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Editore: Einaudi
Anno edizione: 1994
Pagine: XI-97 p.
  • EAN: 9788806134860

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recensione di Pozzi, M., L'Indice 1992, n. 3
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)

L'ampio saggio di Folena sulla traduzione apparve molti anni fa nel volume che raccoglieva gli atti di un convegno triestino ("La traduzione. Saggi e studi", Trieste 1973) e, non ebbe la fortuna che meritava e fu letto solo da pochi specialisti. Da allora molto si è scritto su questo argomento: basta pensare a "Dopo Babele" di George Steiner (Firenze 1984; ed. orig. 1975) e a "Traduire sans trahir" (Lausanne 1979) di Jean-Claude Margot, per citare solamente due opere famose e non dire di eccellenti studi su questo o quel periodo, su questa o quell'opera, su questo o quel traduttore. Eppure chi legge per la prima volta il saggio di Folena nel bel volumetto "Volgarizzare e tradurre" -uscito lo scorso anno nella collana "Saggi brevi" dell'editore Einaudi- non si accorge del tempo trascorso e ha l'impressione di avere di fronte un'opera appena scritta. Una simile resistenza all'usura non è cosa da poco in decenni che hanno visto il sorgere e il rapido tramontare di troppe mode e linguaggi critici. Non dirò che lo stile e il contenuto di questo scritto appaiono ancora freschi e affascinanti perché Folena usava metodi critici che erano in anticipo sui tempi; dirò piuttosto che allora (e sempre) egli ha lavorato 'comme il faut', andando a fondo nei problemi grazie a una straordinaria preparazione multidisciplinare, unita a un'inesauribile curiosità e a prospettive metodologiche prive di preconcetti e tuttavia ponderate.
La densità del saggio deriva anche dai vari filoni di cui è composto: il lettore lo può leggere e rileggere, meditare e discutere da diversi punti di vista che si possono indicare separatamente ma che di fatto si intersecano e si integrano l'un l'altro. Folena innanzitutto si occupa della "semantica del tradurre" e ricostruisce la storia dei termini con i quali l'operazione del tradurre è stata denominata nella tradizione occidentale. È una storia di parole che subito si rivela una storia di cose, nonché di atteggiamenti culturali, e si completa e irrobustisce con l'esame dei concetti di traduzione che sono stati rintracciati nel periodo che va dal medioevo all'umanesimo. L'indagine, infine, acquista una concretezza ancora più grande grazie all'analisi e alla storia interna di alcune traduzioni. I tre filoni raggiungono il loro culmine con l'opera e il pensiero di Leonardo Bruni. Questi infatti fu insieme il primo e il miglior teorico della traduzione nell'umanesimo europeo, un eccellente traduttore (dal greco in latino e dal latino in volgare) e -poiché avvertiva chiaramente la novità della propria teoria e prassi della traduzione- il promotore della nuova famiglia terminologica "traducere", "traductio", "traductor", che si contrappose e poi sostituì le molteplici espressioni ("volgarizzare", "translatare", "trasmutare", ecc.) indicanti modi di tradurre non più accettabili dalla cultura umanistica. Ben pochi fra gli studiosi che si sono occupati di traduzioni hanno saputo condurre l'indagine su vari piani, evitando le astrattezze della pura indagine teorica o i limiti di un mero esame di esperienze particolari. Folena, però, ha potuto dominare una vicenda così ampia e complessa non solo per la sua competenza e per la sua lucidità metodologica, ma anche per la vivacissima attenzione che egli ha sempre dedicato all'operazione concreta del tradurre, sollecitando iniziative volte a migliorare il livello delle traduzioni e ricercando il contatto con coloro che esercitano il difficile ma necessario mestiere del tradurre.