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Iniziato negli ultimi mesi del 1895 e terminato il 6 settembre dell’anno seguente, Vortice fu pubblicato solo nel 1899. Benché costituisca senza dubbio la prova narrativa più compatta e matura di Alfredo Oriani (1852-1909), come quasi tutti i suoi scritti non suscitò echi di critica né attenzione di pubblico, costituendo l’ennesima, amara delusione. In Vortice lo scrittore rispetta per la prima volta in modo rigoroso il canone verista del "documento umano", fornendo un solidissimo sostrato di verità alla tragica vicenda individuale del protagonista - un ragioniere travolto da una squallida avventura con un’attricetta e annientato dal prevedibile scandalo di una firma falsificata su una cambiale - si riscatta dalla mediocrità dei molti apologhi borghesi del tempo…

Recensioni dei clienti

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    Andrea Aceituno

    21/01/2015 17:14:04

    Anche in Vortice -come in Gelosia- la rappresentazione veristica -cruda ma non cinica- mette in evidenza, per via di contrapposto l'ideale dello Scrittore, e si colorisce dal fondo di una sottile tristezza.

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    Andrea Aceituno

    21/01/2015 17:12:26

    Anche in Vortice -come in Gelosia- la rappresentazione veristica -cruda ma non cinica- mette in evidenza, per via di contrapposto l'ideale dello Scrittore, e si colorisce dal fondo di una sottile tristezza.

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    martino

    06/07/2011 18:47:11

    ..i romanzi dell'ottocento poco li reggo, però questo romanzo di alfredo oriani(non è un capolavoro)è abbastanza piacevole da leggere..

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    ale bedica

    30/01/2006 15:30:54

    Adolfo,il protagonista,sembra il cugino di Mario di Gelosia.Somiglianti nella debolezza della carne e nelle fatali conseguenze del suo abuso,sono imparentati,alla lontana,anche con i personaggi di Tozzi,Palazzaeschi ed H.Mann. Vortice è ritenuto il romanzo di Oriani più compiuto,ma solo nelle ultime pagine troviamo il rombo del gorgo della discesa nel Maelstrom.Prima,la solita critica alla società perbenista di fine ottocento fotografata probabilmente a Faenza (Caffè Gritti,Palazzo Rondinini,Porta Mortanara).Velate critiche al Clero,allo Stato ed alla Nobiltà. L'unica vera invettiva è però rivolta ai pescatori:"Quei maniaci che venivano spesso a passare lunghe ore seduti sopra uno sghembo della sponda del fiume,con una canna e una lunga lenza inutile".Forse è per questo che Oriani,fascista prima della Marcia su Roma,è oggi ancora nell'oblio?Il romanzo non deve sembrare un raccapricciante invito al suicidio rivolto a tutti.Il drammatico epilogo sembra inevitabile solo per gli operai "spaventati dalle crudeli esigenze della vita".Dovessimo proprio sforzarci a farlo,riflettiamo,fino a che siamo in tempo su queste parole di C.Sbarbaro:"E'aperto un concorso per segretario comunale a Scarnafigi.Se vi concorressi?Immagino un paese tagliato fuori dal mondo;un grosso borgo,piatto,terribilmente banale.Vi arriverei in un giorno di pioggia.Vi sposerei una donna insignificante,ad esempio un'economa.Nessuno saprebbe più nulla di me.Mi preparerei una vecchiaia perbene.Accarezzo l'idea.Sarebbe un suicidio tranquillo e decente;più silenzioso dell'annegamento che riempie d'acqua la bocca."

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