Voglia di comunità - Zygmunt Bauman - copertina

Voglia di comunità

Zygmunt Bauman

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Traduttore: S. Minucci
Editore: Laterza
Edizione: 10
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 gennaio 2003
Pagine: IX-145 p., Brossura
  • EAN: 9788842068815
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La comunità ci manca perché ci manca la sicurezza, elemento fondamentale per una vita felice, ma che il mondo di oggi è sempre meno in grado di offrirci e sempre più riluttante a promettere. Ma la comunità resta pervicacemente assente, ci sfugge costantemente di mano o continua a disintegrarsi, perché la direzione in cui questo mondo ci sospinge nel tentativo di realizzare il nostro sogno di una vita sicura non ci avvicina affatto a tale meta; anziché mitigarsi, la nostra insicurezza aumenta di giorno in giorno, e così continuiamo a sognare, a tentare e a fallire. Ma se riuscissimo a realizzare una collettività amica, la comunità richiederebbe una lealtà incondizionata e noi perderemmo libertà e autonomia. E' il dilemma affrontato da questo saggio.
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    Michele Lucivero

    22/12/2018 08:10:16

    Il fenomeno dell’urbanizzazione, nella sua veste moderna, ha necessariamente impresso una nuova direzione alle problematiche sociali ed esistenziali degli individui, con la conseguenza immediata che la città è diventata il terreno principale in cui si consumano battaglie e rivendicazioni, ma è anche il luogo in cui le paure, sia quelle individuali sia quelle sociali, possono essere amplificate, in modo da diventare ingestibili per gli amministratori, che si trovano a dover farsi carico di problemi che hanno origine principalmente al di fuori del luogo fisico in cui vivono in cittadini, vale a dire in uno spazio virtuale che tende ad assottigliare le differenze. Ciò che Bauman mette in rilievo è la situazione in cui versa ai nostri giorni la città, una compagine in cui cresce l’insicurezza a fronte dell’arretramento della comunità: più viene alimentata l’insicurezza dalla flessibilità, dalla competitività, dalla liberalizzazione, più il soggetto è smarrito e vive nella solitudine questa ansia, che lo impegna in una ricerca spasmodica di senso, di punti fermi. Si tratta, quindi, di riversare e scaricare questa l’insicurezza in un contenitore comune, in modo da individuare un capro espiatorio da additare. Così la città, nella percezione collettiva, diventa il ricettacolo della violenza, della minaccia di un ordine che, in fondo, come in un circolo vizioso, si detesta perché non genera più un senso di condivisione e appartenenza. Ciò che in ultima analisi spaventa è l’eterogeneità di visioni del mondo, è la paura dell’imprevedibilità: la non conoscenza dell’universo simbolico di riferimento che guida l’azione dell’altro diventa problematica e ciò che non si conosce genera, nel dubbio, ansia, paura.

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    Cinzia Cavallo

    26/07/2016 12:12:37

    Il sociologo Z. Bauman dimostra nel saggio come la voglia di comunità sia cresciuta in modo proporzionale all'incertezza, alla solitudine e alla paura che governano una società liquida. A noi cittadini globali, in ricerca vana dell'Eldorado perché tormentati dall'incapacità generalizzata di trovare punti di riferimento ed ancoraggi sicuri, Bauman rivela la qualità illusoria evidente nel concetto attuale di comunità. Una comunità realmente esistente e non un'artificiosa congettura divora la libertà dei cittadini, alimenta la sfiducia, chiude in una gabbia di ricatti e questo in cambio di falsa protezione e volatile tranquillità. Libertà e sicurezza rappresentano una dicotomia difficilmente conciliabile. Agli albori della modernità si capì come solo ai ricchi fosse concesso accordare queste due aspirazioni. In pochi dettarono le regole dell'emancipazione e tra queste apparve fondamentale la necessità di "negare briglia sciolta alle brame ed alle passioni". Nella rivoluzione industriale la guerra alla comunità contadina fu condotta in nome della liberazione delle masse dall'inerzia, ma in realtà puntava a distruggere il potere normativo di quell'aggregazione. Così da allora invocare l'efficientismo servì ai potenti per scardinare comunità sociali. Dopo la II guerra mondiale ai capitalisti si sostituì una classe manageriale che privilegiava le aggregazioni a tempo e con parole d'ordine come liberalizzazione e deregolamentazione controllava le masse, istillando senso di precarietà, insicurezza del proprio stato sociale e incertezza del futuro. "L'universalità della condizione di cittadino, sostiene Bauman, è il prerequisito di qualsiasi politica del riconoscimento". È la comunità per eccellenza, un'aggregazione universale in grado di porsi al servizio della causa dell'umanità, consentendo il dibattito sul bene comune come punto centrale di ogni scelta e la sicurezza come base per il dialogo tra culture aperte al rispetto e all'ascolto reciproco.

  • Zygmunt Bauman Cover

    Fuggito dalla Polonia in seguito all'invasione nazista, Zygmunt Bauman (Poznan 1925 - Leeds, Regno Unito 2017) dopo la guerra ritorna in patria e si laurea in sociologia a Varsavia. La sua dissertazione sul socialismo britannico, che per prima gli diede notorietà, nacque dalla sua permanenza alla London School of Economics. Ottimo conoscitore di Gramsci e di Simmel, dapprima marxista ortodosso, gli venne tolta la cattedra all'università in tempo di epurazioni, cioè nel 1968. Insegnò per un certo periodo all'università di Tel Aviv e poi a quella di Leeds.È il creatore del concetto di società "liquida": l'incertezza dei tempi moderni trasforma i cittadini in consumatori, smantellando ogni certezza conduce a una vita liquida... Approfondisci
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