estensione di un saggio, con scioltezza, godibilità e paradosso, riesce a far dubitare dei luoghi comuni più noti su cui si basano gran parte dei valori occidentali. Mi ha fatto riflettere il paragone tra l'uomo moderno che rincorre invano la felicità, ed il cane che insegue la lepre di stoffa nelle gare di corsa senza mai raggiungerla. Un ottimo lavoro di sintesi!!! Complimenti Massimo.

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    Pavel

    03/06/2003 14:56:26

    Un vero manifesto dell'anticonformismo che non vuol esser solo controcorrente ma fredda analisi dell'esser semplicemente liberi e freddamente aperti intellettualmente. Un vero pensiero che tende al puro. Eccellente!!!

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    Giovanni

    20/05/2003 10:45:33

    Un pamphlet che, al di là dello stile godibilissimo, da grande giornalista, presenta un compendio del pensiero finiano, molto più profondo di quello che questo libro evidenzia, che teorizza la riscoperta della dimensione umana del mondo, sacrificata ad astrattismi che l'Occidente ha inventato chiamandoli "benessere" e che, soprattutto, vuole ecumenicamente esportare per ogni dove, con le buone e, sempre più spesso, con le cattive. Dimenticando che l'imposizione violenta della democrazia è una contraddizione in termini.

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    hadingus

    19/04/2003 01:21:37

    Questo libro è veramente godibile. Non dice molto, ma quello che c'è è molto ben calibrato, tale da lasciare il segno. Del resto Fini non è, a mio parere, un pensatore profondo, è piuttosto una penna talentuosa e vivace prestata ad una visione del mondo, quella antimoderna, che ha attraversato il secolo scorso come un torrente sotterraneo, senza riuscire ad emergere perchè poco avvezza alle forme e ai modi della divulgazione di massa. Ecco che questa lacuna viene parzialmente colmata, a tutto vantaggio di una fascia di lettori attenti ma non proprio incalliti, che possono ora ascoltare una voce nuova.

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    Etien

    12/03/2003 18:02:57

    Molto rapidamente: un magnifico libricino, uno sferzante riassunto dell'incoerenza e un compendio della paranoia occidentali. Bravo Fini che osserva e descrive criticamente la nostra posizione nel mondo: non siamo affatto superiori; semplicemente anneghiamo nella superbia.

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  • Massimo Fini Cover

    Massimo Fini, scrittore e giornalista, vive a Milano. E' autore di Il Conformista (Marsilio, 2008), e di due fortunate biografie storiche: Nerone. Duemila anni di calunnie (1993), Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta (Mondadori, 1996). Per Marsilio ha pubblicato Dizionario erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina (2000), Nietzsche. L'apolide dell'esistenza (2003), la trilogia di saggi storico-filosofici La Ragione aveva Torto? (1985, 2005), Elogio della guerra (1989, 2003), Il vizio oscuro dell'Occidente. Manifesto dell'Antimodernità (2002 e 2004), Sudditi. Manifesto contro la democrazia (2004), Il Ribelle. Dalla A alla Z (2006) e Ragazzo. Storia di una vecchiaia (2008), La modernità di un antimoderno (2016).Inoltre Fini è stato, a teatro, Cyrano. Contro... Approfondisci
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